OGGETTO: LETTERA
APERTA DI UN PARACADUTISTA (IN CONGEDO)
AI CAPI DELLA COALIZIONE DI
CENTRO-DESTRA DELL'ATTUALE GOVERNO
Egregi Presidenti
Il presente scritto si allaccia in continuità
alle due mie precedenti lettere aperte indirizzate rispettivamente
all'allora Comandante la Brigata "Folgore" Gen. Celentano (1999
A.D.), e ai miei camerati paracadutisti in servizio e in congedo (2000 A.D.).
Tali lettere, come la presente, nascevano da un moto intellettuale teso
alla comprensione e all'opposizione di uno smembramento fisico e morale,
non solo dell'unità cui sono legato affettivamente, la
"Folgore", ma più in generale di tutte le nostre Forze Armate.
In tali scritti il tentativo di comprensione di questa problematica si
allargava inevitabilmente ad argomenti più vasti di ordine politico,
affinché l'azione di opposizione s'inquadrasse in un contesto ben
preciso.
Avevo iniziato a scrivere la presente dopo la folgorante vittoria della
coalizione di centro-destra sulle barbarie anti-italiane dei passati
governi catto-comunisti, l'intenzione principale era quella di mettere
alla berlina il complotto ai danni della "Folgore" e
dell'idealità che da essa scaturiscono, questo ne rimarrà il filo
conduttore, però inevitabilmente influenzato dagli ultimi sconvolgenti
avvenimenti internazionali che non hanno fatto altro che confermare
materialmente le opinioni enunciate nelle mie precedenti lettere. La
lettera aperta originale, quasi al suo termine, è stata completamente
rivista e rivisitata alla luce di questi ultimi avvenimenti che, al
momento del mio scrivere, non so dove ci porteranno. Probabilmente quando
riceverete la presente, gli avvenimenti avranno superato ancora qualsiasi
previsione e fantasia.
Al pari delle precedenti, tengo a precisare che il moto che mi spinge a
mettere per scritto le mie riflessioni su quest'argomento, è di puro
senso di responsabilità civile. Con questo spirito desidero interessarmi,
quale cittadino contribuente, ad argomenti che mi coinvolgono non solo
emotivamente, ma soprattutto in quanto interessano la mia sicurezza,
quella dei miei cari e delle cose cui tengo. A tale sicurezza io ho
contribuito durante lo svolgimento del mio servizio militare e
contribuisco ogni anno con le mie tasse di onesto cittadino, ritengo perciò
un mio diritto inalienabile analizzare, valutare e criticare cosa viene
fatto per la Difesa, come sono spesi i miei soldi e come vengono difesi i
valori che sono stato educato a rispettare.
Al pari delle precedenti lettere, anche la presente è scritta per la
ricorrenza della Battaglia di El Alamein. Quest'epico avvenimento
rappresenta l'epifania dell'essenza del paracadutismo militare italiano, i
nostri irriducibili nemici comunisti, perfettamente consci di ciò, hanno
fatto tutto il possibile per obliarne la memoria. Infatti, con una
circolare del passato capo di SME, il comunista Cervoni, i festeggiamenti
solenni di tale ricorrenza sono stati aboliti, cercando così anche di
troncare il legame di fratellanza tra i paracadutisti in armi e i loro
camerati in congedo. E' in prossimità della ricorrenza del
cinquantanovesimo anniversario, primo della storia a non essere degnamente
e solennemente celebrato, che con tristezza mi accingo a scrivere la
presente che potrebbe essere a buon merito sottotitolata: "A
riguardo delle mancate celebrazioni del 59° anniversario della Battaglia
di El Alamein e dintorni"
Il carattere irriducibile di paracadutista
m'impedisce qualsiasi tipo di rassegnazione; l'unica reazione accettabile
per combattere i soprusi perpetrati ai danni della "Folgore" è
una lotta intellettuale tesa a smascherare l'aggressione, gli aggressori,
ma soprattutto l'assurdità delle loro pretestuose argomentazioni.
Per quasi tre anni ho divorato tutto il leggibile in materia e in
argomenti correlati. Come ho espresso in altre occasioni, non sono un
professionista del settore militare, ma ritengo che la mia formazione
intellettuale mi abbia permesso di eseguire le adeguate ricerche e analisi
che hanno portato a ragionevoli risultati nell'individuazione di oggettive
verità in materia. Con la presente perciò concludo la trilogia del "paracadutista",
ritenendo di aver raggiunto una conoscenza ottimale del problema e per
mezzo di essa esercitare l'azione di denuncia pubblica affinché voi,
quali capi dell'attuale governo di centro-destra, possiate mettere in atto
gli opportuni provvedimenti per correggere la situazione ed evitare che
mai più in futuro le forze del male comunista riescano a giungere così
vicino ad annichilire la Folgore, orgoglio e virtù del Popolo Italiano.
I
PARACADUTISTI ITALIANI
Non ingannatevi, non voglio parlare delle glorie
storiche dei paracadutisti, il titolo di quest'argomento è in merito
all'omonimo titolo del libro del prof. Marco Di Giovanni (Via *** Livorno,
tel. ***). Il nostro autore, storico marxista di non grandi speranze, si
è preso la briga di effettuare una ben precisa analisi
antropologico-culturale (di chiara matrice marxista) su di noi e sulla
nostra storia. Per inquadrare meglio l'autore del libro che dovrebbe
trattare dei paracadutisti italiani, vediamone alcune note biografiche:
oltre a sbarcare il lunario con vari incarichi precari nel sottobosco
comunista dell'università di Pisa (Dipartimento di Storia Contemporanea),
il nostro ricopre la carica di direttore presso il "Centro di
Documentazione sull'Antifascismo e la Resistenza" presso Villa Maria
(Via *** Livorno, tel. ***), per finanziare il libro sono stati
individuati, in varie forme, contributi dei Comuni di Pisa e Livorno (DS),
dei DS toscani della corrente d'alemiana, dell'Istituto Storico della
Resistenza e d'ambienti universitari vicini ai DS. Infine, massimo
dell'assurdo kafkiano, onde permettere al nostro estimatore di conoscerci
e analizzarci perfettamente con metodo marxista, dallo SME vi furono
pressioni sulla Brigata affinché gli fossero aperte le porte del nostro
museo, fornendogli piena disposizione dell'allora curatore Carmelo
Napolitano, inoltre fu messo in grado di contattare e intervistare più
veterani possibili. Prima di passare ad un breve commento del libro
inquadriamo ulteriormente il contesto nel quale l'autore si colloca. La
prefazione del libro è scritta ovviamente dal suo mentore, il prof.
Giorgio Rochat, decano degli storici marxisti che hanno costruito
l'impianto della vulgata resistenziale nonché, tra gli altri innumerevoli
incarichi, docente di "Storia delle Istituzioni Militari" presso
la Scuola d'Applicazione d'Arma di Torino (sic!). Pensate voi con che
testa possono uscire i giovani ufficiali in SPE con docenti di tal fatta!
Elemento più importante, per la comprensione del quadro, è che il prof.
Rochat ha scritto il libro "Gli arditi della Grande Guerra,
origini, battaglie e miti". L'architrave portante di tale testo
sono le motivazioni che portarono, alla fine del primo conflitto mondiale,
allo scioglimento di un corpo il cui spirito volontario e patriottico lo
rendevano poco gestibile da parte dell'autorità monarchica: brutalità
nel combattimento, torture e sevizie ai nemici, saccheggi,
insubordinazione alla polizia militare (carabinieri), forme goliardiche
violente nei confronti delle reclute. Insomma un castello d'infamità a
ricompensa del sangue versato per la Patria che inevitabilmente ci ricorda
qualcosa di recente accaduto anche a noi!
Non casualmente anche il nostro amico Di Giovanni
sottolinea la continuità tra arditi e paracadutisti, ponendo l'accento
tra questo parallelismo comportamentale, chissà poi perché? Forse per
suggerire, a carico dei paracadutisti, il riutilizzo delle stesse
strumentali motivazioni che portarono allo scioglimento del corpo degli
arditi? O forse sono io troppo malizioso? Infine per completare il quadro,
il Di Giovanni non ha svolto il servizio militare nella Folgore, né mi
risulta che abbia svolto il servizio in altre unità. La domanda perciò
è: qual è l'interesse che ha mosso il Di Giovanni ad effettuare una
ricerca ed un'analisi antropologica e culturale su di noi e a scrivere
tale libro con un titolo alquanto mimetico rispetto al vero contenuto del
testo? Per chi non lo avesse ancora intuito, effettuerò una breve analisi
e commento del libro: "I Paracadutisti Italiani" di Marco
Di Giovanni, Editrice Goriziana (1991), il testo può essere consultato
presso la biblioteca del Dipartimento di Storia dell'Università di Pisa,
naturalmente presso la biblioteca di Villa Maria e purtroppo anche presso
la biblioteca della Brigata Paracadutisti o infine acquistabile, per chi
lo desideri, presso l'editore: corte S.Ilario, Gorizia.
L'inconsistenza
tra il titolo e il contenuto si può avvertire già in apertura del libro.
Prima della prefazione vi è, infatti, il disegno allegato alla presente,
raffigurante un paracadutista e nel quale si comprende una subliminale
demonizzazione dello stesso che viene disegnato con dei tratti criminali
lombrosiani, da essere subumano, quasi alieno. Ciò rappresenta l'immagine
metafisica che l'autore ed i suoi degni compagni hanno di noi.
Il prof. Rochat già nella prefazione fa capire il filo conduttore del
testo: "Il ruolo riconosciuto a poche decine di migliaia di arditi
nel primo e paracadutisti nel secondo conflitto mondiale è certamente
maggiore di quanto sarebbe giusto...", e ancora "...i
paracadutisti che fecero fino in fondo il loro dovere... non sono
responsabili della propaganda della Folgore" qui il nostro esimio
prof., da buon marxista, scinde le responsabilità di un istituto
"negativo", la "Folgore", da quelle del
"povero" soldato italiano che compie, suo malgrado, il proprio
dovere. Classica architettura mistificatoria comunista che muta la realtà
secondo i suoi deformati schemi ideologici. Ed infine "Un prezzo
che i paracadutisti scontarono anche con le strumentalizzazioni della
propaganda fascista e con gli inganni del 1943-1945: il rispetto dovuto a
chi pagava di persona ...non deve far dimenticare che i soldati di Salò
combattevano agli ordini di un padrone... contro la maggioranza del
paese" Infatti l'Esercito della RSI era composto da 800.000
uomini e il badogliano Corpo Italiano di Liberazione da ben 25.000 ed è
risaputo che quest'ultimo non aveva padrone, infatti indossava divise
color kaki ed elmetti a scodella!
Attraverso brevi brani estratti dal testo cercherò
di mettere in risalto la capacità dell'autore di identificare le nostre
caratteristiche antropologiche, i miti fondanti, i fattori della nostra
coesione interna, nonché la sua abilità di offrirne, attraverso un
sottile gioco intellettuale di deja vù, una chiave di lettura negativa ed
una serie di suggerimenti sui nostri punti di forza e di come potrebbero
essere neutralizzati conoscendone la genesi.
L'autore parte in quarta fin dalle prime battute, identificando il nostro
peccato originale: "...all'interno della chiusa vita di corpo si
sarebbe comunque consolidata una fra le rarissime forme di identità
positiva generatesi all'interno della guerra fascista...", "Una
identità gelosamente difesa lungo l'intero arco della crisi bellica e
destinata a trasmettersi nel dopoguerra soprattutto attraverso la fama che
circondò la partecipazione della divisione Folgore alla guerra nel
deserto. Uno dei rari e perciò significativi miti della guerra fascista
sopravvissuti alla sconfitta...", "...la parabola di
questi reparti rivela dunque dinamiche pregnanti all'interno dell'Italia
in guerra e sedimenta una memoria e un mito dalle implicazioni più
generali...", dalle sue parole si capisce la problematica di una
identità e di un mito, entrambi assimilabili al fascismo, che sono
sopravvissuti alla sconfitta.
La mossa successiva è quella di porre in antitesi professionismo militare
con volontarismo ideologico, argomento non a caso tornato di recente alla
ribalta! "...i più alti vertici militari, sembravano aggiungere,
alla tradizionale diffidenza nei confronti di volontari, un accentuato
timore verso gli eccessi di entusiasmo, indisciplinato e implicitamente
critico nei confronti delle tradizioni dell'esercito...", "Su
questa base, e per quanto ne sappiamo, si rinverdii quella avversione nei
confronti dei volontari che apparteneva alla tradizione dell'Esercito
unitario sin dalle sue origini.", "Il ricordo dell'allora
maggiore Verando indica così l'insorgere di un contrasto fra la
tradizione più professionale dell'esercito ed una frenesia di intervenire
nel cuore degli eventi in corso insofferente dei freni tradizionali".
Il meglio viene comunque offerto nell'analisi delle componenti della
nostra identità: "La comune matrice volontaria e la novità
stessa della specialità erano le componenti di un neofitismo complessivo
veramente singolare nel panorama dell'esercito italiano. Un atteggiamento
che tendeva ad accomunare ufficiali, quadri inferiori e truppa in un
percorso addestrativo unificante e segnato da tappe significative di
crescita collettiva.", "Col simulacro del volo e il
relativo 'gioco di fiducia' il rito di ammissione rompeva le barriere fra
quegli uomini, sottolineando la loro affinità attorno ad un gesto dalla
forte pregnanza simbolica.", "...ma quello che conta
rilevare è che la comunanza dell'esperienza di addestramento, attraverso
una successione di prove e gradi di difficoltà, accentuavano la
percezione di una crescita collettiva sulla base di un atteggiamento
affine nei confronti della guerra...La componente strettamente fisica
della percezione della propria superiorità fisica era anzitutto un tratto
essenziale nell'identità del corpo, divenendo la prima forma di
consapevolezza a partire dalla selezione a monte...", "Prima
che il lancio dall'aereo sancisse l'acquisizione ormai avvenuta di
un'identità, erano le prove attitudinali svolte presso la Scuola a
convalidare una comunanza profonda all'interno dei reparti, segnando il
passaggio dall'aspirante alla veste di vero e proprio allievo
paracadutista...", l'autore non tralascia nemmeno l'aspetto
musicale: "I nuovi arrivati, anche attraverso l'assimilazione di
canzoni nuove ed esclusive apprese ed eseguite collettivamente nel corso
del primo addestramento, recepivano un'immagine del proprio ruolo forte ed
assai caratterizzata, i cui riferimenti si possono rendere espliciti
proprio attraverso i canti", "Nel frattempo erano gli
stessi uomini dei reparti a produrre ed introdurre canzoni che più o meno
consapevolmente, tendevano a definire un'identità più esclusiva...",
"...si evidenzia attraverso questo canale uno spirito di corpo che
tendeva, con il pieno consenso dei comandi, a rivendicare la propria
superiorità sul nemico e sugli altri combattenti italiani."
