Musica Alternativa 6-8


Musica Alternativa di Destra,

Destra Radicale, Destra Estrema, Destra..., quasi Destra...,


Testi


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Punto di non ritorno Massimo Morsello

L’alba si è accesa come un filo di rame
Come i caffè alla stazione
E la strada si affretta tra strade e catrame
A portarti a destinazione
Non uscire di casa non portargli la morte
Al tuo punto di non ritorno
Non portarti gli occhiali non voltargli le spalle
Al tuo punto di non ritorno
Alla tua fine del mondo

La moto si è accesa, con un filo di gas
Ti accompagna verso la morte
Nascosto nel cuore c’è un pezzo di rabbia
Che ti applaude e che ti apre le porte
No non dargli il tuo collo, il tuo ghigno di sfida
Al tuo punto di non ritorno
Non lasciarci i miei anni, i miei sensi di colpa
Al tuo punto di non ritorno
Alla tua fine del mondo

E proprio mentre il corpo t’abbandona
Che sembra che trattieni il respiro
Dal cielo Dio s’affaccia e ti perdona
E sembra che ti vuole davvero.

Una fiamma si è accesa, da quel tubo di ferro
Quando hanno dovuto aprirti il portone
Una sirena si accende, come un grido di rabbia
Gira la testa delle persone
C’è qualcuno che guarda, c’è qualcuno che soffre
C’è qualcuno che ti fa una canzone
No non lasciarli a quei volti,
a quegli occhi in divisa
Il tuo punto di non ritorno
Non passare alla morte, come fosse la fine
Come un sole d’inverno
Il nostro è un punto di non ritorno

E proprio mentre il corpo t’abbandona
Che sembra che ti sfugge un sorriso
Dal cielo Dio s’affaccia e ti perdona
E t’apre un pezzo di Paradiso.
E proprio mentre il corpo t’abbandona
Che sembra che ti sfugge un sorriso
Dal cielo Dio s’affaccia e ti perdona
E t’apre un pezzo di Paradiso.

 


Canti Assassini Massimo Morsello

Entrammo nella vita dalla porta sbagliata
In un tempo vigliacco con la faccia sudata
Ci sentimmo chiamare sempre più forte
Ci sentimmo morire ma non era la morte
E la vita ridendo ci prese per mano
Ci levò le catene per portarci lontano
Ma sentendo parlare di donne e di vino
Di un amore bastardo che ammazzava un bambino
E di vecchi mercanti e di rate pagate
Di fabbriche nuove e di orecchie affamate

E pregammo la vita di non farci morire
Se non c’era un tramonto da poter ricordare
E il Tramonto da poter ricordare
E il tramonto già c’era, era notte da un pezzo
Ed il sole sorgendo ci negava il disprezzo
Ma sentendo parlare di una donna allo specchio
Di un ragazzo a vent’anni che moriva da vecchio
E di un vecchio ricordo di vent’anni passati
Di occasioni mancate e di treni perduti
E scoprimmo l’amore e scoprimmo la strada
Di fendemmo l’Onore con il sorriso e la spada

E scordammo la casa e il suo caldo com’era
Per il caldo più freddo di una fredda galera
E uccidemmo la noia annoiando la morte
E vincemmo soltanto cantando più forte
E ora siamo lontani siamo tutti vicini
E lanciamo nel cielo i nostri canti assassini
E ora siamo lontani siamo tutti vicini
E lanciamo nel cielo i nostri canti assassini

 


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Léon Degrelle Massimo Morsello


Una sirena dietro al vento
Taglia il cielo di Madrid
Scende la pioggia ad aiutare il traffico
Gente che sale e scende dai taxi
E’ un generale di ottant’anni
Con un passo forestiero
Senza medaglie appese al petto
Solo una croce tutta d’oro.

E qualcuno ha bussato alla porta
E’ il passato che lo viene a cercare
E’ una storia che è morta e sepolta
Dal mare.

Ma è una storia da ricordare
Come il Natale passato in casa
Come una guerra persa per sempre
Come una curva pericolosa
La candela riflette la luce
Sopra un foglio fitto di righe
Un leone attraversa la storia
e la penna che scrive.

Generale, la tua spada è nel vento
E la lama che punta nel Sole
E la notte sta dietro il tramonto
Che sale
E’ il vapore del caffè che fischia
Come un amico che ti vuole
Come una nave che gonfia le vele
Come la vita e i suoi misteri
Come la gente che non li vuole.

E i giornali sono già usciti
Come volpi affacciate alla tana
Come fabbriche rimesse in moto
Dal profumo del caffè in cucina
E’ un generale di ottant’anni
Due occhi accesi e appesi al vento
Con la sua storia imprigionata
Dietro una linea di combattimento.

