Politica 7




Predappio - FO

[Rocca
Rocca delle Caminate

Rocca delle Caminate prende il nome da fortificazione che alcuni vorrebbero di epoca romana, è certo che subì rimaneggiamenti e distruzioni, ultima in ordine di tempo a causa del terremoto del 1870.

Dopo l'acquisizione da parte della Federazione Provinciale Fascista di Forlì, nel 1923 fu interamente ricostruita su progetto degli architetti Corsini e Baccarini. Nel 1927 venne donata, dai romagnoli,  a Benito Mussolini, che la utilizzò come residenza estiva, ospitando fra l'altro i membri della famiglia regnante e numerosi capi di Stato.
Oggi è solamente possibile visitarne il parco.



Notizie storiche

In questi ultimi anni la Rocca delle Caminate ha acquisito una sorprendente vitalità, da quando nel 1995, l’AGESCI (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani) accettò in comodato la struttura (tranne il castello), con l’impegno di provvedere al risanamento e alla manutenzione. Ora, dopo aver ripulito i sentieri che erano scomparsi ed estirpato i rovi dai prati è divenuta meta per scolaresche e per associazioni giovanili che gli scouts guidano a scopi didattici e naturalistici. Si organizzano incontri culturali, eventi di formazione, campi scuola a livello nazionale e regionale, gare fotografiche per studenti, corsi di logistica e montaggio tendopoli, organizzato dal settore Emergenze e Protezione civile”.


La Signora Rachele Guidi, vedova Mussolini, negli anni ’60 vendette Rocca delle Caminate alla
 “Opera Nazionale per la protezione della maternità e dell’infanzia” (ONMI).
Quest’ultima assunse l’impegno di adibire il complesso ad Istituto per i giovani e specialmente per i minori handicappati.



L’Amministrazione provinciale forlivese nel 1971 divenne il nuovo proprietario e per pochi anni utilizzò il parco durante i Centri estivi comunali (1983-1986).
La Rocca ripiombò nell’oblio, tanto che il forte vento del marzo 1995 divelse l’intelaiatura metallica, con relativa cupola in rame, posta sulla torre del castello.


Tale intelaiatura, che costituiva la copertura del faro, fu rimossa e trasferita a Forlì. “Rocca delle Caminate” è costituita da un’area a parco-bosco dell’estensione di circa 8 ettari, interamente recintato a muro, in cui sono compresi il castello vero e proprio, la casa d’abitazione del custode, la piccola cappella sconsacrata, già Santuario della “Madonna della divina Consolazione”, ed infine la ex Caserma per l’alloggio del corpo di guardia. Quest’ultimo edificio è tuttora di proprietà del Ministero delle Finanze.

A causa dell’abbandono totale in cui il castello è stato lasciato dal 1945, la gran parte delle strutture ha subito gravi danni provocati da infiltrazioni d’acqua piovana non regimentata. Quindi il castello è dimesso ed inagibile, con ingresso vietato dall’Amministrazione provinciale;

al contrario il “Parco della Rocca” è agibile per chiunque desideri svolgere progetti rivolti ai giovani, in quanto dal 1995 l’AGESCI (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani) lo gestisce attraverso il proprio Centro di educazione ambientale “D. Diti”, che qui ha sede. Il parco-bosco alberato con piante d’alto fusto sia sempreverde che a foglia caduca, a seguito dell’opera di risanamento svolto dagli scouts, ha raggiunto un notevole pregio ambientale e paesaggistico e viene utilizzato da circa quattromila ragazzi ogni anno. Questa settimana si stanno realizzando gli interventi di manutenzione e restauro nel fabbricato denominato “ex chiesa delle Caminate”, cioè nella piccola pieve sconsacrata, già Santuario di Rocca delle Caminate, intitolato alla “Madonna della Consolazione”. Il progettista dell'intervento: arch. Cristiano Biserni dello studio Lucchi e Biserni ci riferisce che: “L'intervento di straordinaria manutenzione e restauro consiste nella sistemazione degli elementi architettonici che ad oggi si presentano in condizioni di precarietà e bisognosi di risanamento conservativo. Nel particolare si è proceduto alla raccolta delle acque meteoriche, alla realizzazione della rete fognaria per le acque chiare, al ripristino del manto di copertura con sostituzione degli elementi ammalorati; alla ripresa dell’intonaco nei punti degradati con successiva totale tinteggiatura interna e alla messa a norma dell’impianto elettrico”. Il restauratore Stefano Mercatali, ha provveduto alla velinatura, primo passo per il restauro in modo conservativo e con messa in sicurezza del dipinto a finte tessere musive, opera di Benito Partisani, denominato dai predappiesi “Mastro Lupo”, ritenuta interessante dall’Intendenza delle Belle Arti di Ravenna. Opere simili, svolte con questa tecnica, che s’ispirano al mosaico bizantino, sono presenti anche presso la cappella “Santa Rosa da Lima” in Predappio,