"Alla base di questa crescita si poneva
uno stile di comando ai minori livelli vigile e presente ma non chiuso in
una prospettiva formalistica, capace anche di stimolare capacità ed
assunzioni di responsabilità da parte di graduati e truppa",
"Sciolti dal formalismo più umiliante i rapporti disciplinari, la
conduzione dei reparti poteva poggiare su una ordinata articolazione delle
responsabilità che consentiva lo sviluppo di atteggiamenti tattici
aggressivi e spregiudicati connessi ad una solida disciplina.".
E' l'analisi del mito della Folgore e della Battaglia che ne sancisce
l'epifania che ci permette di comprendere appieno il perché
dell'accanimento contro di esso dei generali rossi del regime dell'Ulivo.
L'autore identifica come causa principale della nascita del mito, la
letteratura che scaturisce immediatamente dopo l'epica battaglia: "Una
letteratura spesso retorica, non di rado apertamente nostalgica, in taluni
casi totalmente inattendibile o accettabile essenzialmente per lo studio
dei miti che la divisione coagulò..." Da buon intellettuale egli
capisce che allorquando un fatto diventa letteratura esso passa nella
memoria storica e di conseguenza diventa indistruttibile finché rimane in
essa. Forse tutto sommato i paracadutisti non somigliano tutti
all'umanoide del disegno del suo libro! Perciò non gli resta che cercare
con noncuranza di minimizzare l'evento: "Il breve ciclo bellico
della Folgore, compiutosi sostanzialmente con durissimi combattimenti
d'arresto nella battaglia di El Alamein e con la cattura di gran parte
degli uomini della divisione, impegnata in un ripiegamento senza speranza
nel deserto, avrebbe così potuto dare vita ad un mito precoce, alimentato
dall'interno stesso della guerra...", "Con questo
significato, l'immagine della Folgore sopravvisse alla sconfitta, venendo
valorizzata nel dopoguerra come simbolo di valore puro e
rispettato...", a riguardo del 285° Battaglione
"Folgore": "Il battaglione comunque, con la sua semplice
esistenza e con la diretta partecipazione a tutta l'ultima cruenta fase
della guerra d'Africa contribuì ad alimentare il mito che attorno alla
Folgore si veniva consolidando proprio in quella fase bellica",
in riferimento alla "Nembo": "La tradizione che dalla
Folgore avrebbe anzi tratto origine fu fondata su un'esaltazione
incondizionata delle imprese dei paracadutisti impiegati come fanti in
Africa...", "L'eredità della Folgore che molti
sembravano recepire era quella stilizzata della propaganda".
Concludiamo qui le citazioni dal testo che per il resto si snoda su
argomenti stereotipati della storiografia resistenziale che pongono
l'accento sul nichilismo dei combattenti della RSI a confronto delle
motivazioni solari dei badogliani (sic!), l'autore perde la sua
compostezza solo di fronte alle storie di Sala e Rizzati che sottilmente
taccia quali criminali nazi-fascisti.
Questo aspetto del libro è per noi di marginale interesse, importante
invece è notare come l'analisi del nostro Di Giovanni si presenti come un
perfetto copione messo in atto dai compagni generali Cervoni e Ardito.
Ovviamente un'analisi in senso stretto è neutra e non ha obbiettivi
prefissati, perciò è l'utilizzatore che ne determina il fine. Questa
effettuata dal Di Giovanni è di chiara matrice marxista, perciò ha un
fine già dichiarato fin dalla prefazione del prof. Rochat: minimizzare
l'opera dei paracadutisti e capire il perché di un mito che resiste
tutt'oggi. Essa estrapola delle deduzioni oggettivamente veritiere, il
punto è poi come queste vengono applicate. Se ad esempio viene constatato
che, a differenza del resto dell'esercito, esisteva una forte
identificazione tra truppa e ufficiali, tra allievi e anziani ottenuta con
riti e addestramenti iniziatori per tutti, ovviamente questa constatazione
può avere una valenza dicotomica: chi desidera distruggere ciò, la
utilizza per disarticolare la coesione identificata, chi invece trova
giusto e necessario ciò che è stato constatato, fa il possibile per
perpetuarlo.
Al pari di questo esempio possono avere doppia lettura tutte le analisi e
constatazioni dell'autore, il dubbio che sorge è: come ha agito lo SME
governato dalla sinistra in questi ultimi anni per tentare di distruggere
il nostro "particulare"? Ogni loro azione sembra estrapolata da
una lettura delle analisi di questo libro.
MITHOS E LOGOS
A dispetto di una obbiettività dovuta, si rileva
altresì' una ben precisa conflittualità dell'autore con l'essenza di noi
paracadutisti, essa si intuisce da certe chiare prese di posizione:
esemplificativo è il suo accanimento contro il mito (precoce è un
aggettivo assai chiarificatore) della Folgore e della sua Battaglia e
soprattutto nella messa in letteratura di tutto ciò.
Quello che traspare chiaramente è il tentativo aprioristico di far
passare come negativo il concetto di mito: il "mithos" non è
nient'altro che la prima forma di narrazione umana, forse con tratti
fantastici ed eroici, ma pur sempre rappresentazione narrativa della realtà,
attraverso di esso l'uomo ha trasmesso e trasmette ai suoi piccoli storie
ed esperienze di vita, creandone il fondamento di maturazioni successive e
di evoluzioni future. La nonna quando insegna ai bambini a non fidarsi di
tutti con la favola di cappuccetto rosso usa il mito, così come il nonno,
intorno al fuoco, cerca di far capire la durezza della vita ai suoi nipoti
con le sue storie di gioventù, usando proprio l'affabulazione del mito.
Il mito perciò è una cosa estremamente positiva nella identificazione di
un gruppo, nella costruttiva evoluzione delle esperienze comuni, in
continuità con la tradizione. Ogni città greca aveva un mito fondante ed
un eroe fondatore, noi possiamo dirci fortunati ad averne ben due: la
"Folgore" e la battaglia di El Alamein, nonché una moltitudine
di eroi fondatori.
Altro problema è il passaggio dal "mithos" al
"logos": esso rappresenta il passaggio dal momento eroico e
fantastico della narrazione alla fase cognitiva della ragione, è un
momento critico dell'evoluzione di ogni creazione umana, è il momento in
cui si prende ragionata coscienza di se stessi, è il momento che
nell'uomo giunge con la maturità. Questa crisi, determinata nel nostro
essere da entità a noi ostili che hanno utilizzato con sommo studio la
nostra conoscenza, se verrà superata e se ne verrà fatta adeguata
esperienza, potrà sicuramente portarci all'acquisizione del nostro
"logos", in continuità con il "mithos" che i nostri
anziani ci hanno tramandato. L'acquisizione della completa coscienza di
noi stessi ci renderà immuni da ulteriori tentativi di distruzione,
mediante i sottili strumenti dell'intelletto e della politica.
Infatti il metasignificato che emerge da tutto il libro è con queste
parole interpretabile: "i paracadutisti fondano sulla forza fisica
il loro essere, nella quale identificano anche la bellezza. Costruiscono
il loro rapporto di gruppo con iniziazioni tribali e lo nutrono con
arcaiche forme di mito, in questa maniera identificano i loro simili ed
escludono i diversi. Si discostano dal concetto professionale degli altri
reparti in quanto concepiscono il loro stato come condizione dell'essere e
non come accettazione di una condizione. Oppongono il loro speciale
volontarismo alla grigia condizione del soldato, sono capaci di rompere la
loro solidarietà interna diventando rissosi sulla corretta
interpretazione di tale volontarismo. Il loro entusiasmo nel partecipare
alle attività anche pericolose del gruppo, li rende irrazionali e non
gestibili da gerarchie non appartenenti al gruppo, tutto ciò li fa
ritenere un qualcosa di speciale rispetto agli altri. Sostanzialmente ciò
li rende temibili qualora si rispettino queste premesse, poiché però le
loro caratteristiche corrispondono a un normotipo antropologico primitivo,
facendole mancare, la loro dissoluzione sarebbe facilmente
ottenibile".
In conformità a ciò finora esposto vediamo le azioni in cui tali analisi
si sono realizzate nel progetto della nostra dissoluzione messo in atto da
Cervoni e Ardito e proseguite con i loro successori Mosca Moschini e
Ottogalli:
sostituzione dei volontari con soldati
sindacalizzati, rifiuto di inviare alla Folgore i volontari che vi avevano
già prestato il servizio di leva;
allontanamento dei vecchi quadri sostituendoli
con giovani ufficiali rampanti e politicizzati (a sinistra),
trasferimenti, intimidazioni e mobbing nei confronti di coloro che
denunciavano il voluto degrado dell'Unità;
proibizione dell'arruolamento in ferma annuale
per impedire l'afflusso di volontari non prezzolati, perciò meno
ricattabili per motivi di stipendio o di carriera in quanto motivati da
spirito di milizia piuttosto che di retribuito professionismo, ottenendo
contestualmente uno scollamento tra la Folgore e la società civile che
forniva i suoi uomini;
distruzione del mito della Folgore come qualcosa
di speciale attraverso l'assurdo concetto di obsolescenza della Folgore
che considera i paracadutisti antiquati rispetto agli aviotrasportati,
umiliandoli e costringendoli ad acquisire un brevetto di aereomobilità,
come dire al corridore di imparare a camminare, negargli lo status di
truppe speciali, opponendogli la ridicola bufala dei ranger;
disarticolazione della coesione operativa e
morale mediante lo scioglimento o la trasformazione di reparti
indispensabili ad essa, quali il Battaglione Logistico, la componente di
volo del Gruppo Squadroni Giove, la Compagnia Genio trasformata in un
battaglione ibrido senza nome e tradizioni paracadutistiche,
trasformazione e trasferimento del 185°, trasformazione in fanteria del
183°, alienazione delle sue tradizioni e della componente del supporto di
fuoco alla Brigata, scioglimento della Banda delle Aviotruppe, composta di
più di 60 elementi e che sempre ci aveva dato grande senso di
appartenenza esprimendo con l'arte della musica il nostro orgoglio e
l'indistruttibile morale;
tentativo di distruzione del mito della Folgore
in quanto rea di un peccato originale di identificazione e coerente
partecipazione ad una guerra definita impropriamente "fascista";
tentativo di distruzione del mito della battaglia
di El Alamein mediante la distruzione della memoria storica con
l'abolizione delle celebrazioni solenni per la ricorrenza
dell'anniversario annuale;
distruzione della coesione interna mediante la
lotta ideologica, con l'utilizzo di strumentali infamità, nei confronti
della disciplina di anzianità che cementava fra di loro gli appartenenti
al gruppo, siano essi di truppa, dei sottufficiali o ufficiali;
smantellamento fisico di tutti i luoghi di
aggregazione sociale e goliardica quali spacci e circoli, introducendo
inoltre nell'organizzazione personale civile alieno alla stessa;
distruzione dei piccoli privilegi di benessere
materiale del personale paracadutista a partire dall'ottima alimentazione
di cui noi sempre abbiamo beneficiato, sostituendola con un immangiabile
catering industriale, con questa misura e con l'eliminazione del
vettovagliamento autonomo si ottiene inoltre un ulteriore scardinamento
dell'amalgama, impedendo qualsiasi forma di invito a paracadutisti in
congedo o associazioni di supporto.
I tragici avvenimenti dell'11 Settembre u.s. hanno contribuito a
smascherare tutte le assurdità del complotto perpetrato ai nostri danni e
più in generale a tutte le FFAA, da parte delle sinistra e per mezzo di
generali felloni. Ad ogni momento le trasmissioni televisive mandano
immagini di paracadutisti quando intendono raffigurare forze speciali,
allora non era vero che siamo obsoleti? Cosa ne pensa adesso lo stratega
Ardito? Non prova un profondo senso di vergogna? Il fato ha rimesso tutto
in gioco, adesso è il momento da non perdere per consolidare il "mithos"
che volevano distruggere in "logos" che potrà essere duraturo
fino a quando esisterà la società così come la conosciamo.
Perciò voi titolari del governo che la quasi totale maggioranza di noi ha
votato, vi dovete impegnare a dare un segno opposto a tutte le azioni
disgregatrici perpetrate nei nostri confronti dai governi di sinistra e
dare a ciò una duratura garanzia istituzionale:
i reparti della Folgore devono essere formati
completamente ed esclusivamente da paracadutisti, agevolando il ritorno
della diaspora cervoniana e cercando di soddisfare le aspirazioni di
coloro, ufficiali, sottufficiali e truppa che, avendone i requisiti,
desiderino essere assegnati alle aviotruppe;
istituzione di reparti a ferma annuale che
integrati con riservisti formino perlomeno un reggimento paracadutista da
inquadrare come forza territoriale, con possibilità anche di impiego
all'estero;
la Folgore è il sinonimo di forze speciali,
omologazione di tutti i reggimenti a tale scopo, addestrando tutto il
personale al TCL, alle tecniche di incursione terrestre, anfibia e
subacquea con tutte le relative tecniche di combattimento, abolizione
della farsa dei ranger, gli alpini del Monte Cervino sono forze speciali
solo proprio perché sono paracadutisti, proibire qualsiasi denominazione
in lingua straniera di reparti dell'Esercito Italiano;
ripristino delle unità disciolte ed
accrescimento fino a raggiungere un organico divisionale con le stesse
denominazioni della originaria Divisione Folgore, togliere il ridicolo
nome di Bolsena all'VIII° Battaglione Guastatori ricollocandolo nella
tradizione di quello paracadutista del magg. Giulio Burzi, ripristino
della banda delle aviotruppe per ricondurla a livelli di eccellenza pari a
quella dei Carabinieri, della Legione Straniera, del Parachute Reggiment
britannico;
conservazione storica dei miti e delle
tradizioni, in particolare attraverso adeguate celebrazioni solenni della
ricorrenza della battaglia di El Alamein e attraverso l'istituzione di un
Museo delle Aviotruppe degno di questo nome, supportato da adeguati
finanziamenti istituzionali i quali potrebbero essere integrati da
donazioni private deducibili dalle tasse, moltissimi di noi sarebbero
felici di fare ciò se fosse istituzionalizzato, ricevendone quantomeno un
adeguato ritorno d'immagine.
ripristino con regole sanzionate dell'istituto
della disciplina d'anzianità così come avviene in rinomate università
(Oxford, Cambridge, Harvard) o nelle migliori istituzioni militari quali
accademie e scuole militari varie, Marines, Legione Straniera, etc.;
ripristino dei luoghi di aggregazione sociale,
quali circoli e spacci, con l'utilizzo di personale militare in sevizio o
congedato, affinché i frequentatori di tali luoghi possano avere la
possibilità di parlare e svolgere attività aggreganti lontani da occhi e
orecchie indiscrete di personale esterno non paracadutista o
ex-paracadutista;
abolizione del catering e ripristino del
vettovagliamento militare, sia per aumentare il benessere fisico di cui un
paracadutista necessita, sia per ovvi motivi di sicurezza che la
situazione in atto ha evidenziato. Quanti immigrati musulmani lavorano
nelle aziende e cooperative di ristorazione per comunità? Basta che solo
uno di loro sia un terrorista e una Brigata può essere facilmente
sterminata con veleni o armi chimico-biologiche. Penso che ciò possa
anche essere compreso dagli idioti strateghi dello SM cervoniano che hanno
causato questo immane pericolo per tutti i nostri soldati.
