Politica 11


 Incontro con Donna Assunta Almirante

Il forte caldo non ha impedito che Donna Assunta tenesse fede al suo impegno e fosse presente, insieme a tutti noi, nella sala della Fondazione Europea Dragàn. Chi pensava di trovarsi davanti un’anziana signora, si è dovuto ricredere quando ha avuto davanti ai suoi occhi una donna forte, con un piede ben piantato nel passato e lo sguardo dritto rivolto al futuro.
Fatti gli onori di casa, è stata illustrata da A. Sinagra, C. Cosenza e M. Mariella a Donna Assunta la nostra posizione ed i nostri convincimenti e subito si è instaurata una sintonia sui valori che ne sono a fondamento. Si è discusso del modo con cui l’attuale classe politica di maggioranza conquisti il consenso svendendo valori, ideali e tradizione; pratica accentuata dal sistema elettorale maggioritario, contro il quale Donna Assunta si è espressa duramente, sottolineando con ragione come questo si trasformi nel “sistema delle nomine”, cancellando ogni forma di rappresentatività e di connotazione politica, imbavagliando la politica del partito alle necessità della coalizione.
Arroganza, chiusura verso gli esponenti della cultura e delle università, appiattimento ideologico e morale. La fortunosa crescita di Alleanza Nazionale è stata dovuto alla morte della Democrazia Cristiana, non alla fine del Movimento Sociale Italiano ed allo “sdoganamento della destra”. “Le merci si sdoganano, non le persone” dice Donna Assunta e noi concordiamo perfettamente.
Numerosi sono stati gli ex democristiani che hanno trovato alloggio in quel contenitore di idee che è Alleanza Nazionale. Questo noi oggi ci chiediamo: il Movimento Sociale aveva indubbiamente un peso inferiore (soprattutto se si parla di numeri), ma quanto ci è costata questa crescita? Noi tutti siamo convinti che non si può dirigere un partito svendendo memorie, onestà, ragioni e sentimenti.
Indubbiamente ci sono stati anche dei segnali positivi, soprattutto grazie alla linea seguita da Berlusconi in politica estera che ha realizzato una rivalutazione dell’Italia sul piano internazionale. Ma la mancanza di “forza” e di incisività ha fatto sì che la riconquistata dignità venisse oltraggiata dagli emergenti stati dell’est europeo, forti dei continui cedimenti ed arretramenti dei rappresentanti italiani. Ne costituisce forse l’esempio più evidente il caso della medaglia d’oro al Gonfalone della Città Martire di Zara, rinviata a data da destinarsi!......
Sembra poi che, ancora oggi, essere di destra sia motivo di discriminazione. Nei posti chiave dei ministeri e della pubblica amministrazione, continuano ad esserci uomini che nulla hanno a che fare con il nostro partito o la destra in generale.
L’incontro è terminato con un accordo di collaborazione: da parte nostra, Donna Assunta potrà contare su tutto il nostro appoggio ed in cambio, forte della sua autorità politica e morale, si farà portavoce anche dei nostri sentimenti, con la promessa reciproca di incontrarci almeno una volta al mese alla ripresa post-estiva.

 

Governo. Berlusconi allo Spectator:
"Saddam più feroce di Mussolini, il Duce non uccise nessuno"

 Roma, 11 settembre 2003

Iintervista di Boris Johnson e Nicolas Farrel a Silvio Berlusconi, di cui la Voce di Rimini e il settimanale britannico The Spectator pubblicano oggi nuovi estratti. Nel colloquio avuto ad agosto a Porto Rotondo, Berlusconi parla dell'Iraq e, sollecitato a fare un paragone tra Saddam e Benito Mussolini, dichiara: "Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino".

Ai due interlocutori che gli chiedono se Bush e Blair gli dissero che Saddam aveva armi che in 45 minuti erano in grado di colpire l'Occidente, Berlusconi risponde: "Su questo non ho parlato direttamente con loro. Io sinceramente ritengo che può essere discussa o meno l'opportunità di un'azione militare. Ma certamente c'è il grande problema dei rapporti dell'Occidente con la comunità musulmana, con la regione Mediorientale. Il fatto che in Medio Oriente non c'è democrazia, e credo che sia importante che nel futuro ci sia una democrazia. Giudico positivo un intervento che ha posto termine ad una dittatura e che puo' essere paradigmatico per tutta la regione. Capisco la difficoltà di insegnare la democrazia ad un popolo che per quasi quarant'anni ha conosciuto solo la dittatura e non conosce altro sistema che la dittatura...".

Interviene a questo punto Nicholas Farrell: "Come l'Italia...". Berlusconi: "Lasciamo stare, era una dittatura molto più...". "Benevolente", dice Nicholas Farrell, "o benigna", traduce l'interprete del presidente del Consiglio. Riprende Berlusconi: "Si', Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino". Riprende Berlusconi: "A parte questo, qui il discorso diventa più ampio: qui siamo di fronte ad un nuovo scenario mondiale. E' finita la contrapposizione dell'Occidente con il patto di Varsavia. Ora la federazione russa ha deciso, attraverso Putin, di far parte dell'Occidente, questo è un grande fatto.."

I processi palermitani

"Io su dell'Utri metto la mano sul fuoco - dice ancora Berlusconi rispondendo ad una domanda dei giornalisti - Non ha nessun rapporto di nessun tipo con la criminalità. Perché è un cattolico, un credente, un uomo di cultura, ha una straordinaria famiglia, ha un padre che era un dirigente benestante di un'azienda americana".

"Dell'Utri - spiega Berlusconi - è nato a Palermo. A Palermo la nostra magistratura comunista, di sinistra, ha creato un reato, un tipo di delitto che non è nel codice. E' il concorso esterno in associazione mafiosa. Cosa vuol dire: che se uno non fa parte della banda, ma in qualche modo parla, chiacchiera...? Io le domando: se un cittadino del Nord va in Sicilia e parla con una persona che lo accoglie in casa, che lo saluta, se questa persona è libera e non è nelle prigioni italiane, questo cittadino del Nord è obbligato a sapere che questa persona è un mafioso? Se non lo sanno i giudici che sono lì e che non lo mettono in galera, come fanno a saperlo gli altri? Non c'è bisogno che si prepari un delitto, non c'e' bisogno che ci sia un reato. Non solo: non c'è stato delitto e non è stato progettato, basta il fatto che lui mi abbia telefonato per essere incriminato. Il presidente della regione Sicilia è stato accusato di questo reato, che non c'è nel codice, perché un mafioso ha telefonato ad un suo collaboratore chiedendo la nomina di una persona a direttore di un ospedale. La nomina non è avvenuta, quindi la telefonata non ha avuto esito. Quindi, per il semplice motivo che il suo collaborate ha parlato al telefono per tre volte con un mafioso, che insisteva, questo è accusato di concorso in associazione mafiosa. Ma è una follia".


Intervista rilasciata dal sig. Gianfranco Fini

al quotidiano israeliano Haaretz. 
L'intervista svela una volta per tutte, come se ce ne fosse ancora bisogno, il percorso antifascista e filoliberale di Fini e AN, la completa condanna del Fascismo (regime, movimento, valori, ecc.) e l'ipocrisia di chi, ancora oggi, sostiene che AN abbia un qualche legame di continuità con l'MSI e il Fascismo.

Fini:
"Chiedo scusa per le leggi razziali"

di Adar Primor

Nei media europei c'è ancora chi parla di lei e del suo partito come dell'estrema destra. Lei come lo descriverebbe? E chi designerebbe come suo modello in Europa: Stoiber, Aznar, Rasmussen?
"La descrizione più chiara è anche la più semplice: destra. Una destra democratica, che fa propri i valori libertà, uguaglianza, solidarietà del popolo e tra i popoli. Respingo risolutamente le definizioni di 'destra radicale' o 'neofascista', così come quella di 'postfascista'. Si tratta di rappresentazioni semplicistiche, diffuse dai media, derivanti dal fatto che il Movimento sociale italiano (MSI) è stato, in un certo senso, l'erede del fascismo. Ma il fascismo, noi di Alleanza Nazionale lo abbiamo condannato.
Quanto al nostro modello, in tutta Europa la destra è radicata nelle tradizioni locali e nazionali, per cui non esiste un unico modello in assoluto. De Gaulle potrebbe essere tra tutti il modello migliore. E' stato uno dei maggiori statisti, l'uomo che è riuscito a integrare due valori essenziali: la democrazia e lo spirito nazionale. Il fascismo, che esaltava soprattutto quest'ultimo, si è trasformato in un nazionalismo aggressivo, il quale a sua volta ha portato all'esclusione della democrazia. Per converso, de Gaulle è riuscito a raggiungere un buon equilibrio tra i due valori della destra la democrazia, che ha portato con sé la libertà, e lo spirito nazionale e patriottico". (...)

Voi vi presentate come un partito di destra borghese e moderato, che si è completamente dissociato dall'ideologia e dal passato fascista. Cosa vi distingue da Forza Italia e dalla Lega Nord, che insieme a voi fanno parte della coalizione di governo?
"Non solo ci siamo dissociati dall'esperienza fascista, ma l'abbiamo condannata. Questa condanna appare nel modo più inequivocabile nei documenti approvati al Congresso di Fiuggi, in occasione della fondazione di Alleanza Nazionale. Anche noi, come Forza Italia, crediamo in un libero mercato, l'unico che consenta di generare ricchezza. Ma crediamo anche di dover prestare attenzione alle fasce più povere della popolazione. Noi dedichiamo molta attenzione ai problemi sociali: questo è ciò che chiamiamo la "vocazione sociale" - l'esigenza di una solidarietà sociale. (...)

Che ne è della tradizionale politica dell'Italia nei confronti dei paesi arabi? Il vostro appoggio a Israele è influenzato dal fatto che oggi questo paese è controllato in larga misura da un governo di destra? Lei definirebbe incondizionato questo sostegno?
"Noi sosteniamo lo Stato e il popolo di Israele, indipendentemente dall'identità politica dell'attuale governo. Io sono convinto che oggi, soprattutto dopo l'11 settembre, la sicurezza di Israele sia la sicurezza dell'Occidente e quella di tutte le nazioni democratiche. C'è chi lo dimentica, in Italia come in Europa; ma di fatto, Israele è l'unica democrazia in Medio Oriente, mentre i regimi delle nazioni arabe sono diversi da quelli che troviamo nell'Occidente democratico.
L'Italia e l'UE dovrebbero contribuire a promuovere una pace confortata da garanzie internazionali, e basata su due principi: la sicurezza per Israele e uno stato per i palestinesi. Ma solo se si tratterà di uno Stato palestinese democratico, che si assuma un obbligo nei riguardi della sicurezza di Israele. Sono convinto che per perseguire questo obiettivo sia indispensabile la rottura di ogni legame tra il terrorismo palestinese e alcuni dei leader palestinesi". (...)

C'è stato uno spostamento della politica tradizionale dell'Italia nei confronti del Medio Oriente, dopo la formazione del vostro governo?
(risolutamente) "Senza alcun dubbio. La vecchia politica era poco chiara, ambivalente. Storicamente, va ricordato che il mondo era diviso tra l'Occidente e l'Unione Sovietica. L'Italia ha dovuto tirare le somme, dato che per circa quarant'anni siamo stati sulla linea di confine dell'Europa occidentale, con il totalitarismo comunista all'Est. L'attuale governo italiano è amico dell'Occidente, amico degli USA e amico di Israele. Se non vado errato, l'Italia è stata l'unico paese che dopo l'11 settembre ha celebrato l'Israel Day: una grande manifestazione popolare di sostegno alla sicurezza e alla pace in Israele". (...)

E nella destra italiana non avvengono cose del genere? (a proposito di tendenze antisioniste)
"Forse nell'estrema destra, tra quelli che vengono chiamati tuttora fascisti o nazisti. L'autore del tentato assassinio del presidente francese Chirac era un militante dell'estrema destra, contrario agli USA, a Israele e al sionismo, e sostenuto dai kamikaze palestinesi. Questo fenomeno esiste anche in Italia, ma si riflette nell'estrema sinistra più acutamente che nell'estrema destra. In ogni caso, se nell'ambito della destra estrema esistono personaggi del genere, non hanno sulla a che fare con Alleanza Nazionale". (...)

Nel corso di una visita a Israele, lei prevede di fare qualche dichiarazione sul passato fascista dell'Italia, sull'esempio di quelle pronunciate da esponenti tedeschi, quando hanno riconosciuto le responsabilità della Germania per i crimini nazisti? O di quelle del presidente Chirac, quando, nel 1996, riconobbe la responsabilità della Repubblica francese per i crimini commessi dal regime di Vichy, in collaborazione con i nazisti?
"Ho già fatto dichiarazioni molto simili in Italia: ho detto che il fascismo ha soppresso i diritti umani, e ho aggiunto che le leggi razziste hanno istigato alle peggiori atrocità perpetrate in tutta la storia dell'umanità. (Nota: questa intervista si è svolta in francese, ma Fini ha pronunciato quest'ultima frase in italiano perché considera molto importante che ogni sua parola sia compresa nel significato esatto che ha inteso darle). Quando sono stato ad Auschwitz, ho scritto nell'album dei visitatori: Questo luogo è l'inferno in terra". (...)

In altri termini, potrebbe sottoscrivere una dichiarazione così formulata: "Noi italiani accettiamo la responsabilità per i crimini commessi dal regime fascista"?
"... Che sono stati perpetrati tra il 1938 e il 1945. Sì, naturalmente".

In passato, e a quanto sembra anche recentemente, lei ha fatto una distinzione tra il periodo criminale del fascismo le leggi razziali, lo scatenamento delle guerre, la Repubblica di Salò (il regime fantoccio creato da Mussolini nel 1943, nell'Italia del Nord occupata) e nel periodo successivo. Non ha critiche da muovere a un regime che per sua stessa definizione era antidemocratico? Sarebbe disposto a dire che non è possibile distinguere tra "fascismo buono" e fascismo cattivo"?
"No, no: non ho mai parlato di fascismo buono e fascismo cattivo".

Se è così, se la sentirebbe di denunciare il fascismo senza riserve, di denunciarlo in quanto movimento e in quanto ideologia?
"Lo abbiamo già fatto. Abbiamo denunciato il fascismo per aver soppresso i diritti democratici in Italia. Lo abbiamo dichiarato a Fiuggi, e sta di fatto che a quel punto il partito si è spaccato. Tutti coloro che non erano d'accordo con me e con quanto avevo detto, e mi avevano chiamato traditore, sono usciti".

In altri termini, non esiste un fascismo buono e un fascismo cattivo?
"No, no. La storia, amico mio, non è una baguette da poter tagliare a fette. Non si può dire: a me piace questo pezzo e quest'altro no. La storia è un tutto unico. Non si può, oggi, giudicare un periodo storico dividendolo in una parte buona e in una cattiva. La storia ha già dato la risposta finale (in merito alla natura del fascismo, ndr)".

Questo significa che si deve denunciare il movimento fascista e l'ideologia fascista?
"Certamente, dal momento che hanno distrutto la democrazia".

Chiederebbe perdono al popolo ebraico, se venisse in visita in Israele?
"Sicuramente".

Ma se lo facesse in Israele, nell'ambito di una dichiarazione ufficiale, non correrebbe il rischio di spaccare il suo partito? Non la preoccupa la sua ala destra? Quanto conta? Quanto conta ad esempio Alessandra Mussolini? Ha peso come membro del partito, o rappresenta piuttosto un ingombro?
"E' una parlamentare; e non è radicale. (A questo punto il portavoce di Fini interloquisce osservando: "è di famiglia". E Fini scoppia a ridere) Ha fatto bene a dire che è della famiglia. Il fatto che porti quel cognome non ha importanza politica. In realtà, tutti coloro che non avevano accettato la condanna del fascismo hanno già lasciato il partito".

Anche persone come Tremaglia denunciano il fascismo?
"Tremaglia? Tremaglia oggi è un ministro che ha giurato fedeltà alla costituzione democratica".

Sarebbe corretto dire che tutti i membri di Alleanza Nazionale oggi titolari di un dicastero denunciano il fascismo?
"Questo è ciò che mi risulta".

Israele potrebbe trovarsi di fronte al seguente dilemma: un leader di Alleanza Nazionale può aver attraversato, in tutta sincerità, un processo di trasformazione; ma altri leader potrebbero essere nostalgici il genere di persone che rimpiangono il fascismo e sono antisemite. Qual'è, a suo parere, il peso l'ala radicale del suo partito?
"Non lo so. Ma non ci sono antisemiti. Io non conosco neppure un unico antisemita. Non ne ho mai conosciuti. Bisogna guardare alla storia. Lo stesso Movimento Sociale Italiano non ha mai avuto membri antisemiti. Alla periferia ci potrà essere magari qualche nostalgico, in particolare tra i più anziani, che erano giovani allora. Ma questa nostalgia non ha nulla a che fare con la politica del partito. Il partito agisce secondo le decisioni della leadership e in base ai documenti scritti: non c'è spazio per le emozioni personali.
Il Parlamento italiano ha commemorato una data del 1943, quella in cui i tedeschi deportarono gli ebrei. E tutti i membri di Alleanza Nazionale erano presenti a quella cerimonia: nessuno ha mosso obiezioni. E le dirò di più; se qualcuno avesse espresso qualche obiezione, la mattina dopo si sarebbe trovato fuori dal partito. Se c'è qualche membro del partito che nasconde la propria vera opinione - beh, io non sono uno psichiatra".

Poche ore prima la sua nomina alla Convenzione europea per le riforme e la Costituzione dell'UE, lei ha dichiarato che oggi non definirebbe Mussolini "il più grande statista del XX secolo".
"Questa dichiarazione era stata fatta prima della fondazione di Alleanza Nazionale".

E l'anno scorso, lei disse che non l'avrebbe ripetuta. E' una dichiarazione sincera, o ha qualcosa a che fare con la sua nomina? Oggi per lei Mussolini è, in ordine di importanza, il secondo statista del XX secolo, o magari il terzo?
"No, no; fa parte della storia, e la storia ha già emesso il suo verdetto in proposito. Siamo tutti soggetti a cambiare, e io non faccio eccezione. Voglio credere di aver giocato un piccolo ruolo nei cambiamenti avvenuti nella destra italiana. Bisogna guardare ai cambiamenti".