Generale, c’è una nave nel mare
Taglia le onde le ricopre di schiuma
C’è una donna affacciata al balcone,
Che fuma
C’è una striscia di terra che forse
Non vale neanche più la pena di rivedere
Più la pena di ricordare
E c’è una fascia di uomini
Che si guardano un po’ meglio
Dentro alle mani,
E ci trovano lontani
La stessa razza di uomini
Che accavallano le gambe al tavolino
E un bicchiere di vino tra le mani
Ma che destino è
Domani
Ma che destino è.

 


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Figli di una frontiera Massimo Morsello


Figli del mondo siamo,
con le ali dietro ai talloni,
che ci aiutano quando fuggiamo,
dalla polvere delle prigioni,
Figli di una sigaretta,
di una sirena che ci mette fretta,
figli di un treno che parte
e che non ci aspetta
Figli della notte siamo,
senza una foto sopra il passaporto,
che ci aiuta quando navighiamo
su una nave in mare aperto
Figli di una frontiera,
da passare solo quando è sera,
quando la guardia dorme
e non ci fa paura
Figli della strada siamo,
che ci porta dove vuole il vento,
che ci aiuta quando ci perdiamo
il nostro senso d’orientamento
Figli di un inno al Sole,
e di una terra che non ci vuole,
una ferita che ci fa male
nel profondo del cuore
Figli della luna siamo,
col cappello calato sul viso,
ed il sonno calato sugli occhi,
ci addormenta ci strappa un sorriso
Figli di un tradimento,
figli di un sole che s’è spento,
figli di un cane che passa,
abbaia e ci si ferma accanto
Figli delle stelle siamo,
con due occhi che non credono a niente,
che ci aiutano quando ci troviamo
tra le facce dell’altra gente
Figli di una bufera,
figli di un temporale,
che tu tagli e prova,
che tu tagli e spera,
sono i figli venuti male
Figli di una bufera,
figli di una luce accesa,
he tu tagli e prova,
che tu tagli e spera,
torneremo tutti quanti a casa.

 


El Alamein

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Cuori d’acciaio all’erta! il cielo è una pedana. Folgore! Folgore! Alalà!

Cuori d’acciaio all’erta! il cielo è una pedana, smobilitare la Brigata è una speranza vana.

Lo spirito e la gloria dei Paracadutisti supereranno certo anche questi anni tristi,

Questa riforma truffa e i falsi volontari, che insozzan questo basco per trenta vili denari.

Non sono certo questi i veri volontari vigliacchi adiposi senza virtù militari.

 rit. El Alameim El Alamein, mancò fortuna non mancò valore,

La miglior gioventù d’Italia cadde sul campo dell’onore.

El Alamein El Alamein, siam noi gli eredi di El Alamein,

Noi che dal Libano in Somalia versammo il sangue per l’Italia.

A esercito e nazione uniti nella leva la Folgore fu esempio di onore e gloria guerriera.

Ma questa porca italia ci teme e ci disprezza per il nostro coraggio e per la nostra purezza.

Combattere morire ed essere processati, dall’odio dei vigliacchi ci sentiamo decorati.

Ma son presidio eterno di questa nostra terra ragazzi della Folgore assunti tra gli Eroi

 rit.

 


Giovinezza

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giovinezza la lotta / giovinezza le sbarre / giovinezza la gioia e il dolore / giovinezza donata e non mai sprecata / giovinezza la fede e l’amore / giovinezza di facili sogni / giovinezza di lacrime amare giovinezza donata / giovinezza

Giovinezza è un grido fatato, giovinezza è una vergine bianca,

Nelle mani di chi la sa usare giovinezza è un’arma mortale.

Giovinezza è il mio grido di guerra e vendetta sarà la mia spada,

E l’onore sarà il mio scudo, e l’amore sarà la mia lancia.

Sì l’amore per quello che è stato, la speranza per ciò che sarà,

E la gloria delle grandi gesta nella giovinezza eterna sarà.

 rit. Giovinezza giovinezza primavera di bellezza

Della vita sei l’ebrezza giovinezza

Giovinezza giovinezza primavera di bellezza

Non si piega e non si spezza giovinezza

Giovinezza è un fulmine un tuono, giovinezza è un sorriso di sole

Giovinezza colpisce veloce, giovinezza è senza pietà.

Giovinezza è una grande battaglia, giovinezza è un campo di fiori,

Giovinezza è una scelta d’amore che dà vita ad un grande cuore.