Tutto ciò, noi chiediamo a voi governanti
dell'attuale governo di destra, affinché, noi paracadutisti che vi
abbiamo votato, possiamo mantenere immutata la fiducia politica nei vostri
confronti. Oltre a ciò naturalmente la logica richiederebbe di
neutralizzare e allontanare i vertici delle FFAA che hanno causato questo
sfacelo, con in testa il massone giacobino-comunista Mosca Moschini e a
seguire Ottogalli e tutta quella pletora di generali e colonelli che si
sono spellati le mani ad applaudire le idiozie ideologiche contenute in
questo sinistro "new model army".
Ormai zone d'ombra, dove mimetizzare con sottile dialettica il proprio
doppiogiochismo, non ve ne sono più, sono state proprio le analisi a
nostro carico a dissiparle. Lo schieramento futuro sarà chiaro: chi odia
i paracadutisti e la Folgore persevererà nelle azioni correttamente
individuate nella presente, chi desidererà proteggerla la sosterrà
nell'acquisizione del "logos" della maturità in perfetta
continuità e armonia con il "mithos" della tradizione, sosterrà
le giuste richieste enunciate ai politici di riferimento, ogni altra
argomentazione sarà solo tatticismo per mascherare il proprio tradimento.
Tutto sommato alla fine il nostro ipocrita analista Di Giovanni ci ha
involontariamente fornito gli strumenti che potranno servirci per superare
questa voluta e strumentale crisi e, con disappunto di chi non ci ama,
evolvere nella continuità delle nostre tradizioni, basta volerlo.
L'ARCHIVIO
DISARMO E L'AMBIENTE FUZZY
Questa lettera si sta rivelando piena di
sorprese, lecita domanda sarebbe chiedere cosa c'entra il disarmo con i
paracadutisti e poi questo fuzzy che cavolo è?
L'Archivio Disarmo, come citato sulla home page del suo sito
http://www.archiviodisarmo.it/, è un Centro Studi e Documentazione sulla
pace e sul controllo degli armamenti, una associazione vetero-pacifista
sita in Roma in un bell'edificio milardario e superprotetto da telecamere
in Piazza ***, tel.***/fax ***, fondata nel 1982 dal senatore della
sinistra indipendente ex-partigiano Luigi Anderlini. Responsabili ne
risultano i prof.ri Fabrizio Battistelli, Teresa Amendola, Maria Grazia
Galantino, come vedremo in seguito annovera tra i sostenitori anche
l'immarcescibile ex- presidente Scalfaro che entra nel quadro con un
divertente ed emblematico fatto.
Il personaggio chiave è il prof. Battistelli, opinionista molto ricercato
ai tempi dello scandalo Somalia per analizzare in particolare i
comportamenti anti-sociali dei paracadutisti italiani, alcuni ricorderanno
una sua perla di intervista al compagno Francesco Paternò pubblicata sul
Manifesto del 29/6/97. Il nostro esimio professore è titolare della
cattedra di sociologia all'università La Sapienza di Roma, organico DS
dell'area d'alemiana, intimo dell'eminenza grigia Brutti, nonché esperto
di sociologia militare, annovera fra i suoi scritti: "Anatomia del
nonnismo, cause e misure di contrasto", "Donne e Forze
Armate", "I movimenti pacifisti e antinucleari in
Italia", "I volontari in ferma prolungata: un ritratto
sociologico", "Soldati, sociologia dei militari italiani
nell'era del peace keeping", tutti pubblicati dalla emblematica
casa editrice Franco Angeli di Milano...
E' un convinto seguace della scuola di sociologia militare americana che
fa capo al prof. Moskos e alla coppia Wechsler/Segal, particolarmente
legata agli ambienti democratici USA e perciò fondamentalmente vicina ai
circoli di potere ebraico-statunitensi. Nella sua formazione intellettuale
associa perciò ad una capacità tecnica di analisi sociologica di tipica
scuola ebraica, un massimalismo pacifista di chiara matrice marxista.
Orbene per i curiosi che desiderano sapere che c'entra con noi il nostro
esimio professore e la sua associazione pacifista dedita al disarmo,
possiamo togliere questa curiosità rivelando che egli rappresenta la
matrice culturale di tutte le idiozie che lo SME ha messo in atto nell'era
dell'Ulivo e con particolare accanimento in quella d'alemiana. Ebbene si,
l'architettura intellettuale del ridicolo "nuovo modello
dell'esercito" fu affidata da Cervoni a questo suo compagno
comunista, responsabile di una emblematica associazione pacifista dedita
al disarmo (sic!), nonché vicinissimo ai circoli della sociologia
militare ebraico-massonica USA. Non esisteva personaggio più indicato per
creare la struttura ideologica e culturale con cui distruggere un Esercito
posto a difesa del proprio Popolo e della Patria e per trasformarlo in una
banda di prezzolati poliziotti e infermieri sindacalizzati destinati a
pacificare le colonie periferiche e di scarsa importanza dell'impero USA.
Altra curiosità è il significato della parola "fuzzy",
che il nostro estrapola dal gergo informatico per definire un ambiente non
binario, ma con varie possibilità di opzione, tale termine lo usa nella
sua opera "Un ambiente fuzzy per i soldati postmoderni"
per definire i compiti non propriamente di combattimento del
militarcrocerossino nelle missioni di pace. Sarebbe doveroso leggere e
analizzare questa pietra miliare del pensiero del nostro compagno
professore e porla in relazione con gli altri suoi scritti succitati per
comprendere appieno l'origine e l'architettura intellettuale che ha
prodotto le più assurde idiozie che hanno portato allo sfascio il nostro
sistema difensivo. Sarebbe auspicabile una operazione di trasparenza,
chiarificatrice del suo operato e delle rispettive responsabilità dei
suoi sponsor all'interno dello SME, al fine di capire come sia riuscito ad
ottenere lauti finanziamenti per andare ad analizzare in Albania, Bosnia,
ma soprattutto Somalia i nostri soldati ed in particolare modo i
paracadutisti, quali cavie da laboratorio, affinché si trovasse la
tipologia corretta del normotipo idoneo a svolgere tali compiti non di
combattimento.
La cosa più interessante è che da una attenta lettura emergono i
differenti ruoli che i circoli ebraico-americani di sociologia militare
intendono assegnare ai vari eserciti destinati a gestire il nuovo ordine
mondiale. Risulta che il militare americano è scarsamente idoneo a
gestire conflittualità diverse dalla guerra in quanto la dottrina
addestrativa USA intende rimanere mirata a "fit to fight, shoot to
kill" (fatto per combattere, addestrato ad uccidere), mentre
invece la tipologia e la vocazione del nostro esercito e in parte anche
degli altri paesi europei può trovare la sua realizzazione, secondo
l'analisi Fuzzy del nostro Battistelli, in militari "fatti per
amare, addestrati a fare clisteri", concedetemi qualche ironia
poiché rimane difficile descrivere seriamente le idiozie con cui
quest'uomo è riuscito a farsi lautamente pagare con i nostri soldi.
Idiozie che in realtà mascherano la distruzione di un esercito quale arma
efficace per la difesa combattente del proprio territorio per trasformarlo
in una banda di zaptiè mercenari da utilizzare quale polizia coloniale. I
recenti avvenimenti sono di una chiarezza cristallina: alle nostre FFAA
toccherà tutt' al più mantenere l'ordine nei Balcani, mentre il fratello
maggiore anglo-americano è indaffarato in cose da grandi in Asia
Centrale.
Come ogni architettura intellettuale basata sulle
speculazioni tipiche del pensiero ebraico/marxista (Freud, Marx), il
nostro costruisce la bontà delle sue analisi su assiomi aprioristici che
tali in realtà non sono. Cerco di spiegarmi più semplicemente. L'autore
identifica tre normotipi sociali di militare: "il paleomoderno"
(vecchio, tradizionale), "il moderno" (attuale), "il
postmoderno" (il non militare). Ovviamente l'accettazione di
questo falso assioma comporta in prima istanza, nella trappola
intellettuale dell'autore, l'accettazione della inadeguatezza e della
obsolescenza dell'unico vero normotipo sociale che corrisponda alle ideali
caratteristiche antropologiche del militare, quello definito "il
paleomoderno" Sempre con questo piano di falsi assiomi mirati ad
individuare la tipolgia idonea al ruolo del militarcrocerossino,
assegnando anche ad essa aprioristicamente una valenza positiva, si
pongono in antitesi male/bene o meglio in condizione fuzzy
(male/male, male/bene, bene/bene) le varie tipologie antropologico/sociali
dei soldati e paracadutisti analizzati a nostre spese.
Questa analisi, correlata a tutte le altre sue opere, ci offre un quadro
ben preciso dell'architettura intellettuale sulla quale si è cercato di
fondare questo ridicolo "nuovo modello di difesa" richiesto e
incoraggiato da gruppi lobbistici dello SM, non solo per convinzioni
ideologiche, ma anche quale prospettiva di materiale beneficio per i
partecipanti alle operazioni di "peace keeping": in termini di
denaro guadagnato con minimo rischio, in termini di carriera e di
medagliette da appuntare sulla divisa, in merito sarebbe interessante
leggere gli articoli di Robi Ronza sul "Giornale".
Per ottenere tutto questo però era necessario attuare la seguente
strategia:
distruggere la leva non solo come istituzione, ma
come concetto di Nazione in armi a difesa del proprio Territorio e del
proprio Popolo, in quanto essa non si confaceva all'idea mondialista in
atto;
dimostrare la non idoneità del militare di leva
alle operazioni di "peace keeping", non tanto per scarse capacità
militari, quanto per difficoltà gestionali;
affermare l'idoneità allo scopo invece per il
soldato di professione, da intendersi non tanto quale esperto combattente,
bensì quale dipendente statale da arruolarsi fra i ceti meno abbienti
della società. Tale estrazione sociale avrebbe reso questa categoria di
militari meno incline a creare problematiche di principio e perciò più
prona all'obbedienza, in quanto stipendio e carriera dipendono da essa,
nonché , secondo una infelice definizione del gen. Caligaris, più
spendibile;
creare il convincimento che la Nazione non ha
nemici e che sarà sempre in pace eterna grazie al suo buonismo innato,
compito delle FFAA è perciò non più difendere la Patria, bensì aiutare
altri paesi a raggiungere la pace;
distruggere il morale dei reparti, quali quelli
dei paracadutisti, degli alpini e dei lagunari dove il valore della difesa
della Patria e del proprio territorio era supremo e nei quali la leva
esprimeva tutte le migliori caratteristiche di esercito di popolo;
distruggere la disciplina di anzianità e
paralizzare qualsiasi autonomia addestrativa e operativa dei migliori
reparti, quali quelli paracadutisti, omologandola ai peggiori attraverso
pratiche burocratiche asfissianti;
minare l'identità tradizionale e la coesione dei
reparti dell'esercito mediante l'arruolamento ideologizzato di personale
femminile, premendo per l'introduzione di personale omosessuale,
extracomunitario e con precedenti penali;
distruggere la disciplina militare con
l'omologazione della stessa al diritto civile e sindacalizzando ogni
rapporto gerarchico con la truppa;
neutralizzare a qualsiasi livello i quadri che si
opponevano a questo progetto;
affidare a meccanismi occulti e non trasparenti
di stampo massonico la selezione dei quadri, riservando qualifiche e
incarichi di SM più per fedeltà a princìpi giacobini e comunisti che
per effettive capacità. Esempio palese sono i requisiti di natura
esoterico-massonica necessari per l'ammissione alla Scuola di Guerra.
Tale progetto coagulante interessi ideologici e
materiali è tuttora in svolgimento, per mezzo di elementi collocati nei
vari livelli nevralgici: dai responsabili degli uffici I (informazioni) il
cui compito è quello di identificare e segnalare i quadri che non
gradiscono la riforma, fino ai più alti vertici militari dello SM del
governo dell'Ulivo che ancora si trovano al loro posto.
Con grande sconforto degli interessati, su tale progetto si sono però
abbattute le "Twin Towers" di Manhattan, scoperchiando non solo
la criminale inefficienza a cui esponevano il sistema difensivo della
Nazione, ma soprattutto l'inadeguatezza e incompetenza, al limite del
tradimento della Patria e degli interessi nazionali, di coloro che avevano
concepito e messo in atto, per loro fini ideologici e materialistici, tale
scellerata riforma.
Quello che con il mio pensiero desidero segnalare a voi, responsabili
dell'attuale governo di centro-destra, è di non permettere che nelle FFAA
avvenga l'occupazione giacobino marxista così come è avvenuta nella
magistratura, nella scuola e nell'università. Il tragico avvenimento
dell'11 Settembre ha smascherato il disgraziato progetto di generali
felloni e comunisti che hanno lasciato indifeso il nostro territorio per
loro interessi di casta. Ora che non esiste più il soldato di leva o non
è più utilizzabile operativamente, chi sorveglia le infrastrutture? La
vigilanza privata? Le ferrovie, le dighe, le sorgenti d'acqua potabile, le
nostre città, la nostra sicurezza, le nostre case, le nostre famiglie,
chi le protegge? I carabinieri che alle 17.00 chiudono baracca o che
pretendono, per tenerla aperta, uno straordinario che l'amministrazione
non può pagare? Siamo felici che il governo assicuri la protezione
dell'ambasciata e dei consolati statunitensi, di tutti i McDonald e
Blockbuster recentemente impiantati in Italia, nonché di tutti gli altri
interessi USA, ma noi chi ci assicura?