In tal caso, cosa rappresenta oggi per lei Mussolini? Lo descriverebbe come un criminale?
(esitante) "Mussolini è un uomo che ha posto tra parentesi la democrazia italiana. Ciò può essere considerato come un semplice dettaglio, ma è qualcosa di molto significativo. Nella storia, c'è stato chi non ha riconosciuto alcun valore alla democrazia. Mussolini non era il solo. D'altra parte, oggi ciascuno è consapevole dell'importanza della democrazia. Noi vi facciamo riferimento come a un valore supremo per l'intera popolazione. Agli occhi di chiunque creda nella democrazia, (Mussolini) appare oggi in una luce negativa".  (...)

In Israele, c'è chi si preoccupa del crescente fenomeno del "nuovo antisemitismo". Pensa anche lei che si possa discernere un tipo di antisemitismo diverso da quello definito "classico", o "tradizionale"? E pensa che anche in Italia qualcuno potrebbe compiere atti simili a quelli avvenuti in questi ultimi mesi in Francia?
"Penso che In Italia non vi sia alcun pericolo di manifestazioni di antisemitismo sull'esempio di quanto è accaduto in Francia. Non conosco nessuno che si proclamerebbe apertamente antisemita, o ostile agli ebrei. A mio parere, il vero pericolo proviene da chi accusa Israele e il sionismo di rappresentare un pericolo per la pace, e sostiene che la politica israeliana neghi i diritti umani dei palestinesi. Ho scritto una volta che noi 'condanniamo gli antisemiti anche quando si camuffano da antisionisti'". (...)

In passato, lei ha ricevuto Le Pen a Roma. Sarebbe disposto a riceverlo oggi? Condivide alcune delle sue opinioni?
"No, no. Dopo la fondazione di Alleanza Nazionale abbiamo rotto i contatti, e siamo andati avanti in una direzione completamente diversa. Al Parlamento europeo stiamo oggi collaborando con i partiti della destra moderata, ma non con quello di Le Pen".

Vi sono rapporti, ufficiali o meno, tra Alleanza Nazionale e i partiti della destra estrema in Europa?
"Chi è di estrema destra oggi?".

Come risponderebbe lei a questa domanda?
"Tutti coloro che non rispettano la democrazia. E chiunque ritenga che un essere umano sia superiore a un altro essere umano".

Haider?
"Haider non appartiene al raggruppamento del Parlamento europeo di cui fa parte Alleanza Nazionale. Non ho contatti con lui, né con nessun altro partito estremista".


E' una descrizione esagerata? (a proposito del fatto se l'Italia, con il Governo Berlusconi, sia molto più filoamericana che filoeuropeista)
"E' una descrizione della sinistra, non una descrizione esagerata (risate). Anche se dopo l'11 settembre siamo più filo-americani. Io penso però che oggi sia dovere di ciascuno essere un po' più filo- americano".

(13 settembre 2002)


Grazie Gianfra’,  e…tieni(lo) duro!

 

«Dio li fa e poi li accopp(i)a», prima o poi…

(Motto popolare, riveduto e corretto)

Era destino.

Ci eravamo ripromessi di non trattare delle recenti esternazioni in Israele del vice presidente del Consiglio, ed eccoci invece qui a scriverne, sollecitati dalla solita domanda di conoscenti, amici, “camerati” (…): «Cosa ne pensi di …?»

E parliamone allora.

Quando da giovani ci riferivamo a Mussolini, un po’ celiando, lo definivamo “Lui” (del tipo: «quando c’era Lui, caro lei …»), riservando un più roboante "LLLui" all’altro grande dell’epoca, quello Innominabile.

Facendo una proporzione, per parlare dell’oggetto qui in questione, lo definiremo da ora in poi : “ESSO”. Come per tutte le cose senza importanza.

I fatti sono stranoti. 

Esso ha ottenuto finalmente il permesso dai suoi referenti sionisti per visitare Eretz Israel, dopo anni di anticamera penitenziale durante i quali si è dovuto, poveretto, consumare i ginocchi trascinandosi da un mausoleo ad una sinagoga.

Del resto, avrà pensato, il gioco vale la candela, vista la posizione politica conseguita, e soprattutto da conseguire in futuro.

Non pago di ciò ha risposto, come uno scolaretto diligente, alle domande-trabocchetto degli interlocutori: «Fascismo? RSI? = Male Assoluto; Mussolini? non più il maggior  politico del XX° secolo; olocausto ebraico (ovviamente dato per scontato)? unico e imparagonabile a qualsiasi altro; muro di Sharon per rinchiudere i palestinesi?  “giusto per difesa” ecc… ecc…»

Facciamo notare per inciso che l’unica abiura culturale ad esso richiesta è stata quella relativa a Julius Evola.  Lo scolaro ben addestrato ha subito risposto, e giustamente, che Evola non fa parte del bagaglio culturale di Alleanza Nazionale. L’ennesima dimostrazione, aggiungiamo noi,  dell’intelligenza dei suoi interlocutori che hanno saputo individuare, fra tanti, il vero Avversario culturale e spirituale del loro progetto di dominio mondiale. Anche esso però lo sa, forse per sentito dire: per questo ha pietito il viaggio nella terra dei Padroni del Mondo. Un razzismo alla rovescia.

 

La Cultura in genere, del resto, non ha mai fatto ovviamente  parte del bagaglio politico né del MSI né di Alleanza Nazionale, neanche quella definita “di Destra” (leggetevi anche solo l’indice del libretto di Veneziani in merito).

«Che cosa dovrebbe propriamente significare ‘essere di Destra’?» si chiedeva quasi quarant’anni or sono Adriano Romualdi, l’allievo prediletto di Evola, e rispondeva:

«Essere di Destra significa, in primo luogo, riconoscere il carattere sovvertitore dei movimenti scaturiti dalla rivoluzione francese, siano essi il  liberalismo, o la democrazia o il socialismo. Essere di Destra significa, in secondo luogo, vedere la natura decadente dei miti razionalistici, progressistici, materialistici che preparano l’avvento della civiltà plebea, il regno della quantità, la tirannia delle masse anonime e mostruose.

Essere di Destra significa in terzo luogo concepire lo Stato come una totalità organica dove i valori politici predominano sulle strutture economiche e dove il detto ‘a ciascuno il suo’  non significa uguaglianza, ma equa disuguaglianza qualitativa.

Infine, essere di Destra significa accettare come propria quella spiritualità aristocratica, religiosa e guerriera che ha improntato di sé la civiltà europea, e -in nome di questa spiritualità e dei suoi valori- accettare la lotta contro la decadenza dell’Europa».

Bene: che ci azzecca tutto ciò con AN? Niente, appunto. Anzi il contrario.

I bianco-celesti- lazial-sionisti sono passati da anni armi e bagagli nel campo dell’avversario; del materialismo, del capitalismo, del libero mercato e della globalizzazione, dell’imperialismo americano e del sionismo. Ma potremmo dire da decenni, almeno dalla metà degli anni ’50.

Esso non fu mai “fascista”, qualunque cosa voglia oggi dire questo termine in politica.

Esso era un “moderato”, un generico anticomunista, finito nel MSI perché non poteva andare al cinema a vedere “I Berretti Verdi” con John Wayne!

Esso impose al congresso di Fiuggi del ’95, con una votazione totale, di assimilare l’antisionismo all’antisemitismo, e chi non votava… fuori!

Un fatto ben più grave politicamente che non la condanna delle abborracciate leggi razziali del Fascismo regime, già a suo tempo condannate dallo stesso Evola.

Un capitolo praticamente unico nel panorama politico italiano e straniero.

Esso aveva più volte già espresso la propria approvazione della resistenza e condannato la Repubblica Sociale, dichiarando che, se fosse vissuto a quei tempi, sarebbe stato con i partigiani. Una balla che vale le altre, certo, ma ben nota a tutti e da tempo.

Cosa c’è dunque di nuovo e tanto sconvolgente oggi da spingere , dentro e fuori AN, a gridare allo scandalo stracciandosi le vesti e urlando al tradimento? assolutamente niente.

Esso ha ragione: era già tutto scritto e deciso a Fiuggi. otto anni fà!

E invece…

 

Assistiamo in questi giorni ad uno psicodramma, meglio ad una farsa vergognosa che coinvolge soprattutto i vertici.

La Nipotina terribile che se ne va sbattendo la porta (ma chi si ricorda di Chianciano e del suo «scusate il ritardo… finalmente tra i miei… come dicevo a Silvio …»?) perché il suo vero referente politico è e rimane quel fior di rivoluzionario fascista che è… Berlusconi (!); e poi  la Vedova inconsolabile del: «Giorgio si rivolterà nella tomba» (lui che la serpe l’aveva creata, allevata ed imposta a tutti), e ancora il Governicchio, l’Ideologo già ordinovista, Alè magno, er “Pecora”, l’Amerikano, il Diavolo, lo Scemo del villaggio: tutti schierati chi pro e chi contro, e/ma … «sia chiaro… rimango al mio posto… combatto dall’interno… la poltrona non si tocca».

E poi ti danno del maligno e malfidente se pensi che sia tutto un gioco delle parti, «poliziotto buono-poliziotto cattivo», proprio come a Fiuggi, tra un’acqua minerale e un crauti.

Ma tutta questa bella combriccola a Fiuggi si era bevuto tutto quello che gli passavano, in previsione di un potere piovuto veramente come acqua dal cielo, ci ricordano tanto le «verginelle dai candidi manti» di una nota filastrocca goliardica.

Ipocriti, sepolcri imbiancati, badogliani a (dis)honorem, “ritardati” di mezzo secolo.

E con loro il 95% di un partito che fino al giorno prima viveva solo di «duce! duce!”» e braccia a molla.

Di fronte a tutto questo vomito persino i contorsionismi striscianti di esso appaino quasi “eroici”… (si fa per dire).

Intanto all’esterno di AN i vari gruppuscoli in cui è frantumata l’estrema destra italica si preparano a gettarsi come sciacalli sull’osso spolpato del nostalgismo fuoruscito, seppur con un decennio di ritardo.

I ducetti in sedicesimo delle rispettive sigle sperano così di rimpolpare le file e soprattutto i voti persi non per colpa di esso & dei suoi scherani, bensì per insipienza, ignavia, incapacità proprie; incapacità proprio a superare ogni nostalgismo senza cadere nelle abiure e negli autodafè.

Anche per loro la lezione di Adriano Romualdi e di Evola è sfumata invano.

Perché una cosa è ben chiara: in politica come nella vita, indietro non si torna, mai.

E il nostalgismo non paga, né in termini di una militanza che dura lo spazio di un mattino, né in termini elettorali, che è poi l’unica cosa che interessa a lorsignori.

Il tradimento talvolta paga, l’imbecillità mai.

Da parte nostra quindi non possiamo che congratularci con la scelta e la presa di posizione di esso. Finalmente  la fine di ogni equivoco.

Mai più i “se”, i “ma”, i “distinguiamo”, i “camerati troppo giovani e in buona fede”.

La Reazione borghese, i “carabinieri di complemento”, gli “ascari dell’imperialismo” e zerbini del sionismo hanno il loro partito.

E chi veramente non ci si riconosce, fuori dai coglioni.

 

Chiaramente, a questo punto, la separazione netta, la presa di distanza, la contrapposizione radicale si impone; e non tanto o solo su un piano politico , ma soprattutto morale, etico.

A quanto ci risulta, fino ad oggi, solo l’associazione dei reduci della RSI ha posto il problema dell’incompatibilità dei propri iscritti con l’appartenenza ad AN.

Meglio tardi che mai.

Per fare un solo esempio a caso: ci potranno essere in futuro iscritti, militanti o semplici votanti di Alleanza Nazionale nella Guardia d’Onore per Predappio?

O nel Centro Studi della RSI della Cicogna?

E i vari gruppuscoli dei “duri e puri”, con le loro cento sigle per cento iscritti complessivi, potranno ancora avere frequentazioni, politiche o meno con essi (raccolta di firme anti immigrazione, manifestazioni comuni,  perdita casuale di firme per favorire le liste di AN, messe di suffragio fianco a fianco nei cimiteri di guerra, accettazione di un posto di sotto/vice/aiuto/segretario alle fogne di Roma in cambio di un appoggio elettorale, e così via)?

Crediamo che la risposta sia ovvia, ma il risultato no altrettanto scontato.

In conclusione, ripetiamolo, siamo soddisfatti che il chiarimento ci sia stato e sia passato (anche questo è altamente significativo e simbolico), per Gerusalemme.

Forse ESSO non è proprio uno dotato dei cosiddetti attributi [se no sarebbe un lui, appunto] , ma gli omuncoli e i quacquaracquà che lo circondano e magnano sputando  nel suo piatto, non hanno proprio niente da protestare.

E neanche quelli che li hanno politicamente frequentati e spesso continuano a farlo in nome di chissà cosa.

Anche noi vogliamo fare un “fioretto”: mai più conferenze, seminari, dibattiti o articoli con i suddetti! Neanche per contestarli.

Al giorno d’oggi, si sa, la virilità non si misura più dalla coerenza, dal coraggio, dalla caparbietà; tuttalpiù dai centimetri di muscolo tra le cosce.

E almeno questo sembra non mancare, visti i precedenti personali e le vicissitudini sentimentali.

Quindi, da parte nostra, ancora un grazie ad esso per il chiarimento definitivo e un augurio:

«Tieni(lo) sempre duro! Almeno Daniela te ne sarà riconoscente».

Carlo Terracciano


OGGETTO: LETTERA APERTA DI UN PARACADUTISTA (IN CONGEDO)
AI CAPI DELLA COALIZIONE DI CENTRO-DESTRA DELL'ATTUALE GOVERNO

Egregi Presidenti

Il presente scritto si allaccia in continuità alle due mie precedenti lettere aperte indirizzate rispettivamente all'allora Comandante la Brigata "Folgore" Gen. Celentano (1999 A.D.), e ai miei camerati paracadutisti in servizio e in congedo (2000 A.D.). Tali lettere, come la presente, nascevano da un moto intellettuale teso alla comprensione e all'opposizione di uno smembramento fisico e morale, non solo dell'unità cui sono legato affettivamente, la "Folgore", ma più in generale di tutte le nostre Forze Armate. In tali scritti il tentativo di comprensione di questa problematica si allargava inevitabilmente ad argomenti più vasti di ordine politico, affinché l'azione di opposizione s'inquadrasse in un contesto ben preciso.
Avevo iniziato a scrivere la presente dopo la folgorante vittoria della coalizione di centro-destra sulle barbarie anti-italiane dei passati governi catto-comunisti, l'intenzione principale era quella di mettere alla berlina il complotto ai danni della "Folgore" e dell'idealità che da essa scaturiscono, questo ne rimarrà il filo conduttore, però inevitabilmente influenzato dagli ultimi sconvolgenti avvenimenti internazionali che non hanno fatto altro che confermare materialmente le opinioni enunciate nelle mie precedenti lettere. La lettera aperta originale, quasi al suo termine, è stata completamente rivista e rivisitata alla luce di questi ultimi avvenimenti che, al momento del mio scrivere, non so dove ci porteranno. Probabilmente quando riceverete la presente, gli avvenimenti avranno superato ancora qualsiasi previsione e fantasia.
Al pari delle precedenti, tengo a precisare che il moto che mi spinge a mettere per scritto le mie riflessioni su quest'argomento, è di puro senso di responsabilità civile. Con questo spirito desidero interessarmi, quale cittadino contribuente, ad argomenti che mi coinvolgono non solo emotivamente, ma soprattutto in quanto interessano la mia sicurezza, quella dei miei cari e delle cose cui tengo. A tale sicurezza io ho contribuito durante lo svolgimento del mio servizio militare e contribuisco ogni anno con le mie tasse di onesto cittadino, ritengo perciò un mio diritto inalienabile analizzare, valutare e criticare cosa viene fatto per la Difesa, come sono spesi i miei soldi e come vengono difesi i valori che sono stato educato a rispettare.
Al pari delle precedenti lettere, anche la presente è scritta per la ricorrenza della Battaglia di El Alamein. Quest'epico avvenimento rappresenta l'epifania dell'essenza del paracadutismo militare italiano, i nostri irriducibili nemici comunisti, perfettamente consci di ciò, hanno fatto tutto il possibile per obliarne la memoria. Infatti, con una circolare del passato capo di SME, il comunista Cervoni, i festeggiamenti solenni di tale ricorrenza sono stati aboliti, cercando così anche di troncare il legame di fratellanza tra i paracadutisti in armi e i loro camerati in congedo. E' in prossimità della ricorrenza del cinquantanovesimo anniversario, primo della storia a non essere degnamente e solennemente celebrato, che con tristezza mi accingo a scrivere la presente che potrebbe essere a buon merito sottotitolata: "A riguardo delle mancate celebrazioni del 59° anniversario della Battaglia di El Alamein e dintorni"

Il carattere irriducibile di paracadutista m'impedisce qualsiasi tipo di rassegnazione; l'unica reazione accettabile per combattere i soprusi perpetrati ai danni della "Folgore" è una lotta intellettuale tesa a smascherare l'aggressione, gli aggressori, ma soprattutto l'assurdità delle loro pretestuose argomentazioni.
Per quasi tre anni ho divorato tutto il leggibile in materia e in argomenti correlati. Come ho espresso in altre occasioni, non sono un professionista del settore militare, ma ritengo che la mia formazione intellettuale mi abbia permesso di eseguire le adeguate ricerche e analisi che hanno portato a ragionevoli risultati nell'individuazione di oggettive verità in materia. Con la presente perciò concludo la trilogia del "paracadutista", ritenendo di aver raggiunto una conoscenza ottimale del problema e per mezzo di essa esercitare l'azione di denuncia pubblica affinché voi, quali capi dell'attuale governo di centro-destra, possiate mettere in atto gli opportuni provvedimenti per correggere la situazione ed evitare che mai più in futuro le forze del male comunista riescano a giungere così vicino ad annichilire la Folgore, orgoglio e virtù del Popolo Italiano.

