Politica 1


O Elezioni subito. L’unica soluzione: Contatto n.3/2008

Da giorni il nostro presidente afferma che le elezioni anticipate sono l’unico rimedio possibile dopo la fine del governo Prodi. Nella nuova situazione non ci sono più margini per il dialogo con Veltroni: "C’è una legge elettorale vigente - ha detto Berlusconi - che è una buona legge e dalla quale, in un mese, si potrebbe togliere l’anomalia del premio di maggioranza regionale portandolo ad essere nazionale".

Siamo contenti per la fine di un governo. L’Unione ha finalmente pagato per il suo peccato originale, l’essere una coalizione che è nata non per un progetto positivo di governo ma unicamente contro uno, che ha messo insieme posizioni politiche e culturali inconciliabili e che ha sparso a piene mani menzogne e inutile catastrofismo. Prodi ha infine pagato la superbia di non accettare un’intesa per il bene dell’Italia dopo il pareggio elettorale.

Avvertiamo però la responsabilità di ridare al Paese un governo che funzioni, che riprenda il cammino iniziato con le tante riforme strutturali fatte dal governo Berlusconi (fisco, lavoro, pensioni, immigrazione, sicurezza, grandi opere, scuola, università, leggi pro famiglia, ecc.). Riforme che nel 2006 cominciavano a dare i primi frutti e che sono state cancellate o mutilate, con danni per tutti, nei due anni di governo dell’Unione.

Oggi siamo consapevoli della vastità dei problemi da affrontare (aggravati per le scelte del governo Prodi) e della difficoltà di governare con un sistema istituzionale fermo a sessant’anni fa. Lo avevamo riformato, loro hanno abbattuto la nostra riforma fomentando con le bugie paura e sospetto negli italiani.

Dobbiamo rimboccarsi la maniche, tutti, insieme. Per dare prima possibile all’Italia un governo coeso sui principi e sul programma, un governo che riprenda il cammino interrotto due anni fa, per ricostruire e dare una nuova speranza all’Italia.

on. Antonio Palmieri
responsabile comunicazione elettorale e internet Forza Italia


Specchi di Vita


ABORTO

Assassinio, permesso da alcune "giustizie" dell'uomo

Come potete distinguere il momento per uccidere una Vita?
Cosa significa avere Vita per 1 giorno, per 3 mesi, per 70 anni, sempre di Vita si tratta, e quindi non penso proprio sia possibile "legalizzare" un delitto solo perché ha raggiunto un certo "limite di età".
Non saprei dire se in questo caso l'ultima parola spetta alla donna, comunque solo la donna potrà gestire una decisione del genere, ed essendo le donne tutte parenti di Eva, personalmente ho molte preoccupazioni.
E poi, perché essere cosi sprovveduti, bastava pensarci appena un attimo prima di concepire una Vita.

Come al solito l'egoismo di pensare solo a noi stessi diventiamo assassini, macchiando la propria anima di un peccato gravissimo, e questo vale anche per quelli che sostengono di non avere anima.


COSE MANCATE

Credere in cose che non puoi avere

Un fratello, per contare nel migliore amico e avere sempre il conforto di una parola da un fedele amico, ma forse chiedo troppo, neppure Abele l'ha avuto.

Una sorella, per contare nella migliore amica e avere sempre il conforto di una parola da una fedele amica, ma forse chiedo troppo anche in questo caso.

Ma allora perché si chiamano fratello e sorella?


DIVORZIO

Permesso di procreare e abbandonare innocenti nei posti che più fanno comodo

Facile mettere su famiglia e poi dire, magari dopo poco tempo, mi sono sbagliato.
Non è giusto, è necessario una maggiore responsabilità e ognuno di noi deve pensarci per tutto il tempo che gli occorre prima di fare questo passaggio importantissimo della propria Vita concessa.
Comunque, quando non ci sono figli può andare anche bene, addirittura per molti divorzi, visto che chi divorzia una volta seguono sempre altri divorzi, ma quando ci sono figli, se proprio vogliono divorziare, in questo caso, deve essere assolutamente l'ultimo divorzio, e quindi vorrei provvedere a mettere in condizioni di non procreare mai più sia l'uomo che la donna.


