Politica 9


URANIO IMPOVERITO
MORTO IL SOLDATO MALATO DI LEUCEMIA

(ANSA) - CAGLIARI, 5 FEB - Valery Melis, il soldato di 26 anni malato di leucemia e al centro nelle ultime settimane di una mobilitazione sul suo caso, e' morto. Il giovane ha cessato di vivere poco dopo le 22,30 di ieri sera. Melis, ammalato di linfoma di Hodgkin dopo aver partecipato a quattro missioni militari nei Balcani, era stato sottoposto a trapianto di midollo ed era costretto alla dialisi ogni 48 ore. © ANSA



Fini critica Pera: siamo tutti iracheni

IL MEETING / Il ministro degli Esteri applaudito dalla platea di Comunione e Liberazione:
«Parlare di uno scontro di civiltà fa vincere il terrorismo»

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI RIMINI - Comincia tra i fischi e i «buuu!» che tra i battimani di cortesia gli fanno pagare il conto del sì al referendum e finisce a comprar magliette fra gli stand del Meeting, tra ragazzi che lo guardano un po' scettici e altri che invece gli fanno le foto col cellulare o chiedono l'autografo. In mezzo c'è l'abilità di Gianfranco Fini nel guadagnarsi gli applausi puntando sui temi più cari alla platea ciellina, lasciando perdere la bioetica e con tanti saluti a Francia e soci: «Furono vili quei governi europei che dissero no alle radici cristiane e sono gli stessi governi che oggi dicono, riguardo a Iraq e Afghanistan, "tutto sommato chi ce lo fa fare"».

E invece no, ripete strappando l'ovazione, «siamo tutti afghani e iracheni!». Del resto il tema è quello, accanto al ministro degli esteri siedono il collega afghano Abdullah e quello iracheno Al Zebari che continua a ripetere: «Ci aspettiamo che i nostri amici restino al nostro fianco, la posta è alta, non lasciateci soli». Così il clima generale è ben diverso dal quello che ha accompagnato l'inaugurazione del Meeting con Marcello Pera. Il leader di An, come già ieri Pisanu, marca subito la differenza con il presidente del Senato: «Sono convinto che una identità forte qual è quella cristiana non dovrebbe avere alcun timore nel confrontarsi con l'Islam, la religione musulmana non equivale al terrorismo». Certo, riflette Fini, «nella società globale la coscienza di una identità è indispensabile» però «è tipico di chi si sente insicuro cercare di chiudersi come se si trovasse in una fortezza assediata: chi ha un'identità forte non teme il confronto con le altre».

Certo all'inizio il confronto non è stato facile per il ministro degli Esteri. Antonio Socci aveva invitato il popolo ciellino a prenderlo a fischi e da queste parti il giornalista è popolare, l'altra sera c'erano centinaia di persone fuori dalla sala dove i ragazzi prendevano appunti mentre lui, per un'ora, parlava della Madonna. «Questo è il posto dove si ascoltano tutti e non si fischia nessuno», ama ripetere il leader ciellino Giancarlo Cesana e nella sostanza è vero, anche se all'ingresso nell'Auditorium pure qualche ragazzo del servizio d'ordine non resiste alla tentazione. Pazienza, Fini fa finta di nulla e si guadagna gli applausi quando parla della lotta al terrorismo e della missione italiana. Chiarisce subito che «non si scende a compromessi con chi minaccia la pace» perché «la pace e la libertà non sono solo assenza di conflitto o il tacere della armi», e del resto «sotto il regime talebano e quello di Saddam c'era meno terrorismo ma certo non c'era pace».