Giovinezza è una splendida stella, giovinezza è l’eterna promessa,

Giovinezza è l’amore più grande, giovinezza per l’eternità

 rit.

 


Notti

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Le notti fitte di mille silenzi squarciate da lampi lontani

Amara la tempesta dei ricordi risucchia un altro domani

Plana la mente su piazze scarlatte e boschi di braccia tese

In cerca di un lume e nuove fragranze la morte beffarda li attese

 rit. Canto per i miei fratelli ammazzati

Celebro spiriti immacolati

Rivedo i corpi insanguinati

Canto per i miei fratelli ammazzati

Mille le iene nascoste nell’ombra della massa o di una divisa

E noi in silenzio davanti a una tomba tra gli echi delle loro risa

Ma gl’insegnammo sorrisi più amari a torturatori e assassini

Danzando all’armonia degli spari felici noi come bambini

 rit.

 


Aggiungi un posto a tavola

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Aggiungi un posto a tavola c’è un immigrato in più,

Aspetta pochi anni e lo straniero sarai tu!

Ti aggirerai sperduto per le vie della città

Tra agnelli sgozzati e gli strilli dei mullah.

Verrà la benedetta multiculturalità,

E sulle ali dell’euro anche la felicità.

Innovazione e flessibilità in economia

Ieri avevi un lavoro e oggi ti han cacciato via.

Tu hai perso il lavoro ma che differenza fa?

Un immigrato a metà prezzo ti sostituirà:

E’ questo il bello della società multirazziale

La mano d’opera senza tutela sindacale

Aggiungi un posto nella tavola globalizzata,

Poi àlzati e fa’ posto a mano d’opera immigrata.

Ne abbiamo un gran bisogno lo ripetono ogni dì

Padroni, sindacati, preti e politici

E sbarca l’immigrato benedetto dai padroni,

Con le sue ritenute pagheranno le pensioni

Agli italiani vecchi e in crisi di natalità

Svendendo a poco prezzo anche la nostra identità.

Né casa né lavoro per i giovani italiani,

Alloggio, vitto e impunità per negri e musulmani,

Quei poveretti in cerca di una società migliore

Dove poter delinquere tranquilli a tutte le ore.

Perciò prepara tavola e poi vattene via

Arriva un immigrato e dice: "Questa è casa mia!"

Ma se vuoi rimanere puoi tra la sua servitù,

Naturalmente in nero lo straniero ora sei tu!

Si estinguerà l’italiano non globalizzato,

Trionferanno contaminazione e meticciato.

Per l’invasione in nome della solidarietà

L’Italia, stirpe, lingua e cultura, sparirà

 


Non nobis Domine

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Non nobis Domine, non nobis Domine, sed nomine tuo da gloriam

Non nobis Domine, non nobis Domine, sed nomine tuo da gloriam

Per il sole che c’infiamma, per la pioggia che ci sferza,

Per la lotta senza macchia e con prodezza,

Noi Ti lodiamo.

Per la fame che tormenta, per la sete che dissecca,

Quando ci opprime le membra la stanchezza,

Ti ringraziamo.

Per il vento che ci accieca, per la sabbia che ribolle,

Per il sangue nostro sparso tra le zolle,

Noi Ti lodiamo.

Per le notti insonni in armi, il silenzio e la preghiera,

Che ricolmano il cuore di gioia vera,

Ti ringraziamo.

 

Non nobis Domine, non nobis Domine, sed nomine tuo da gloriam

Non nobis Domine, non nobis Domine, sed nomine tuo da gloriam

Per il pianto dei nemici, il galoppo lancia in resta

Nella gioia della battaglia nostra festa,

Noi Ti lodiamo.

Per la fede ed il beaussant, che su cuori e torri svetta,

Per la morte salvatrice che ci aspetta,

Ti ringraziamo.

E per la speranza dolce di arrivare al Tuo cospetto

Purificati e feriti sopra il petto,

Noi Ti lodiamo.

Per la carità delle armi, che c’ispiri dentro al cuore

Per la maggior gloria Tua, nostro Signore,

Ti ringraziamo.

 

Non nobis Domine, non nobis Domine, sed nomine tuo da gloriam

Non nobis Domine, non nobis Domine, sed nomine tuo da gloriam

In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

 


Mercenario

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Tu combatti la guerra per chi ti paga di più,

Ma si sa, una buona guerra santifica ogni causa.

Il disprezzo e lo sdegno dei piccoli uomini meschini

Si è chiuso nelle tue braccia, si è chiuso nella tua mente.

Ma felice tu avanzi tra i pericoli e la morte,

Perché ami la guerra, sì tu ami la guerra.