MATRIMONIO

Generalmente è una fregatura dovuta a gente non all'altezza dell'impegno assunto

E' il traguardo più importante della vita, non tanto per gli interessati, ma sopratutto perché nuove vite arriveranno, e sarà la generazione che segue i genitori e la sostituisce secondo regole divine della Natura.
E' importantissimo che i genitori siano in perfetta sintonia su come educare i propri figli, se dovesse mancare, saranno guai seri per tutto il nucleo famigliare.


OMOSESSUALI

Per fortuna una piccola minoranza, ma pretende leggi a proprio uso e consumo

E' molta la mia meraviglia che tale argomento sia trattato pure da governi di stato, in particolare quelli europei, ma quando penso che la "pedofilia" è un brevetto europeo, perdo la mia meraviglia e sento di essere vicino a un porcile.
Non vedo proprio come si possa convivere con questa specie di animali (gli animali non sono cosi) e non ho nessuno argomento da scambiare con questo scarto della Natura, e non credo si tratti di malattia come qualche psichiatra o psicologo sostiene.
Quando ero giovane ricordo di alcuni finocchi e ci divertivamo a prendere in giro, ma erano pochi, adesso sembrano molti di più, e pure le lesbiche sono forse uscite allo scoperto solo ora, ma quante sono?
Questi macabri personaggi non si rendono conto che se tutti diventassimo omosessuali il mondo rimarrebbe disabitato in una sola generazione.

 


PACE

 Bella parola!

Per farla come minimo bisogna essere in due e se solo uno di questi vuole la guerra come sarà possibile fare la PACE?


RAZZISTA!

 Se razzismo significa essere contro popoli con colore della pelle, religione, cultura, tradizioni, diverse dalle mia

Io non sono razzista!

  Se razzismo significa che un popolo vada a casa di altri per fare i propri comodi ignorando i valori del popolo che l’ospita

Io devo necessariamente difendere i miei valori e le mie tradizioni!

 Per quanti non condividono questa teoria tutte le volte che vengono messi alla prova, con campi nomadi intorno casa, con accentramenti di clandestini in attesa di regolarli reagiscono sempre per cacciarli, spesso anche violentemente.

 Se vogliamo scendere di alcuni decenni, molti “mulatti” nati da nostre donne “sante” con militari americani neri nel dopo II guerra mondiale hanno avuto vita difficile pur essendo nati qui, e ovviamente senza nessuna colpa.


SINISTRA

La moglie di sinistro.

Con Sinistro trovi sempre disponibilità per una mediazione, un accordo, un risarcimento, ma con sua moglie Sinistra è impossibile ogni dialogo.


 

 





Civitanova Marche: una piazza intitolata a Giorgio Alimirante
Data: 23 settembre 2004
Argomento: Battaglie Territoriali


Lo scorso 20 Settembre è steta accolta dalla giunta di Civitanova Marche (Mc) la proposta di Azione Giovani di intitolare una via allo storico ed indimenticato padre del M.S.I. Giorgio Almirante!!..Con lo stesso atto è stata anche intitola una piccola piazza ai Bambini martiri di Beslan..

Riteniamo questi degli eventi di notevole importanza per azione giovani che si è battuta per questo con i suoi ragazzi in consiglio comunale (Mauro Canale membro della commissione toponomastica),ed in molte altre sedi,convinti che solo attraverso la piena rivalutazione storica di figure che molto hanno dato alla vita politica del nostro paese e del nostro partito si possa arrivare ad una piena pacificazione e ad una storia finalmente condivisa da tutti!! La modernità del pensiero politico di Almirante sta nella sua figura imbevuta del carisma del condottiero, nella coerenza dello stare a destra quando era tremendamente difficile starci,nel aver saputo dare alla sua azione politica una posizione nuova basata su antichi valori ma lungimirante ed apertamente proiettata al futuro!! Importantissima è stata anche l'intitolazione di una piazza ai bambini di Beslan vittime della violenza terroristica cecena!! Qusta piazza dovra essere per le generazioni presenti e future la testimoniaza di quanto sia cruento e fondamentalista il terrorismo in quella parte del mondo e quado sia importante per arginarlo e sterminarlo l'azione dei nostri soldati che ogni giorno costruiscono la pace in medio oriente ed in molte altre parti del mondo rischiando la propria vita;distinguedosi da chi chi crede che la pace arrivi standosene comodamente seduti sulla poltrona di casa a sventolare una bandierina arcobaleno oppure facendo strupidi girotondi... Steva Rogante (Azione Giovani Civitanova Marche)