Dove sono le maschere anti-gas e l'istruzione per la protezione anti-NBC
per la popolazione, volete che ci gassino tutti oppure che ci infettino
con qualche virus o batterio? Oppure contate, come al solito, sulla
buonasorte e il doppiogiochismo nazionale. Quali progetti avete questa
volta: di farci iniziare un conflitto alleati con gli americani ed
eventualmente finirlo a fianco dei musulmani (ovviamente solo nel caso
vincessero)?
Voi responsabili dell'attuale governo di centro-destra dovete accettare la
sfida che la Storia col tragico avvenimento dell'11 Settembre 2001 vi ha
lanciato. Dovete dotare la nazione per la prima volta nella sua storia di
FFAA credibili ed efficienti che siano in grado di difendere gli interessi
nazionali all'estero e di proteggere il territorio e la popolazione in
collaborazione organica con la società civile, in maniera tale da essere
vero strumento di difesa della Nazione e del suo Popolo e non più
strumento al servizio del potere, qualsiasi esso sia:
ristabilendo il principio storico e naturale che le
popolazioni e le civiltà sono in perenne conflitto, intervallato solo da
brevi periodi di pace e che i popoli e le civiltà non in grado di
proteggersi e combattere sono destinate a soccombere;
istituendo una Forza di Spedizione capace di
intervenire in ogni parte del Mondo, formata esclusivamente da soldati
professionisti selezionati solo in base alle loro capacità militari di
combattenti e di fedeltà alla Patria, le motivazioni d'intervento
dovranno esclusivamente rientrare nella sfera degli interessi nazionali,
lasciando da parte inconsistenti motivazioni umanitarie o pacifiste, da
utilizzare solo ed esclusivamente in operazioni che concordino con gli
interessi nazionali;
istituendo una Guardia Nazionale (sul modello
dell'esercito svizzero), a reclutamento regionale (ciò dovrebbe essere di
suo gradimento sen.Bossi) basata su una breve leva (4 o 5 mesi) maschile e
femminile e su riservisti richiamati per un breve periodo annuo, tale
istituzione dovrebbe includere i VVFF e la protezione/difesa civile,
inquadrando tutte le organizzazioni del volontariato (misericordie, Croce
Rossa ecc.) e gli obbiettori di coscienza che avrebbero un inquadramento e
una disciplina militare con la sola esclusione dell'addestramento all'uso
delle armi. Ciò darebbe l'opportunità ai giovani di servire nella
maniera corretta la Patria, secondo le loro aspirazioni e al contempo
eliminerebbe la greppia del volontariato e degli obbiettori di coscienza
alle organizzazioni catto-comuniste, anti-nazionali e anti-patriottiche;
formando unità territoriali di paracadutisti,
alpini, lagunari e quant'altro sia necessario quale riserva dell'Esercito
professionale. Il personale riservista di tali unità dovrebbe essere
parificato, durante il periodo di servizio prestato, al personale
professionista, perciò con gli stessi obblighi e diritti, potrebbero
confluire nella riserva i militari professionisti congedati o i militari
della Guardia Nazionale disposti a dedicare più impegno e tempo al
servizio militare;
impiegando il personale femminile in ruoli
amministrativi e logistici con personale d'inquadramento esclusivamente
femminile. Nessun impiego in reparti operativi o in incarichi di
combattimento;
proibendo per legge l'accesso nelle FFAA regolari
o della riserva l'accesso di omosessuali, delinquenti e stranieri;
dotando la difesa di mezzi finanziari tali da
adempiere al suo compito d'istituto;
individuando ed epurando tutti gli ufficiali
superiori coinvolti nell'irresponsabile
tentativo di riforma marxista-pacifista che ha lasciato priva di qualsiasi
difesa la Patria e la sua popolazione;
ridimensionando il ruolo e rieducando tutti gli
ufficiali inferiori che hanno sfruttato ai fini della loro carriera e
posizione l'adesione alla scellerata riforma comunista delle FFAA.
Se nella vostra volontà vi è veramente
l'interesse di far rinascere l'Italia, non può essere disatteso l'aspetto
della Difesa e di come renderla veramente al servizio della Nazione e per
fare ciò non può essere preso in considerazione altro che un esercito di
cittadini al servizio dei cittadini. Del resto buoni esempi di tali
organizzazioni non ne mancano: l'Esercito Federale Elvetico, l'Esercito
Svedese, le Forze Di Autodifesa israeliane (Tshal), la "National
Guard" statunitense, il "Territorial Army" britannico che
ha addirittura un reggimento territoriale del SAS (Special Air Service) ed
altri di paracadutisti. Perciò adesso che la pietra è stata lanciata e
la congiuntura internazionale lo richiede, manca solo un po' di buona
volontà per dare all'Italia le FFAA che si merita e che non ha mai avuto.
DISSERTAZIONI
CAUSTICHE SUGLI ARGOMENTI TRATTATI
Sul sito ufficiale dell'Esercito,
www.esercito.difesa.it/evoluzio/donnesol.htm ,si può godere delle
mostruosità dell'infiltrazione culturale marxista nella concettualità
delle nostre attuali FFAA, ecco un paio di perline del sito in merito
all'arruolamento femminile: "Il concetto guida è che il
riconoscimento della diversità uomo donna non deve tradursi né in un
vantaggio, né in una penalizzazione per le donne", "Si
è quindi iniziato con gli ufficiali donna reclutati tra i laureati,
acquisendo così in Forza Armata anche professionalità nuove come le
sociologhe, una parte delle quali sarà inserita nell'Agenzia di Qualità
della Vita con il compito specifico di monitorare, seguire ed agevolare i
successivi arruolamenti femminili".
Mi sono sempre astenuto nelle mie lettere da commenti volgari e non lo farò
adesso, limitandomi ad esclamare: stupidaggini! Invece no, sono opinioni
della attuale classe dirigente militare che costituiscono un intrinseco e
gravissimo pericolo non solo culturale, ma anche operativo per una Forza
Armata.
In primo luogo le donne non sono adeguate a ruoli di combattimento,
volerlo affermare è una menzogna e nessun esercito al mondo gli affida
tali ruoli d'istituto; volerlo affermare si viola l'ordine naturale delle
cose e si predispone l'accettazione aprioristica di normotipi androgini
portatori di pratiche lesbiche che, per perversa logica di equilibrio,
aprirebbero le porte all'arruolamento di elementi omosessuali maschili. Ciò
ovviamente farebbe la gioia di organizzazioni massonico-comuniste dedite
allo sfascio della società, alcuni membri delle quali hanno raggiunto i
vertici delle FFAA ed in particolare dell'Esercito.
Perverse opinioni già ripetutamente espresse da scellerati, ivi incluso
l'enigmatico generale, fortunatamente in pensione e sfortunatamente
deputato di Forza Italia, Caligaris. Nella follia di tale pensiero egli ha
inoltre caldeggiato l'arruolamento, oltre agli omosessuali, di delinquenti
e extra-comunitari non cittadini italiani, confermando la sua
partecipazione al club trasversale dedito allo sfascio delle nostre FFAA.
Per terminare questo primo argomento, capisco che molti ufficiali e
sottufficiali in servizio permanente vedono in ciò una possibilità di un
posto fisso per le loro bambine oltre che per i loro bambini, consiglierei
però a coloro che hanno questa convinzione di acquisire una mentalità
meno statalista: lo Stato non è lì per dare la pappa ai nostri figli, la
società offre mille possibilità di lavoro per uomini e donne in gamba,
nelle FFAA dovrebbero confluire coloro che per un periodo limitato o
permanente desiderano difendere la loro Terra e il loro Popolo, non dei
travet della pubblica amministrazione, privi di qualsiasi ideale o peggio
dei prezzolati mercenari come vorrebbe la corrente di pensiero che si rifà
al Caligaris e all'attuale SME.
La seconda perlina estratta dal sito dell'Esercito (sic) è ancor più
esemplificativa del pericolo che stiamo correndo, il tumore massonico
comunista si sta infiltrando nelle FFAA attraverso l'acquisizione del
potere da parte della mafia dei sociologi militari che escono tutti da
facoltà comuniste e tale infiltrazione si intreccia con interessi di
potere e di denaro in un interscambio di favori nel quale sono coinvolti
da una parte i titolari delle cattedre di sociologia, quali la Sapienza e
la Luiss di Roma o Scienze Sociali di Torino e di altre città
universitarie, dall'altra il club dello SME legato al potere nell'era
dell'Ulivo in salsa comunista.
Per individuare gli ufficiali superiori coinvolti, basterà contare tutti
coloro che hanno ottenuto una laurea in sociologia negli ultimi venti anni
e verificare come è stata acquisita. La comprensione di tale interscambio
di interessi indicherà che a fronte del conseguimento di facili lauree in
sociologia, sono state agevolate commesse di consulenze (tipo quella di
Battistelli) ed assunzioni, quali ufficiali sociologi, di neo laureati di
sicura fede comunista, molti di questi ovviamente di sesso femminile.
A moltissimi paracadutisti in congedo sono arrivati questionari del
Dipartimento di Scienze Sociali (via S.Ottavio 50, tel 011-6702606)
dell'Università degli Studi di Torino (alla quale si appoggia La Scuola
d'Applicazione d'Arma) che cercavano disperatamente di analizzare la
nostra psicologia con un'ottica prettamente comunista. Vi estrapolo adesso
alcune domande tratte dal questionario che l'apprendista stregone
Massimiliano Santucci (maxsantucci@hotmail.com) ha inviato a moltissimi di
noi: "Quali sono i motivi che ti hanno spinto ad arruolari nella
Folgore?... Un po' pazzo e un po' poeta, secondo te questo motto descrive
bene l'animo del paracadutista militare?... Hai riscontrato durante il tuo
servizio la presenza di tradizioni e gerarchie non ufficiali, comunque
consentite e rispettate, come la suddivisione in livelli di anzianità tra
i soldati di truppa?... Quali erano le modifiche che si potevano o
dovevano apportare all'abbigliamento militare (stringere la divisa, cucire
i tasconi sulla mimetica, sostituire i lacci degli stivaletti con le
funicelle, indossare un basco più piccolo, altro...)...Erano riservati ai
paracadutisti o anche ai non brevettati?...Ufficiali e Sottufficiali
parlavano apertamente di "nonnismo" come di un'usanza da
eliminare?...Quali erano le caserme o compagnie (operative, logistiche) in
cui il "nonnismo" si diceva fosse più diffuso?" Trovo
ozioso suggerirvi, qualora riceviate tali subdoli questionari, di inserire
le informazioni più assurde e fantasiose che vi capitano per la testa, è
il sistema per mandarli in tilt!
In questo intreccio sarebbe interessante analizzare il ruolo della
"Rivista Militare", storico periodico dell'Esercito che
purtroppo in questi ultimi anni si è trasformato in una rivista di
sociologia marxista. Esaminare le attività del CASD (Centro Alti Studi
Difesa) che insieme agli inutili cloni dello IASD, ISSMI e CeMISS fungono
come greppie alla pletora di colonnelli e generali, il cui primo pensiero
non è certamente la difesa della Patria. Sarebbe il caso, inoltre, di
rilevare in questa sede l'emblematica vicenda dell'ultimo direttore di
tale centro, Domenico Tria, che dopo aver causato con la sua auto di
servizio una strage (4 vittime) sulla via del mare che porta da Roma ad
Ostia, ha tirato a diritto non ritenendo il fatto di sua competenza. Per
tali generali dell'era della sociologia militare il senso dell'onore non
ha più nessun significato, del resto ogni epoca ha i generali che si
merita!
Tornando però all'esimio prof. Battistelli, non possiamo altro che
ammirare la sua capacità di rastrellare soldi del contribuente, non solo
a titolo del suo benessere personale, ma anche per il perseguimento dei
fini ideologici vetero pacifisti, dei quali ovviamente egli è un convinto
sostenitore. Nella esplorazione di queste sue capacità, siamo incappati
in un episodio gustoso nel quale sono stati coinvolti il vice-gabibbo
Staffelli e l'immarcescibile presidente Scalfaro. Molti di voi avranno
probabilmente visto alla televisione le botte democratiche e presidenziali
che il povero Staffelli si prese più di un anno fa a Roma, nel tentativo
di consegnare a Scalfaro il Tapiro d'Oro. Tali botte furono
democraticamente distribuite durante una cerimonia catto-comunista e
vetero-pacifista organizzata dal nostro esimio prof. Battistelli, infatti
il nostro professore è un gran maestro di tali cerimonie, dalle quali
ovviamente riesce sempre a farci uscire il suo ritorno, ops, il suo
ritorno ovviamente è per la causa pacifista! Il tutto nasce da una
balzana, ma remunerativa iniziativa, un obelisco di luce , oggetto
futuristico e demenziale, in policarbonato, alto trenta metri, illuminato
internamente da lampade allo xenon che muta continuamente colore e mostra
dai suoi pannelli l'andamento delle testate nucleari in smantellamento!
Questa figata realizzata dagli architetti radical-chic Bodega e Ceppi,
oltre che da Pantalone (noi), viene pagata dagli sponsor 3M, Guzzini,
Alupromotion. La figata pacifista avrebbe dovuto occupare il posto
dell'obelisco di Auxum, scempio del militarismo fascista (sic!). Visto però
che tale scempio tardava a levarsi di torno, il nostro, in accordo con
ciocciobello Rutelli, ritenne giusto collocarlo in Piazza della Stazione
Termini. Tutto filò liscio fino all'arrivo del rompiballe
berlusconianiano Staffelli che ruppe tutte le uova nel paniere,
dimostrando al pubblico la vera natura dei pacifisti e dei figli di Maria.
Il prof. indignato da tali soprusi mediatici, lanciò i suoi anatemi in
rete godibili su www.archiviodisarmo.it/vice.htm . Ecco presidente
Berlusconi che cosa dice di lei la mente che ha strutturato l'architettura
intellettuale su cui si fonda questa riforma che sta trasformando il
nostro Esercito in una accozzaglia di militar-crocerossini pacifisti,
incapaci di assolvere il loro compito d'Istituto: "Molto più
minaccioso dovrebbe apparire, a chi ama la libertà, il potere
incontrollato di un sistema mediatico che, nel nostro paese, non ha un
assetto pluralista e democratico, bensì è spartito tra due colossi
oligopolistici che dominano il mercato, vessando sia i consumatori, sia i
potenziali competitori; con in più l'abnormità che di uno dei due
colossi è proprietario e gestore un uomo politico (l'abnormità è
lei, Cavaliere!). E' comprensibile che agli autori di Striscia non
piaccia, come professionisti che tengono alla propria indipendenza, sentir
ricordare di chi è l'azienda per la quale lavorano (Cavaliere, sembra
che lei sia Belzebù!). Ma, finché non sarà sanata la piaga purulenta
del conflitto di interessi, il dato rimane quello che è nella sua
oggettività e nella sua unicità nell'intero contesto europeo e
occidentale: il più grande gruppo mediatico italiano appartiene a un
esponente politico di primo piano, anzi leader di una delle due coalizioni
politiche che si battono per conquistare il governo e, di converso un
politico con queste responsabilità e con questi obiettivi è il
proprietario del più grande gruppo mediatico privato del paese.".