I ministri al suo fianco annuiscono, l'afghano Abdullah scandisce: «Noi fummo dimenticati dopo l'invasione sovietica e l'Afghanistan divenne la base di Al Qaeda. Mi stupisce che tutti mi domandino se gli interventi nel mio Paese o in Iraq fossero legittimi, piuttosto ci si dovrebbe chiedere se non sono arrivati troppo tardi!», e giù applausi. Al Zebari ricorda l'udienza col Papa: «Gli ho chiesto di pregare per il popolo iracheno e la pace nella regione. E gli ho assicurato che ci siamo impegnati fin dalla Costituzione a garantire la libertà religiosa ai cristiani e ad aiutarli a restare nel Paese, ci mancherebbe, è una delle comunità più antiche della Mesopotamia». Così Fini legge il primo articolo della Costituzione irachena, quello sulla libertà religiosa, e lo dedica «a tutti quelli che dicono "ritiriamoci dall'Iraq" o si interrogano sul senso dell'intervento angloamericano o pensano che i musulmani non possano essere democratici». Altri applausi, anche se Cl all'inizio del conflitto aveva coniato lo slogan «Sì agli Usa, no alla guerra». Ma ormai si parla della «missione di pace» e Fini si concede l'ultimo affondo contro Pera: «Stiamo parlando di Paesi a stragrande maggioranza musulmana, quello che sta accadendo in Iraq e Afghanistan dimostra che la democrazia è compatibile con qualsiasi civiltà che sia autenticamente tale. Perché non è in atto uno scontro di civiltà ma una lotta fra la civiltà e la barbarie, il terrorismo islamista». Morale: «Se si dovesse radicare nella opinione pubblica occidentale l'idea di uno scontro di civiltà, sarebbe una vittoria del terrorismo».

Gian Guido Vecchi                            © Corriere della sera - 27 agosto 2005                            per approfondimenti   Antonio Socci

 



“SE NON VI CONVERTIRETE PERIRETE TUTTI”

Due clamorose (e inedite) dichiarazioni di Benedetto XVI (sulla Madonnina di Civitavecchia) e di Giovanni Paolo II (su Medjugorje) illuminano l’unica via di salvezza possibile di fronte a un terrorismo (e a una catastrofe) che non è possibile prevenire né con gli eserciti né con altri sistemi di difesa

 

Proprio in questi giorni di “allarme terrorismo” sull’Europa e l’Italia, arrivano sorprendenti novità su due misteri “apocalittici”: Medjugorje (dove la prospettiva dei “dieci segreti” è ormai vicina e disvelarsi) e Civitavecchia (con quelle lacrime di sangue della Madonnina che, secondo autorevolissimi interpreti, riguardano direttamente il futuro prossimo dell’Italia). Due casi, come si sa, molto legati: la statuetta di Civitavecchia veniva appunto dal villaggio dell’Erzegovina dove da 24 anni avvengono le apparizioni della Vergine. Al centro delle due novità di queste ore si trovano Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. E sono due casi seri al contrario di quello che i giornali hanno montato strumentalmente su Harry Potter.

Dunque il vescovo di Civitavecchia, monsignor Grillo, si trovava alla riunione della Cei di fine maggio e lì ha incontrato papa Raztinger. All’inizio il Santo Padre gli ha chiesto come va a Civitavecchia, hanno parlato affabilmente e alla fine il pontefice gli ha detto queste testuali parole: “La Madonna farà cose grandi”. Parole che certo non sono ancora un ufficiale riconoscimento del miracolo, ma che – dopo i recenti interventi televisivi di un prelato, assai liquidatori con quelle misteriose lacrime – rappresentano un autorevolissimo segno di apertura della Chiesa, tanto che il vescovo di Civitavecchia le ha fatte stampare sulla copertina del giornale del santuario (parole che fanno seguito alla clamorosa notizia, rivelata da Andrea Tornielli sul Giornale, per cui Giovanni Paolo II volle avere per qualche giorno la statuetta nel suo appartamento per pregare e ha lasciato uno scritto di suo pugno che lo attesta).

Anche su Medjugorje le novità vengono da ciò che ha lasciato il papa. Il famoso poeta e giornalista polacco Marek Skwarnicki, che collaborò con il cardinale Wojtyla a Cracovia, pubblicherà in ottobre, in Germania, il suo epistolario con Karol Wojtyla. Sono state anticipate quattro lettere del Santo Padre indirizzate al poeta e alla moglie Sofia, nelle quali risulta chiaramente che il grande pontefice polacco era personalmente convinto delle apparizioni di Medjugorje e ne sottolineava il significato decisivo e “drammatico” per l’umanità.