Pontedera: dai dirigibili al monopattino a motore

P-108

PIAGGIO-P-108

TIPO BOMBARDIERE
EQUIPAGGIO 6
MOTORE 4 PIAGGIO P XII RC 35 DA 1350 CV
PRESTAZIONI VELOCITÀ MAX 430 KM QUOTA SERV. 6000 MT AUTONOMIA 3500 KM
PESI PESO A VUOTO:17325 KG PESO MAX: 29885 KG
DIMENSIONI LUNGHEZZA  22 92 MT ALTEZZA  7,70 MT APERTURE ALARE  32 MT    SUPER. ALARE 135,34 MQ
ARMAMENTO DIFENSIVO 8 MG DA 12,7mm
ARMAMENTO OFFENSIVO 3500 KG DI BOMBE

Un quadrimotore sperimentale Piaggio 108, cadde al suo primo collaudo - il 7 Agosto 1941 - alla periferia un po' campagnola di una Pisa non ancora massacrata dai bombardamenti alleati.
Morirono tutti, meno il secondo pilota che ora fa il farmacista a Fiumicino. Il capoequipaggio era Bruno Mussolini, e suo padre gli dedicò un libro ("Parlo con Bruno") ora reperibile solo in brochure su qualche bancarella, ai mercatini del piccolo antiquariato.

Poi il '43, la sconfitta e la tragedia del dopoguerra. Che fare di stabilimenti rasi al suolo, di motori per aerei che non volavano più, di operai dalle mani d'oro annichiliti dalla disoccupazione?
La Piaggio si affidò ad un ingegnere abruzzese, titolare della cattedra di macchine all'Università di Pisa, che aveva già progettato uno strano aereo con l'elica sul soffitto della carlinga, chiamato a pala rotante e poi elicottero. Non era piaciuto ai panciuti generali dei ministeri di Roma.
L'elicottero, comunque, fu addirittura collaudato nel 1930 da un ufficiale pilota pisano, Marinello Nelli, cui la sua città ha intitolato una straducola di periferia, verso Porta Nuova.

L'ingegnere abruzzese si chiamava Corradino D'Ascanio, visse a lungo e - se l'Italia non fosse un paese di ingrati - avrebbe, come minimo, meritato la nomina a senatore a vita. Ma questa e' una storia parallela a quella di Enzo Ferrari.



Sono 45 i paesi che appoggiano l'intervento degli Usa in Iraq

Il Pentagono pubblica la lista dei «volenterosi»

Non sono comprese le nazioni arabe moderate: offrono supporti logistici ma non vogliono apparire nella coalizione

WASHINGTON - Il Pentagono ha reso nota la lista completa dei 45 Paesi che considera parte della «coalizione di volenterosi» favorevoli all’uso della forza contro l’Iraq. Secondo il Pentagono, tutti i Paesi dell’elenco si sono «pubblicamente impegnati» a favore dell’intervento. Questo spiega perché dalla lista siano esclusi quei paesi arabi moderati che di fatto forniscono un essenziale supporto logistico agli Usa, ma non vogliono che il loro impegno venga riconosciuto come l’appartenenza a una "coalizione" anti-Iraq. Questi paesi includono Arabia Saudita, Giordania, Qatar, Emirati arabi uniti, Bahrain e Oman.
Secondo il colonnello Catherine Abbot, portavoce del Pentagono, la pubblicazione della lista ha lo scopo di «favorire le discussioni tra i diversi Paesi sul loro sostegno alla coalizione». Il sostegno - ha aggiunto - varia fra la partecipazione diretta alla guerra, come nel caso della Gran Bretagna, gli Stati Uniti, l’Australia e la Polonia,
a diversi tipi di sostegno: logistico, umanitario, politico.