E così avanti per 5 pagine scritte fitte fitte, tutto per un "Tapiro
d'oro" che ha rovinato una manifestazione di regime catto-comunista!
Se questo è l'intellettuale che sta dietro il progetto di riforma delle
FFAA, si immagini Cavalier di che razza possono essere i suoi soci dello
SM: tralasciando ormai gli appassiti (meno male) Cervoni e Ardito, sarebbe
il caso di posare un po' di attenzione su sua eccellenza Mosca Moschini,
azzimato massone di sicura fede giacobino-marxista, targato Visco e
Castagnetti come ampiamente riportato sul quotidiano "Libero",
unica testata nazionale a curare veramente i nostri problemi e ad opporsi
alle bestialità della riforma in salsa rossa delle FFAA. Non meno
attenzione dovrebbe essere dovuta al suo subordinato Ottogalli, successore
d'incarico per ben tre volte del mai abbastanza compianto Cervoni. Tale
fiducia è stata accordata a fronte della garanzia che egli cercherà di
portare avanti lo scellerato programma del suo predecessore, cosa
ovviamente dannosa non solo alle FFAA, ma all'intera Nazione. Così giù
in basso a partire dal portavoce dell'Esercito gen. Giorgio Ruggeri,
grande insabbiatore di documenti comprovanti l'innocenza della Folgore
nello scandalo Somalia, esecutore degli ordini di coloro che la volevano
infangare e distruggere, perciò loro convinto e cosciente complice. Giù
e sempre più in giù, fino a raggiungere tutta quella pletora di
ufficialetti imboscati negli uffici stampa che hanno sfruttato l'occasione
per la loro misera carriera, vogliamo ricordarne uno per tutti: il tenente
ora capitano Centofanti, portavoce della CEAPAR nell'era Bertolini, un
fante non brevettato, raccomandato e voluto in quel posto dall'eminenza
grigia del complotto contro di noi, il senatore DS Brutti! Piano piano
tutti i tasselli vanno al loro posto: dal vertice alla base, dal politico
al militare, una cricca di traditori ha messo in atto con intelligente
ferocia comunista un progetto di annichilimento della Folgore e dei suoi
uomini migliori, in quanto elementi incompatibili con il disegno di
sovvertimento delle FFAA italiane.
E ANCORA...!
Nel progetto avevano messo in conto, forse
sottovalutandola, la giusta reazione dei paracadutisti non in servizio ed
appartenenti alla società civile, nei loro conti avevano pensato di
incanalarla attraverso il controllo della associazione d'arma, presieduta
allora dal tiepido Chiabrera. All'inizio infatti aveva tenuto il gioco dei
suoi superiori con mirati articoli di supporto allo scellerato progetto
sulla rivista "Folgore", ricordo in particolare quelli del
caporedattore della rivista Di Loreto, mirati alla distruzione del Mito
della Folgore, secondo i dettami intellettuali comunisti del prof. Di
Giovanni, precedentemente enunciati. In seguito, capito che non era aria,
si è agnosticamente defilato, adducendo pretestuosi motivi di salute. Con
abile gioco politico si è fatto eleggere l'attuale presidente Merlino,
amico e collega di corso dell'attuale CSME Ottogalli, fin dall'inizio
della sua campagna elettorale si è dimostrato organico alla corrente
politica di sinistra dell'attuale SME, ritenendo una battaglia persa in
partenza quella a difesa delle celebrazioni per la Festa di El Alamein.
Come abbiamo visto dall'analisi del prof. Di Giovanni, il mito della
Battaglia di El Alamein è da essi ritenuto una creazione della propaganda
di guerra del fascismo, perciò pernicioso in quanto perpetua una storia
da dimenticare o mutare in materia politicamente corretta a sinistra.
Inoltre la ricorrenza di tale battaglia è l'unica che viene festeggiata
nell'Esercito Italiano a ricordo di un fatto d'arme del II° conflitto
mondiale prima dell'8 Settembre 1943, conflitto combattuto fino a quella
data, secondo la politica e la storiografia ufficiale, dalla parte
sbagliata! L'abolizione con la relativa perdita di memoria era perciò un
obbiettivo primario per i soci del club a noi avverso e all'acquisizione
di tale obbiettivo si è associato il presidente Merlino, disattendendo
allo Statuto dell'ANPd'I all'articolo 2b "L'Associazione ha per
scopo l'esaltazione delle glorie della Specialità e la celebrazione della
sua Festa" e dell'articolo 3 "La festa della Specialità
è fissata al 23 ottobre di ogni anno a ricordo della Battaglia di El
Alamein".
A fronte dell'inqualificabile comportamento dei nostri ultimi due
presidenti, desidero rilevare l'eroica determinazione a difendere le
gloriose tradizioni del corpo degli Alpini da parte del loro presidente
Giuseppe Parazzini che ha avuto il coraggio di portare le sue penne nere
in piazza a Roma, tutti ricorderanno che il trattamento che fu ad essi
riservato da parte del min. Bianco, novello "Fouchè" del
passato governo comunista, fu ben peggiore di quello riservato dal governo
Berlusconi agli infami criminali catto-comunisti che hanno distrutto
Genova.
A differenza dell'ANA, la nostra associazione d'arma, intenzionalmente
anemizzata nonché pervasa da conflitti interni, era sotto controllo da
parte del passato governo di sinistra e del suo SME, con esso pensavano di
tenere a bada i malumori di tutti i paracadutisti in congedo. Così non è
stato, il loro errore è stato identificare i paracadutisti nel modello
subumano rappresentato nel libro del Di Giovanni e che in realtà esisteva
solo nella loro mente. Essi invece si sono organizzati, hanno protestato
in forma civile e composta, facendo sentire la loro voce grazie al potente
mezzo della rete. Sono nati numerosi siti a noi dedicati e fra essi devo
rilevare per efficienza e determinazione nel diffondere le nostre giuste
opinioni il sito http://www.folgore.com/, sul quale sono state pubblicate
anche le mie precedenti lettere e che spero pubblichi anche la presente.
Ho accolto con sorpresa ed entusiasmo l'intelligente e civile iniziativa
organizzata dall'associazione "Tradizione Paracadutista":
"Il nostro voto per la Folgore", veicolata anch'essa
attraverso il sito http://www.folgore.com/, tesa a sensibilizzare,
specialmente voi politici del centro-destra, sulle nostre problematiche ed
in particolare modo in merito alla abolizione della festa per la
ricorrenza della battaglia di El Alamein. Iniziativa purtroppo unica nella
difesa del nostro Mito Fondante, accolta e sostenuta entusiasticamente da
una moltitudine di paracadutisti, ma ignorata con sdegno e irritazione
dalla presidenza ANPd'I.
La sezione ANPd'I di Milano invece si è dimostrata degna della capitale
morale d'Italia, emanando la "Mozione Milano" a difesa
della "Folgore" e della battaglia di El Alamein, alla quale
"obtorto collo" si è dovuta ufficialmente adeguare la
presidenza Merlino, salvo poi disattenderla in ogni maniera possibile;
infatti la presidenza sta cercando di dare il meglio di sé, epurando
tutti gli elementi di destra all'interno della stessa, del consiglio e
dell'associazione tutta, così alla fine sarà formata esclusivamente,
oltre a qualche interessato tirapiedi, dai generali Merlino, Colavito e
Giostra. Ultima perlina del nostro presidente è stata quella di indicare
pubblicamente come referente politico dell'associazione l'on. Angioni,
deputato dei DS, prima trombato e poi ripescato nel collegio di Roma, già
consigliere militare del mai abbastanza compianto D'alema. Ora, con un
Governo di centro-destra che ci sta sostenendo come nessun altro governo
prima, indicare come referente politico un tale personaggio pesantemente
compromesso con il regime catto-comunista che ha cercato di distruggerci,
bisogna essere, più che incalliti comunisti dei folli masochisti!
A questo punto, per far capire a voi signori dell'attuale Governo di
centro-destra, ma soprattutto ai sinistri gnomi che ci hanno portato
l'attacco e l'offesa nel nostro profondo io, che difficilmente noi
paracadutisti accetteremo mai una sconfitta, in questo caso della nostra
cultura e del nostro modo di essere, senza lottare, quantomeno in forma
intellettuale e politica, fino all'ultimo, vi esporrò una breve analisi
storica e antropologica su di noi, prima che siano magari gli esimi e
marxisti prof.ri Di Giovanni e Battistelli a volerla effettuare a
pagamento, così perlomeno questa volta i soldi lo Stato li risparmia!
La cosa sarà molto breve: prescindendo dalla
situazione all'interno della "Folgore" nel dopoguerra e negli
anni sessanta, a partire da circa la metà degli anni settanta fino alla
seconda metà degli anni novanta, il volontario paracadutista arrivava
alla "Folgore" per vivere, perlomeno una volta nella sua vita,
con uno stile e in un ambiente consono al suo ideale e il più delle volte
consono anche alle sue convinzioni politiche di destra. Nella Folgore si
ritrovava uno spaccato della società civile vario, ma mosso dagli stessi
sentimenti: dall'operaio bresciano all'ingegnere milanese, dal figlio
dell'imprenditore emiliano all'architetto toscano, dall'avvocato
Napoletano al contadino calabrese: tutti erano convinti della loro scelta
di gioventù. Come è possibile immaginare che individui che hanno saputo
resistere, durante i loro venti anni, alle violenze fisiche e ai lavaggi
del cervello perpetrati nei loro confronti, nelle scuole, nelle università,
nelle fabbriche, dai luridi comunisti, possano piegarsi ora che sono
uomini nel pieno della loro maturità intellettuale? La
"Folgore" per noi è stata una Madre che ci ha fatto trovare,
pur nelle nostre diversità individuali, fra simili, fra camerati, fra
fratelli. Come si può dimenticare una Madre? Ci ricordano i nostri
ufficiali come eravamo? Possono pensare che qualcuno di noi cederà?
Noi siamo a pieno titolo dei veterani, reduci della guerra civile degli
"anni di piombo", reduci della guerra fredda, non abbiamo
pensioni e non le vogliamo, ma non vogliamo rinnegare. Come oggi avete tra
voi gli scomodi reduci di El Alamein e della RSI, ci avrete fra i piedi
per almeno altri 30 o 40 anni!
Questo è tutto, rimane a voi signori del governo di centro destra una
scelta: o mantenete la "Folgore" con uomini come noi e avrete la
"Folgore" di sempre, perché è il suo materiale umano che l'ha
fatta così e ne ha creato il Mito, oppure avete paura anche voi di una
tribù composta di tali uomini? Allora non vi resta che associarvi ai
vostri sodali catto-comunisti per cercare di distruggere il Mito e con
esso la vera "Folgore". Basterà proseguire sulla strada
indicata dai comunisti Battistelli e Cervoni e dai loro ciechi e
interessati esecutori, basterà sostituire i lupi con i barboncini con
indosso la pelle del lupo, basterà sostituire i suoi uomini con
infermieri sindacalizzati, con effimere e androgine "soldato Jane",
con omosessuali, con delinquenti rastrellati nelle patrie galere, con
extracomunitari di ogni razza e religione, né più né meno come
profetizza il massone Caligaris. Va bene, potete farlo, ma poi ora a
fronteggiare i talebani o peggio i terroristi dell'UCK chi ci mandate,
loro? Oppure i beati costruttori di pace o gli azzimati signorini di
azione giovani? Fate voi!
Adesso due paroline sulla fissazione del grande stratega Ardito che
fortunatamente ha tolto di recente l'incomodo: la brigata aereomobile,
panacea di tutte le esigenze tattico-strategiche, l'unità che rendeva
obsoleta la Folgore e pezzi d'antiquariato i suoi paracadutisti! A
prescindere dalla sgangheratezza dei fanti della Friuli che la compongono,
superata solo da quella dei fanti della Brigata "o'animma"
Garibaldi, gli aereomobili per renderla tale dove sono? Nelle sinossi
cartacee o nell'immaginazione del nostro stratega? Pensate che egli ha
avuto il coraggio di mandare i nostri paracadutisti ad imparare dalla
Friuli come ci areomuove con l'immaginazione e le chiacchiere in aula!
Tale idiozia è stata superata solo da quella dei ranger modello scout
Agesci! Insomma un fallimento su tutta la linea dei generali in olio
d'oliva e salsa rossa.
Ad onor del vero, la pensata della Brigata Aereomobile nasce in ambiente
Nato, ma solo una grande potenza come gli USA è in grado di esprimere
addirittura una Divisione (101^), persino il British Army è in grosse
difficoltà con tale idea. Ecco che cosa ne pensano i migliori analisti
militari dell'università di Oxford che ogni anno aggiornano i tomi della
"History of British Army": "Meantime 24th Airmobile (Brigade),
an interesting concept with lots of potential, remains a paper tiger.",
"Nel frattempo la 24^ Aeromobile (Brigata), interessante concetto
con molte potenzialità, rimane una tigre di carta", posso
garantirvi che questo è uno fra i più lusinghieri giudizi in merito.
Sapete perché viene definita "tigre di carta"? Per mancanza
cronica di aereomobili, sia di quantità che di qualità, questo per la
24th Airmobile Brigade del B.A., figuratevi in che stato è la Brigata
Aereomobile Friuli dell'E.I.! Un'altra interessante osservazione nello
stesso tomo della "Oxford University" è che per mettere a
disposizione aereomobili per questa tigre di carta si minava l'operatività
dell'efficientissima Airborne Brigade (Brigata Paracadutisti) che era già
in funzione primaria una Airmobile Brigade, ottenendo due brigate
inefficienti da un punto di vista di mobilità aerea. Ma forse per capirlo
bisogna essere professori all'università di Oxford, i generali, anche
quelli inglesi, non ci arrivano! I francesi hanno risposto alla Nato che i
loro 12 reggimenti (13 con il 2°REP della Legione Straniera) assolvevano
egregiamente le loro necessità di mobilità aerea. Grandi! Altrettanto la
Bundeswheer riaffermava la sua fiducia nella sua divisione di
Fallshirmjaeger . I nostri generali comunisti invece no, perché con la
bufala della brigata aereomobile non potevano avere migliore pezza
d'appoggio per giustificare e mascherare con false necessità di presunte
innovazioni tecnico operative la distruzione della Brigata Paracadutisti
Folgore, la migliore unità dell'Esercito Italiano.