C’erano già molte testimonianze di vescovi o ecclesiastici che riferivano, nel corso degli anni, parole di devozione di papa Wojtyla per la Madonna di Medjugorje. Ma adesso queste lettere autografe, pur non essendo ufficiali, peseranno ancora di più.

Dunque il 30 marzo 1991 il Papa scrive un saluto ai coniugi Skwarnicki in pellegrinaggio a Medjugorje. Il 28 maggio 1992 di nuovo invia queste parole ai due coniugi: “e adesso ogni giorno torniamo a Medjugorje in preghiera”. L’8 dicembre 1992 il Pontefice traccia di suo pugno, dietro un’immagine di auguri natalizi, questa riflessione: “Ringrazio la Signora Sofia per tutto ciò che riguarda Medjugorje. Anche io con la preghiera vado là ogni giorno come pellegrino: mi unisco nell’orazione con tutti coloro che pregano là o che ricevono da là una chiamata alla preghiera. Oggi abbiamo compreso meglio questa chiamata. Gioisco perché il nostro tempo non è privo di persone di preghiera e di apostoli”.

Ma più significativa di tutte è la quarta missiva pontificia, scritta il 25 febbraio 1994: “La Signora Sofia mi scrive a proposito dei Balcani. Io penso che Medjugorje sia meglio compresa adesso. Questa ‘urgenza’ della Madre è meglio compresa oggi che vediamo con i nostri occhi l’enormità del pericolo. Allo stesso tempo la risposta su questa via di una preghiera speciale, proveniente da persone di tutto il mondo, ci riempie di speranza che anche là il bene prevarrà. La pace è possibile, questo è stato il motto della giornata di preghiera preparata da una speciale sessione in Vaticano… Forse è anche grazie a questo che l’Europa sta tornando in se stessa. Pure in Polonia la gente sta tornando in se stessa, come risulta dalla sua lettera. Probabilmente sarà più facile per loro accettare che il Papa (nel suo ultimo viaggio, ndr) non abbia predicato ‘la vittoria della democrazia’, ma abbia ricordato loro il Decalogo. Vi benedico”.

In effetti Wojtyla in Polonia, dopo il crollo del comunismo, sorprese molti indicando la nuova, vera meta: la conversione. E’ questa anche “l’urgenza della Madre” che vuole salvare l’umanità. Per il Papa infatti non bastava aver abbattuto il comunismo, ora bisognava che l’Europa ritrovasse Cristo, le sue radici cristiane, perché solo così poteva evitare nuove tragedie e nuove orrende minacce. Urgeva ed urge un cambiamento di rotta. Se oggi la spensierata regina d’Inghilterra annuncia che i britannici non cambieranno il loro modo di vita per il terrorismo, un’altra giovane Regina, che la Chiesa venera come Regina del Cielo e della terra, sta accoratamente lanciando, da anni, un appello opposto: cambiate il vostro modo di vita se volete salvare voi stessi, i vostri figli, il vostro mondo. Cambiate mentalità, convertitevi se volete evitare la catastrofe. E’ questo il senso profondo di Medjugorje (e di Civitavecchia). Un messaggio fatto suo da papa Wojtyla. E’ come l’appello del profeta Giona alla città di Ninive (“ancora 40 giorni e Ninive sarà distrutta”): la città si convertì e si salvò.