L'ELENCO COMPLETO - Ecco l’elenco completo dei 45 «volenterosi»: Afghanistan, Albania, Australia, Azerbaigian, Bulgaria, Colombia, Costa Rica, Danimarca, El Salvador, Eritrea, Estonia, Etiopia, Georgia, Giappone, Gran Bretagna, Honduras, Ungheria, Islanda, Italia, Kuwait, Corea del Sud, Lettonia, Lituania, Macedonia, Micronesia, Mongolia, Isole Marshall, Nicaragua, Olanda, Palau, Filippine, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica Dominicana, Romania, Ruanda, Singapore, Slovacchia, Isole Salomone, Spagna, Stati Uniti, Turchia, Uganda, Uzbekistan.

22 marzo 2003 


Bettino Craxi - Biografia

L'UOMO CHE HA SEGNATO 16 ANNI DI STORIA ITALIANA


Bettino Craxi segretario del Psi

E' durata piu' di 16 anni l'era Craxi: dal luglio del 1976, quando al comitato centrale riunito all'Hotel Midas spodesto' Antonio De Martino dalla segreteria del Psi, al febbraio 1993, quando dovette cedere la mano sotto l'impeto delle inchieste su Tangentopoli.
Anni cruciali nella vita del Paese, che iniziarono con il Pci al suo massimo storico, mentre il Psi era sull'orlo dell'estinzione; che rappresentarono il culmine dell'attacco terroristico al cuore dello Stato; che affidarono all'Italia un ruolo essenziale nell'ultima spallata all'Unione Sovietica, con il dispiegamento dei missili Cruise a Comiso.
Ma sono stati anche gli anni che diedero per la prima volta un socialista alla guida del governo, che videro il premier italiano reagire contro un alleato storico come gli Usa. Gli anni della P2, ma anche dell'offensiva dello Stato contro i poteri criminali, a cominciare da Cosa Nostra, dopo decenni di colpevole tolleranza.
Craxi di quella lunga stagione e' stato l'emblema, pagando il prezzo piu' alto quando e' rovinosamente terminata.
Uomo ''totus politicus'', Craxi fece da ragazzo, negli anni '50, quella che Amendola chiamava ''una scelta di vita''. Anni durissimi per chi stava a sinistra, ma forse ancor di piu' per chi, come lui, a sinistra era considerato un destro. I giornalisti impararono presto, quando raggiunse l'apice del potere, che il modo piu' semplice per farlo parlare era ricordare quei primi anni. E lui amava raccontare quando, giovanissimo funzionario, venne esiliato a Sesto San Giovanni, con la durissima clausola che doveva essere mantenuto dai compagni del posto, perche' il partito non avrebbe dato una lira.


Craxi con Pietro Nenni

Nenniano, entro' nel comitato centrale del partito al Congresso di Venezia, nel '57, che vide il leader storico del socialismo italiano sonoramente battuto dai morandiani coalizzati con i bassiani e la sinistra di Sandro Pertini. Aveva 23 anni (essendo nato a Milano il 24 febbraio del '34). Il suo campo d'azione divenne il mondo universitario, nell'Unuri, dove si addestrarono tanti altri futuri leader (Occhetto e Pannella, tanto per fare alcuni nomi)alla manovra politica, all'arte delle alleanze e dei cambi di fronte. Anticomunista tutto d'un pezzo, prosegui' il suo cursus honorum prima a livello cittadino (consigliere comunale a Milano), poi a livello nazionale: entro' nella direzione del partito nel 1965, poco dopo la scissione dello Psiup di Tullio Vecchietti e Dario Valori.
Nel '68, Craxi venne eletto per la prima volta deputato, ed entro' nella segreteria nazionale del Psi, come uno dei vice segretari prima di Giacomo Mancini e poi di Francesco De Martino.
E' in quegli anni che, per conto del partito, inizio' un'intensa attivita' di politica estera, soprattutto nei confronti dei partiti fratelli aderenti all'Internazionale socialista. Nacque cosi' una passione che non si appanno' piu'. Craxi aiuto' in tutti i modi i socialisti costretti ad agire sotto regimi tirannici, e non solo finanziando i socialisti che in Grecia, come in Spagna, in Portogallo o nel Cile lottavano contro la dittatura, ma anche cercando di far fare pace alle fazioni che immancabilmente si creavano in quei partiti.