ISLAM O...
L'immane tragedia delle torri del WTC ha
riportato la Storia nel ruolo di primo piano che le compete. Quando essa
riappare sulla scena della vita, agli impostori e agli inadeguati non è
più possibile dissimulare. Essa scopre la realtà e toglie le maschere ad
ognuno di noi: politucoli furbastri, generali sociologi e pacifisti si
renderanno conto da soli della loro inadeguatezza alla situazione. A
ognuno di noi saranno chieste delle scelte, sicuramente i compagni
catto-comunisti, dediti allo sfascio di tutto ciò che non è loro,
avranno le idee già ben chiare, in quanto loro fanno del tradimento una
virtù, per noi talvolta la riflessione sarà più dura.
Per quanto mi riguarda so che con l'Islam e con i suoi seguaci mai ci potrà
essere convivenza. Per quanto ne pensi il prof. Franco Cardini, la verità
storica insegna che l'Islam è il nemico antitetico della nostra Civiltà,
molto più del comunismo che ne rappresenta solo una degenerazione
tumorale, ma che ne è comunque un prodotto. Potrei dire che quando la
flotta delle nazioni cristiane ed europee distrusse la flotta ottomana a
Lepanto il 7 Ottobre 1571, erano già passati quasi mille anni di guerre
continue dal primo scontro tra i due mondi antitetici, avvenuto il 10
Agosto 636 con la sconfitta dell'Esercito Bizantino nella valle dello
Yarmuk. Oggi a distanza di 1365 anni da quella sconfitta e dopo 430 anni
dalla gloriosa vittoria navale che salvò la nostra civiltà, essa si
trova di nuovo minacciata dai nemici di sempre. Potrei dire molte altre
cose per sottolineare l'incompatibilità non solo religiosa e culturale
con il mondo musulmano, lascerò però parlare per me una voce ben più
autorevole; quella di Oriana Fallaci che sul Corriere della Sera
del 29 Settembre nel suo articolo "La rabbia e l'orgoglio"
, ha espresso superlativamente opinioni in cui mi identifico in toto, le
quali ogni altro italiano, degno di questo nome, dovrebbe fare sue: "...non
capite o non volete capire che qui è in atto una crociata alla rovescia.
Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia, non
capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione.
Voluta e dichiarata da una frangia di quella religione, forse, comunque
una guerra di religione. Una guerra che essi chiamano Jihad. Guerra Santa.
Una guerra che non mira alla conquista del nostro territorio, forse, ma
che certamente mira alla conquista delle nostre anime. Alla scomparsa
della nostra libertà e della nostra civiltà. All'annientamento del
nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non
pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirci e informarci...Non
capite e non volete capire che se non ci si oppone, se non ci si difende,
se non si combatte, la Jihad vincerà...E con quello distruggerà la
nostra cultura, la nostra arte, la nostra scienza, la nostra morale, i
nostri valori, i nostri piaceri...Cristo! Non vi rendete conto che gli
Usama Bin Laden si ritengono autorizzati ad uccidere voi e i vostri
bambini perché bevete il vino o la birra, perché non portate la barba
lunga o il chador, perché andate al teatro e al cinema, perché ascoltate
la musica e cantate le canzonette, perché ballate nelle discoteche o a
casa vostra, perché guardate la televisione, perché portate la minigonna
o i calzoncini corti, perché al mare o in piscina state ignudi o quasi
ignudi, perché scopate quando vi pare e dove vi pare e con chi vi pare?
Non v'importa neanche questo, scemi?...Che senso ha rispettare chi non
rispetta noi? Che senso ha difendere la loro cultura o presunta cultura
quando loro disprezzano la nostra? Io voglio difendere la nostra e
v'informo che Dante Alighieri mi piace più di Omar Khayan...Masochisti,
si, masochisti. Perché vogliamo farlo questo discorso su ciò che tu
chiami Contrasto-fra-le-Due-Culture? Bè, se vuoi proprio saperlo, a me dà
fastidio perfino parlare di due culture: metterle sullo stesso piano come
se fossero due realtà parallele, di uguale peso e di uguale misura. Perché
dietro alla nostra civiltà c'è Omero, c'è Socrate, c'è Platone, c'è
Aristotele, c'è Fidia, perdio. C'è l'antica Grecia col suo Partenone e
la sua scoperta della Democrazia. C'è l'antica Roma con la sua grandezza,
le sue leggi, il suo concetto della Legge. Le sue sculture, la sua
letteratura, la sua architettura. I suoi palazzi, i suoi anfiteatri, i
suoi acquedotti, i suoi ponti, le sue strade. C'è un rivoluzionario, quel
Cristo morto in croce, che ci ha insegnato (e pazienza se non l'abbiamo
imparato) il concetto dell'amore e della giustizia. C'è anche una Chiesa
che mi ha dato l'Inquisizione, d'accordo...Però ha dato anche un gran
contributo alla Storia del Pensiero: si o no? E poi dietro alla nostra
civiltà c'è il Rinascimento, C'è Leonardo da Vinci, c'è Michelangelo,
c'è Raffaello, c'è la musica di Bach e di Mozart e di Breethoven. Su su
fino a Rossini e Donizetti e Verdi and Company. Quella musica senza la
quale noi non sappiamo vivere e che nella loro cultura o supposta cultura
è proibita. Guai se fischi una canzonetta o mugoli il coro del Nabucco. E
infine c'è la Scienza, perdio. Una scienza che ha capito parecchie
malattie e le cura...Ed ora ecco la fatale domanda: dietro all'altra
cultura che c'è ? Boh! Cerca cerca, io non ci trovo che Maometto col suo
Corano e Averroè coi suoi meriti di studioso...Ecco dunque la mia
risposta alla tua domanda sul Contrasto-delle-Due-Culture. Al mondo c'è
posto per tutti, dico io. A casa propria tutti fanno quel che gli
pare...Ma se pretendono d'imporre le stesse cose a me, a casa mia...Lo
pretendono. Usama Bin Laden afferma che l'intero pianeta Terra deve
diventar musulmano, che dobbiamo convertirci all'Islam, che con le buone o
con le cattive lui ci convertirà, che a tal scopo ci massacra e continuerà
a massacrarci. E questo non può piacerci, no. Deve metterci addosso una
gran voglia di rovesciar le carte, ammazzare lui. Però la cosa non si
risolve, non si esaurisce, con la morte di Usama Bin Laden. Perché gli
Usama Bin Laden sono decine di migliaia, ormai, e non stanno soltanto in
Afghanistan o negli altri paesi arabi. Stanno dappertutto, e i più
agguerriti stanno proprio in Occidente. Nelle nostre città, nelle nostre
strade, nelle nostre università, nei gangli della tecnologia. Quella
tecnologia che qualsiasi ottuso può maneggiare...Infatti trattare con
loro è impossibile. Ragionarci, impensabile. Trattarli con indulgenza o
tolleranza o speranza, un suicidio. E chi crede il contrario è un
illuso... Gli albanesi, i sudanesi, i bengalesi, i tunisini, gli
algerini, i pakistani, i nigeriani che con tanto fervore contribuiscono al
commercio della droga e della prostituzione a quanto pare non proibito dal
Corano...Dentro il piazzale degli Uffizi, ai piedi della Torre di Giotto.
Dinanzi alla Loggia dell'Orcagna, intorno alle Logge del Porcellino. Di
faccia alla Biblioteca Nazionale, all'entrata dei musei. Sul Ponte Vecchio
dove ogni tanto si pigliano a coltellate o a revolverate. Sui Lungarni
dove hanno preteso e ottenuto che il Municipio li finanziasse. Sul sagrato
della Chiesa di San Lorenzo dove si ubriacano col vino e la birra e i
liquori, razza di ipocriti, e dove dicono oscenità delle donne...Nelle
storiche strade dove bivaccano col pretesto di vender-la-merce. Per merce
intendi borse e valige copiate dai modelli protetti dal brevetto, quindi
illegali, gigantografie, matite, statuette africane che i turisti
ignoranti credono sculture del Bernini roba-da-annusare...E guai se il
cittadino protesta, guai se gli risponde quei-diritti-vai-ad-esercitarli-a-casa-tua.
"Razzista, razzista!" Guai se camminando tra la merce che blocca
il passaggio un pedone gli sfiora la presunta scultura del Bernini.
"Razzista, razzista !" Guai se un Vigile Urbano gli si avvicina,
azzarda: "Signor figlio di Allah, Eccellenza, le dispiacerebbe
spostarsi un capellino e lasciar passare la gente ?" Se lo mangiano
vivo. Lo aggrediscono col coltello. Come minimo, gli insultano la mamma e
la progenie. "Razzista, razzista ! " E la gente sopporta,
rassegnata...Succede anche nelle altre città, lo so. A Torino, per
esempio. Quella Torino che fece l'Italia e che ormai non sembra nemmeno
una città italiana. Sembra Algeri, Dacca, Nairobi, Damasco, Beirut. A
Venezia. Quella Venezia dove i piccioni di piazza San Marco sono stati
sostituiti dai tappetini con la "merce" e perfino Otello si
sentirebbe a disagio. A Genova. Quella Genova dove i meravigliosi palazzi
che Rubens ammirava tanto sono stati sequestrati da loro e deperiscono
come belle donne stuprate. A Roma. Quella Roma dove il cinismo della
politica d'ogni menzogna e d'ogni colore li corteggia nella speranza
d'ottenerne il futuro voto, e dove a proteggerli c'è lo stesso Papa.
(Santità, perché in nome del Dio unico non se li prende in Vaticano ? A
condizione che non smerdino anche la Cappella Sistina e le statue di
Michelangelo e i dipinti di Raffaello: sia chiaro)...Anziché
figli-di-Allah in Italia li chiamano "lavoratori stranieri".
Oppure "mano-d'opera-di-cui-v'è-bisogno". In che modo
suppliscono al bisogno della mano d'opera che l'ex proletariato italiano
non fornisce più? Bivaccando nella città col pretesto della
merce-da-vendere? Bighellonando e deturpando i nostri monumenti? Pregando
cinque volte al giorno? E poi c'è un'altra cosa che non capisco. Se
davvero son tanto poveri, chi glieli dà i soldi per il viaggio sulla nave
o sul gommone che li porta in Italia? Chi glieli dà dieci milioni a testa
(come minimo dieci milioni) necessari a comprarsi il biglietto? Non glieli
darà mica Usama Bin Laden alla scopo d'avviare una conquista che non è
solo una conquista di anime, è anche una conquista di territorio?... Sto
dicendoti che da noi non c'è posto per i muezzim, per i minareti, per i
falsi astemi, per il loro fottuto Medioevo, per il loro fottuto chador. E
se ci fosse, non glielo darei. Perché equivarrebbe a buttar via Dante
Alighieri, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, il Rinascimento, il
Risorgimento, la libertà che ci siamo bene o male conquistati, la nostra
Patria. Significherebbe regalargli l'Italia. E io l'Italia non gliela
regalo...Perché che a invaderla siano i francesi di Napoleone o gli
austriaci di Francesco Giuseppe o i tedeschi di Hitler o i compari di
Usama Bin Laden, per me è lo stesso. Che per invaderla usino i cannoni o
i gommoni, idem...".
Questo è tutto, penso che non ci sia altro da dire, questo cari cinici
signori della politica d'ogni menzogna è ciò che pensa il comune
cittadino, altro che sofismi indicando nel terrorismo il nemico! Il nemico
sono gli islamici tutti, gli islamici che ci stanno invadendo con la scusa
dell'immigrazione!
Oriana Fallaci, una delle più grandi scrittrici contemporanee, una donna
di sinistra o meglio, che era di sinistra, ha dato voce a milioni
d'Italiani che non ne possono più, ha detto cose che voi dovevate dire e
non ne avete avuto il coraggio. Il suo grido di dolore è una invocazione
per tutti noi a liberare la Patria dai luridi invasori!
Aggiungo solo un'ultima cosa, in spregio alla illiberale "Legge
Mancino" che condanna dei reati d'opinione: tutti questi cabibbi che
insozzano le nostre città non mi piacciono, mi danno repulsione fisica,
non mi piacciono le loro facce, le loro labbra pendule, le loro facce
arroganti, la loro maniera di parlare la nostra lingua, la loro incapacità
di pronunciare la labiale sorda. Non sono solo il nemico, ne hanno anche
l'aspetto esteriore alieno! Ragion per cui l'unico musulmano buono è
quello morto, e se non vuole essere morto che se ne stia a casa sua per
sempre! Tutti fuori dall'Italia e subito!
...STATI UNITI?
A riguardo di questa seconda alternativa non userò
in toto le opinioni della Fallaci, infatti avendo essa molteplici
sfaccettature, è forse quantomeno più indicata a introdurre le
argomentazioni in merito una affermazione del padre gesuita Gianni Baget
Bozzo: "...la lotta di Osama contro l'Occidente non è
completamente assimilabile a quella dei suoi antenati, essi combattevano
contro l'Occidente Cristiano. Esso non esiste più o perlomeno è stato
annichilito dalla società creata sulle basi dei princìpi materialisti
dell'Illuminismo seicentesco che ha sostituito l'uomo alla trascendenza
spirituale del Dio."
Osama infatti non schianta gli aerei su San Pietro, ma sul centro
nevralgico del capitalismo finanziario mondiale, dove risiedono le
centrali o perlomeno le filiali principali delle più importanti banche
d'affari.
Li schianta contro ciò che per lui rappresentano la metafora della Torre
di Babele, contro l'ambizione blasfema di voler essere Dio attraverso il
potere che dà il denaro.
Le stesse banche d'affari che sono dietro alla mondializzazione economica
a stelle e strisce del mondo. Le stesse banche d'affari dalla cui
intellighenzia scaturiscono le architetture intellettuali su come
organizzare il futuro ordine mondiale. Grande Architetto è il banchiere
ebreo ungherese George Soros che nei suoi scritti "La crisi del
capitalismo globale. La società aperta in pericolo" (1998) e "La
società aperta. Per una riforma del capitalismo globale" (2000),
editi dalla Editrice Ponte alle Grazie, espone come gli Stati
"strumenti arcaici" siano ormai incapaci di soddisfare il
desiderio di stabilità che i mercati e tutto il movimento finanziario
richiedono in quanto soggetti globali. La soluzione scaturisce dagli
sviluppi dei concetti tecnocratici del pensatore illuminista conte di
Saint-Simon che il Soros estremizza in una visione bancocratica
dell'ordine mondiale.