Fino a ieri poteva sembrare “astratto”. Oggi tutti possono capirne la drammatica concretezza. Oggi che l’incubo del terrorismo – che potrebbe presto disporre di armi di distruzione di massa – si è spostato sull’Europa e i governi ammettono apertamente la loro sostanziale impotenza (infatti, nonostante apparati di intelligence e sistemi di sicurezza, la catastrofe, dicono, prima o poi è certa). Oggi che anche la prospettiva dei cosiddetti “neocon” si rivela in parte illusoria (perché non c’è guerra preventiva che di per sé possa scongiurare nuovi e peggiori 11 settembre). In questa sostanziale impotenza dell’Occidente a difendersi (a volte anche la non volontà di farlo), per milioni di persone l’unica speranza è quella indicata provvidenzialmente dalla Madonna che ripete: preghiera, penitenza e conversione (“con la preghiera potete allontanare anche le guerre”, ha affermato a Medjugorje).

E’ la stessa via che fu indicata a Fatima (non aver ascoltato ha provocato enormi drammi nel Novecento). Riecheggia le parole di Gesù: “se non vi convertirete perirete tutti”.

Del resto da questi due luoghi del Mistero su cui la Chiesa riaccende la sua attenzione, due luoghi dove si verificano eventi, grazie e guarigioni prodigiose che la scienza non è assolutamente capace di spiegare, non arriva un messaggio di paura, ma di pura speranza. La mattina del 2 maggio scorso, apparendo a Mirjana Dragigevic a Medjugorje, la Madonna – come la regina Ester che salvò il suo popolo in pericolo - le ha trasmesso questo messaggio per tutta l’umanità: “Cari figli, sono con voi per portarvi tutti verso mio Figlio. Desidero portarvi tutti alla salvezza. Seguitemi, perché solamente così sarete capaci di trovare la vera pace e la felicità! Piccoli miei, venite con me!”

Da Il Giornale, 21 luglio 2005                     per approfondimenti   Antonio Socci



Alemanno : "Il partito andava consultato, AN non è antifascista"

ROMA Gianni Alemanno chiede a Fini di convocare l’assemblea nazionale di An per superare gli equivoci che sono sorti negli ultimi tempi e per prepararsi ai futuri appuntamenti. Non solo. Alla fine della settimana andrà per la prima volta in Israele come presidente dei ministri dell’Agricoltura europei. E in quell’occasione toccherà anche a lui dare un giudizio sul fascismo.
Partiamo dunque da Israele, ministro Alemanno, cosa dirà agli ebrei?
«Condannerò senza reticenze le responsabilità che il fascismo ebbe nella persecuzione e nella deportazione degli ebrei. So bene che purtroppo nel 1943 nel ghetto di Roma i fascisti collaborarono con i nazisti, ma, nel contempo, queste condanne non possono equivalere a una demonizzazione assoluta di tutti gli aspetti del fascismo e soprattutto di tutti coloro che parteciparono a questo movimento. D’altra parte, l’antisemitismo e, in generale, la mancanza di rispetto per l’altro da sè sono problemi che riguardano tutti i totalitarismi di destra e di sinistra. Andrò però anche in Palestina e, a differenza di Fini, non mi esprimerò a favore della costruzione del muro di separazione nei territori occupati. In questo, ha ragione il Pontefice, quando dice che in quella zona c’è più bisogno di ponti che di muri.»
Ma veniamo alla condanna delle responsabilità del fascismo e di Salò del vicepremier. Cosa non l’ha convinta?
« E’ emersa un’immagine troppo unilaterale. Il fascismo non fu solo le leggi razziali e non può essere definito ”il male assoluto”, nè tantomeno An può apparire come un partito antifascista. Se ci fosse stato un confronto precedente nel partito, già in fibrillazione dopo la proposta di far votare gli immigrati, che condivido in pieno, avremmo forse evitato inutili equivoci, che rischiano di farci smarrire il vero obbiettivo che si deve porre An».
Che sarebbe?
«Fare un bilancio di quanto la destra è riuscita a incidere nel programma di governo e dare un nuovo slancio alla coalizione e ad An. Per questo, nell’assemblea nazionale dovremo discutere a fondo la strategia e la linea evolutiva del partito».
Quando parla di linea evolutiva, si riferisce agli ”strappi” di Fini, peraltro chiariti nella lettera agli iscritti?
«La lettera chiarisce che lo strappo è stato consumato a Fiuggi senza trasformare An in un partito antifascista. Piuttosto, abbiamo voluto superare la dicotomia fascismo-antifascismo, condannando in entrambi le parti inaccettabili. Nel primo, ad esempio, le responsabilità di quel regime sulle leggi razziali e le deportazioni. Nel secondo, la componente comunista e stalinista. Comunque, quando ho letto le dichiarazioni di Fini in Israele ho pensato che fossero state molto semplificate dalla stampa».
Tuttavia, ministro Alemanno, ha sentito il bisogno di convocare la sua corrente. Che decisioni avete preso?
«Abbiamo discusso del rischio che la base percepisca queste uscite solitarie del leader come una presa di distanza da An e come un passo verso la lista unica, o addirittura il partito unico del centrodestra».
Cosa che lei non condivide..
«Non condivido il partito unico e, in ogni caso, oggi la priorità è il chiarimento all’interno del partito e della coalizione. Dovremo innanzitutto parlare del programma, di pensioni e dello sviluppo di questo Paese, che rischia di perdere la sua competitività nel mercato globale».
Ministro, lei ha detto di temere il distacco di Fini dal partito. Intanto la Mussolini se ne è andata e Storace si prepara alla fronda interna. Lei si sente deluso?
«Mi dispiace, ma credo che il distacco della Mussolini sia dovuto più a questioni caratteriali, che altro. Quanto a Francesco, voglio dialogare con lui per capire qual è il suo progetto. A Fini invece chiedo di venire all’assemblea nazionale con un documento scritto e di aprirsi al massimo confronto. Può darsi che il travaglio che stiamo attraversando si riveli una scossa salutare che risveglia il partito purchè An, già disorientata da un certo scollamento tra la politica di governo e la base, ritrovi in pieno la capacità di esprimersi e si rinsaldi il rapporto tra il partito e il suo leader».