Nel 1976, eletto segretario del partito in seguito ad una sorta di congiura di palazzo ai danni di De Martino, la sua sembro' la classica soluzione di transizione. Non era forte nel partito, e i leader socialisti piu' importanti pensarono a torto di poterlo levare di mezzo alla prima occasione. Segreteria fragile, quindi, di un partito ancor piu' fragile. Il Pci sembrava in un'ascesa inarrestabile. Molti cominciarono a pensare che il Psi non avesse piu' ragione d'esistere. ''Primum vivere'' fu il suo orgoglioso slogan. Ma per far questo non si arrocco'. Anzi, comincio' subito a lavorare per uno svecchiamento del Psi e per un gioco a tutto campo.
Il comunista Enrico Berlinguer aveva lanciato il ''compromesso storico''? E lui al congresso di Torino, alleato con il lombardiano Claudio Signorile, replico' con la strategia dell'alternativa. Il congresso di Torino che la settimana scorsa Veltroni ha ricordato come un esempio. Durante i tremendi 55 giorni di Moro, la Dc e il Pci si attestavano sulla linea della ''fermezza''? Il Psi divenne l'alfiere della linea trattativista. E fu sempre nel '78 che il Psi riusci' a mandare per la prima volta un suo uomo al Quirinale: Sandro Pertini.


Bettino Craxi e Giulio Andreotti

E anche il partito fu rivoltato come un calzino, seguendo una stella polare: svecchiare il socialismo italiano, e riscattare il Psi da una sudditanza culturale e ideologica nei confronti del ''grande partito comunista italiano'', come si diceva in quegli anni. E fu infatti nel '78 che Craxi avvio' una feroce polemica ideologica con il Pci. Berlinguer operava il suo ''strappo'' dall'Urss e dalla tradizone comunista ortodossa proponendo una terza via, e Craxi gli rispose duro buttando a mare non solo Lenin, ma anche Marx, ed esaltando il pensiero di Pierre Joseph Proudon. Riusci' a far cambiare anche il vecchio simbolo del suo partito (falce e martello su libro e sole nascente) con un garofano rosso: un fiore che faceva parte della tradizione socialista italiana da prima della rivoluzione d'Ottobre. Il Psi, questo voleva Craxi, doveva diventare sinonimo di modernita', di futuro. Certo, in tanti restarono perplessi per le scenografie congressuali di Panseca, cosi' come fredda fu l'accoglienza riservata ai ''nani e le ballerine'', come li chiamo' Rino Formica, negli organismi dirigenti del partito. E non furono in pochi a storcere il naso con Sandro Pertini quando, al congresso di Verona dell'84, venne eletto segretario per acclamazione anziche' con regolare votazione. Resta pero' il fatto che ancora oggi si sentono riecheggiare molte delle idee che in quegli anni vennero sfornate dal gruppo dirigente che si era formato intorno a lui.
Al congresso di Verona, che si ricorda anche per la salve di fischi che accolse Berlinguer un paio di settimane prima della sua morte (anni dopo, Craxi, non facile alle autocritiche, disse di essersi pentito per quell'episodio), era gia' presidente del Consiglio da un anno. Cio' era stato possibile per la sconfitta subita dalla Dc nelle elezioni dell'83. La Borsa perse l'8,6 per cento per un risultato dello Scudo Crociato che sembro' tragico: il 32,9% dei voti, 225 deputati e 120 senatori.
Il 4 agosto Craxi formo' il suo primo governo, e a fargli da braccio destro prese con se' il futuro premier Giuliano Amato. I problemi non si fecero attendere. La grana maggiore fu da subito la decisione di accogliere in Italia i Cruise statunitensi. Ma la prova di forza decisiva per gli equilibri interni fu senza dubbio il referendum dell'85 sui punti di scala mobile promosso dal Pci. Craxi, infatti, non cerco' di evitare lo scontro, e vinse quella partita che all'inzio era sembrata senza speranza.
A Settembre dovette affrontare la piu' grave crisi diplomatica della sua carriera, quando ordino' di impedire ai marines americani di ripartire da Sigonella, in Sicilia, con i terroristi palestinesi, tra i quali Abu Abbas, responsabili del sequestro dell'Achille Lauro.
Craxi ribadi' la sua posizione nettamente a favore della causa palestinese, e su questa base rafforzo' il suo rapporto con il leader dell'Olp Yasser Arafat, che durera' poi anche quando sara' costretto a ritirarsi ad Hammamet dopo Tangentopoli.