costruita nel ventennio per far memoria di Rosa Maltoni, madre di Benito Mussolini e dove è presente anche la famosa ceramica di produzione portoghese, intitolata alla cosiddetta “Madonna del fascio”.



 La chiesa ricostruita nel 1929, in stile eclettico, si presenta romanica all’esterno, mentre all’interno predominano gli elementi bizantini. Nell’abside in posizione centrale domina un’immagine in stile iconico bizantino di Maria Santissima Odighitria su sfondo con cielo stellato. “Colei che indica il cammino” infatti regge con la sinistra Gesù, mentre la destra viene rivolta verso il Salvatore. Questi con la mano saluta unendo il pollice al mignolo, per affermare la sua duplice natura(umana e divina) e la compresenza delle persone della Trinità. Il Bambinello con la sinistra regge il rotolo della Parola di Dio. La superficie pittorica si conclude, nella parte bassa con 16 pecore, del tutto simili a quelle della Basilica di Sant’Apollinare in Classe a Ravenna. Sulla parete concava dell’abside si ammirano quattro santi con relativo nome in latino: da sinistra: Augustinus (Sant’Agostino), Anna, Rosa, Alexander (Sant’Alessandro).

Ovviamente questi personaggi non sono casuali, ma servono per far memoria dei genitori e di suoceri di Benito Mussolini.
In effetti, Agostino Guidi ed Anna erano i genitori di Donna Rachele, mentre Alessandro Mussolini e Rosa Maltoni furono i genitori di Benito.


S. Agostino vescovo d’Ippona (ora in Tunisia) è qui raffigurato in veste talare, mentre con la sinistra regge la Bibbia e il pastorale e con la destra benedice. S. Anna, sposa di Gioacchino divenne, ormai anziana, madre della Vergine Maria.
Qui è raffigurata, con vestie manto che ricordano il nostro tricolore,
mentre tiene le mani giunte in preghiera. S. Rosa visse a Lima in Perù, nel sedicesimo secolo, monaca domenicana ebbe straordinarie esperienze mistiche. Nell’abside è raffigurata con la testa adornata da una corona di rose, mentre regge la croce.Ma nel raffigurare S. Alessandro, comandante di centuria della legione Tebea, vissuto alla fine del terzo secolo, il pittore Partisani, ha stravolto il personaggio per ossequiare i padroni di casa! Quale patrono della citta di Bergamo, il santo viene rappresentato nella sua classica iconografia: a cavallo con un vessillo recante un giglio bianco. Al contrario qui l’autore ha preferito raffigurare un miles romano, protetto da un vistoso scudo ornato da un… fascio littorio. L’unico fascio sopravvissuto nei dintorni del castello.


«Ho salvato la Madonna del fascio»