Tratto da Il messaggero di lunedì 1/12/2003

 


Chi rinnega...è scacciato!

ALLEANZA NAZIONALE CACCIATA DALLA FAMIGLIA MATTEI

La famiglia Mattei caccia i manifestanti di Azione Giovani e l’euro deputato di An Roberta Angelilli durante la protesta contro la prescrizione del reato a danno degli assassini di Potere Operaio. Quando la dignità umana vince sulla speculazione politica!

«È un fatto grottesco An si vergogni»

 ROMA — Anna Mattei, la mamma di Stefano e Virgilio i due ragazzi bruciati dai killer di Potere operaio, non ha più parole. Non ha più lacrime. Non ha più rabbia. «Ora abbiamo visto proprio di tutto», mormora ai figli che le sono rimasti. Silvia e Giampaolo Mattei invece non hanno perso la grinta. Sono stufi. Delle ipocrisie dei politici come della giustizia «giusta» solo per alcuni. Ieri mattina a piazzale Clodio davanti al palazzo di Giustizia hanno cacciato i ragazzi di «Azione Giovani» che manifestavano contro la prescrizione per Lollo, Grillo e Clavo. Silvia e Giampaolo Mattei, visibilmente contrariati hanno strappato lo striscione che i manifestanti sostenevano, e chiesto a tutti di andare a casa.
«È una cosa assurda. Grottesca. La politica italiana è grottesca - dice Giampaolo Mattei, 33 anni, quel 16 aprile del 1973 camminava appena - È una situazione paradossale, ma da oggi è realtà. Gli assassini di Virgilio e Stefano sono uomini liberi, malgrado l’atrocità di cui si sono macchiati».
Ora cosa farete?
«Faremo ricorso alla Comunità Europea e lo faremo contro lo Stato italiano. Il governo italiano che si professa di centrodestra, non ha fatto nulla per tentare di ritardare la prescrizione. Vorrei avere l’occasione di parlare con i nostri politici e chiedergli spiegazioni».
E a questo punto Giampaolo diventa un fiume in piena.
«La famiglia Mattei è molto dignitosa. Il Partito non ci ha mai dato lavoro. Sono loro che hanno costruito le loro carriere sul nome di Stefano e Virgilio. Si devono vergognare. Sono delle bestie».
Si riferisce a qualcuno in particolare?
«L’Angelilli per esempio. Ha un debito con noi. La scorsa primavera, prima delle elezioni europee ha usato spesso il nome dei fratelli Mattei. Poi sono nove mesi che non si fa viva. Oggi manifestava ma perché in questi mesi non ha spinto con i suoi colleghi ministri per portare avanti le pratiche dell'estradizione? E La Russa? Dice "Lo Stato è assente". È stupido. Ha fatto autogol si è forse scordato che lo Stato ora è lui e il suo partito».
Un attacco deciso.
«Non siamo stati mai sorretti da questa An. Sono delle bestie: sfruttano le situazioni. Quando ci sono le elezioni tutti a ricordarsi del "sacrificio dei fratelli Mattei". Qualche corona di fiori poi l’oblio. Perché non hanno spinto per fare estradare Lollo? Dove erano?».
Tanta amarezza o più rabbia?
«Mi vergogno di essere italiano. Questi che stanno al governo che parlano di patria hanno dimenticato i loro morti. Hanno permesso che i loro assassini possano tornare in Italia liberi. Bè, cosa c’è da aspettarsi da chi si incatenava ai cancelli dell’ambasciata americana per protestare e ora fa il leccac...degli Stati Uniti».