I PARACADUTISTI ITALIANI

Non ingannatevi, non voglio parlare delle glorie storiche dei paracadutisti, il titolo di quest'argomento è in merito all'omonimo titolo del libro del prof. Marco Di Giovanni (Via *** Livorno, tel. ***). Il nostro autore, storico marxista di non grandi speranze, si è preso la briga di effettuare una ben precisa analisi antropologico-culturale (di chiara matrice marxista) su di noi e sulla nostra storia. Per inquadrare meglio l'autore del libro che dovrebbe trattare dei paracadutisti italiani, vediamone alcune note biografiche: oltre a sbarcare il lunario con vari incarichi precari nel sottobosco comunista dell'università di Pisa (Dipartimento di Storia Contemporanea), il nostro ricopre la carica di direttore presso il "Centro di Documentazione sull'Antifascismo e la Resistenza" presso Villa Maria (Via *** Livorno, tel. ***), per finanziare il libro sono stati individuati, in varie forme, contributi dei Comuni di Pisa e Livorno (DS), dei DS toscani della corrente d'alemiana, dell'Istituto Storico della Resistenza e d'ambienti universitari vicini ai DS. Infine, massimo dell'assurdo kafkiano, onde permettere al nostro estimatore di conoscerci e analizzarci perfettamente con metodo marxista, dallo SME vi furono pressioni sulla Brigata affinché gli fossero aperte le porte del nostro museo, fornendogli piena disposizione dell'allora curatore Carmelo Napolitano, inoltre fu messo in grado di contattare e intervistare più veterani possibili. Prima di passare ad un breve commento del libro inquadriamo ulteriormente il contesto nel quale l'autore si colloca. La prefazione del libro è scritta ovviamente dal suo mentore, il prof. Giorgio Rochat, decano degli storici marxisti che hanno costruito l'impianto della vulgata resistenziale nonché, tra gli altri innumerevoli incarichi, docente di "Storia delle Istituzioni Militari" presso la Scuola d'Applicazione d'Arma di Torino (sic!). Pensate voi con che testa possono uscire i giovani ufficiali in SPE con docenti di tal fatta! Elemento più importante, per la comprensione del quadro, è che il prof. Rochat ha scritto il libro "Gli arditi della Grande Guerra, origini, battaglie e miti". L'architrave portante di tale testo sono le motivazioni che portarono, alla fine del primo conflitto mondiale, allo scioglimento di un corpo il cui spirito volontario e patriottico lo rendevano poco gestibile da parte dell'autorità monarchica: brutalità nel combattimento, torture e sevizie ai nemici, saccheggi, insubordinazione alla polizia militare (carabinieri), forme goliardiche violente nei confronti delle reclute. Insomma un castello d'infamità a ricompensa del sangue versato per la Patria che inevitabilmente ci ricorda qualcosa di recente accaduto anche a noi!

Non casualmente anche il nostro amico Di Giovanni sottolinea la continuità tra arditi e paracadutisti, ponendo l'accento tra questo parallelismo comportamentale, chissà poi perché? Forse per suggerire, a carico dei paracadutisti, il riutilizzo delle stesse strumentali motivazioni che portarono allo scioglimento del corpo degli arditi? O forse sono io troppo malizioso? Infine per completare il quadro, il Di Giovanni non ha svolto il servizio militare nella Folgore, né mi risulta che abbia svolto il servizio in altre unità. La domanda perciò è: qual è l'interesse che ha mosso il Di Giovanni ad effettuare una ricerca ed un'analisi antropologica e culturale su di noi e a scrivere tale libro con un titolo alquanto mimetico rispetto al vero contenuto del testo? Per chi non lo avesse ancora intuito, effettuerò una breve analisi e commento del libro: "I Paracadutisti Italiani" di Marco Di Giovanni, Editrice Goriziana (1991), il testo può essere consultato presso la biblioteca del Dipartimento di Storia dell'Università di Pisa, naturalmente presso la biblioteca di Villa Maria e purtroppo anche presso la biblioteca della Brigata Paracadutisti o infine acquistabile, per chi lo desideri, presso l'editore: corte S.Ilario, Gorizia.
L'inconsistenza tra il titolo e il contenuto si può avvertire già in apertura del libro. Prima della prefazione vi è, infatti, il disegno allegato alla presente, raffigurante un paracadutista e nel quale si comprende una subliminale demonizzazione dello stesso che viene disegnato con dei tratti criminali lombrosiani, da essere subumano, quasi alieno. Ciò rappresenta l'immagine metafisica che l'autore ed i suoi degni compagni hanno di noi.
Il prof. Rochat già nella prefazione fa capire il filo conduttore del testo: "Il ruolo riconosciuto a poche decine di migliaia di arditi nel primo e paracadutisti nel secondo conflitto mondiale è certamente maggiore di quanto sarebbe giusto...", e ancora "...i paracadutisti che fecero fino in fondo il loro dovere... non sono responsabili della propaganda della Folgore" qui il nostro esimio prof., da buon marxista, scinde le responsabilità di un istituto "negativo", la "Folgore", da quelle del "povero" soldato italiano che compie, suo malgrado, il proprio dovere. Classica architettura mistificatoria comunista che muta la realtà secondo i suoi deformati schemi ideologici. Ed infine "Un prezzo che i paracadutisti scontarono anche con le strumentalizzazioni della propaganda fascista e con gli inganni del 1943-1945: il rispetto dovuto a chi pagava di persona ...non deve far dimenticare che i soldati di Salò combattevano agli ordini di un padrone... contro la maggioranza del paese" Infatti l'Esercito della RSI era composto da 800.000 uomini e il badogliano Corpo Italiano di Liberazione da ben 25.000 ed è risaputo che quest'ultimo non aveva padrone, infatti indossava divise color kaki ed elmetti a scodella!

Attraverso brevi brani estratti dal testo cercherò di mettere in risalto la capacità dell'autore di identificare le nostre caratteristiche antropologiche, i miti fondanti, i fattori della nostra coesione interna, nonché la sua abilità di offrirne, attraverso un sottile gioco intellettuale di deja vù, una chiave di lettura negativa ed una serie di suggerimenti sui nostri punti di forza e di come potrebbero essere neutralizzati conoscendone la genesi.
L'autore parte in quarta fin dalle prime battute, identificando il nostro peccato originale: "...all'interno della chiusa vita di corpo si sarebbe comunque consolidata una fra le rarissime forme di identità positiva generatesi all'interno della guerra fascista...", "Una identità gelosamente difesa lungo l'intero arco della crisi bellica e destinata a trasmettersi nel dopoguerra soprattutto attraverso la fama che circondò la partecipazione della divisione Folgore alla guerra nel deserto. Uno dei rari e perciò significativi miti della guerra fascista sopravvissuti alla sconfitta...", "...la parabola di questi reparti rivela dunque dinamiche pregnanti all'interno dell'Italia in guerra e sedimenta una memoria e un mito dalle implicazioni più generali...", dalle sue parole si capisce la problematica di una identità e di un mito, entrambi assimilabili al fascismo, che sono sopravvissuti alla sconfitta.
La mossa successiva è quella di porre in antitesi professionismo militare con volontarismo ideologico, argomento non a caso tornato di recente alla ribalta! "...i più alti vertici militari, sembravano aggiungere, alla tradizionale diffidenza nei confronti di volontari, un accentuato timore verso gli eccessi di entusiasmo, indisciplinato e implicitamente critico nei confronti delle tradizioni dell'esercito...", "Su questa base, e per quanto ne sappiamo, si rinverdii quella avversione nei confronti dei volontari che apparteneva alla tradizione dell'Esercito unitario sin dalle sue origini.", "Il ricordo dell'allora maggiore Verando indica così l'insorgere di un contrasto fra la tradizione più professionale dell'esercito ed una frenesia di intervenire nel cuore degli eventi in corso insofferente dei freni tradizionali".
Il meglio viene comunque offerto nell'analisi delle componenti della nostra identità: "La comune matrice volontaria e la novità stessa della specialità erano le componenti di un neofitismo complessivo veramente singolare nel panorama dell'esercito italiano. Un atteggiamento che tendeva ad accomunare ufficiali, quadri inferiori e truppa in un percorso addestrativo unificante e segnato da tappe significative di crescita collettiva.", "Col simulacro del volo e il relativo 'gioco di fiducia' il rito di ammissione rompeva le barriere fra quegli uomini, sottolineando la loro affinità attorno ad un gesto dalla forte pregnanza simbolica.", "...ma quello che conta rilevare è che la comunanza dell'esperienza di addestramento, attraverso una successione di prove e gradi di difficoltà, accentuavano la percezione di una crescita collettiva sulla base di un atteggiamento affine nei confronti della guerra...La componente strettamente fisica della percezione della propria superiorità fisica era anzitutto un tratto essenziale nell'identità del corpo, divenendo la prima forma di consapevolezza a partire dalla selezione a monte...", "Prima che il lancio dall'aereo sancisse l'acquisizione ormai avvenuta di un'identità, erano le prove attitudinali svolte presso la Scuola a convalidare una comunanza profonda all'interno dei reparti, segnando il passaggio dall'aspirante alla veste di vero e proprio allievo paracadutista...", l'autore non tralascia nemmeno l'aspetto musicale: "I nuovi arrivati, anche attraverso l'assimilazione di canzoni nuove ed esclusive apprese ed eseguite collettivamente nel corso del primo addestramento, recepivano un'immagine del proprio ruolo forte ed assai caratterizzata, i cui riferimenti si possono rendere espliciti proprio attraverso i canti", "Nel frattempo erano gli stessi uomini dei reparti a produrre ed introdurre canzoni che più o meno consapevolmente, tendevano a definire un'identità più esclusiva...", "...si evidenzia attraverso questo canale uno spirito di corpo che tendeva, con il pieno consenso dei comandi, a rivendicare la propria superiorità sul nemico e sugli altri combattenti italiani."

"Alla base di questa crescita si poneva uno stile di comando ai minori livelli vigile e presente ma non chiuso in una prospettiva formalistica, capace anche di stimolare capacità ed assunzioni di responsabilità da parte di graduati e truppa", "Sciolti dal formalismo più umiliante i rapporti disciplinari, la conduzione dei reparti poteva poggiare su una ordinata articolazione delle responsabilità che consentiva lo sviluppo di atteggiamenti tattici aggressivi e spregiudicati connessi ad una solida disciplina.".
E' l'analisi del mito della Folgore e della Battaglia che ne sancisce l'epifania che ci permette di comprendere appieno il perché dell'accanimento contro di esso dei generali rossi del regime dell'Ulivo. L'autore identifica come causa principale della nascita del mito, la letteratura che scaturisce immediatamente dopo l'epica battaglia: "Una letteratura spesso retorica, non di rado apertamente nostalgica, in taluni casi totalmente inattendibile o accettabile essenzialmente per lo studio dei miti che la divisione coagulò..." Da buon intellettuale egli capisce che allorquando un fatto diventa letteratura esso passa nella memoria storica e di conseguenza diventa indistruttibile finché rimane in essa. Forse tutto sommato i paracadutisti non somigliano tutti all'umanoide del disegno del suo libro! Perciò non gli resta che cercare con noncuranza di minimizzare l'evento: "Il breve ciclo bellico della Folgore, compiutosi sostanzialmente con durissimi combattimenti d'arresto nella battaglia di El Alamein e con la cattura di gran parte degli uomini della divisione, impegnata in un ripiegamento senza speranza nel deserto, avrebbe così potuto dare vita ad un mito precoce, alimentato dall'interno stesso della guerra...", "Con questo significato, l'immagine della Folgore sopravvisse alla sconfitta, venendo valorizzata nel dopoguerra come simbolo di valore puro e rispettato...", a riguardo del 285° Battaglione "Folgore": "Il battaglione comunque, con la sua semplice esistenza e con la diretta partecipazione a tutta l'ultima cruenta fase della guerra d'Africa contribuì ad alimentare il mito che attorno alla Folgore si veniva consolidando proprio in quella fase bellica", in riferimento alla "Nembo": "La tradizione che dalla Folgore avrebbe anzi tratto origine fu fondata su un'esaltazione incondizionata delle imprese dei paracadutisti impiegati come fanti in Africa...", "L'eredità della Folgore che molti sembravano recepire era quella stilizzata della propaganda".
Concludiamo qui le citazioni dal testo che per il resto si snoda su argomenti stereotipati della storiografia resistenziale che pongono l'accento sul nichilismo dei combattenti della RSI a confronto delle motivazioni solari dei badogliani (sic!), l'autore perde la sua compostezza solo di fronte alle storie di Sala e Rizzati che sottilmente taccia quali criminali nazi-fascisti.
Questo aspetto del libro è per noi di marginale interesse, importante invece è notare come l'analisi del nostro Di Giovanni si presenti come un perfetto copione messo in atto dai compagni generali Cervoni e Ardito. Ovviamente un'analisi in senso stretto è neutra e non ha obbiettivi prefissati, perciò è l'utilizzatore che ne determina il fine. Questa effettuata dal Di Giovanni è di chiara matrice marxista, perciò ha un fine già dichiarato fin dalla prefazione del prof. Rochat: minimizzare l'opera dei paracadutisti e capire il perché di un mito che resiste tutt'oggi. Essa estrapola delle deduzioni oggettivamente veritiere, il punto è poi come queste vengono applicate. Se ad esempio viene constatato che, a differenza del resto dell'esercito, esisteva una forte identificazione tra truppa e ufficiali, tra allievi e anziani ottenuta con riti e addestramenti iniziatori per tutti, ovviamente questa constatazione può avere una valenza dicotomica: chi desidera distruggere ciò, la utilizza per disarticolare la coesione identificata, chi invece trova giusto e necessario ciò che è stato constatato, fa il possibile per perpetuarlo.
Al pari di questo esempio possono avere doppia lettura tutte le analisi e constatazioni dell'autore, il dubbio che sorge è: come ha agito lo SME governato dalla sinistra in questi ultimi anni per tentare di distruggere il nostro "particulare"? Ogni loro azione sembra estrapolata da una lettura delle analisi di questo libro.

MITHOS E LOGOS

A dispetto di una obbiettività dovuta, si rileva altresì' una ben precisa conflittualità dell'autore con l'essenza di noi paracadutisti, essa si intuisce da certe chiare prese di posizione: esemplificativo è il suo accanimento contro il mito (precoce è un aggettivo assai chiarificatore) della Folgore e della sua Battaglia e soprattutto nella messa in letteratura di tutto ciò.
Quello che traspare chiaramente è il tentativo aprioristico di far passare come negativo il concetto di mito: il "mithos" non è nient'altro che la prima forma di narrazione umana, forse con tratti fantastici ed eroici, ma pur sempre rappresentazione narrativa della realtà, attraverso di esso l'uomo ha trasmesso e trasmette ai suoi piccoli storie ed esperienze di vita, creandone il fondamento di maturazioni successive e di evoluzioni future. La nonna quando insegna ai bambini a non fidarsi di tutti con la favola di cappuccetto rosso usa il mito, così come il nonno, intorno al fuoco, cerca di far capire la durezza della vita ai suoi nipoti con le sue storie di gioventù, usando proprio l'affabulazione del mito. Il mito perciò è una cosa estremamente positiva nella identificazione di un gruppo, nella costruttiva evoluzione delle esperienze comuni, in continuità con la tradizione. Ogni città greca aveva un mito fondante ed un eroe fondatore, noi possiamo dirci fortunati ad averne ben due: la "Folgore" e la battaglia di El Alamein, nonché una moltitudine di eroi fondatori.
Altro problema è il passaggio dal "mithos" al "logos": esso rappresenta il passaggio dal momento eroico e fantastico della narrazione alla fase cognitiva della ragione, è un momento critico dell'evoluzione di ogni creazione umana, è il momento in cui si prende ragionata coscienza di se stessi, è il momento che nell'uomo giunge con la maturità. Questa crisi, determinata nel nostro essere da entità a noi ostili che hanno utilizzato con sommo studio la nostra conoscenza, se verrà superata e se ne verrà fatta adeguata esperienza, potrà sicuramente portarci all'acquisizione del nostro "logos", in continuità con il "mithos" che i nostri anziani ci hanno tramandato. L'acquisizione della completa coscienza di noi stessi ci renderà immuni da ulteriori tentativi di distruzione, mediante i sottili strumenti dell'intelletto e della politica.
Infatti il metasignificato che emerge da tutto il libro è con queste parole interpretabile: "i paracadutisti fondano sulla forza fisica il loro essere, nella quale identificano anche la bellezza. Costruiscono il loro rapporto di gruppo con iniziazioni tribali e lo nutrono con arcaiche forme di mito, in questa maniera identificano i loro simili ed escludono i diversi. Si discostano dal concetto professionale degli altri reparti in quanto concepiscono il loro stato come condizione dell'essere e non come accettazione di una condizione. Oppongono il loro speciale volontarismo alla grigia condizione del soldato, sono capaci di rompere la loro solidarietà interna diventando rissosi sulla corretta interpretazione di tale volontarismo. Il loro entusiasmo nel partecipare alle attività anche pericolose del gruppo, li rende irrazionali e non gestibili da gerarchie non appartenenti al gruppo, tutto ciò li fa ritenere un qualcosa di speciale rispetto agli altri. Sostanzialmente ciò li rende temibili qualora si rispettino queste premesse, poiché però le loro caratteristiche corrispondono a un normotipo antropologico primitivo, facendole mancare, la loro dissoluzione sarebbe facilmente ottenibile".
In conformità a ciò finora esposto vediamo le azioni in cui tali analisi si sono realizzate nel progetto della nostra dissoluzione messo in atto da Cervoni e Ardito e proseguite con i loro successori Mosca Moschini e Ottogalli:

sostituzione dei volontari con soldati sindacalizzati, rifiuto di inviare alla Folgore i volontari che vi avevano già prestato il servizio di leva;