Problematica non indifferente di questo ordine è l'approvvigionamento e
la gestione dell'energia necessaria, energia in possesso di popolazioni la
cui visione trascendente della vita pone in antitesi con la società
occidentale scaturita dal pensiero materialista illuminista, dalla
rivoluzione liberale e industriale inglese, dalla rivoluzione borghese
americana e da quella massonico giacobina francese.
Solo la classe dirigente di queste popolazioni si associa al mondo
materialista occidentale, in quanto esso è il cliente a cui vendere
l'energia di cui ha bisogno, perciò sorgente esclusiva del proprio
profitto. Osama e i suoi occulti e potenti sostenitori lo sanno
perfettamente, la vera lotta è perciò per il controllo delle fonti
energetiche, chi la vincerà influenzerà a suo favore il futuro ordine
mondiale.
L'abilità della classe dirigente statunitense è sempre stata quella di
delegittimare moralmente i governi degli Stati o le organizzazioni che si
oppongono alla loro espansione economica, indicandoli come criminali
nemici dell'umanità, il che è in molti casi vero, ma l'unica differenza
fra questi e i poteri forti che influenzano il governo statunitense
(banche d'affari ecc.), è la maggiore scaltrezza e intelligenza con cui
questi ultimi portano a compimento i loro piani.
Nella mia precedente lettera avevo evidenziato come gli USA fossero
espressi da una dicotomia di potere rappresentata politicamente dai
partiti Repubblicano e Democratico che in realtà rappresentano gli
interessi dei due più potenti gruppi etnici che compongono gli Stati
Uniti: rispettivamente quello Wasp (white Anglo-Saxon protestant) e quello
ebraico.
Quest'ultimo ha mal digerito la vittoria del repubblicano Bush Jr. alle
ultime elezioni, la precedente amministrazione democratica era infatti
formata quasi esclusivamente da ebrei, escluso il presidente Clinton che
rappresentava poco più che un fantoccio esecutore di volontà superiori.
Nel caso che la vittoria avesse arriso alla coppia Gore-Liebermann
l'instaurazione della Grande Israele sul suolo americano si sarebbe
realizzata e da lì le più grosse banche d'affari americane, quasi tutte
in mano a capitali ebraici, avrebbero cercato di tirare la volata alla
bancocrazia mondialista.
Questo lei Cavaliere lo dovrebbe capire, visto che è stato proprio
l'amico Soros a dare il la finanziario per la caduta del suo precedente
governo e che gli stessi poteri le hanno imposto, attraverso l'ebreo
Kissinger, il caro Ruggero, vicepresidente della banca d'affari a
maggioranza di capitale ebraico "Solomon Brothers Int.l", al
dicastero degli esteri.
Il progetto della Grande Israele USA non è andato in porto e alla Casa
Bianca è assiso il repubblicano Bush Jr., rappresentante degli interessi
Wasp e appartenente al partito tradizionalmente più isolazionista e meno
internazionalista rispetto a quello Democratico. Questo può apparire
strano all'osservatore europeo, ma sono state le amministrazioni dei
presidenti democratici, da Wilson a Roosvelt, da Kennedy & Johnson
fino a Clinton, a sviluppare politiche aggressive ed egemoniche di
espansionismo economico militare, nel quale trovavano veicolo gli
interessi e i progetti delle potentissime logge massoniche ebraiche.
In queste politiche espansionistiche gli USA, intesi come espressione di
tali centri di potere, non hanno mai esitato ad armare organizzazioni e
partiti illegali per combattere i governi legittimi che intendevano
abbattere in quanto si opponevano a tali mire espansionistiche. Osama è
una loro creatura, nato per combattere i Russi in Afghanistan, in seguito
i suoi uomini addestrati anche in USA e nel Regno Unito sono serviti per
combattere come mercenari in Bosnia nelle milizie musulmane e recentemente
in Kossovo nelle file dell'UCK. Ora il giocattolo è impazzito e vuole
funzionare da solo, è una cosa che può succedere quando si creano dei
mostri pensando che rimangano sempre al proprio servizio!
Ora che Osama sia una creatura della CIA e
dell'intelligence britannico (MI6) è di pubblico dominio e confermato
dagli stessi Servizi, nonché sia da tempo che agisce come scheggia
impazzita al servizio di propri interessi o forse più realisticamente al
servizio d'interessi di gruppi di potere sauditi e panmusulmani che
intendono gestire in maniera differente le risorse di petrolio necessarie
all'occidente.
L'ovvia domanda che scaturisce da questa riflessione è come sia possibile
che la CIA e la rete informativa connessa non sapessero niente di che cosa
Osama stesse progettando, mentre dopo neanche una settimana dall'immane
tragedia di New York avessero, non solo individuato tutti gli autori della
strage, ma perfino il bordello dove erano andati la notte prima e il tipo
di dopobarba utilizzato la mattina stessa.
All'indomani Sharon già dichiarava Arafat complice della strage e
occupava i territori dell'Amministrazione Palestinese, i rappresentanti
democratici del Congresso si ergevano a falchi sostenitori di una
rappresaglia immediata e terribile, sostenuti dall'ebreo George Tenet
direttore della CIA e uno dei pochi amministratori del precedente governo
democratico rimasto in carica grazie ad accordi bipartisan. Comportamento
quantomeno sfacciato essendo egli il primo responsabile della mancanza di
informazioni che ha portato a tale tragedia, la sua testa, a rigore di
severa logica calvinista americana, sarebbe dovuta immediatamente cadere,
invece si trova inspiegabilmente ancora al suo posto. Tutto ciò odora di
un terrificante e immorale trappolone alla amministrazione repubblicana di
Bush Jr..
Stupendo tutti, Bush il giovane ha dato prova di grande saggezza e
moderazione, consigliato correttamente da Collin Powell, un altro uomo
rivelatosi all'altezza della situazione, insieme hanno indicato come il
nemico da combattere il terrorismo e non il mondo islamico in toto per non
cadere nella trappola, non solo di Osama, ma anche di coloro che pur
sapendo hanno taciuto pensando di trarre strumento per i propri fini da
questa immane tragedia.
Il crollo delle Torri Gemelle è stato un carnaio dove hanno trovato la
morte garzoni portoricani, vigili del fuoco e poliziotti di origini
italiane e irlandesi, brookers finanziari di tutte le nazionalità, non
erano però stranamente presenti in ufficio a quell'ora molti top manager
ebrei delle più importanti banche d'affari, una fortuita coincidenza? La
stessa che ha permesso alle stesse banche di effettuare prima dell'impatto
alcune operazioni finanziarie che gli hanno impedito il tracollo?
Questa guerra, più come guerra vera e propria, potrebbe essere più
correttamente indicata quale periodo permanente di crisi mondiale che
determinerà i futuri equilibri e potrà comportare radicali e repentini
cambiamenti di scenario. La mia domanda è: sarà l'Italia in grado di
affrontare questa crisi mondiale? Saranno le sue FFAA all'altezza della
situazione? Saranno in grado soprattutto di difendere non solo gli
interessi, ma soprattutto la popolazione italiana.
L'escamotage politico di Bush Jr. di identificare il nemico nel terrorismo
e non in un mondo antitetico è stato subito da voi (governanti e politici
italiani) scimmiottato, ma come struzzi non vi volete rendete conto che
gli USA non sono a rischio di invasione, non li hanno alle porte di casa
come noi, non li hanno nelle loro città a fare da padroni e allora con
chi dobbiamo stare noi con l'Islam o con gli USA?
La risposta è molto semplice e ce la suggerisce ancora Oriana Fallaci: "L'Italia,
al contrario, è un paese molto vecchio. La sua storia dura da almeno
tremila anni. La sua identità culturale è quindi molto precisa e bando
alle chiacchiere: non prescinde da una religione che si chiama religione
cristiana e da una chiesa che si chiama Chiesa Cattolica. La gente come me
ha un bel dire: io-con-la-chiesa-cattolica-non-c'entro. C'entro, ahimè,
c'entro. Che mi piaccia o no, c'entro. E come farei a non entrarci? Sono
nata in un paesaggio di chiese, conventi, Cristi, Madonne, Santi. La prima
musica che ho udito venendo al mondo è stata la musica delle campane. Le
campane di Santa Maria del Fiore... E' in quella musica, in quel
paesaggio, che sono cresciuta. E' attraverso quella musica e quel
paesaggio che ho imparato cos'è l'architettura, cos'è la scultura, cos'è
la pittura, cos'è l'arte. E' attraverso quella chiesa che ho incominciato
a chiedermi cos'è il Bene, cos'è il Male, e perdio... Mi piacciono pure
quei Cristi e quelle Madonne e quei Santi dipinti o scolpiti. Infatti ho
la mania delle icone. Mi piacciono pure i monasteri e i conventi. Mi danno
un senso di pace, a volte invidio chi ci sta. E poi ammettiamolo: le
nostre cattedrali son più belle delle moschee e delle sinagoghe. Sì o
no? Sono più belle anche delle chiese protestanti....E credo che la
stragrande maggioranza degli italiani ti confesserebbe la medesima cosa.
(A me la confessò Berlinguer)...Sto dicendoti che noi italiani non siamo
nelle condizioni degli americani: mosaico di gruppi etnici e religiosi,
guazzabuglio di mille culture, nel medesimo tempo aperti ad ogni invasione
e capaci di respingerla. Sto dicendoti che, proprio perché è definita da
molti secoli e precisa, la nostra identità culturale non può sopportare
un'ondata migratoria composta da persone che in un modo o nell'altro
vogliono cambiare il nostro sistema di vita. I nostri valori...Io sono
italiana. Sbagliano gli sciocchi che mi credono ormai americana. Io la
cittadinanza americana non l'ho mai chiesta. Anni fa un ambasciatore
americano me la offrì sul Celebrity Status, e dopo averlo ringraziato gli
risposi...Ma io la patria ce l'ho già, Sir. La mia Patria è l'Italia, e
l'Italia è la mia mamma. Sir, io amo l'Italia. E mi sembrerebbe di
rinnegare la mia mamma a prendere la cittadinanza americana. Gli risposi
anche che la mia lingua è l'italiano, che in italiano scrivo, che in
inglese mi traduco e basta. ...E poi gli risposi che quando ascolto l'Inno
di Mameli mi commuovo...Non mi accorgo nemmeno che come inno è bruttino.
Penso solo: è l'inno della mia Patria. Del resto il nodo alla gola mi
vien pure a guardare la bandiera bianca rossa e verde che sventola...Io ho
una bandiera bianca rossa e verde dell'Ottocento. Tutta piena di macchie,
macchie di sangue, tutta rosa dai topi...La custodisco come un gioiello.
Siamo morti per quel tricolore...Per quel tricolore il mio trisnonno
materno Giobatta combatté a Curtatone e Montanara, rimase orrendamente
sfregiato da un razzo austriaco. Per quel tricolore i miei zii paterni
sopportarono ogni pena dentro le trincee del Carso... Naturalmente la mia
patria, la mia Italia, non è l'Italia di oggi. L'Italia godereccia,
furbetta, volgare degli italiani che pensano solo ad andare in pensione
prima dei cinquant'anni e che si appassionano solo per le vacanze
all'estero o le partite di calcio...E tantomeno è l'Italia delle cicale
che dopo aver letto questi appunti mi odieranno per aver scritto la verità.
Tra una spaghettata e l'altra mi malediranno, mi augureranno d' essere
uccisa dai loro protetti cioè da Usama Bin Laden, No, no: la mia Italia
è un'Italia ideale...Un'Italia seria, intelligente, dignitosa,
coraggiosa, quindi meritevole di rispetto. E quest'Italia, un'Italia che
c'è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la
tocca.Guai a chi me la ruba, guai a chi me la invade."
Con modestia mi permetterei di aggiungere che non è mia quell'Italia di
mediocri generali che ha distrutto l'Esercito che era destinato a
proteggerLa, con l'illusione di essere dei grandi strateghi al servizio
del pacifismo e della sociologia comunista militante.
Perciò le parole della più grande scrittrice italiana contemporanea ci
ammaestrano ed esortano ad essere solo per la nostra Patria, perciò mai
più né Franza, ne Spagna, solo e soltanto Italia!
EPILOGO
Come anticipato all'inizio di questa lunga
lettera, mentre scrivevo gli avvenimenti sopravanzavano il mio scritto,
sempre comunque confermando il mio pensiero.
Solo nel caso della principale motivazione della presente sono stato con
mia grande gioia smentito: le celebrazioni solenni del 59°anniversario
della battaglia di El Alamein sono state effettuate. E' stato l'infame
Decreto del comunista Cervoni ad essere abolito, non la nostra Festa. Tale
smentita ha però avuto valenza di ossimoro nel confermare le mie analisi
e valutazioni, il coraggio e il senso civico di molti fedeli e
irriducibili paracadutisti, nonché onesti cittadini, ha agito da potente
voce della coscienza, recepita e messa in atto da voi, nostri attuali
governanti che non avete permesso l'attuazione di questa vergognosa
infamia comunista. Per questo tutti noi vi ringraziamo di cuore.
Il presidente Merlino è passato subito all'incasso del merito di tale
successo smentendo i suoi scritti e le sue precedenti parole riguardanti
l'opportunità di combattere per la nostra Festa e le nostre Tradizioni.
Lo comprendo per due motivi: primo, all'epoca di tali dichiarazioni, era
ancora in carica il governo di sinistra che lo ha voluto in quella
posizione e ancora non si sapeva come sarebbero andate le elezioni,
secondo, è una storica prerogativa dei generali italiani essere sempre
dalla parte di chi vince e prendere meriti grazie al sacrificio di altri.
Tutti potranno leggere il supporto politico che è stato dato dalla
rivista "Folgore", nel numero di Marzo u.s. e primo della
direzione Merlino, al sinistro Mattarella e al suo sottosegretario
comunista Minniti, nonché lo spazio riservato alla replica al direttore
di "Libero" Feltri del gen. Giorgio Ruggeri, una delle
eminenze grigie che stanno dietro al tentativo di disgregazione della
Folgore. Molto strana questa sua subliminale propaganda elettorale a
favore delle forze politiche che hanno tentato di distruggerci e la sua
aggressione persecutoria contro dirigenti e soci dell'ANPd'I che si sono
presentati alle elezioni nelle file di AN o Forza Italia. Persecuzione
giustificata naturalmente con l'ipocrisia che l'associazione è apolitica,
naturalmente solo a senso unico e quando fa comodo.
Potrà pure indispettirsi per queste parole, la verità, si sa, può far
male. Potrà farmi ricredere solo proseguendo nella lotta per
l'acquisizione del nostro Logos in continuità con il nostro Mithos.