Craxi rimase a Palazzo Chigi fino al 17 aprile '87, conquistando un record: la permanenza alla guida del governo piu' lunga della storia dell'Italia repubblicana. Tornato al partito, Craxi riprese di lena la sua politica: contendere alla Dc il suo primato, e rilanciare l'offensiva contro il Pci per creare un solo grande partito socialdemocratico.
La figura di Palmiro Togliatti divenne pertanto il bersaglio di mille polemiche, di convegni e libri sfornati di continuo. Al contempo, pero', Craxi non ostacolo' l'adesione del Pci all'Internazionale socialista.
I comunisti italiani, per la verita', poteva gia' contare sul sostegno di molti altri e importanti partiti della Internazionale, ma un no del leader del Psi sarebbe stato sicuramente un ostacolo difficilmente sormontabile.


Bettino Craxi e Claudio Martelli

Craxi inizio' quindi a impegnare il Psi su pochi e ben precisi obiettivi. La Grande riforma costituzionale, con l'introduzione dell'elezione diretta del presidente della Repubblica; la riforma dei regolamenti parlamentari per rendere piu' agevole l'azione di governo; la lotta senza quartiere non solo allo spaccio delle droghe, ma anche al loro consumo.
Nel biennio '89-'90 gli sembro' essere venuto il momento della definitiva rivincita socialista in Italia. Craxi ando' a vedere con i suoi occhi a Berlino sgretolarsi quel muro che aveva diviso in due l'Europa, e si tolse la soddisfazione di dargli anche lui due bei colpi con martello e scalpello. E volle poi seguire di persona il XX congresso del Pci di Rimini, e si vedeva con quanto interesse assistesse alla nascita del nuovo partito voluto da Occhetto, il Pds.
E' in questa cornice che Craxi lancio' la parola d'ordine dell' ''Unita' socialista''. Nel febbraio '89 aveva gia' assorbito nel Psi una componente dello Psdi, e mai come nei tumultuosi mesi che seguirono a Craxi dovette sembrare piu' vicino l'obiettivo di una grande sinistra europea Tutto poteva pensare, si puo' esserne certi, tranne che proprio il Psi sarebbe diventato a breve la vittima piu' illustre della fine dell'equilibrio assicurato dalla Guerra Fredda. Per questo, se si deve ora indicare una data del primo scricchiolio, forse e' bene partire da prima dell'inizio di Tangentopoli.
Fu alla conferenza stampa del 7 novembre 1990, convocata da Craxi per ribadire che lui dell'esistenza di Gladio non aveva in effetti mai saputo nulla, che i giornalisti ebbero l'impressione di non trovarsi piu' di fronte il solito ''Bokassa'' (questo il nomignolo con cui lo chiamavano dentro e fuori il partito). Apparve gia' come un leader sulla difensiva. Non era piu' il Craxi che poco tempo prima accusava una ''manina'' di aver depositato i verbali della Br nel covo di Via Montenevoso. Tutto cio' avveniva ben prima di quel 17 febbraio 1992, quando venne arrestato Mario Chiesa, il socialista presidente del Pio Albergo Trivulzio, che diede il via a Mani Pulite.