allontanamento dei vecchi quadri sostituendoli con giovani ufficiali rampanti e politicizzati (a sinistra), trasferimenti, intimidazioni e mobbing nei confronti di coloro che denunciavano il voluto degrado dell'Unità;

proibizione dell'arruolamento in ferma annuale per impedire l'afflusso di volontari non prezzolati, perciò meno ricattabili per motivi di stipendio o di carriera in quanto motivati da spirito di milizia piuttosto che di retribuito professionismo, ottenendo contestualmente uno scollamento tra la Folgore e la società civile che forniva i suoi uomini;

distruzione del mito della Folgore come qualcosa di speciale attraverso l'assurdo concetto di obsolescenza della Folgore che considera i paracadutisti antiquati rispetto agli aviotrasportati, umiliandoli e costringendoli ad acquisire un brevetto di aereomobilità, come dire al corridore di imparare a camminare, negargli lo status di truppe speciali, opponendogli la ridicola bufala dei ranger;

disarticolazione della coesione operativa e morale mediante lo scioglimento o la trasformazione di reparti indispensabili ad essa, quali il Battaglione Logistico, la componente di volo del Gruppo Squadroni Giove, la Compagnia Genio trasformata in un battaglione ibrido senza nome e tradizioni paracadutistiche, trasformazione e trasferimento del 185°, trasformazione in fanteria del 183°, alienazione delle sue tradizioni e della componente del supporto di fuoco alla Brigata, scioglimento della Banda delle Aviotruppe, composta di più di 60 elementi e che sempre ci aveva dato grande senso di appartenenza esprimendo con l'arte della musica il nostro orgoglio e l'indistruttibile morale;

tentativo di distruzione del mito della Folgore in quanto rea di un peccato originale di identificazione e coerente partecipazione ad una guerra definita impropriamente "fascista";

tentativo di distruzione del mito della battaglia di El Alamein mediante la distruzione della memoria storica con l'abolizione delle celebrazioni solenni per la ricorrenza dell'anniversario annuale;

distruzione della coesione interna mediante la lotta ideologica, con l'utilizzo di strumentali infamità, nei confronti della disciplina di anzianità che cementava fra di loro gli appartenenti al gruppo, siano essi di truppa, dei sottufficiali o ufficiali;

smantellamento fisico di tutti i luoghi di aggregazione sociale e goliardica quali spacci e circoli, introducendo inoltre nell'organizzazione personale civile alieno alla stessa;

distruzione dei piccoli privilegi di benessere materiale del personale paracadutista a partire dall'ottima alimentazione di cui noi sempre abbiamo beneficiato, sostituendola con un immangiabile catering industriale, con questa misura e con l'eliminazione del vettovagliamento autonomo si ottiene inoltre un ulteriore scardinamento dell'amalgama, impedendo qualsiasi forma di invito a paracadutisti in congedo o associazioni di supporto.


I tragici avvenimenti dell'11 Settembre u.s. hanno contribuito a smascherare tutte le assurdità del complotto perpetrato ai nostri danni e più in generale a tutte le FFAA, da parte delle sinistra e per mezzo di generali felloni. Ad ogni momento le trasmissioni televisive mandano immagini di paracadutisti quando intendono raffigurare forze speciali, allora non era vero che siamo obsoleti? Cosa ne pensa adesso lo stratega Ardito? Non prova un profondo senso di vergogna? Il fato ha rimesso tutto in gioco, adesso è il momento da non perdere per consolidare il "mithos" che volevano distruggere in "logos" che potrà essere duraturo fino a quando esisterà la società così come la conosciamo.
Perciò voi titolari del governo che la quasi totale maggioranza di noi ha votato, vi dovete impegnare a dare un segno opposto a tutte le azioni disgregatrici perpetrate nei nostri confronti dai governi di sinistra e dare a ciò una duratura garanzia istituzionale:

i reparti della Folgore devono essere formati completamente ed esclusivamente da paracadutisti, agevolando il ritorno della diaspora cervoniana e cercando di soddisfare le aspirazioni di coloro, ufficiali, sottufficiali e truppa che, avendone i requisiti, desiderino essere assegnati alle aviotruppe;

istituzione di reparti a ferma annuale che integrati con riservisti formino perlomeno un reggimento paracadutista da inquadrare come forza territoriale, con possibilità anche di impiego all'estero;

la Folgore è il sinonimo di forze speciali, omologazione di tutti i reggimenti a tale scopo, addestrando tutto il personale al TCL, alle tecniche di incursione terrestre, anfibia e subacquea con tutte le relative tecniche di combattimento, abolizione della farsa dei ranger, gli alpini del Monte Cervino sono forze speciali solo proprio perché sono paracadutisti, proibire qualsiasi denominazione in lingua straniera di reparti dell'Esercito Italiano;

ripristino delle unità disciolte ed accrescimento fino a raggiungere un organico divisionale con le stesse denominazioni della originaria Divisione Folgore, togliere il ridicolo nome di Bolsena all'VIII° Battaglione Guastatori ricollocandolo nella tradizione di quello paracadutista del magg. Giulio Burzi, ripristino della banda delle aviotruppe per ricondurla a livelli di eccellenza pari a quella dei Carabinieri, della Legione Straniera, del Parachute Reggiment britannico;

conservazione storica dei miti e delle tradizioni, in particolare attraverso adeguate celebrazioni solenni della ricorrenza della battaglia di El Alamein e attraverso l'istituzione di un Museo delle Aviotruppe degno di questo nome, supportato da adeguati finanziamenti istituzionali i quali potrebbero essere integrati da donazioni private deducibili dalle tasse, moltissimi di noi sarebbero felici di fare ciò se fosse istituzionalizzato, ricevendone quantomeno un adeguato ritorno d'immagine.

ripristino con regole sanzionate dell'istituto della disciplina d'anzianità così come avviene in rinomate università (Oxford, Cambridge, Harvard) o nelle migliori istituzioni militari quali accademie e scuole militari varie, Marines, Legione Straniera, etc.;

ripristino dei luoghi di aggregazione sociale, quali circoli e spacci, con l'utilizzo di personale militare in sevizio o congedato, affinché i frequentatori di tali luoghi possano avere la possibilità di parlare e svolgere attività aggreganti lontani da occhi e orecchie indiscrete di personale esterno non paracadutista o ex-paracadutista;

abolizione del catering e ripristino del vettovagliamento militare, sia per aumentare il benessere fisico di cui un paracadutista necessita, sia per ovvi motivi di sicurezza che la situazione in atto ha evidenziato. Quanti immigrati musulmani lavorano nelle aziende e cooperative di ristorazione per comunità? Basta che solo uno di loro sia un terrorista e una Brigata può essere facilmente sterminata con veleni o armi chimico-biologiche. Penso che ciò possa anche essere compreso dagli idioti strateghi dello SM cervoniano che hanno causato questo immane pericolo per tutti i nostri soldati.

Tutto ciò, noi chiediamo a voi governanti dell'attuale governo di destra, affinché, noi paracadutisti che vi abbiamo votato, possiamo mantenere immutata la fiducia politica nei vostri confronti. Oltre a ciò naturalmente la logica richiederebbe di neutralizzare e allontanare i vertici delle FFAA che hanno causato questo sfacelo, con in testa il massone giacobino-comunista Mosca Moschini e a seguire Ottogalli e tutta quella pletora di generali e colonelli che si sono spellati le mani ad applaudire le idiozie ideologiche contenute in questo sinistro "new model army".
Ormai zone d'ombra, dove mimetizzare con sottile dialettica il proprio doppiogiochismo, non ve ne sono più, sono state proprio le analisi a nostro carico a dissiparle. Lo schieramento futuro sarà chiaro: chi odia i paracadutisti e la Folgore persevererà nelle azioni correttamente individuate nella presente, chi desidererà proteggerla la sosterrà nell'acquisizione del "logos" della maturità in perfetta continuità e armonia con il "mithos" della tradizione, sosterrà le giuste richieste enunciate ai politici di riferimento, ogni altra argomentazione sarà solo tatticismo per mascherare il proprio tradimento.
Tutto sommato alla fine il nostro ipocrita analista Di Giovanni ci ha involontariamente fornito gli strumenti che potranno servirci per superare questa voluta e strumentale crisi e, con disappunto di chi non ci ama, evolvere nella continuità delle nostre tradizioni, basta volerlo.

L'ARCHIVIO DISARMO E L'AMBIENTE FUZZY

Questa lettera si sta rivelando piena di sorprese, lecita domanda sarebbe chiedere cosa c'entra il disarmo con i paracadutisti e poi questo fuzzy che cavolo è?
L'Archivio Disarmo, come citato sulla home page del suo sito http://www.archiviodisarmo.it/, è un Centro Studi e Documentazione sulla pace e sul controllo degli armamenti, una associazione vetero-pacifista sita in Roma in un bell'edificio milardario e superprotetto da telecamere in Piazza ***, tel.***/fax ***, fondata nel 1982 dal senatore della sinistra indipendente ex-partigiano Luigi Anderlini. Responsabili ne risultano i prof.ri Fabrizio Battistelli, Teresa Amendola, Maria Grazia Galantino, come vedremo in seguito annovera tra i sostenitori anche l'immarcescibile ex- presidente Scalfaro che entra nel quadro con un divertente ed emblematico fatto.
Il personaggio chiave è il prof. Battistelli, opinionista molto ricercato ai tempi dello scandalo Somalia per analizzare in particolare i comportamenti anti-sociali dei paracadutisti italiani, alcuni ricorderanno una sua perla di intervista al compagno Francesco Paternò pubblicata sul Manifesto del 29/6/97. Il nostro esimio professore è titolare della cattedra di sociologia all'università La Sapienza di Roma, organico DS dell'area d'alemiana, intimo dell'eminenza grigia Brutti, nonché esperto di sociologia militare, annovera fra i suoi scritti: "Anatomia del nonnismo, cause e misure di contrasto", "Donne e Forze Armate", "I movimenti pacifisti e antinucleari in Italia", "I volontari in ferma prolungata: un ritratto sociologico", "Soldati, sociologia dei militari italiani nell'era del peace keeping", tutti pubblicati dalla emblematica casa editrice Franco Angeli di Milano...
E' un convinto seguace della scuola di sociologia militare americana che fa capo al prof. Moskos e alla coppia Wechsler/Segal, particolarmente legata agli ambienti democratici USA e perciò fondamentalmente vicina ai circoli di potere ebraico-statunitensi. Nella sua formazione intellettuale associa perciò ad una capacità tecnica di analisi sociologica di tipica scuola ebraica, un massimalismo pacifista di chiara matrice marxista.
Orbene per i curiosi che desiderano sapere che c'entra con noi il nostro esimio professore e la sua associazione pacifista dedita al disarmo, possiamo togliere questa curiosità rivelando che egli rappresenta la matrice culturale di tutte le idiozie che lo SME ha messo in atto nell'era dell'Ulivo e con particolare accanimento in quella d'alemiana. Ebbene si, l'architettura intellettuale del ridicolo "nuovo modello dell'esercito" fu affidata da Cervoni a questo suo compagno comunista, responsabile di una emblematica associazione pacifista dedita al disarmo (sic!), nonché vicinissimo ai circoli della sociologia militare ebraico-massonica USA. Non esisteva personaggio più indicato per creare la struttura ideologica e culturale con cui distruggere un Esercito posto a difesa del proprio Popolo e della Patria e per trasformarlo in una banda di prezzolati poliziotti e infermieri sindacalizzati destinati a pacificare le colonie periferiche e di scarsa importanza dell'impero USA.
Altra curiosità è il significato della parola "fuzzy", che il nostro estrapola dal gergo informatico per definire un ambiente non binario, ma con varie possibilità di opzione, tale termine lo usa nella sua opera "Un ambiente fuzzy per i soldati postmoderni" per definire i compiti non propriamente di combattimento del militarcrocerossino nelle missioni di pace. Sarebbe doveroso leggere e analizzare questa pietra miliare del pensiero del nostro compagno professore e porla in relazione con gli altri suoi scritti succitati per comprendere appieno l'origine e l'architettura intellettuale che ha prodotto le più assurde idiozie che hanno portato allo sfascio il nostro sistema difensivo. Sarebbe auspicabile una operazione di trasparenza, chiarificatrice del suo operato e delle rispettive responsabilità dei suoi sponsor all'interno dello SME, al fine di capire come sia riuscito ad ottenere lauti finanziamenti per andare ad analizzare in Albania, Bosnia, ma soprattutto Somalia i nostri soldati ed in particolare modo i paracadutisti, quali cavie da laboratorio, affinché si trovasse la tipologia corretta del normotipo idoneo a svolgere tali compiti non di combattimento.
La cosa più interessante è che da una attenta lettura emergono i differenti ruoli che i circoli ebraico-americani di sociologia militare intendono assegnare ai vari eserciti destinati a gestire il nuovo ordine mondiale. Risulta che il militare americano è scarsamente idoneo a gestire conflittualità diverse dalla guerra in quanto la dottrina addestrativa USA intende rimanere mirata a "fit to fight, shoot to kill" (fatto per combattere, addestrato ad uccidere), mentre invece la tipologia e la vocazione del nostro esercito e in parte anche degli altri paesi europei può trovare la sua realizzazione, secondo l'analisi Fuzzy del nostro Battistelli, in militari "fatti per amare, addestrati a fare clisteri", concedetemi qualche ironia poiché rimane difficile descrivere seriamente le idiozie con cui quest'uomo è riuscito a farsi lautamente pagare con i nostri soldi. Idiozie che in realtà mascherano la distruzione di un esercito quale arma efficace per la difesa combattente del proprio territorio per trasformarlo in una banda di zaptiè mercenari da utilizzare quale polizia coloniale. I recenti avvenimenti sono di una chiarezza cristallina: alle nostre FFAA toccherà tutt' al più mantenere l'ordine nei Balcani, mentre il fratello maggiore anglo-americano è indaffarato in cose da grandi in Asia Centrale.

Come ogni architettura intellettuale basata sulle speculazioni tipiche del pensiero ebraico/marxista (Freud, Marx), il nostro costruisce la bontà delle sue analisi su assiomi aprioristici che tali in realtà non sono. Cerco di spiegarmi più semplicemente. L'autore identifica tre normotipi sociali di militare: "il paleomoderno" (vecchio, tradizionale), "il moderno" (attuale), "il postmoderno" (il non militare). Ovviamente l'accettazione di questo falso assioma comporta in prima istanza, nella trappola intellettuale dell'autore, l'accettazione della inadeguatezza e della obsolescenza dell'unico vero normotipo sociale che corrisponda alle ideali caratteristiche antropologiche del militare, quello definito "il paleomoderno" Sempre con questo piano di falsi assiomi mirati ad individuare la tipolgia idonea al ruolo del militarcrocerossino, assegnando anche ad essa aprioristicamente una valenza positiva, si pongono in antitesi male/bene o meglio in condizione fuzzy (male/male, male/bene, bene/bene) le varie tipologie antropologico/sociali dei soldati e paracadutisti analizzati a nostre spese.
Questa analisi, correlata a tutte le altre sue opere, ci offre un quadro ben preciso dell'architettura intellettuale sulla quale si è cercato di fondare questo ridicolo "nuovo modello di difesa" richiesto e incoraggiato da gruppi lobbistici dello SM, non solo per convinzioni ideologiche, ma anche quale prospettiva di materiale beneficio per i partecipanti alle operazioni di "peace keeping": in termini di denaro guadagnato con minimo rischio, in termini di carriera e di medagliette da appuntare sulla divisa, in merito sarebbe interessante leggere gli articoli di Robi Ronza sul "Giornale".
Per ottenere tutto questo però era necessario attuare la seguente strategia:

distruggere la leva non solo come istituzione, ma come concetto di Nazione in armi a difesa del proprio Territorio e del proprio Popolo, in quanto essa non si confaceva all'idea mondialista in atto;

dimostrare la non idoneità del militare di leva alle operazioni di "peace keeping", non tanto per scarse capacità militari, quanto per difficoltà gestionali;

affermare l'idoneità allo scopo invece per il soldato di professione, da intendersi non tanto quale esperto combattente, bensì quale dipendente statale da arruolarsi fra i ceti meno abbienti della società. Tale estrazione sociale avrebbe reso questa categoria di militari meno incline a creare problematiche di principio e perciò più prona all'obbedienza, in quanto stipendio e carriera dipendono da essa, nonché , secondo una infelice definizione del gen. Caligaris, più spendibile;

creare il convincimento che la Nazione non ha nemici e che sarà sempre in pace eterna grazie al suo buonismo innato, compito delle FFAA è perciò non più difendere la Patria, bensì aiutare altri paesi a raggiungere la pace;

distruggere il morale dei reparti, quali quelli dei paracadutisti, degli alpini e dei lagunari dove il valore della difesa della Patria e del proprio territorio era supremo e nei quali la leva esprimeva tutte le migliori caratteristiche di esercito di popolo;

distruggere la disciplina di anzianità e paralizzare qualsiasi autonomia addestrativa e operativa dei migliori reparti, quali quelli paracadutisti, omologandola ai peggiori attraverso pratiche burocratiche asfissianti;

minare l'identità tradizionale e la coesione dei reparti dell'esercito mediante l'arruolamento ideologizzato di personale femminile, premendo per l'introduzione di personale omosessuale, extracomunitario e con precedenti penali;

distruggere la disciplina militare con l'omologazione della stessa al diritto civile e sindacalizzando ogni rapporto gerarchico con la truppa;

neutralizzare a qualsiasi livello i quadri che si opponevano a questo progetto;

affidare a meccanismi occulti e non trasparenti di stampo massonico la selezione dei quadri, riservando qualifiche e incarichi di SM più per fedeltà a princìpi giacobini e comunisti che per effettive capacità. Esempio palese sono i requisiti di natura esoterico-massonica necessari per l'ammissione alla Scuola di Guerra.