IL TEMPO, 31/1/2005



FRATELLI MATTEI, INGIUSTIZIA E' FATTA
 
 
GRAZIE ANCHE AD AN GLI ASSASSINI SONO LIBERI
 
Volevano giustizia, non solidarietà, ancor peggio se ipocrita. Ma An ha fatto comunque un presidio sotto casa Mattei ed è stata scacciata. Del resto con quel passato hanno tagliato i ponti da tanto tempo, meglio così
 
ROMA. La strategia della latitanza alla fine ha vinto. I tre autori della strage di Primavalle, nel lontano aprile 1973, non andranno mai più in carcere. Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo, militanti di «Potere operaio», condannati a 18 anni per il duplice omicidio dei fratelli Virgilio e Stefano Mattei, beneficiano della prescrizione «per mancata esecuzione della pena». Potrebbero persino tornare in Italia alla luce del sole. E il caso infiamma la politica: la famiglia attacca An; tutta Alleanza nazionale se la prende con il ministro Castelli per i ritardi nella richiesta d’estradizione. La corte d’assise d’appello di Roma, su istanza del difensore di uno dei tre condannati, due giorni fa, come rivelato dal «Corriere della sera», ha riconosciuto ormai «estinta» la condanna. Ed è choc. Perché nella memoria restano sempre vive le immagini di quella strage. E perché c’è una famiglia, quella dei Mattei, che da oltre trent’anni attende invano una svolta. Comprensibile lo sgomento e l’amarezza dei Mattei. «E’ una situazione paradossale, ma da oggi è realtà. Gli assassini di Virgilio e Stefano sono uomini liberi, malgrado l’atrocità di cui si sono macchiati», commenta Giampaolo Mattei, che oggi ha trent’anni, e che ne aveva quattro al momento dell’attentato. Ce l’hanno con la politica che li ha abbandonati e soprattutto con la destra che non ha fatto quanto poteva fare, secondo loro, per ottenere l’estradizione di Achille Lollo (il quale, in Brasile, commenta: «Sono contento»). Così, ieri, quando Giampaolo ha trovato sotto casa un piccolo presidio di militanti di Alleanza nazionale, s’è arrabbiato. Ha strappato lo striscione.
 
"...è una piazza piena di sogni
un'armata di cari amici
mille anime di caduti
ma nel ricordo non li hanno uccisi
sono i giovani di Acca Larentia
ed i ragazzi in camicia nera
i Fratelli
di Primavalle
ed i Martiri dell'Emilia
E ora sono qui
son per sempre qui
son tornati a marciare ancora
dalle carceri
dalle foibe
dagli scrigni della memoria
mille innanzi a me
mille dietro
ed altri mille per ogni lato
è difficile
ma ci credo
PIOVON FIORI SU PIAZZALE LORETO!"
 