Tra le due date, ci fu quello che lui stesso poi riconobbe come un errore politico: l'aver invitato gli italiani ad andare al mare e a non votare per il referendum di Mario Segni sulla preferenza unica. Arrestato Chiesa, Craxi penso' di poter archiviare tutto con un epiteto: ''Mariuolo''. Ma l'indagine di Tangentopoli non si sarebbe arrestata al primo nome.
Inizio' il declino, sotto i colpi degli avvisi di garanzia, ma ci volle un anno prima che il vecchio leone decidesse di gettare la spugna e lasciare la guida del partito. Un processo che si accompagno' al disgregarsi del gruppo dirigente, con Claudio Martelli sicuro di poter salvare il partito contrapponendosi a Craxi, e con quest'ultimo determinato a non far finire il bastone di comando nelle mani dell'ex delfino, che infatti fu poi preso da Giorgio Benvenuto.
Subito dopo Craxi si preoccupo' di sottrarsi alla magistratura, ai suoi occhi impegnata in un'offensiva politica, in una ''falsa rivoluzione''. A convincerlo dovette certo contribuire la manifestazione davanti all'Hotel Raphael, che lo costrinse ad allontanarsi in gran fretta sotto un fitto lancio di monetine. Si era tolto la soddisfazione di ottenere un No del Parlamento, dopo un appassionato discorso alla Camera, ad una richiesta di autorizzazione dei pm di Milano. Ma la via dell' ''esilio'' gli dovette apparire come l'unica soluzione. E si rifugio' ad Hammamet, sempre piu' malato di quel diabete che gia' nel '90 aveva fatto temere per la sua vita. E da li' ha proseguito la sua battaglia fino all'ultimo a colpi di fax, chiedendo continuamente che si cercasse la verita' sul finanziamento illecito dei partiti, rifiutandosi di passare alla storia, lui che aveva dedicato la vita alla causa del socialismo, come il capo di una banda di criminali.


Bettino Craxi: La denuncia del sistema basato sulla corruzione

Dal discorso alla Camera del 3 luglio 1992

In quest’aula e di fronte alla Nazione io penso che si debba usare un linguaggio improntato alla massima franchezza. Bisogna innanzitutto dire la verità delle cose e non nascondersi dietro nobili e altisonanti parole di circostanza che molto spesso e in certi casi hanno tutto il sapore della menzogna.
Si è diffusa nel Paese, nella vita delle istituzioni e delle pubbliche amministrazioni una rete di corruttele grandi e piccole che segnalano uno stato di crescente degrado della vita pubblica.
Uno stato di cose che suscita la più viva indignazione, legittimando un vero e proprio allarme sociale e ponendo l’urgenza di una rete di con-trasto che riesca ad operare con rapidità ed efficacia. I casi sono della più diversa natura, spesso confinano con il racket malavitoso, e talvolta si presentano con caratteri particolarmente odiosi di immoralità e di asocialità.

Purtroppo anche nella vita dei partiti molto spesso è difficile individuare, prevenire, tagliare aree infette sia per la impossibilità oggettiva di un controllo adeguato, sia talvolta per l’esistenza ed il prevalere di logiche perverse.
E così all’ombra di un finanziamento irregolare ai partiti e, ripeto, al sistema politico, fioriscono e si intrecciano casi di corruzione e di concussione, che come tali vanno definiti, trattati, provati e giudicati.
E tuttavia, d’altra parte, ciò che bisogna dire e che tutti sanno del resto, è che buona parte del finanziamento politico è irregolare od illegale.

I partiti, specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale.
Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest’aula, responsabile politico di organizzazioni importanti che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro. E del resto andando alla ricerca dei fatti, si è dimostrato e si dimostrerà che tante sorprese non sono in realtà mai state tali.
Per esempio, nella materia tanto scottante dei finanziamenti dall’estero sarebbe solo il caso di ripetere l’arcinoto “tutti sapevano e nessuno parlava”.