Tale progetto coagulante interessi ideologici e materiali è tuttora in svolgimento, per mezzo di elementi collocati nei vari livelli nevralgici: dai responsabili degli uffici I (informazioni) il cui compito è quello di identificare e segnalare i quadri che non gradiscono la riforma, fino ai più alti vertici militari dello SM del governo dell'Ulivo che ancora si trovano al loro posto.
Con grande sconforto degli interessati, su tale progetto si sono però abbattute le "Twin Towers" di Manhattan, scoperchiando non solo la criminale inefficienza a cui esponevano il sistema difensivo della Nazione, ma soprattutto l'inadeguatezza e incompetenza, al limite del tradimento della Patria e degli interessi nazionali, di coloro che avevano concepito e messo in atto, per loro fini ideologici e materialistici, tale scellerata riforma.
Quello che con il mio pensiero desidero segnalare a voi, responsabili dell'attuale governo di centro-destra, è di non permettere che nelle FFAA avvenga l'occupazione giacobino marxista così come è avvenuta nella magistratura, nella scuola e nell'università. Il tragico avvenimento dell'11 Settembre ha smascherato il disgraziato progetto di generali felloni e comunisti che hanno lasciato indifeso il nostro territorio per loro interessi di casta. Ora che non esiste più il soldato di leva o non è più utilizzabile operativamente, chi sorveglia le infrastrutture? La vigilanza privata? Le ferrovie, le dighe, le sorgenti d'acqua potabile, le nostre città, la nostra sicurezza, le nostre case, le nostre famiglie, chi le protegge? I carabinieri che alle 17.00 chiudono baracca o che pretendono, per tenerla aperta, uno straordinario che l'amministrazione non può pagare? Siamo felici che il governo assicuri la protezione dell'ambasciata e dei consolati statunitensi, di tutti i McDonald e Blockbuster recentemente impiantati in Italia, nonché di tutti gli altri interessi USA, ma noi chi ci assicura?
Dove sono le maschere anti-gas e l'istruzione per la protezione anti-NBC per la popolazione, volete che ci gassino tutti oppure che ci infettino con qualche virus o batterio? Oppure contate, come al solito, sulla buonasorte e il doppiogiochismo nazionale. Quali progetti avete questa volta: di farci iniziare un conflitto alleati con gli americani ed eventualmente finirlo a fianco dei musulmani (ovviamente solo nel caso vincessero)?
Voi responsabili dell'attuale governo di centro-destra dovete accettare la sfida che la Storia col tragico avvenimento dell'11 Settembre 2001 vi ha lanciato. Dovete dotare la nazione per la prima volta nella sua storia di FFAA credibili ed efficienti che siano in grado di difendere gli interessi nazionali all'estero e di proteggere il territorio e la popolazione in collaborazione organica con la società civile, in maniera tale da essere vero strumento di difesa della Nazione e del suo Popolo e non più strumento al servizio del potere, qualsiasi esso sia:

ristabilendo il principio storico e naturale che le popolazioni e le civiltà sono in perenne conflitto, intervallato solo da brevi periodi di pace e che i popoli e le civiltà non in grado di proteggersi e combattere sono destinate a soccombere;

istituendo una Forza di Spedizione capace di intervenire in ogni parte del Mondo, formata esclusivamente da soldati professionisti selezionati solo in base alle loro capacità militari di combattenti e di fedeltà alla Patria, le motivazioni d'intervento dovranno esclusivamente rientrare nella sfera degli interessi nazionali, lasciando da parte inconsistenti motivazioni umanitarie o pacifiste, da utilizzare solo ed esclusivamente in operazioni che concordino con gli interessi nazionali;

istituendo una Guardia Nazionale (sul modello dell'esercito svizzero), a reclutamento regionale (ciò dovrebbe essere di suo gradimento sen.Bossi) basata su una breve leva (4 o 5 mesi) maschile e femminile e su riservisti richiamati per un breve periodo annuo, tale istituzione dovrebbe includere i VVFF e la protezione/difesa civile, inquadrando tutte le organizzazioni del volontariato (misericordie, Croce Rossa ecc.) e gli obbiettori di coscienza che avrebbero un inquadramento e una disciplina militare con la sola esclusione dell'addestramento all'uso delle armi. Ciò darebbe l'opportunità ai giovani di servire nella maniera corretta la Patria, secondo le loro aspirazioni e al contempo eliminerebbe la greppia del volontariato e degli obbiettori di coscienza alle organizzazioni catto-comuniste, anti-nazionali e anti-patriottiche;

formando unità territoriali di paracadutisti, alpini, lagunari e quant'altro sia necessario quale riserva dell'Esercito professionale. Il personale riservista di tali unità dovrebbe essere parificato, durante il periodo di servizio prestato, al personale professionista, perciò con gli stessi obblighi e diritti, potrebbero confluire nella riserva i militari professionisti congedati o i militari della Guardia Nazionale disposti a dedicare più impegno e tempo al servizio militare;

impiegando il personale femminile in ruoli amministrativi e logistici con personale d'inquadramento esclusivamente femminile. Nessun impiego in reparti operativi o in incarichi di combattimento;

proibendo per legge l'accesso nelle FFAA regolari o della riserva l'accesso di omosessuali, delinquenti e stranieri;

dotando la difesa di mezzi finanziari tali da adempiere al suo compito d'istituto;

individuando ed epurando tutti gli ufficiali superiori coinvolti nell'irresponsabile
tentativo di riforma marxista-pacifista che ha lasciato priva di qualsiasi difesa la Patria e la sua popolazione;

ridimensionando il ruolo e rieducando tutti gli ufficiali inferiori che hanno sfruttato ai fini della loro carriera e posizione l'adesione alla scellerata riforma comunista delle FFAA.

Se nella vostra volontà vi è veramente l'interesse di far rinascere l'Italia, non può essere disatteso l'aspetto della Difesa e di come renderla veramente al servizio della Nazione e per fare ciò non può essere preso in considerazione altro che un esercito di cittadini al servizio dei cittadini. Del resto buoni esempi di tali organizzazioni non ne mancano: l'Esercito Federale Elvetico, l'Esercito Svedese, le Forze Di Autodifesa israeliane (Tshal), la "National Guard" statunitense, il "Territorial Army" britannico che ha addirittura un reggimento territoriale del SAS (Special Air Service) ed altri di paracadutisti. Perciò adesso che la pietra è stata lanciata e la congiuntura internazionale lo richiede, manca solo un po' di buona volontà per dare all'Italia le FFAA che si merita e che non ha mai avuto.

DISSERTAZIONI CAUSTICHE SUGLI ARGOMENTI TRATTATI

Sul sito ufficiale dell'Esercito, www.esercito.difesa.it/evoluzio/donnesol.htm ,si può godere delle mostruosità dell'infiltrazione culturale marxista nella concettualità delle nostre attuali FFAA, ecco un paio di perline del sito in merito all'arruolamento femminile: "Il concetto guida è che il riconoscimento della diversità uomo donna non deve tradursi né in un vantaggio, né in una penalizzazione per le donne", "Si è quindi iniziato con gli ufficiali donna reclutati tra i laureati, acquisendo così in Forza Armata anche professionalità nuove come le sociologhe, una parte delle quali sarà inserita nell'Agenzia di Qualità della Vita con il compito specifico di monitorare, seguire ed agevolare i successivi arruolamenti femminili".
Mi sono sempre astenuto nelle mie lettere da commenti volgari e non lo farò adesso, limitandomi ad esclamare: stupidaggini! Invece no, sono opinioni della attuale classe dirigente militare che costituiscono un intrinseco e gravissimo pericolo non solo culturale, ma anche operativo per una Forza Armata.
In primo luogo le donne non sono adeguate a ruoli di combattimento, volerlo affermare è una menzogna e nessun esercito al mondo gli affida tali ruoli d'istituto; volerlo affermare si viola l'ordine naturale delle cose e si predispone l'accettazione aprioristica di normotipi androgini portatori di pratiche lesbiche che, per perversa logica di equilibrio, aprirebbero le porte all'arruolamento di elementi omosessuali maschili. Ciò ovviamente farebbe la gioia di organizzazioni massonico-comuniste dedite allo sfascio della società, alcuni membri delle quali hanno raggiunto i vertici delle FFAA ed in particolare dell'Esercito.
Perverse opinioni già ripetutamente espresse da scellerati, ivi incluso l'enigmatico generale, fortunatamente in pensione e sfortunatamente deputato di Forza Italia, Caligaris. Nella follia di tale pensiero egli ha inoltre caldeggiato l'arruolamento, oltre agli omosessuali, di delinquenti e extra-comunitari non cittadini italiani, confermando la sua partecipazione al club trasversale dedito allo sfascio delle nostre FFAA.
Per terminare questo primo argomento, capisco che molti ufficiali e sottufficiali in servizio permanente vedono in ciò una possibilità di un posto fisso per le loro bambine oltre che per i loro bambini, consiglierei però a coloro che hanno questa convinzione di acquisire una mentalità meno statalista: lo Stato non è lì per dare la pappa ai nostri figli, la società offre mille possibilità di lavoro per uomini e donne in gamba, nelle FFAA dovrebbero confluire coloro che per un periodo limitato o permanente desiderano difendere la loro Terra e il loro Popolo, non dei travet della pubblica amministrazione, privi di qualsiasi ideale o peggio dei prezzolati mercenari come vorrebbe la corrente di pensiero che si rifà al Caligaris e all'attuale SME.
La seconda perlina estratta dal sito dell'Esercito (sic) è ancor più esemplificativa del pericolo che stiamo correndo, il tumore massonico comunista si sta infiltrando nelle FFAA attraverso l'acquisizione del potere da parte della mafia dei sociologi militari che escono tutti da facoltà comuniste e tale infiltrazione si intreccia con interessi di potere e di denaro in un interscambio di favori nel quale sono coinvolti da una parte i titolari delle cattedre di sociologia, quali la Sapienza e la Luiss di Roma o Scienze Sociali di Torino e di altre città universitarie, dall'altra il club dello SME legato al potere nell'era dell'Ulivo in salsa comunista.
Per individuare gli ufficiali superiori coinvolti, basterà contare tutti coloro che hanno ottenuto una laurea in sociologia negli ultimi venti anni e verificare come è stata acquisita. La comprensione di tale interscambio di interessi indicherà che a fronte del conseguimento di facili lauree in sociologia, sono state agevolate commesse di consulenze (tipo quella di Battistelli) ed assunzioni, quali ufficiali sociologi, di neo laureati di sicura fede comunista, molti di questi ovviamente di sesso femminile.
A moltissimi paracadutisti in congedo sono arrivati questionari del Dipartimento di Scienze Sociali (via S.Ottavio 50, tel 011-6702606) dell'Università degli Studi di Torino (alla quale si appoggia La Scuola d'Applicazione d'Arma) che cercavano disperatamente di analizzare la nostra psicologia con un'ottica prettamente comunista. Vi estrapolo adesso alcune domande tratte dal questionario che l'apprendista stregone Massimiliano Santucci (maxsantucci@hotmail.com) ha inviato a moltissimi di noi: "Quali sono i motivi che ti hanno spinto ad arruolari nella Folgore?... Un po' pazzo e un po' poeta, secondo te questo motto descrive bene l'animo del paracadutista militare?... Hai riscontrato durante il tuo servizio la presenza di tradizioni e gerarchie non ufficiali, comunque consentite e rispettate, come la suddivisione in livelli di anzianità tra i soldati di truppa?... Quali erano le modifiche che si potevano o dovevano apportare all'abbigliamento militare (stringere la divisa, cucire i tasconi sulla mimetica, sostituire i lacci degli stivaletti con le funicelle, indossare un basco più piccolo, altro...)...Erano riservati ai paracadutisti o anche ai non brevettati?...Ufficiali e Sottufficiali parlavano apertamente di "nonnismo" come di un'usanza da eliminare?...Quali erano le caserme o compagnie (operative, logistiche) in cui il "nonnismo" si diceva fosse più diffuso?" Trovo ozioso suggerirvi, qualora riceviate tali subdoli questionari, di inserire le informazioni più assurde e fantasiose che vi capitano per la testa, è il sistema per mandarli in tilt!
In questo intreccio sarebbe interessante analizzare il ruolo della "Rivista Militare", storico periodico dell'Esercito che purtroppo in questi ultimi anni si è trasformato in una rivista di sociologia marxista. Esaminare le attività del CASD (Centro Alti Studi Difesa) che insieme agli inutili cloni dello IASD, ISSMI e CeMISS fungono come greppie alla pletora di colonnelli e generali, il cui primo pensiero non è certamente la difesa della Patria. Sarebbe il caso, inoltre, di rilevare in questa sede l'emblematica vicenda dell'ultimo direttore di tale centro, Domenico Tria, che dopo aver causato con la sua auto di servizio una strage (4 vittime) sulla via del mare che porta da Roma ad Ostia, ha tirato a diritto non ritenendo il fatto di sua competenza. Per tali generali dell'era della sociologia militare il senso dell'onore non ha più nessun significato, del resto ogni epoca ha i generali che si merita!
Tornando però all'esimio prof. Battistelli, non possiamo altro che ammirare la sua capacità di rastrellare soldi del contribuente, non solo a titolo del suo benessere personale, ma anche per il perseguimento dei fini ideologici vetero pacifisti, dei quali ovviamente egli è un convinto sostenitore. Nella esplorazione di queste sue capacità, siamo incappati in un episodio gustoso nel quale sono stati coinvolti il vice-gabibbo Staffelli e l'immarcescibile presidente Scalfaro. Molti di voi avranno probabilmente visto alla televisione le botte democratiche e presidenziali che il povero Staffelli si prese più di un anno fa a Roma, nel tentativo di consegnare a Scalfaro il Tapiro d'Oro. Tali botte furono democraticamente distribuite durante una cerimonia catto-comunista e vetero-pacifista organizzata dal nostro esimio prof. Battistelli, infatti il nostro professore è un gran maestro di tali cerimonie, dalle quali ovviamente riesce sempre a farci uscire il suo ritorno, ops, il suo ritorno ovviamente è per la causa pacifista! Il tutto nasce da una balzana, ma remunerativa iniziativa, un obelisco di luce , oggetto futuristico e demenziale, in policarbonato, alto trenta metri, illuminato internamente da lampade allo xenon che muta continuamente colore e mostra dai suoi pannelli l'andamento delle testate nucleari in smantellamento! Questa figata realizzata dagli architetti radical-chic Bodega e Ceppi, oltre che da Pantalone (noi), viene pagata dagli sponsor 3M, Guzzini, Alupromotion. La figata pacifista avrebbe dovuto occupare il posto dell'obelisco di Auxum, scempio del militarismo fascista (sic!). Visto però che tale scempio tardava a levarsi di torno, il nostro, in accordo con ciocciobello Rutelli, ritenne giusto collocarlo in Piazza della Stazione Termini. Tutto filò liscio fino all'arrivo del rompiballe berlusconianiano Staffelli che ruppe tutte le uova nel paniere, dimostrando al pubblico la vera natura dei pacifisti e dei figli di Maria. Il prof. indignato da tali soprusi mediatici, lanciò i suoi anatemi in rete godibili su www.archiviodisarmo.it/vice.htm . Ecco presidente Berlusconi che cosa dice di lei la mente che ha strutturato l'architettura intellettuale su cui si fonda questa riforma che sta trasformando il nostro Esercito in una accozzaglia di militar-crocerossini pacifisti, incapaci di assolvere il loro compito d'Istituto: "Molto più minaccioso dovrebbe apparire, a chi ama la libertà, il potere incontrollato di un sistema mediatico che, nel nostro paese, non ha un assetto pluralista e democratico, bensì è spartito tra due colossi oligopolistici che dominano il mercato, vessando sia i consumatori, sia i potenziali competitori; con in più l'abnormità che di uno dei due colossi è proprietario e gestore un uomo politico (l'abnormità è lei, Cavaliere!). E' comprensibile che agli autori di Striscia non piaccia, come professionisti che tengono alla propria indipendenza, sentir ricordare di chi è l'azienda per la quale lavorano (Cavaliere, sembra che lei sia Belzebù!). Ma, finché non sarà sanata la piaga purulenta del conflitto di interessi, il dato rimane quello che è nella sua oggettività e nella sua unicità nell'intero contesto europeo e occidentale: il più grande gruppo mediatico italiano appartiene a un esponente politico di primo piano, anzi leader di una delle due coalizioni politiche che si battono per conquistare il governo e, di converso un politico con queste responsabilità e con questi obiettivi è il proprietario del più grande gruppo mediatico privato del paese.". E così avanti per 5 pagine scritte fitte fitte, tutto per un "Tapiro d'oro" che ha rovinato una manifestazione di regime catto-comunista! Se questo è l'intellettuale che sta dietro il progetto di riforma delle FFAA, si immagini Cavalier di che razza possono essere i suoi soci dello SM: tralasciando ormai gli appassiti (meno male) Cervoni e Ardito, sarebbe il caso di posare un po' di attenzione su sua eccellenza Mosca Moschini, azzimato massone di sicura fede giacobino-marxista, targato Visco e Castagnetti come ampiamente riportato sul quotidiano "Libero", unica testata nazionale a curare veramente i nostri problemi e ad opporsi alle bestialità della riforma in salsa rossa delle FFAA. Non meno attenzione dovrebbe essere dovuta al suo subordinato Ottogalli, successore d'incarico per ben tre volte del mai abbastanza compianto Cervoni. Tale fiducia è stata accordata a fronte della garanzia che egli cercherà di portare avanti lo scellerato programma del suo predecessore, cosa ovviamente dannosa non solo alle FFAA, ma all'intera Nazione. Così giù in basso a partire dal portavoce dell'Esercito gen. Giorgio Ruggeri, grande insabbiatore di documenti comprovanti l'innocenza della Folgore nello scandalo Somalia, esecutore degli ordini di coloro che la volevano infangare e distruggere, perciò loro convinto e cosciente complice. Giù e sempre più in giù, fino a raggiungere tutta quella pletora di ufficialetti imboscati negli uffici stampa che hanno sfruttato l'occasione per la loro misera carriera, vogliamo ricordarne uno per tutti: il tenente ora capitano Centofanti, portavoce della CEAPAR nell'era Bertolini, un fante non brevettato, raccomandato e voluto in quel posto dall'eminenza grigia del complotto contro di noi, il senatore DS Brutti! Piano piano tutti i tasselli vanno al loro posto: dal vertice alla base, dal politico al militare, una cricca di traditori ha messo in atto con intelligente ferocia comunista un progetto di annichilimento della Folgore e dei suoi uomini migliori, in quanto elementi incompatibili con il disegno di sovvertimento delle FFAA italiane.