RINGRAZIAMO PER QUESTO LA VERGOGNOSA GIUSTIZIA ITALIANA.

 


Su "La Stampa" di venerdì 28 gennaio 2005, sotto il titolo a tutta pagina
 

"Fini: non faremo mai accordi con la Mussolini!",


 si legge che il leader di Alleanza Nazionale ha sbarrato la strada a Berlusconi per l'accordo con la Mussolini.
Nel testo è poi riportata, virgolettata, la seguente frase di Fini:"Non c'è spazio per una destra radicale, estrema, nostalgica, non è possibile un'alleanza con chi non ha accettato il percorso fatto da AN e non ha fatto i conti con il passato".
Per quanto la riguarda, la Mussolini ha già risposto picche e ha dichiarato che andrà avanti per la sua strada.
Per quanto riguarda "noi", forti anche del fatto di essere stati una delle due uniche Federazioni che nel 1995 hanno battuto le tesi di Fiuggi che sancivano la nascita di Alleanza Nazionale, ci sentiamo in dovere di chiarire l'equivoco nel quale Fini può essere caduto visti i tanti impegni che lo assillano.
Il problema è che "noi" camerati, uomini e donne, giovani e anziani, con pregi e difetti, con meriti e colpe, siamo una specie di uomini. "Noi" alla mattina ci guardiano allo specchio, camminiamo per strada a testa alta, guardiamo in faccia il sole e la notte contempliamo le stelle e la luna. "Noi" abbiamo degli ideali, una fede incrollabile nell'Idea e tenacemente e coerentemente andiamo avanti a testa alta sulle strade della Storia, per "noi" spesso erte e polverose, ma andiamo avanti e non molliamo.
Fini e la sua pletora di colonnelli e gerarchetti sono un'altra specie, è "gente" che cammina sempre con la schiena curva, sempre pronta a prostrarsi ai padroni di turno della corruzione e del malaffare, sempre pronti a genuflettersi davanti ai deliranti portatori mondiali della democrazia e della libertà che mentre dicono di parlare con Dio massacrano i popoli dei figli di Dio, "gente" che scodinzola attorno alla mensa dei "padroni del mondo" per avere un po' di briciole.
Ecco, siamo due specie diverse dell'umanità, per questo non si deve preoccupare, gli uomini dalla schiena eretta non possono allearsi con la gente dalla schiena curva.
L'unica cosa di cui si deve preoccupare è che "noi", non solo abbiamo fatto i conti con il passato, ma li amiamo fare anche con il presente, con la Storia "grande" di ieri e con quella "misera" di oggi,  e per questo motivo i servi dei massoni e dei mafiosi, al di qua e al di la dell'oceano, li aspettiamo al varco.
Solo chi sa da dove viene sa dove andare!