E tu corri e spari, e non t’importa della vita,

Ma che senso ha la vita, se non hai mai ucciso?

Ma che senso ha l’amore, se non si può odiare?

Ma che senso ha la pace, se non c’è più la guerra?

 

rit. Se guerriero sono nato, mercenario morirò,

Senza scuse né rimpianti ho vissuto e me ne andrò.

Quando all’ultima cartuccia la mia amata incontrerò,

Con lei in un sacco nero a casa me ne tornerò.

Ma sì, io me la rido dei vostri piccoli miserabili dèi!

Ma sì, io me la rido dei vostri squallidi sogni da giudei!

Ma sì, io me la rido del vostro dio denaro!

Ma sì, io me la rido della dea democrazia!

Io combatto la mia guerra dovunque ci sia guerra,

Io uccido il mio nemico qualunque sia la guerra,

Io non voglio comprare col vostro oro il vostro paradiso,

Io ho nemici ed amici, corone labbra e canti.

E la vita è solo un gioco che ho giocato con la morte ogni giorno.

E non rimpiango nulla di tutto quel che ho fatto.

 

rit.

Vive la mort, vive la guerre, vive le sacré mercenaire!

 


Ultima volontà

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Morire come lo vidi morire, di primavera in un chiaro mattino,

Fiori di campo profumo di vita, ma sora Morte già gli stava vicino.

Fare la guerra come l’amore, con assoluta purezza di cuore,

Destino ritto sul proprio destino, senza gioia e senza dolore.

Si levò dolce, come un sorriso, ed il cuore gli batteva forte

E quel sorriso tuonò più tremendo del Terrore e della stessa Morte.

Volò sul campo protervo e profondo, danzatore nella battaglia,

Ed il suo sangue cantò più forte dell’Oscurità e della mitraglia,

E nei cieli squarciati da un buio profondo risuonarono mari di Luce.

E fummo tutti pieni di quell’arcana Gioia che ancóra oggi ci conduce…

Saldo nel soffrire Lui non si piegò,

Come dritta quercia avanti Lui crollò,

Strinse la vita tra i pugni e si rialzò,

E tra i denti insanguinati mormorò:

Meglio vivere e morire come giovani fascisti

Che piegarsi a questo mondo di vigliacchi e sanguemisti,

Meglio un giorno luminoso con un’arma nelle mani

Che una morte oscura oscura e lunga mille pavidi domani, mille pavidi domani…

 


Elegia

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Resta con me in questa notte buia,

Ti prego resta anche quando la luna si oscura.

Il desiderio è una ferita che gronda sangue e sentimenti,

Ma tu questo puoi capirlo anche se di anni ne hai soltanto venti.

Nel nero molle di questa umida notte senza un po’ di vento

Io non respiro, ti prego lasciarmi al mio tormento.

Unghie affilate che strappano la pelle e mi feriscono il cuore,

Ti prego resta, non mi lasciare a un’altra notte di dolore.

Fammi scordare le rasoiate delle mie ossessioni,

Non lasciarmi ad affogare tra le onde amare delle mie emozioni.

 

rit. La tua bellezza illumina uil tramonto e splende nell’aurora,

E’ un incendio nella notte che mi brucia e mi divora.

La tua bellezza è faro in notti di tempesta,

E anche se non mi dài il cuore mi va bene quel che resta.

La tua bellezza è stella che brilla sopra i mari,

Che mi guida tra le ombre dei miei ricordi amari.

La tua bellezza è cura di ogni cicatrice,

È una dea che oggi m’appare ma il futuro non predice.

Resta con me in questa notte buia,

Ti prego resta anche quando la luna si oscura.

Splende il tuo corpo velato solo da un manto di luna,

Scivoli tra le ombre d’argento mentre la notte corre e già si consuma.

Dammi le mani ti voglio confessare la mia follia,

Stanotte sì ti prego non andare via!

Resta con me, il mondo fuori dorme o forse è morto.

Non te ne andare, voglio vedere l’alba stretto al tuo corpo.

Non lasciarmi anche stanotte, comparsa di una storia senza importanza,

Come un’ombra nera di morte io temo la tua amara lontananza.

 

rit.

 


Apologia

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Rovistando tra le pagine strappate dalla storia,

ne trovammo qualcheduna che conserva la memoria

di anni oscurati da una fitta coltre di menzogna,

uomini traditi e in piedi tra rovine di vergogna,

un secondo giuramento fatto in nome dell’Onore,

donne e bambini bombardati dal liberatore,

agguati ed imboscate dànno gloria ai vincitori

mucchi di ossa dissepolte vanto degli infoibatori.