E ANCORA...!

Nel progetto avevano messo in conto, forse sottovalutandola, la giusta reazione dei paracadutisti non in servizio ed appartenenti alla società civile, nei loro conti avevano pensato di incanalarla attraverso il controllo della associazione d'arma, presieduta allora dal tiepido Chiabrera. All'inizio infatti aveva tenuto il gioco dei suoi superiori con mirati articoli di supporto allo scellerato progetto sulla rivista "Folgore", ricordo in particolare quelli del caporedattore della rivista Di Loreto, mirati alla distruzione del Mito della Folgore, secondo i dettami intellettuali comunisti del prof. Di Giovanni, precedentemente enunciati. In seguito, capito che non era aria, si è agnosticamente defilato, adducendo pretestuosi motivi di salute. Con abile gioco politico si è fatto eleggere l'attuale presidente Merlino, amico e collega di corso dell'attuale CSME Ottogalli, fin dall'inizio della sua campagna elettorale si è dimostrato organico alla corrente politica di sinistra dell'attuale SME, ritenendo una battaglia persa in partenza quella a difesa delle celebrazioni per la Festa di El Alamein. Come abbiamo visto dall'analisi del prof. Di Giovanni, il mito della Battaglia di El Alamein è da essi ritenuto una creazione della propaganda di guerra del fascismo, perciò pernicioso in quanto perpetua una storia da dimenticare o mutare in materia politicamente corretta a sinistra. Inoltre la ricorrenza di tale battaglia è l'unica che viene festeggiata nell'Esercito Italiano a ricordo di un fatto d'arme del II° conflitto mondiale prima dell'8 Settembre 1943, conflitto combattuto fino a quella data, secondo la politica e la storiografia ufficiale, dalla parte sbagliata! L'abolizione con la relativa perdita di memoria era perciò un obbiettivo primario per i soci del club a noi avverso e all'acquisizione di tale obbiettivo si è associato il presidente Merlino, disattendendo allo Statuto dell'ANPd'I all'articolo 2b "L'Associazione ha per scopo l'esaltazione delle glorie della Specialità e la celebrazione della sua Festa" e dell'articolo 3 "La festa della Specialità è fissata al 23 ottobre di ogni anno a ricordo della Battaglia di El Alamein".
A fronte dell'inqualificabile comportamento dei nostri ultimi due presidenti, desidero rilevare l'eroica determinazione a difendere le gloriose tradizioni del corpo degli Alpini da parte del loro presidente Giuseppe Parazzini che ha avuto il coraggio di portare le sue penne nere in piazza a Roma, tutti ricorderanno che il trattamento che fu ad essi riservato da parte del min. Bianco, novello "Fouchè" del passato governo comunista, fu ben peggiore di quello riservato dal governo Berlusconi agli infami criminali catto-comunisti che hanno distrutto Genova.
A differenza dell'ANA, la nostra associazione d'arma, intenzionalmente anemizzata nonché pervasa da conflitti interni, era sotto controllo da parte del passato governo di sinistra e del suo SME, con esso pensavano di tenere a bada i malumori di tutti i paracadutisti in congedo. Così non è stato, il loro errore è stato identificare i paracadutisti nel modello subumano rappresentato nel libro del Di Giovanni e che in realtà esisteva solo nella loro mente. Essi invece si sono organizzati, hanno protestato in forma civile e composta, facendo sentire la loro voce grazie al potente mezzo della rete. Sono nati numerosi siti a noi dedicati e fra essi devo rilevare per efficienza e determinazione nel diffondere le nostre giuste opinioni il sito http://www.folgore.com/, sul quale sono state pubblicate anche le mie precedenti lettere e che spero pubblichi anche la presente. Ho accolto con sorpresa ed entusiasmo l'intelligente e civile iniziativa organizzata dall'associazione "Tradizione Paracadutista": "Il nostro voto per la Folgore", veicolata anch'essa attraverso il sito http://www.folgore.com/, tesa a sensibilizzare, specialmente voi politici del centro-destra, sulle nostre problematiche ed in particolare modo in merito alla abolizione della festa per la ricorrenza della battaglia di El Alamein. Iniziativa purtroppo unica nella difesa del nostro Mito Fondante, accolta e sostenuta entusiasticamente da una moltitudine di paracadutisti, ma ignorata con sdegno e irritazione dalla presidenza ANPd'I.
La sezione ANPd'I di Milano invece si è dimostrata degna della capitale morale d'Italia, emanando la "Mozione Milano" a difesa della "Folgore" e della battaglia di El Alamein, alla quale "obtorto collo" si è dovuta ufficialmente adeguare la presidenza Merlino, salvo poi disattenderla in ogni maniera possibile; infatti la presidenza sta cercando di dare il meglio di sé, epurando tutti gli elementi di destra all'interno della stessa, del consiglio e dell'associazione tutta, così alla fine sarà formata esclusivamente, oltre a qualche interessato tirapiedi, dai generali Merlino, Colavito e Giostra. Ultima perlina del nostro presidente è stata quella di indicare pubblicamente come referente politico dell'associazione l'on. Angioni, deputato dei DS, prima trombato e poi ripescato nel collegio di Roma, già consigliere militare del mai abbastanza compianto D'alema. Ora, con un Governo di centro-destra che ci sta sostenendo come nessun altro governo prima, indicare come referente politico un tale personaggio pesantemente compromesso con il regime catto-comunista che ha cercato di distruggerci, bisogna essere, più che incalliti comunisti dei folli masochisti!
A questo punto, per far capire a voi signori dell'attuale Governo di centro-destra, ma soprattutto ai sinistri gnomi che ci hanno portato l'attacco e l'offesa nel nostro profondo io, che difficilmente noi paracadutisti accetteremo mai una sconfitta, in questo caso della nostra cultura e del nostro modo di essere, senza lottare, quantomeno in forma intellettuale e politica, fino all'ultimo, vi esporrò una breve analisi storica e antropologica su di noi, prima che siano magari gli esimi e marxisti prof.ri Di Giovanni e Battistelli a volerla effettuare a pagamento, così perlomeno questa volta i soldi lo Stato li risparmia!

La cosa sarà molto breve: prescindendo dalla situazione all'interno della "Folgore" nel dopoguerra e negli anni sessanta, a partire da circa la metà degli anni settanta fino alla seconda metà degli anni novanta, il volontario paracadutista arrivava alla "Folgore" per vivere, perlomeno una volta nella sua vita, con uno stile e in un ambiente consono al suo ideale e il più delle volte consono anche alle sue convinzioni politiche di destra. Nella Folgore si ritrovava uno spaccato della società civile vario, ma mosso dagli stessi sentimenti: dall'operaio bresciano all'ingegnere milanese, dal figlio dell'imprenditore emiliano all'architetto toscano, dall'avvocato Napoletano al contadino calabrese: tutti erano convinti della loro scelta di gioventù. Come è possibile immaginare che individui che hanno saputo resistere, durante i loro venti anni, alle violenze fisiche e ai lavaggi del cervello perpetrati nei loro confronti, nelle scuole, nelle università, nelle fabbriche, dai luridi comunisti, possano piegarsi ora che sono uomini nel pieno della loro maturità intellettuale? La "Folgore" per noi è stata una Madre che ci ha fatto trovare, pur nelle nostre diversità individuali, fra simili, fra camerati, fra fratelli. Come si può dimenticare una Madre? Ci ricordano i nostri ufficiali come eravamo? Possono pensare che qualcuno di noi cederà?
Noi siamo a pieno titolo dei veterani, reduci della guerra civile degli "anni di piombo", reduci della guerra fredda, non abbiamo pensioni e non le vogliamo, ma non vogliamo rinnegare. Come oggi avete tra voi gli scomodi reduci di El Alamein e della RSI, ci avrete fra i piedi per almeno altri 30 o 40 anni!
Questo è tutto, rimane a voi signori del governo di centro destra una scelta: o mantenete la "Folgore" con uomini come noi e avrete la "Folgore" di sempre, perché è il suo materiale umano che l'ha fatta così e ne ha creato il Mito, oppure avete paura anche voi di una tribù composta di tali uomini? Allora non vi resta che associarvi ai vostri sodali catto-comunisti per cercare di distruggere il Mito e con esso la vera "Folgore". Basterà proseguire sulla strada indicata dai comunisti Battistelli e Cervoni e dai loro ciechi e interessati esecutori, basterà sostituire i lupi con i barboncini con indosso la pelle del lupo, basterà sostituire i suoi uomini con infermieri sindacalizzati, con effimere e androgine "soldato Jane", con omosessuali, con delinquenti rastrellati nelle patrie galere, con extracomunitari di ogni razza e religione, né più né meno come profetizza il massone Caligaris. Va bene, potete farlo, ma poi ora a fronteggiare i talebani o peggio i terroristi dell'UCK chi ci mandate, loro? Oppure i beati costruttori di pace o gli azzimati signorini di azione giovani? Fate voi!
Adesso due paroline sulla fissazione del grande stratega Ardito che fortunatamente ha tolto di recente l'incomodo: la brigata aereomobile, panacea di tutte le esigenze tattico-strategiche, l'unità che rendeva obsoleta la Folgore e pezzi d'antiquariato i suoi paracadutisti! A prescindere dalla sgangheratezza dei fanti della Friuli che la compongono, superata solo da quella dei fanti della Brigata "o'animma" Garibaldi, gli aereomobili per renderla tale dove sono? Nelle sinossi cartacee o nell'immaginazione del nostro stratega? Pensate che egli ha avuto il coraggio di mandare i nostri paracadutisti ad imparare dalla Friuli come ci areomuove con l'immaginazione e le chiacchiere in aula! Tale idiozia è stata superata solo da quella dei ranger modello scout Agesci! Insomma un fallimento su tutta la linea dei generali in olio d'oliva e salsa rossa.
Ad onor del vero, la pensata della Brigata Aereomobile nasce in ambiente Nato, ma solo una grande potenza come gli USA è in grado di esprimere addirittura una Divisione (101^), persino il British Army è in grosse difficoltà con tale idea. Ecco che cosa ne pensano i migliori analisti militari dell'università di Oxford che ogni anno aggiornano i tomi della "History of British Army": "Meantime 24th Airmobile (Brigade), an interesting concept with lots of potential, remains a paper tiger.", "Nel frattempo la 24^ Aeromobile (Brigata), interessante concetto con molte potenzialità, rimane una tigre di carta", posso garantirvi che questo è uno fra i più lusinghieri giudizi in merito. Sapete perché viene definita "tigre di carta"? Per mancanza cronica di aereomobili, sia di quantità che di qualità, questo per la 24th Airmobile Brigade del B.A., figuratevi in che stato è la Brigata Aereomobile Friuli dell'E.I.! Un'altra interessante osservazione nello stesso tomo della "Oxford University" è che per mettere a disposizione aereomobili per questa tigre di carta si minava l'operatività dell'efficientissima Airborne Brigade (Brigata Paracadutisti) che era già in funzione primaria una Airmobile Brigade, ottenendo due brigate inefficienti da un punto di vista di mobilità aerea. Ma forse per capirlo bisogna essere professori all'università di Oxford, i generali, anche quelli inglesi, non ci arrivano! I francesi hanno risposto alla Nato che i loro 12 reggimenti (13 con il 2°REP della Legione Straniera) assolvevano egregiamente le loro necessità di mobilità aerea. Grandi! Altrettanto la Bundeswheer riaffermava la sua fiducia nella sua divisione di Fallshirmjaeger . I nostri generali comunisti invece no, perché con la bufala della brigata aereomobile non potevano avere migliore pezza d'appoggio per giustificare e mascherare con false necessità di presunte innovazioni tecnico operative la distruzione della Brigata Paracadutisti Folgore, la migliore unità dell'Esercito Italiano.

ISLAM O...

L'immane tragedia delle torri del WTC ha riportato la Storia nel ruolo di primo piano che le compete. Quando essa riappare sulla scena della vita, agli impostori e agli inadeguati non è più possibile dissimulare. Essa scopre la realtà e toglie le maschere ad ognuno di noi: politucoli furbastri, generali sociologi e pacifisti si renderanno conto da soli della loro inadeguatezza alla situazione. A ognuno di noi saranno chieste delle scelte, sicuramente i compagni catto-comunisti, dediti allo sfascio di tutto ciò che non è loro, avranno le idee già ben chiare, in quanto loro fanno del tradimento una virtù, per noi talvolta la riflessione sarà più dura.
Per quanto mi riguarda so che con l'Islam e con i suoi seguaci mai ci potrà essere convivenza. Per quanto ne pensi il prof. Franco Cardini, la verità storica insegna che l'Islam è il nemico antitetico della nostra Civiltà, molto più del comunismo che ne rappresenta solo una degenerazione tumorale, ma che ne è comunque un prodotto. Potrei dire che quando la flotta delle nazioni cristiane ed europee distrusse la flotta ottomana a Lepanto il 7 Ottobre 1571, erano già passati quasi mille anni di guerre continue dal primo scontro tra i due mondi antitetici, avvenuto il 10 Agosto 636 con la sconfitta dell'Esercito Bizantino nella valle dello Yarmuk. Oggi a distanza di 1365 anni da quella sconfitta e dopo 430 anni dalla gloriosa vittoria navale che salvò la nostra civiltà, essa si trova di nuovo minacciata dai nemici di sempre. Potrei dire molte altre cose per sottolineare l'incompatibilità non solo religiosa e culturale con il mondo musulmano, lascerò però parlare per me una voce ben più autorevole; quella di Oriana Fallaci che sul Corriere della Sera del 29 Settembre nel suo articolo "La rabbia e l'orgoglio" , ha espresso superlativamente opinioni in cui mi identifico in toto, le quali ogni altro italiano, degno di questo nome, dovrebbe fare sue: "...non capite o non volete capire che qui è in atto una crociata alla rovescia. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione. Voluta e dichiarata da una frangia di quella religione, forse, comunque una guerra di religione. Una guerra che essi chiamano Jihad. Guerra Santa. Una guerra che non mira alla conquista del nostro territorio, forse, ma che certamente mira alla conquista delle nostre anime. Alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà. All'annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirci e informarci...Non capite e non volete capire che se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà...E con quello distruggerà la nostra cultura, la nostra arte, la nostra scienza, la nostra morale, i nostri valori, i nostri piaceri...Cristo! Non vi rendete conto che gli Usama Bin Laden si ritengono autorizzati ad uccidere voi e i vostri bambini perché bevete il vino o la birra, perché non portate la barba lunga o il chador, perché andate al teatro e al cinema, perché ascoltate la musica e cantate le canzonette, perché ballate nelle discoteche o a casa vostra, perché guardate la televisione, perché portate la minigonna o i calzoncini corti, perché al mare o in piscina state ignudi o quasi ignudi, perché scopate quando vi pare e dove vi pare e con chi vi pare? Non v'importa neanche questo, scemi?...Che senso ha rispettare chi non rispetta noi? Che senso ha difendere la loro cultura o presunta cultura quando loro disprezzano la nostra? Io voglio difendere la nostra e v'informo che Dante Alighieri mi piace più di Omar Khayan...Masochisti, si, masochisti. Perché vogliamo farlo questo discorso su ciò che tu chiami Contrasto-fra-le-Due-Culture? Bè, se vuoi proprio saperlo, a me dà fastidio perfino parlare di due culture: metterle sullo stesso piano come se fossero due realtà parallele, di uguale peso e di uguale misura. Perché dietro alla nostra civiltà c'è Omero, c'è Socrate, c'è Platone, c'è Aristotele, c'è Fidia, perdio. C'è l'antica Grecia col suo Partenone e la sua scoperta della Democrazia. C'è l'antica Roma con la sua grandezza, le sue leggi, il suo concetto della Legge. Le sue sculture, la sua letteratura, la sua architettura. I suoi palazzi, i suoi anfiteatri, i suoi acquedotti, i suoi ponti, le sue strade. C'è un rivoluzionario, quel Cristo morto in croce, che ci ha insegnato (e pazienza se non l'abbiamo imparato) il concetto dell'amore e della giustizia. C'è anche una Chiesa che mi ha dato l'Inquisizione, d'accordo...Però ha dato anche un gran contributo alla Storia del Pensiero: si o no? E poi dietro alla nostra civiltà c'è il Rinascimento, C'è Leonardo da Vinci, c'è Michelangelo, c'è Raffaello, c'è la musica di Bach e di Mozart e di Breethoven. Su su fino a Rossini e Donizetti e Verdi and Company. Quella musica senza la quale noi non sappiamo vivere e che nella loro cultura o supposta cultura è proibita. Guai se fischi una canzonetta o mugoli il coro del Nabucco. E infine c'è la Scienza, perdio. Una scienza che ha capito parecchie malattie e le cura...Ed ora ecco la fatale domanda: dietro all'altra cultura che c'è ? Boh! Cerca cerca, io non ci trovo che Maometto col suo Corano e Averroè coi suoi meriti di studioso...Ecco dunque la mia risposta alla tua domanda sul Contrasto-delle-Due-Culture. Al mondo c'è posto per tutti, dico io. A casa propria tutti fanno quel che gli pare...Ma se pretendono d'imporre le stesse cose a me, a casa mia...Lo pretendono. Usama Bin Laden afferma che l'intero pianeta Terra deve diventar musulmano, che dobbiamo convertirci all'Islam, che con le buone o con le cattive lui ci convertirà, che a tal scopo ci massacra e continuerà a massacrarci. E questo non può piacerci, no. Deve metterci addosso una gran voglia di rovesciar le carte, ammazzare lui. Però la cosa non si risolve, non si esaurisce, con la morte di Usama Bin Laden. Perché gli Usama Bin Laden sono decine di migliaia, ormai, e non stanno soltanto in Afghanistan o negli altri paesi arabi. Stanno dappertutto, e i più agguerriti stanno proprio in Occidente. Nelle nostre città, nelle nostre strade, nelle nostre università, nei gangli della tecnologia. Quella tecnologia che qualsiasi ottuso può maneggiare...Infatti trattare con loro è impossibile. Ragionarci, impensabile. Trattarli con indulgenza o tolleranza o speranza, un suicidio. E chi crede il contrario è un illuso... Gli albanesi, i sudanesi, i bengalesi, i tunisini, gli algerini, i pakistani, i nigeriani che con tanto fervore contribuiscono al commercio della droga e della prostituzione a quanto pare non proibito dal Corano...Dentro il piazzale degli Uffizi, ai piedi della Torre di Giotto. Dinanzi alla Loggia dell'Orcagna, intorno alle Logge del Porcellino. Di faccia alla Biblioteca Nazionale, all'entrata dei musei. Sul Ponte Vecchio dove ogni tanto si pigliano a coltellate o a revolverate. Sui Lungarni dove hanno preteso e ottenuto che il Municipio li finanziasse. Sul sagrato della Chiesa di San Lorenzo dove si ubriacano col vino e la birra e i liquori, razza di ipocriti, e dove dicono oscenità delle donne...Nelle storiche strade dove bivaccano col pretesto di vender-la-merce. Per merce intendi borse e valige copiate dai modelli protetti dal brevetto, quindi illegali, gigantografie, matite, statuette africane che i turisti ignoranti credono sculture del Bernini roba-da-annusare...E guai se il cittadino protesta, guai se gli risponde quei-diritti-vai-ad-esercitarli-a-casa-tua. "Razzista, razzista!" Guai se camminando tra la merce che blocca il passaggio un pedone gli sfiora la presunta scultura del Bernini. "Razzista, razzista !" Guai se un Vigile Urbano gli si avvicina, azzarda: "Signor figlio di Allah, Eccellenza, le dispiacerebbe spostarsi un capellino e lasciar passare la gente ?" Se lo mangiano vivo. Lo aggrediscono col coltello. Come minimo, gli insultano la mamma e la progenie. "Razzista, razzista ! " E la gente sopporta, rassegnata...Succede anche nelle altre città, lo so. A Torino, per esempio. Quella Torino che fece l'Italia e che ormai non sembra nemmeno una città italiana. Sembra Algeri, Dacca, Nairobi, Damasco, Beirut. A Venezia. Quella Venezia dove i piccioni di piazza San Marco sono stati sostituiti dai tappetini con la "merce" e perfino Otello si sentirebbe a disagio. A Genova. Quella Genova dove i meravigliosi palazzi che Rubens ammirava tanto sono stati sequestrati da loro e deperiscono come belle donne stuprate. A Roma. Quella Roma dove il cinismo della politica d'ogni menzogna e d'ogni colore li corteggia nella speranza d'ottenerne il futuro voto, e dove a proteggerli c'è lo stesso Papa. (Santità, perché in nome del Dio unico non se li prende in Vaticano ? A condizione che non smerdino anche la Cappella Sistina e le statue di Michelangelo e i dipinti di Raffaello: sia chiaro)...Anziché figli-di-Allah in Italia li chiamano "lavoratori stranieri". Oppure "mano-d'opera-di-cui-v'è-bisogno". In che modo suppliscono al bisogno della mano d'opera che l'ex proletariato italiano non fornisce più? Bivaccando nella città col pretesto della merce-da-vendere? Bighellonando e deturpando i nostri monumenti? Pregando cinque volte al giorno? E poi c'è un'altra cosa che non capisco. Se davvero son tanto poveri, chi glieli dà i soldi per il viaggio sulla nave o sul gommone che li porta in Italia? Chi glieli dà dieci milioni a testa (come minimo dieci milioni) necessari a comprarsi il biglietto? Non glieli darà mica Usama Bin Laden alla scopo d'avviare una conquista che non è solo una conquista di anime, è anche una conquista di territorio?... Sto dicendoti che da noi non c'è posto per i muezzim, per i minareti, per i falsi astemi, per il loro fottuto Medioevo, per il loro fottuto chador. E se ci fosse, non glielo darei. Perché equivarrebbe a buttar via Dante Alighieri, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, il Rinascimento, il Risorgimento, la libertà che ci siamo bene o male conquistati, la nostra Patria. Significherebbe regalargli l'Italia. E io l'Italia non gliela regalo...Perché che a invaderla siano i francesi di Napoleone o gli austriaci di Francesco Giuseppe o i tedeschi di Hitler o i compari di Usama Bin Laden, per me è lo stesso. Che per invaderla usino i cannoni o i gommoni, idem...".
Questo è tutto, penso che non ci sia altro da dire, questo cari cinici signori della politica d'ogni menzogna è ciò che pensa il comune cittadino, altro che sofismi indicando nel terrorismo il nemico! Il nemico sono gli islamici tutti, gli islamici che ci stanno invadendo con la scusa dell'immigrazione!
Oriana Fallaci, una delle più grandi scrittrici contemporanee, una donna di sinistra o meglio, che era di sinistra, ha dato voce a milioni d'Italiani che non ne possono più, ha detto cose che voi dovevate dire e non ne avete avuto il coraggio. Il suo grido di dolore è una invocazione per tutti noi a liberare la Patria dai luridi invasori!
Aggiungo solo un'ultima cosa, in spregio alla illiberale "Legge Mancino" che condanna dei reati d'opinione: tutti questi cabibbi che insozzano le nostre città non mi piacciono, mi danno repulsione fisica, non mi piacciono le loro facce, le loro labbra pendule, le loro facce arroganti, la loro maniera di parlare la nostra lingua, la loro incapacità di pronunciare la labiale sorda. Non sono solo il nemico, ne hanno anche l'aspetto esteriore alieno! Ragion per cui l'unico musulmano buono è quello morto, e se non vuole essere morto che se ne stia a casa sua per sempre! Tutti fuori dall'Italia e subito!