Adriano Rebecchi


 
ex fascisti illustri
     
Nome ex fascista Professione Ribaltamento Ruolo attuale Onorificenze fasciste Onorificenze  
Aggradi Ferrari Mario   politico   politico Littoriali della Cultura    
Albertazzi Giorgio RSI attore nessuno        
Alicata Mario   critico PCI critico Littoriali della Cultura    
Ameri Enrico GNR - RSI giornalista          
Angelini Cinico RSI musica          
Antonioni Michelangelo   attore   attore Littoriali della Cultura    
Amicucci Ermanno RSI scrittore          
Bartali Gino GNR - RSI ciclista          
Binni Walter   letteratura   letteratura Littoriali della Cultura    
Bobbio Norberto   filosofo   filosofo      
Bocca Giorgio Federazione fascista Cuneo giornalista          
Bo Carlo   scrittore   scrittore Littoriali della Cultura    
Burri Alberto   pittore   pittore      
Buzzati Dino   scrittore   scrittore      
Buzzati Dino pittore   pittore      
Calindri Ernesto   attore nessuno        
Caporilli Pietro RSI scrittore          
Carboni Oscar RSI cantante          
Carraro Tino RSI attore          
Chiari Walter X Mas attore nessuno        
Civinini Guelfo RSI cultura          
Comencini Luigi   regista   regista Littoriali della Cultura    
Comisso Giovanni   scrittore   scrittore      
Coppola Goffredo RSI cultura          
Dapporto Carlo RSI attore nessuno        
Danielli Giotto RSI cultura          
Del Boca Angelo RSI storico          
Dordoni Pino RSI sportivo          
Ducati Pericle RSI cultura          
Ercole Francesco RSI scrittore          
Ferrati Sarah RSI artista          
Ferreri Marco              
Firpo Luigi   storico   storico Littoriali della Cultura    
Fo Dario RSI attore PCI attore   Premio Nobel  
Gambetti Dario   pittore          
Gatto Alfonso         Littoriali della Cultura    
Gelli Licio GUF Pistoia - RSI - SS factotum          
Giorgieri Licio GNR militare nessuno        
Giovannini Alberto RSI scrittore          
Gotta Salvatore RSI poeta          
Govi Gilberto RSI attore          
Govoni Corrado RSI poeta          
Granzotto Gianni RSI scrittore          
Gui Luigi         Littoriali della Cultura    
Guttuso Renato   pittore PCI pittore Littoriali della Cultura    
Iacobelli Jader   giornalista          
Ingrao Pietro Avanguardista - GUF politico PCI politico Littoriali della Cultura    
Ingrao Pietro Poeti Tempo Mussolini    
Interlandi Teresio RSI scrittore          
Kramer Gorni RSI - X Mas musica          
Labini Paolo Sylos   economista   economista Littoriali della Cultura    
Manacorda Guido RSI cultura          
Manunta Ugo RSI scrittore          
Marchesi Concetto RSI accademico          
Marinetti Filippo Tommaso RSI poeta          
Mastroianni Marcello RSI attore nessuno        
Moravia Alberto   scrittore PCI        
Moro Aldo   politco DC politico Littoriali della Cultura    
Napolitano Giorgio Giovani fascisti - GUF politico PCI politico      
Natta Alessandro GUF politico PCI politico      
Navarrini Nuto RSI artista          
Nazzari Amedeo RSI artista          
Nenni Pietro primi passi con Mussolini politico PSI politico      
Ojetti Ugo RSI scrittore          
Oppo Cipriano Efiso RSI cultura          
Osiris Wanda RSI artista          
Paternostro Sandro   giornalista     Littoriali della Cultura    
Pavese Cesare RSI cultura          
Pintor Giaime   politico   politico Littoriali della Cultura    
Pozzo Vittorio RSI scrittore          
Pratt Hugo   disegnatore   disegnatore      
Preti Luigi   politico DC politico Littoriali della Cultura    
Pretolini Vasco         Littoriali della Cultura    
Radius Emilio RSI scrittore          
Ramperti Marco RSI scrittore          
Randone Salvo RSI artista          
Rocca Massimo RSI vari          
Roll Vera RSI artista          
Rossi Kobau Lionello RSI           padre di Paolo Rossi, comico di sinistra
Rosso di San Secondo RSI scrittore          
Ruinas Stanis RSI scrittore          
Salce Luciano RSI regista          
Salerno Enrico Maria GNR attore nessuno        
Salvo Aldo RSI scrittore          
Sironi Mario   pittore   pittore      
Soffici Ardengo RSI scrittore          
Spadolini Giovanni   scrittore PSDI        
Taviani Paolo Emilio   politico DC politico Littoriali della Cultura    
Tognazzi Ugo Brigata Nera Mantova attore nessuno        
Vassalli Giuliano   politico   politico Littoriali della Cultura    
Vianello Raimondo RSI attore nessuno        
Vivarelli Roberto X Mas - RSI storico          
Volontè Mario RSI           padre di Gian Maria
 

.
.