Le pregiate mattonelle portoghesi sono ancora lì, dal 1929 alla parete dell'oratorio Santa Rosa di Predappio. L'opera della Madonna del Fascio, una delle poche ancora esistenti che affianca l'immagine sacra di Maria al fascio littorio, tenuto in braccio da due angeli, fu dipinta in Portogallo al tempo del ventennio e donata al Duce. La sua destinazione doveva essere Rocca delle Camminate, residenza estiva della famiglia Mussolini, ma poi fu collocata nel muro della scuola materna di via Roma e lì si trova ancora oggi malgrado i tentativi di demolirla negli anni seguenti alla caduta del regime fascista. Proprio a causa di quell'immagine della fascina portata da due angeli. Salva per miracolo, grazie alla tenacia e alla "mano" di suor Natalia che si improvvisò pittrice e disegnò, al posto dell'immagine del littorio, un più 'innocente'mazzo di rose. 
La religiosa, sulla soglia dei 90 anni, 70 dei quali trascorsi a Predappio, racconta quell'episodio come se fossero trascorsi pochi giorni. Sono invece passati quasi sessant'anni. «Ricordo che era il 1945 — parla immersa nell'abito bianco che lascia vedere solo il viso — il regime era caduto e a Predappio si respirava un clima di tensione. In piazza si fece un grande falò di opere, libri e ogni immagine che potesse ricordare il ventennio. In quei giorni quattro uomini bussarono alla porta dell'oratorio ed entrarono armati con mazze e scalpelli. 'Dobbiamo distruggere questa stupidaggine' dissero indicando la Madonna. Io mi opposi con tutte le mie forze e soprattutto con la forza della fede». La religiosa alta poco più di un metro e quaranta non indietreggiò di un solo passo. «Parlai con loro quasi mezz'ora, poi grazie a Dio lasciarono stare la nostra Madonna». Quei quattro, che non rivide mai più («non erano di queste parti, qui conosco tutti») se ne andarono senza colpo ferire alla immagine della Vergine. La paura di suor Natalia e delle consorelle fu però tanta e così il giorno stesso la suora decise di nascondere l'immagine. Di certo non poteva staccare le preziose piastrelle con il rischio di mandare tutto in frantumi, così ebbe un'idea. «Avevo il timore che potessero tornare — continua suor Natalia — così decisi di dipingere sopra al fascio un mazzo di rose rosse. Gli angeli avrebbero portato in dono alla Vergine un mazzo di fiori». Il trucco riuscì e per alcuni mesi la ceramica portoghese non fu più la Madonna del fascio ma quella delle rose. Poi, trascorsi i momenti più bui con una passata di straccio, l'imbroglio a fin di bene sparì, e l'opera tornò allo splendore originale. La Madonna non fu mai più toccata ed è rimasta alla parete della scuola materna Santa Rosa. 
Sullo stesso muro i disegni dei bambini, di fronte, nella medesima stanza che tra pochi giorni sarà piena di pargoli, una casetta di plastica, un coccodrillo a dondolo di colore verde. Neanche suor Natalia fu mai spostata. «Adesso aiuto le consorelle, sono vecchia ormai. Questa oramai è la mia casa, conosco tutti e tutti mi vogliono bene non so neanche io il perché. Quando mi vedono mi abbracciano tanti di coloro che abitano da queste parti sono stati i miei bambini». 

di Matteo Ranucci 


Rocca delle Caminate  
 

 

roccadellecaminate@interfree.it  

web: Rocca delle Caminate

Feste Medievali Rocca delle Caminate Siti consigliati

per informazioni    
responsabile Maurizio Tassinari  0543.923020
prenotazioni Grazia Biserni     0543.704053 , 0543.702188
attività natura 

Luca Monti 

Alberto Ragazzini  

0543.795920

0543.703309


Notizie Logistiche

Località         Rocca delle Caminate, in comune di Meldola (FC), a 4 km da Predappio, a 10 da Forlì
Adatta per  uscite, vacanze di branco, feste di gruppo e feste di primavera
Altitudine 380 m s.l.m.
Coordinate Latitudine 44,11855°N - Longitudine 11,99970°E 
Posti Letto 36 in 6 camere
Cucina attrezzatura completa, frigorifero, surgelatore
Composto da  refettorio, salone, 4 camere da letto, 6 bagni, 4 docce
Illuminazione elettrica
Spazi esterni ampio parco della rocca, recintato da mura alte 8 metri
Raggiungibile da Forlì in 25 minuti
Gestione Pattuglia Ambiente del Comitato di Zona di Forlì

Come ci si arriva

Mezzi Pubblici: con il treno si scende alla stazione di Forlì e poi dal CENTRO-BUS in corriera fino a Predappio (poi 4 km. a piedi) o Meldola (poi 7 km. a piedi)

 Mezzi Propri: da Forlì via Meldola o Predappio in 25 minuti

Codice comportamentale per la visita al parco

  1. Non spaventare, molestare, uccidere alcun animale.
  2. Non calpestare, strappare o rompere ne fiori ne parti di piante o alberi.
  3. Non raccogliere funghi e prodotti del bosco.
  4. Non accendere ne fuochi né gettare mozziconi di sigarette.
  5. Non abbandonare rifiuti; lattine, cartacce, bottiglie.
  6. Non accedere con automezzi se non previa autorizzazione.

 


.
.