Non desidero sconvolgerlo con visioni strategiche globali, solo una
piccola sfida su tre obbiettivi tattici di breve raggio. Primo:
istituzione del volontario a ferma annuale per i reparti paracadutisti, al
fine di costituire perlomeno un reggimento integrabile con richiamati;
secondo: ricostituzione della Banda delle Aviotruppe, quantomeno per non
essere più tormentati dalla mollezza sonora della Banda dell'Esercito;
terzo: istituzione di un vero e proprio Museo delle Aviotruppe dotato di
idonei locali e finanziamenti istituzionali, di idonea legislazione per
incamerare contributi ufficiali di sponsor e sostenitori ed infine
piantarla con quella farsa italiota e ingenuamente propagandistica della
"Sala dei Ricordi", utile schermo di incapacità e di mancanza
di volontà.
Sono ansioso di sapere se, nella sua opinione, anche queste tre battaglie
sono perse in partenza, come lo era sette mesi fa quella per il ripristino
della Festa di El Alamein, oppure se siano degne di essere combattute e
vinte. Non si dimentichi infine della "Mozione Milano" e
che il prossimo anno sarà il 60° anniversario della Battaglia.
Per il resto un ormai ovvio deja vù, l'Italia trattata come la
cenerentola dell'alleanza, il compito delle nostre FFAA, se mai ci sarà,
sarà quello di fare clisteri ai bambini afghani, oppure di andare a
coccolare i guerriglieri dell'UCK, la serpe musulmana che i nostri finti
alleati americani stanno nutrendo in seno all'Europa. Metà Italia tifa
talebano e l'altra metà si avvolge in bandiere a stelle e strisce, ma
nessuno che espone nel suo giardino o sul proprio terrazzo la bandiera
italiana. Lei, presidente Berlusconi, tradito dall'inaffidabile Ruggero,
di cui l'opposizione tesse le lodi; il pretino Casini (unico dello
schieramento del Centro-Destra a cui non è indirizzata la presente) che
ordisce ribaltoni in salsa democristiana. Gli Inglesi, degni eredi del
duca di Malborough e del duca di Wellington, di Lord Nelson e del Generale
Wingate e di De La Billiere, corrono da soli la loro gara, facendo vedere
che i loro attributi sono più solidi delle chiacchere europee e dei
gadget bellici ipertecnologici degli americani, del resto "Rule
Britannia Overseas". I generali italiani invece, quali degni
eredi di Bava Beccaris, Cadorna, Badoglio, Domenico Tria e Cervoni, fanno
la loro guerra nel salotto televisivo di "Porta a porta", si
ricordi Cavaliere che cosa disse saggiamente il Re Vittorio Emanuele III
con il suo accento tipicamente piemontese: "Ma perché questo
Mussolini vuol fare la guerra? Non le ha viste le facce dei nostri
generali? Ad essere indulgenti sono quelle di curati di campagna!".
Perciò Bruno Vespa, tra le note della colonna sonora di "Via col
vento", ci erudisce che se la guerra sarà vinta dovremo
ringraziare le soldatesse dell'Esercito Italiano, annuiscono compiaciuti i
generali sociologi in sala. Particolare merito andrà alle feroci
paracadutiste che apprendiamo, con estasiata meraviglia, capaci di
marciare con uno zaino di 16 chili e di sparare come Calamity Jane! Con
sommo sprezzo del ridicolo, gli azzimati generali in sala sorvolano
elegantemente sul fatto che, su 13 aspiranti paracadutiste, solo tre si
sono brevettate dopo due corsi palestra. Delle altre una è già in
maternità e le restanti sono già, senza successo, al quinto corso
palestra, con ripetizioni extra-orario di un personal trainer modello
Taricone, però di lanci ancora non se ne parla, tutto naturalmente a
spese del contribuente. Certo se gli americani non si fidano di noi c'è
da comprenderli! Loro sanno bene come ci hanno voluto ridurre! Il generale
Domenico Rossi, altro fenomeno del club sociologico-marxista-massonico
dell'Esercito, ci assicura che per essere completamente inefficienti
dovremo portare perlomeno al 10% del totale delle FFAA il numero di tali
parassiti alla Deborah Corbi. Martino invece, conscio di non sapere che
differenza c'è tra un mortaio e un cannone, ci assicura altresì che in
situazioni di crisi è meglio avere un capo di gabinetto generalessa
piuttosto che un generale, soprattutto durante quelle coniugali. Il povero
Paglia (MOVM), invitato nel salotto mediatico più chic d'Italia, è
costretto a non pronunciare una sola volta, durante l'intera trasmissione,
il nome tabù della Folgore.
I musulmani fanno strage di cristiani in tutto il mondo e le nostre
maestre tolgono i crocefissi dalle classi per non urtare la sensibilità
dei figli di questi scarafaggi, i mullah di Torino e Milano invocano la
guerra santa, mentre i sindaci comunisti donano aree demaniali per far
costruire le loro moschee, alias centri reclutamento e raccolta fondi per
la Jihad. E così ancora potrei continuare all'infinito. Le agenzie stampa
informano che Osama si incontrava a Luglio a Parigi con il locale
responsabile della Cia e successivamente ad Agosto con quello residente in
Afghanistan. Confermata la presenza degli uomini di Osama addestrati dalla
Cia nelle file dell'Uck, mentre Milosevjic subisce un processo farsa per
aver difeso la sua terra e il suo popolo dal terrorismo musulmano
albanese. Bush Jr. dichiara che riconoscerà uno stato palestinese e
Sharon se ne frega degli stop di Powell. Mentre Bush Jr. cerca di buttare
acqua sul fuoco cercando di colpire solo il paravento Osama e i suoi
Talebani, importanti esponenti democratici (e non repubblicani come cita
erroneamente "Il Secolo d'Italia") si riuniscono in simposio a
Washington insieme al vice primo ministro israeliano Nathan Sharansky, per
indicare come prossimo obbiettivo degli USA l'Iraq di Saddam Hussein e i
centri di potere sauditi che sono dietro ad Osama. La situazione è
sicuramente pesante, ma sta diventando sempre più chiaro chi ne vorrà
trarre il maggiore beneficio e mentre la Destra italiana si vuole fasciare
della bandiera USA, il contadino del midwest e il viticultore californiano
non sono del tutto d'accordo con i loro concittadini brooker o gioiellieri
ebrei a New York, su quali devono essere gli obbiettivi di questa guerra
che rischia di tramutarsi in ben di più della terza guerra mondiale. Per
affrontare questa probabile apocalisse prossimo ventura, noi italiani
confidiamo ciecamente in questa attuale classe dirigente delle nostre FFAA
che ha già dato ampia dimostrazione della sua perizia nello sconfiggere
la nefasta piaga della disciplina di anzianità (nonnismo), nel
distruggere la residua capacità bellica e morale delle FFAA, ma
soprattutto nell'annichilire la Folgore.
Ultima osservazione la rivolgo a lei presidente Fini, richiamando la sua
attenzione sulla questione di una sua visita allo stato d'Israele. Lei, in
qualità di Vice Primo Ministro, ha tutto il diritto di visitare tutti i
paesi con cui l'Italia intrattiene regolari rapporti diplomatici, senza
doversi sentire in debito di alcun sdoganamento o riabilitazione da parte
di nessuno. La invito a riflettere adeguatamente sull'arrogante articolo
di Amotz Asa-El, apparso giorni fa sul "Jerusalem Post" e
inappropriatamente considerato a suo favore. La metafora di quell'articolo
la paragona a un questuante invocante il perdono di coloro a cui il
proprio predecessore ha fatto del male. Il suo predecessore sarebbe Benito
Mussolini che Asa-El cosi descrive: "Un codardo senza spina
dorsale che si è alleato con Hitler, che ha scimmiottato leggi della
razza eletta e alla fine ha visto la deportazione degli ebrei italiani nei
campi di concentramento, gli epigoni (Lei) del duce stiano cercando
l'assoluzione in maniera così impassibile." In poche parole gli
dà della impresentabile faccia di bronzo, se questo secondo lei è un
articolo a suo favore, sicuramente la mia opinione sul masochismo
differisce dalla sua. La dignità del suo ruolo richiederebbe quanto meno
delle scuse dal "Jerusalem Post", altrimenti l'unico posto dove
non fare una visita di Stato sarebbe sicuramente Israele. Ma lei non le
chiederà e farà salti mortali quando la inviteranno, così l'arroganza
dell'unico popolo che si considera veramente "razza eletta"
(altro che tedeschi!) sarà ancora premiata.
Molte possono essere le critiche da muovere al più grande statista
italiano del XX° Secolo (Mussolini), ma quella di essere un codardo mi
sembra proprio una offesa gratuita. Mussolini potrà essere forse
nell'opinione del sig. Asa-El un codardo, ma nell'opinione di molti, fra
cui numerosi suoi concittadini, Ben Gurion era un nano pederasta, Golda
Meier una lesbicona che si faceva tutte le soldatesse che gli capitavano a
tiro e Menahem Begin il terrorista sanguinario che fece saltare in aria il
King David Hotel, uccidendo centinaia di persone perlopiù innocenti ed
infine Sharon, il mandante e responsabile delle stragi di Sabra e Chatila.
Come si può vedere, nessuno è perfetto e chi è senza peccato scagli la
prima pietra! Infine, presidente Fini, non so se nella sua gioventù,
quando ancora non si vergognava di definirsi fascista, abbia mai letto
"I Protocolli dei Savi Anziani di Sion" ( http://geocities.com/nucleoczcodreanu/iprotocolli.htm
), se non l'ha mai fatto se li legga ed oltre a prendere appunti su cosa
vi è scritto a riguardo della manipolazione dei politici dei gentili
(tutti noi, secondo gli ebrei), legga bene tutto il testo e lo confronti
con la situazione attuale, altro che Nostradamus! Tenga comunque conto,
Presidente, da chi è formato il suo elettorato; il patto elettorale che
noi abbiamo stipulato non è un patto di sangue, ma un civile contratto
politico, non so a quanti dei suoi elettori, anche a quelli non fascisti
nel senso stretto del termine, possano piacere le opinioni del Asa-El su
Mussolini e le umiliazioni intellettuali che le infligge, al fine di
sdoganare una sua visita in Israele a fronte di una sua ingiusta
espiazione. Lei può accettare anche queste offese e questa ingiusta
espiazione, attenzione però al rischio, alle prossime elezioni, di
doversi presentare nelle liste del Likud della circoscrizione di Tel Aviv!
Tornando strettamente all'oggetto della presente, ritengo di aver in tutta
onestà esaurito definitivamente il mio compito intellettuale. La Storia
ha agevolato la fine del mio lavoro, magnificando tutti gli intenzionali
danneggiamenti perpetrati ai danni delle FFAA in generale e della Folgore
in particolare da parte di una intellighenzia composta da intellettuali,
politici e militari comunisti o assimilabili. Ha evidenziato
l'incongruenza di una Nazione laboriosa ed efficiente nel privato, ma
indecorosamente inefficiente nel pubblico ed in particolare in quello
relativo alla Difesa, considerata non solo una Cenerentola, ma soprattutto
una greppia ad uso esclusivo della casta che ne usufruisce. Ha
sottolineato il ridicolo di una delle 8 maggiori potenze della Terra che
non ha delle FFAA credibili, che non ha, a causa di ciò, la fiducia di
nessuna delle nazioni alleate. La Storia non perdona e mette gli
inadeguati di fronte alla realtà.
Se nelle FFAA e nelle forze politiche che le gestiscono regnasse un'
efficienza e dinamicità pari soltanto al 50% di quella che esiste nel
privato della società civile italiana, avremmo una difesa territoriale più
efficiente di quella svizzera, una forza di spedizione d'oltremare più
agguerrita di quella inglese ed infine una Divisione paracadutisti Folgore
totalmente autonoma, paracadutabile e aereomobile. Questo chiedo a voi
Capi della coalizione dell'attuale Governo di centro-destra (escluso
Casini), forse non lo meritiamo?
Ritenendo che gli avvenimenti futuri non potranno altro che confermare ciò
che è stato fin qui trattato, termino con la presente la triologia delle
mie lettere aperte. Non pretendo che sia paragonata a quella manniana, ma
sicuramente ha cercato, con la forza dell'intelletto e il coraggio
dell'anima, di analizzare e dare ordine e voce a ciò che molti, io
compreso, non sapevano dare spiegazione e ragione.
Coloro che hanno trovato corrette e veritiere, non dico tutte, ma
perlomeno alcune delle mie analisi, le diffondano per il bene comune.
Esorto infine tutti i paracadutisti in servizio e soprattutto in congedo,
di fare milizia del proprio essere, difendendolo attraverso la Politica,
che è l'unico strumento idoneo in un consenso civile per difendere ciò
che siamo e sconfiggere chi vuole distruggerci. Quelli in servizio non
abbiano timore a denunciare pubblicamente i loro superiori che per
carrierismo o convinzione politica comunista ci hanno portato allo sfacelo
morale e materiale, affinché venga fatto loro ciò che loro hanno fatto a
noi.
Il paracadutista chiude perciò qui il suo ciclo, sicuro di aver fatto
fino in fondo il dovere che gli imponeva la sua coscienza, un dovere non
soggetto ad alcuna carriera o stipendio mensile, un dovere che ha tolto
molte ore di sonno, per non rinunciare a quelle del lavoro che gli procura
da vivere, un dovere della stessa natura volontaria, non prezzolata, che
in gioventù lo portò ad arruolarsi nei paracadutisti. Nessuno avrà
diritto di reclamare la paternità dei suoi scritti, tutti potranno farli
propri, pubblicarli o diffonderli con ogni mezzo. Altri potranno prendere
il suo posto, chi millantasse credito per scrivere opinioni contrarie alle
mie, sarebbe facilmente smascherato dal lettore. Ringrazio i destinatari
delle mie tre lettere aperte: il Generale Celentano, i miei camerati in
servizio e in congedo ed i capi della coalizione di centro-destra
dell'attuale Governo, di essersi fatti strumento per l'esposizione delle
mie tesi e chiedo scusa nel caso che qualcuno non l'abbia gradito.
Con la speranza che l'attuale surrogato in salsa catto-comunista ritorni
ad essere la Brigata Paracadutisti Folgore degna erede, fino a alla
missione in Somalia, della Divisione Paracadutisti Folgore, mi congedo
definitivamente dai gentili lettori e dai miei camerati con le ultime
strofe, molto significative, di una nostra bella canzone.
In aspri cimenti
Le forze noi tempriam
Fra i rischi mortali
la nostra via seguiam
In faccia al mondo vile
Splende la sfida del valor
Avanti o paraca
Avanti avanti ancor!
Folgore!!!
Un paracadutista
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