...STATI UNITI?

A riguardo di questa seconda alternativa non userò in toto le opinioni della Fallaci, infatti avendo essa molteplici sfaccettature, è forse quantomeno più indicata a introdurre le argomentazioni in merito una affermazione del padre gesuita Gianni Baget Bozzo: "...la lotta di Osama contro l'Occidente non è completamente assimilabile a quella dei suoi antenati, essi combattevano contro l'Occidente Cristiano. Esso non esiste più o perlomeno è stato annichilito dalla società creata sulle basi dei princìpi materialisti dell'Illuminismo seicentesco che ha sostituito l'uomo alla trascendenza spirituale del Dio."
Osama infatti non schianta gli aerei su San Pietro, ma sul centro nevralgico del capitalismo finanziario mondiale, dove risiedono le centrali o perlomeno le filiali principali delle più importanti banche d'affari.
Li schianta contro ciò che per lui rappresentano la metafora della Torre di Babele, contro l'ambizione blasfema di voler essere Dio attraverso il potere che dà il denaro.
Le stesse banche d'affari che sono dietro alla mondializzazione economica a stelle e strisce del mondo. Le stesse banche d'affari dalla cui intellighenzia scaturiscono le architetture intellettuali su come organizzare il futuro ordine mondiale. Grande Architetto è il banchiere ebreo ungherese George Soros che nei suoi scritti "La crisi del capitalismo globale. La società aperta in pericolo" (1998) e "La società aperta. Per una riforma del capitalismo globale" (2000), editi dalla Editrice Ponte alle Grazie, espone come gli Stati "strumenti arcaici" siano ormai incapaci di soddisfare il desiderio di stabilità che i mercati e tutto il movimento finanziario richiedono in quanto soggetti globali. La soluzione scaturisce dagli sviluppi dei concetti tecnocratici del pensatore illuminista conte di Saint-Simon che il Soros estremizza in una visione bancocratica dell'ordine mondiale.
Problematica non indifferente di questo ordine è l'approvvigionamento e la gestione dell'energia necessaria, energia in possesso di popolazioni la cui visione trascendente della vita pone in antitesi con la società occidentale scaturita dal pensiero materialista illuminista, dalla rivoluzione liberale e industriale inglese, dalla rivoluzione borghese americana e da quella massonico giacobina francese.
Solo la classe dirigente di queste popolazioni si associa al mondo materialista occidentale, in quanto esso è il cliente a cui vendere l'energia di cui ha bisogno, perciò sorgente esclusiva del proprio profitto. Osama e i suoi occulti e potenti sostenitori lo sanno perfettamente, la vera lotta è perciò per il controllo delle fonti energetiche, chi la vincerà influenzerà a suo favore il futuro ordine mondiale.
L'abilità della classe dirigente statunitense è sempre stata quella di delegittimare moralmente i governi degli Stati o le organizzazioni che si oppongono alla loro espansione economica, indicandoli come criminali nemici dell'umanità, il che è in molti casi vero, ma l'unica differenza fra questi e i poteri forti che influenzano il governo statunitense (banche d'affari ecc.), è la maggiore scaltrezza e intelligenza con cui questi ultimi portano a compimento i loro piani.
Nella mia precedente lettera avevo evidenziato come gli USA fossero espressi da una dicotomia di potere rappresentata politicamente dai partiti Repubblicano e Democratico che in realtà rappresentano gli interessi dei due più potenti gruppi etnici che compongono gli Stati Uniti: rispettivamente quello Wasp (white Anglo-Saxon protestant) e quello ebraico.
Quest'ultimo ha mal digerito la vittoria del repubblicano Bush Jr. alle ultime elezioni, la precedente amministrazione democratica era infatti formata quasi esclusivamente da ebrei, escluso il presidente Clinton che rappresentava poco più che un fantoccio esecutore di volontà superiori. Nel caso che la vittoria avesse arriso alla coppia Gore-Liebermann l'instaurazione della Grande Israele sul suolo americano si sarebbe realizzata e da lì le più grosse banche d'affari americane, quasi tutte in mano a capitali ebraici, avrebbero cercato di tirare la volata alla bancocrazia mondialista.
Questo lei Cavaliere lo dovrebbe capire, visto che è stato proprio l'amico Soros a dare il la finanziario per la caduta del suo precedente governo e che gli stessi poteri le hanno imposto, attraverso l'ebreo Kissinger, il caro Ruggero, vicepresidente della banca d'affari a maggioranza di capitale ebraico "Solomon Brothers Int.l", al dicastero degli esteri.
Il progetto della Grande Israele USA non è andato in porto e alla Casa Bianca è assiso il repubblicano Bush Jr., rappresentante degli interessi Wasp e appartenente al partito tradizionalmente più isolazionista e meno internazionalista rispetto a quello Democratico. Questo può apparire strano all'osservatore europeo, ma sono state le amministrazioni dei presidenti democratici, da Wilson a Roosvelt, da Kennedy & Johnson fino a Clinton, a sviluppare politiche aggressive ed egemoniche di espansionismo economico militare, nel quale trovavano veicolo gli interessi e i progetti delle potentissime logge massoniche ebraiche.
In queste politiche espansionistiche gli USA, intesi come espressione di tali centri di potere, non hanno mai esitato ad armare organizzazioni e partiti illegali per combattere i governi legittimi che intendevano abbattere in quanto si opponevano a tali mire espansionistiche. Osama è una loro creatura, nato per combattere i Russi in Afghanistan, in seguito i suoi uomini addestrati anche in USA e nel Regno Unito sono serviti per combattere come mercenari in Bosnia nelle milizie musulmane e recentemente in Kossovo nelle file dell'UCK. Ora il giocattolo è impazzito e vuole funzionare da solo, è una cosa che può succedere quando si creano dei mostri pensando che rimangano sempre al proprio servizio!

Ora che Osama sia una creatura della CIA e dell'intelligence britannico (MI6) è di pubblico dominio e confermato dagli stessi Servizi, nonché sia da tempo che agisce come scheggia impazzita al servizio di propri interessi o forse più realisticamente al servizio d'interessi di gruppi di potere sauditi e panmusulmani che intendono gestire in maniera differente le risorse di petrolio necessarie all'occidente.
L'ovvia domanda che scaturisce da questa riflessione è come sia possibile che la CIA e la rete informativa connessa non sapessero niente di che cosa Osama stesse progettando, mentre dopo neanche una settimana dall'immane tragedia di New York avessero, non solo individuato tutti gli autori della strage, ma perfino il bordello dove erano andati la notte prima e il tipo di dopobarba utilizzato la mattina stessa.
All'indomani Sharon già dichiarava Arafat complice della strage e occupava i territori dell'Amministrazione Palestinese, i rappresentanti democratici del Congresso si ergevano a falchi sostenitori di una rappresaglia immediata e terribile, sostenuti dall'ebreo George Tenet direttore della CIA e uno dei pochi amministratori del precedente governo democratico rimasto in carica grazie ad accordi bipartisan. Comportamento quantomeno sfacciato essendo egli il primo responsabile della mancanza di informazioni che ha portato a tale tragedia, la sua testa, a rigore di severa logica calvinista americana, sarebbe dovuta immediatamente cadere, invece si trova inspiegabilmente ancora al suo posto. Tutto ciò odora di un terrificante e immorale trappolone alla amministrazione repubblicana di Bush Jr..
Stupendo tutti, Bush il giovane ha dato prova di grande saggezza e moderazione, consigliato correttamente da Collin Powell, un altro uomo rivelatosi all'altezza della situazione, insieme hanno indicato come il nemico da combattere il terrorismo e non il mondo islamico in toto per non cadere nella trappola, non solo di Osama, ma anche di coloro che pur sapendo hanno taciuto pensando di trarre strumento per i propri fini da questa immane tragedia.
Il crollo delle Torri Gemelle è stato un carnaio dove hanno trovato la morte garzoni portoricani, vigili del fuoco e poliziotti di origini italiane e irlandesi, brookers finanziari di tutte le nazionalità, non erano però stranamente presenti in ufficio a quell'ora molti top manager ebrei delle più importanti banche d'affari, una fortuita coincidenza? La stessa che ha permesso alle stesse banche di effettuare prima dell'impatto alcune operazioni finanziarie che gli hanno impedito il tracollo?
Questa guerra, più come guerra vera e propria, potrebbe essere più correttamente indicata quale periodo permanente di crisi mondiale che determinerà i futuri equilibri e potrà comportare radicali e repentini cambiamenti di scenario. La mia domanda è: sarà l'Italia in grado di affrontare questa crisi mondiale? Saranno le sue FFAA all'altezza della situazione? Saranno in grado soprattutto di difendere non solo gli interessi, ma soprattutto la popolazione italiana.
L'escamotage politico di Bush Jr. di identificare il nemico nel terrorismo e non in un mondo antitetico è stato subito da voi (governanti e politici italiani) scimmiottato, ma come struzzi non vi volete rendete conto che gli USA non sono a rischio di invasione, non li hanno alle porte di casa come noi, non li hanno nelle loro città a fare da padroni e allora con chi dobbiamo stare noi con l'Islam o con gli USA?
La risposta è molto semplice e ce la suggerisce ancora Oriana Fallaci: "L'Italia, al contrario, è un paese molto vecchio. La sua storia dura da almeno tremila anni. La sua identità culturale è quindi molto precisa e bando alle chiacchiere: non prescinde da una religione che si chiama religione cristiana e da una chiesa che si chiama Chiesa Cattolica. La gente come me ha un bel dire: io-con-la-chiesa-cattolica-non-c'entro. C'entro, ahimè, c'entro. Che mi piaccia o no, c'entro. E come farei a non entrarci? Sono nata in un paesaggio di chiese, conventi, Cristi, Madonne, Santi. La prima musica che ho udito venendo al mondo è stata la musica delle campane. Le campane di Santa Maria del Fiore... E' in quella musica, in quel paesaggio, che sono cresciuta. E' attraverso quella musica e quel paesaggio che ho imparato cos'è l'architettura, cos'è la scultura, cos'è la pittura, cos'è l'arte. E' attraverso quella chiesa che ho incominciato a chiedermi cos'è il Bene, cos'è il Male, e perdio... Mi piacciono pure quei Cristi e quelle Madonne e quei Santi dipinti o scolpiti. Infatti ho la mania delle icone. Mi piacciono pure i monasteri e i conventi. Mi danno un senso di pace, a volte invidio chi ci sta. E poi ammettiamolo: le nostre cattedrali son più belle delle moschee e delle sinagoghe. Sì o no? Sono più belle anche delle chiese protestanti....E credo che la stragrande maggioranza degli italiani ti confesserebbe la medesima cosa. (A me la confessò Berlinguer)...Sto dicendoti che noi italiani non siamo nelle condizioni degli americani: mosaico di gruppi etnici e religiosi, guazzabuglio di mille culture, nel medesimo tempo aperti ad ogni invasione e capaci di respingerla. Sto dicendoti che, proprio perché è definita da molti secoli e precisa, la nostra identità culturale non può sopportare un'ondata migratoria composta da persone che in un modo o nell'altro vogliono cambiare il nostro sistema di vita. I nostri valori...Io sono italiana. Sbagliano gli sciocchi che mi credono ormai americana. Io la cittadinanza americana non l'ho mai chiesta. Anni fa un ambasciatore americano me la offrì sul Celebrity Status, e dopo averlo ringraziato gli risposi...Ma io la patria ce l'ho già, Sir. La mia Patria è l'Italia, e l'Italia è la mia mamma. Sir, io amo l'Italia. E mi sembrerebbe di rinnegare la mia mamma a prendere la cittadinanza americana. Gli risposi anche che la mia lingua è l'italiano, che in italiano scrivo, che in inglese mi traduco e basta. ...E poi gli risposi che quando ascolto l'Inno di Mameli mi commuovo...Non mi accorgo nemmeno che come inno è bruttino. Penso solo: è l'inno della mia Patria. Del resto il nodo alla gola mi vien pure a guardare la bandiera bianca rossa e verde che sventola...Io ho una bandiera bianca rossa e verde dell'Ottocento. Tutta piena di macchie, macchie di sangue, tutta rosa dai topi...La custodisco come un gioiello. Siamo morti per quel tricolore...Per quel tricolore il mio trisnonno materno Giobatta combatté a Curtatone e Montanara, rimase orrendamente sfregiato da un razzo austriaco. Per quel tricolore i miei zii paterni sopportarono ogni pena dentro le trincee del Carso... Naturalmente la mia patria, la mia Italia, non è l'Italia di oggi. L'Italia godereccia, furbetta, volgare degli italiani che pensano solo ad andare in pensione prima dei cinquant'anni e che si appassionano solo per le vacanze all'estero o le partite di calcio...E tantomeno è l'Italia delle cicale che dopo aver letto questi appunti mi odieranno per aver scritto la verità. Tra una spaghettata e l'altra mi malediranno, mi augureranno d' essere uccisa dai loro protetti cioè da Usama Bin Laden, No, no: la mia Italia è un'Italia ideale...Un'Italia seria, intelligente, dignitosa, coraggiosa, quindi meritevole di rispetto. E quest'Italia, un'Italia che c'è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca.Guai a chi me la ruba, guai a chi me la invade."
Con modestia mi permetterei di aggiungere che non è mia quell'Italia di mediocri generali che ha distrutto l'Esercito che era destinato a proteggerLa, con l'illusione di essere dei grandi strateghi al servizio del pacifismo e della sociologia comunista militante.
Perciò le parole della più grande scrittrice italiana contemporanea ci ammaestrano ed esortano ad essere solo per la nostra Patria, perciò mai più né Franza, ne Spagna, solo e soltanto Italia!