Un finanziamento irregolare ed illegale al sistema politico, per quanto reazioni e giudizi negativi possa comportare e per quante degenerazioni possa aver generato non è e non può essere considerato ed utilizzato da nessuno come un esplosivo per far saltare un sistema, per delegittimare una classe politica, per creare un clima nel quale di certo non possono nascere né le correzioni che si impongono né un’opera di risanamento efficace ma solo la disgregazione e l’avventura.
Del resto nel campo delle illegalità non ci sono solo quelle che possono riguardare i finanziamenti politici. Il campo è vasto e vi si sono avventurati in molti, come i fatti spero si incaricheranno di dimostrare aiutando tanto la verità che la giustizia.

A questa situazione va ora posto un rimedio, anzi più di un rimedio. E’ innanzitutto necessaria una nuova legge che regoli il finanziamento dei partiti e che faccia tesoro dell’esperienza estremamente negativa di quella che l’ha preceduta. Altre proposte ed altri rimedi sono già sul tavolo. Vi aggiungeremo le nostre, sollecitando un dibattito parlamentare chiarificatore, serio e responsabile, su tutti gli aspetti di questa questione.


Corte di Strasburgo che ha condannato la giustizia italiana per Bettino

DICHIARAZIONE DELL’ON. BOBO CRAXI - 12/5/2002

I legali della famiglia Craxi esprimono la forte soddisfazione per il pronunciamento della Corte di Strasburgo che ha condannato la giustizia italiana che ha ripetutamente violato nel caso Craxi il principio cardine del Giusto Processo. “E’ una soddisfazione – ha aggiunto Bobo Craxi – perché fu palese sin dall’inizio l’accanimento giudiziario contro mio padre Bettino e il reiterato ed irrispettoso comportamento del tribunale milanese che lo condannò violando norme, quelle del Giusto Processo, che oggi sono scolpite nel nostro ordinamento legislativo. Bettino Craxi ebbe ragione due volte, la prima a ritenersi perseguitato dalla giustizia che usò due pesi e due misure, la seconda a voler appellarsi alla Corte Europea per i Diritti Umani, questo pronunciamento favorevole che condanna l’Italia giustizialista è dedicato alla sua memoria.”


La Corte Europea per la seconda volta condanna l'Italia per Bettino

DICHIARAZIONE DELL’ON. BOBO CRAXI - 17/07/2003

“Il pronunciamento della Corte europea dei diritti umani, che ha accolto per la seconda volta il ricorso presentato da mio padre, Bettino Craxi, reiterato dai suoi eredi, e la conseguente condanna del nostro Paese in materia di violazione dei diritti umani, nonostante siano passati diversi anni suscita in me viva emozione, unitamente ad una ferma indignazione”.

“Risulta ormai evidente quale fu il carattere persecutorio e politico dell’azione giudiziaria che costrinse mio padre Bettino a riparare in esilio, senza possibilità di appello e, in quelle condizioni, condotto alla morte”.

“Non vi può che essere viva indignazione, poiché la violazione dei diritti umani e dei più elementari diritti alla privacy fu ripetuta, ostinata e costante nei confronti degli imputati politici coinvolti nelle inchieste di Milano”.

“Chi propagandava le ‘mani pulite’ aveva violentemente calpestato la legge, come appunto riconosciuto dalla Corte europea”.

“L’Italia viene condannata, l’Italia deve dunque risarcire questo danno: un danno alla persona, un danno irreparabile commesso nei confronti della comunità politica, che mio padre aveva guidato per oltre 15 anni, un danno alla credibilità del nostro Paese, un danno che dovrà essere risarcito se prevarrà senso della giustizia e se verrà rispettata una sentenza dell’Alta Corte europea che si presenta inoppugnabile”.

“In ogni caso, resta, per noi, un’emozione grande, per una ragione che viene riconosciuta, anche se con il rammarico di non poterla condividere con lui”.


Funerale Bettino

 

per approfondimenti

 

 
Caro Presidente Bettino,
confesso che "mani pulite" ha fatto "sognare" anche me,  per qualche settimana,
ma Tu sei forse l'unica vittima di questa banda (a parte i molti suicidi), per avere perso la
Tua Vita in esilio in modo dignitoso e fedele alla Tua Patria.
In tribunale hai fatto nomi, cognomi, orari, indirizzi, importi, e nessuno Ti ha ascoltato.
Mi spiace molto
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Satira  politica


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