EPILOGO

Come anticipato all'inizio di questa lunga lettera, mentre scrivevo gli avvenimenti sopravanzavano il mio scritto, sempre comunque confermando il mio pensiero.
Solo nel caso della principale motivazione della presente sono stato con mia grande gioia smentito: le celebrazioni solenni del 59°anniversario della battaglia di El Alamein sono state effettuate. E' stato l'infame Decreto del comunista Cervoni ad essere abolito, non la nostra Festa. Tale smentita ha però avuto valenza di ossimoro nel confermare le mie analisi e valutazioni, il coraggio e il senso civico di molti fedeli e irriducibili paracadutisti, nonché onesti cittadini, ha agito da potente voce della coscienza, recepita e messa in atto da voi, nostri attuali governanti che non avete permesso l'attuazione di questa vergognosa infamia comunista. Per questo tutti noi vi ringraziamo di cuore.
Il presidente Merlino è passato subito all'incasso del merito di tale successo smentendo i suoi scritti e le sue precedenti parole riguardanti l'opportunità di combattere per la nostra Festa e le nostre Tradizioni. Lo comprendo per due motivi: primo, all'epoca di tali dichiarazioni, era ancora in carica il governo di sinistra che lo ha voluto in quella posizione e ancora non si sapeva come sarebbero andate le elezioni, secondo, è una storica prerogativa dei generali italiani essere sempre dalla parte di chi vince e prendere meriti grazie al sacrificio di altri.
Tutti potranno leggere il supporto politico che è stato dato dalla rivista "Folgore", nel numero di Marzo u.s. e primo della direzione Merlino, al sinistro Mattarella e al suo sottosegretario comunista Minniti, nonché lo spazio riservato alla replica al direttore di "Libero" Feltri del gen. Giorgio Ruggeri, una delle eminenze grigie che stanno dietro al tentativo di disgregazione della Folgore. Molto strana questa sua subliminale propaganda elettorale a favore delle forze politiche che hanno tentato di distruggerci e la sua aggressione persecutoria contro dirigenti e soci dell'ANPd'I che si sono presentati alle elezioni nelle file di AN o Forza Italia. Persecuzione giustificata naturalmente con l'ipocrisia che l'associazione è apolitica, naturalmente solo a senso unico e quando fa comodo.
Potrà pure indispettirsi per queste parole, la verità, si sa, può far male. Potrà farmi ricredere solo proseguendo nella lotta per l'acquisizione del nostro Logos in continuità con il nostro Mithos.
Non desidero sconvolgerlo con visioni strategiche globali, solo una piccola sfida su tre obbiettivi tattici di breve raggio. Primo: istituzione del volontario a ferma annuale per i reparti paracadutisti, al fine di costituire perlomeno un reggimento integrabile con richiamati; secondo: ricostituzione della Banda delle Aviotruppe, quantomeno per non essere più tormentati dalla mollezza sonora della Banda dell'Esercito; terzo: istituzione di un vero e proprio Museo delle Aviotruppe dotato di idonei locali e finanziamenti istituzionali, di idonea legislazione per incamerare contributi ufficiali di sponsor e sostenitori ed infine piantarla con quella farsa italiota e ingenuamente propagandistica della "Sala dei Ricordi", utile schermo di incapacità e di mancanza di volontà.
Sono ansioso di sapere se, nella sua opinione, anche queste tre battaglie sono perse in partenza, come lo era sette mesi fa quella per il ripristino della Festa di El Alamein, oppure se siano degne di essere combattute e vinte. Non si dimentichi infine della "Mozione Milano" e che il prossimo anno sarà il 60° anniversario della Battaglia.
Per il resto un ormai ovvio deja vù, l'Italia trattata come la cenerentola dell'alleanza, il compito delle nostre FFAA, se mai ci sarà, sarà quello di fare clisteri ai bambini afghani, oppure di andare a coccolare i guerriglieri dell'UCK, la serpe musulmana che i nostri finti alleati americani stanno nutrendo in seno all'Europa. Metà Italia tifa talebano e l'altra metà si avvolge in bandiere a stelle e strisce, ma nessuno che espone nel suo giardino o sul proprio terrazzo la bandiera italiana. Lei, presidente Berlusconi, tradito dall'inaffidabile Ruggero, di cui l'opposizione tesse le lodi; il pretino Casini (unico dello schieramento del Centro-Destra a cui non è indirizzata la presente) che ordisce ribaltoni in salsa democristiana. Gli Inglesi, degni eredi del duca di Malborough e del duca di Wellington, di Lord Nelson e del Generale Wingate e di De La Billiere, corrono da soli la loro gara, facendo vedere che i loro attributi sono più solidi delle chiacchere europee e dei gadget bellici ipertecnologici degli americani, del resto "Rule Britannia Overseas". I generali italiani invece, quali degni eredi di Bava Beccaris, Cadorna, Badoglio, Domenico Tria e Cervoni, fanno la loro guerra nel salotto televisivo di "Porta a porta", si ricordi Cavaliere che cosa disse saggiamente il Re Vittorio Emanuele III con il suo accento tipicamente piemontese: "Ma perché questo Mussolini vuol fare la guerra? Non le ha viste le facce dei nostri generali? Ad essere indulgenti sono quelle di curati di campagna!". Perciò Bruno Vespa, tra le note della colonna sonora di "Via col vento", ci erudisce che se la guerra sarà vinta dovremo ringraziare le soldatesse dell'Esercito Italiano, annuiscono compiaciuti i generali sociologi in sala. Particolare merito andrà alle feroci paracadutiste che apprendiamo, con estasiata meraviglia, capaci di marciare con uno zaino di 16 chili e di sparare come Calamity Jane! Con sommo sprezzo del ridicolo, gli azzimati generali in sala sorvolano elegantemente sul fatto che, su 13 aspiranti paracadutiste, solo tre si sono brevettate dopo due corsi palestra. Delle altre una è già in maternità e le restanti sono già, senza successo, al quinto corso palestra, con ripetizioni extra-orario di un personal trainer modello Taricone, però di lanci ancora non se ne parla, tutto naturalmente a spese del contribuente. Certo se gli americani non si fidano di noi c'è da comprenderli! Loro sanno bene come ci hanno voluto ridurre! Il generale Domenico Rossi, altro fenomeno del club sociologico-marxista-massonico dell'Esercito, ci assicura che per essere completamente inefficienti dovremo portare perlomeno al 10% del totale delle FFAA il numero di tali parassiti alla Deborah Corbi. Martino invece, conscio di non sapere che differenza c'è tra un mortaio e un cannone, ci assicura altresì che in situazioni di crisi è meglio avere un capo di gabinetto generalessa piuttosto che un generale, soprattutto durante quelle coniugali. Il povero Paglia (MOVM), invitato nel salotto mediatico più chic d'Italia, è costretto a non pronunciare una sola volta, durante l'intera trasmissione, il nome tabù della Folgore.
I musulmani fanno strage di cristiani in tutto il mondo e le nostre maestre tolgono i crocefissi dalle classi per non urtare la sensibilità dei figli di questi scarafaggi, i mullah di Torino e Milano invocano la guerra santa, mentre i sindaci comunisti donano aree demaniali per far costruire le loro moschee, alias centri reclutamento e raccolta fondi per la Jihad. E così ancora potrei continuare all'infinito. Le agenzie stampa informano che Osama si incontrava a Luglio a Parigi con il locale responsabile della Cia e successivamente ad Agosto con quello residente in Afghanistan. Confermata la presenza degli uomini di Osama addestrati dalla Cia nelle file dell'Uck, mentre Milosevjic subisce un processo farsa per aver difeso la sua terra e il suo popolo dal terrorismo musulmano albanese. Bush Jr. dichiara che riconoscerà uno stato palestinese e Sharon se ne frega degli stop di Powell. Mentre Bush Jr. cerca di buttare acqua sul fuoco cercando di colpire solo il paravento Osama e i suoi Talebani, importanti esponenti democratici (e non repubblicani come cita erroneamente "Il Secolo d'Italia") si riuniscono in simposio a Washington insieme al vice primo ministro israeliano Nathan Sharansky, per indicare come prossimo obbiettivo degli USA l'Iraq di Saddam Hussein e i centri di potere sauditi che sono dietro ad Osama. La situazione è sicuramente pesante, ma sta diventando sempre più chiaro chi ne vorrà trarre il maggiore beneficio e mentre la Destra italiana si vuole fasciare della bandiera USA, il contadino del midwest e il viticultore californiano non sono del tutto d'accordo con i loro concittadini brooker o gioiellieri ebrei a New York, su quali devono essere gli obbiettivi di questa guerra che rischia di tramutarsi in ben di più della terza guerra mondiale. Per affrontare questa probabile apocalisse prossimo ventura, noi italiani confidiamo ciecamente in questa attuale classe dirigente delle nostre FFAA che ha già dato ampia dimostrazione della sua perizia nello sconfiggere la nefasta piaga della disciplina di anzianità (nonnismo), nel distruggere la residua capacità bellica e morale delle FFAA, ma soprattutto nell'annichilire la Folgore.
Ultima osservazione la rivolgo a lei presidente Fini, richiamando la sua attenzione sulla questione di una sua visita allo stato d'Israele. Lei, in qualità di Vice Primo Ministro, ha tutto il diritto di visitare tutti i paesi con cui l'Italia intrattiene regolari rapporti diplomatici, senza doversi sentire in debito di alcun sdoganamento o riabilitazione da parte di nessuno. La invito a riflettere adeguatamente sull'arrogante articolo di Amotz Asa-El, apparso giorni fa sul "Jerusalem Post" e inappropriatamente considerato a suo favore. La metafora di quell'articolo la paragona a un questuante invocante il perdono di coloro a cui il proprio predecessore ha fatto del male. Il suo predecessore sarebbe Benito Mussolini che Asa-El cosi descrive: "Un codardo senza spina dorsale che si è alleato con Hitler, che ha scimmiottato leggi della razza eletta e alla fine ha visto la deportazione degli ebrei italiani nei campi di concentramento, gli epigoni (Lei) del duce stiano cercando l'assoluzione in maniera così impassibile." In poche parole gli dà della impresentabile faccia di bronzo, se questo secondo lei è un articolo a suo favore, sicuramente la mia opinione sul masochismo differisce dalla sua. La dignità del suo ruolo richiederebbe quanto meno delle scuse dal "Jerusalem Post", altrimenti l'unico posto dove non fare una visita di Stato sarebbe sicuramente Israele. Ma lei non le chiederà e farà salti mortali quando la inviteranno, così l'arroganza dell'unico popolo che si considera veramente "razza eletta" (altro che tedeschi!) sarà ancora premiata.
Molte possono essere le critiche da muovere al più grande statista italiano del XX° Secolo (Mussolini), ma quella di essere un codardo mi sembra proprio una offesa gratuita. Mussolini potrà essere forse nell'opinione del sig. Asa-El un codardo, ma nell'opinione di molti, fra cui numerosi suoi concittadini, Ben Gurion era un nano pederasta, Golda Meier una lesbicona che si faceva tutte le soldatesse che gli capitavano a tiro e Menahem Begin il terrorista sanguinario che fece saltare in aria il King David Hotel, uccidendo centinaia di persone perlopiù innocenti ed infine Sharon, il mandante e responsabile delle stragi di Sabra e Chatila. Come si può vedere, nessuno è perfetto e chi è senza peccato scagli la prima pietra! Infine, presidente Fini, non so se nella sua gioventù, quando ancora non si vergognava di definirsi fascista, abbia mai letto "I Protocolli dei Savi Anziani di Sion" ( http://geocities.com/nucleoczcodreanu/iprotocolli.htm ), se non l'ha mai fatto se li legga ed oltre a prendere appunti su cosa vi è scritto a riguardo della manipolazione dei politici dei gentili (tutti noi, secondo gli ebrei), legga bene tutto il testo e lo confronti con la situazione attuale, altro che Nostradamus! Tenga comunque conto, Presidente, da chi è formato il suo elettorato; il patto elettorale che noi abbiamo stipulato non è un patto di sangue, ma un civile contratto politico, non so a quanti dei suoi elettori, anche a quelli non fascisti nel senso stretto del termine, possano piacere le opinioni del Asa-El su Mussolini e le umiliazioni intellettuali che le infligge, al fine di sdoganare una sua visita in Israele a fronte di una sua ingiusta espiazione. Lei può accettare anche queste offese e questa ingiusta espiazione, attenzione però al rischio, alle prossime elezioni, di doversi presentare nelle liste del Likud della circoscrizione di Tel Aviv!
Tornando strettamente all'oggetto della presente, ritengo di aver in tutta onestà esaurito definitivamente il mio compito intellettuale. La Storia ha agevolato la fine del mio lavoro, magnificando tutti gli intenzionali danneggiamenti perpetrati ai danni delle FFAA in generale e della Folgore in particolare da parte di una intellighenzia composta da intellettuali, politici e militari comunisti o assimilabili. Ha evidenziato l'incongruenza di una Nazione laboriosa ed efficiente nel privato, ma indecorosamente inefficiente nel pubblico ed in particolare in quello relativo alla Difesa, considerata non solo una Cenerentola, ma soprattutto una greppia ad uso esclusivo della casta che ne usufruisce. Ha sottolineato il ridicolo di una delle 8 maggiori potenze della Terra che non ha delle FFAA credibili, che non ha, a causa di ciò, la fiducia di nessuna delle nazioni alleate. La Storia non perdona e mette gli inadeguati di fronte alla realtà.
Se nelle FFAA e nelle forze politiche che le gestiscono regnasse un' efficienza e dinamicità pari soltanto al 50% di quella che esiste nel privato della società civile italiana, avremmo una difesa territoriale più efficiente di quella svizzera, una forza di spedizione d'oltremare più agguerrita di quella inglese ed infine una Divisione paracadutisti Folgore totalmente autonoma, paracadutabile e aereomobile. Questo chiedo a voi Capi della coalizione dell'attuale Governo di centro-destra (escluso Casini), forse non lo meritiamo?
Ritenendo che gli avvenimenti futuri non potranno altro che confermare ciò che è stato fin qui trattato, termino con la presente la triologia delle mie lettere aperte. Non pretendo che sia paragonata a quella manniana, ma sicuramente ha cercato, con la forza dell'intelletto e il coraggio dell'anima, di analizzare e dare ordine e voce a ciò che molti, io compreso, non sapevano dare spiegazione e ragione.
Coloro che hanno trovato corrette e veritiere, non dico tutte, ma perlomeno alcune delle mie analisi, le diffondano per il bene comune. Esorto infine tutti i paracadutisti in servizio e soprattutto in congedo, di fare milizia del proprio essere, difendendolo attraverso la Politica, che è l'unico strumento idoneo in un consenso civile per difendere ciò che siamo e sconfiggere chi vuole distruggerci. Quelli in servizio non abbiano timore a denunciare pubblicamente i loro superiori che per carrierismo o convinzione politica comunista ci hanno portato allo sfacelo morale e materiale, affinché venga fatto loro ciò che loro hanno fatto a noi.
Il paracadutista chiude perciò qui il suo ciclo, sicuro di aver fatto fino in fondo il dovere che gli imponeva la sua coscienza, un dovere non soggetto ad alcuna carriera o stipendio mensile, un dovere che ha tolto molte ore di sonno, per non rinunciare a quelle del lavoro che gli procura da vivere, un dovere della stessa natura volontaria, non prezzolata, che in gioventù lo portò ad arruolarsi nei paracadutisti. Nessuno avrà diritto di reclamare la paternità dei suoi scritti, tutti potranno farli propri, pubblicarli o diffonderli con ogni mezzo. Altri potranno prendere il suo posto, chi millantasse credito per scrivere opinioni contrarie alle mie, sarebbe facilmente smascherato dal lettore. Ringrazio i destinatari delle mie tre lettere aperte: il Generale Celentano, i miei camerati in servizio e in congedo ed i capi della coalizione di centro-destra dell'attuale Governo, di essersi fatti strumento per l'esposizione delle mie tesi e chiedo scusa nel caso che qualcuno non l'abbia gradito.
Con la speranza che l'attuale surrogato in salsa catto-comunista ritorni ad essere la Brigata Paracadutisti Folgore degna erede, fino a alla missione in Somalia, della Divisione Paracadutisti Folgore, mi congedo definitivamente dai gentili lettori e dai miei camerati con le ultime strofe, molto significative, di una nostra bella canzone.

In aspri cimenti
Le forze noi tempriam
Fra i rischi mortali
la nostra via seguiam

In faccia al mondo vile
Splende la sfida del valor
Avanti o paraca
Avanti avanti ancor!

Folgore!!!

Un paracadutista


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