 

rit. Apologia, è colpa mia se non ho dimenticato

apologia, è colpa mia se io non ho disertato

apologia, è colpa mia se ogni giorno ho ricordato,

apologia, è colpa mia se io non ho mai mollato!

C’è una lunga scia di sangue che ci unisce a quella storia,

sangue d’uomini e ragazzi che han pagato la memoria:

fiori sparsi sui selciati della nostra terra ingrata

ed il cielo lacerato dalle sbarra di una grata;

pieni di sogni e speranze ma incapaci di aspettare,

ci trovammo soli sopra una tigra da cavalcare,

noi stregati dalla melodia di canti senza tempo,

urla e menzogne dei vigliacchi le disperde il vento

 

rit.

Se la fratellanza d’armi fu una breve primavera,

il sogno che la sorresse non è certo una chimera;

e se nelle piazze più non bruciano le barricate,

sogno ancóra di vedere i miei nemici a mani alzate;

troppo sangue e troppi morti che non so dimenticare,

ma per anni oscuri una luce continuò a brillare;

e se l’oggi con quegli anni non ha molta analogia,

sento risuonare in mille cuori quella melodia…

 


Canzone degli anelli

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Tre anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,

Sette ai Prìncipi dei Nani nelle loro rocche di pietra,

Nove agli uomini mortali che la triste sorte attende,

Uno per l’Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra

Nella terra di Mordor dove l’ombra nera scende.

Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli

Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.

Vanno Frodo ed Aragorn nella terra di Mordor,

Per diverse vie a combatter contro l’oscuro signor;

Se la terra tua s’oscura tu non devi aver paura

La salvezza sta in un forte braccio e in un’anima pura.

Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli

Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli

 


Vecchi lupi

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14 anni e cominciò la storia,

cercavo già il sentiero della gloria,

volevo avere un’anima che vola,

in mano un martello o una pistola.

Ho rinunciato a tante cose belle

seguendo cieli nuovi e nuove stelle,

trovai fratelli in quegli anni cupi,

formammo un branco di giovani lupi.

 Rit. Stelle infinite scintillano,

mille orizzonti che brillano,

giovani lupi che avanzano

e i cacciatori che fuggono fuggono via.

Fiutammo odor di lotta e di vittoria

giocando sopra i prati della storia;

allora noi sbranammo la prudenza,

scendemmo in una valle di violenza;

cacciammo cuccioli di borghesia

e non tememmo più la polizia;

traditi e uccisi in democrazia,

provammo di essere aristocrazia.

 rit. Cieli di piombo si oscurano,

fuochi di morte che avvampano,

lupi sgozzati e dispersi ma

un ululato dal bosco stanotte si udrà, ancóra.

E’ sporco il sentiero della gloria,

ingombro dei detriti della storia,

fiumi di sangue e morti rattrappiti

e i vivi chiusi per anni infiniti;

ci hanno bruciato i prati della storia,

ma abbiam tenuto viva la memoria

dei lutti e di un destino molto duro,

se fummo esempio lo dirà il futuro.

 rit. (come il primo)

 


Chiari nell’aurora

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Tra ritagli e foto gialle non c’è cura ai vecchi affanni,

labirinti di domande anche dopo tanti anni,

angoli della mia mente per fermarmi a ripensare

e un tappeto di ricordi per sdraiarmi e riposare;

ma i ricordi sono amici duri e vuoti come tufo,

non guariscono il rimorso di chi è sopravvissuto.

Quando chiudo gli occhi e volo con la mia fantasia,

non so più che giorno è, io non so più che anno sia,

e rivedo quelle sagome tracciate sulla via

e quei bossoli raccolti e numerati dalla polizia.

Piango ancóra per Diego ed Enrico,

piango ancóra per Diego ed Enrico

Foto gelide e taglienti anche dopo tanti anni,

non mi aiuta immaginarvi liberati dagli affanni;

polvere che nulla sente in un tumulo gelato

e i ricordi nohn fan luce sul mio cuore ottenebrato.

Ma un chiarore vivo ha lacerato il velo degli inganni,

e una luce fredda v’incorona dopo tanti anni.

Ora chiudo gli occhi e volo con la mia fantasia,

vi rivedo e capisco che mai siete andati via,

camminate insieme a me e sorridete come allora,

un abbraccio prima di svanire, chiari nell’aurora;

più non piango per Diego ed Enrico,

più non piango per Diego ed Enrico.

 


Anni azzurri

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Anni grigi, anni di ricordi amari. Ancóra non sappiamo chi ammazzato tanti morti di quegli anni: i nostri. Cambia poco quando si sa chi li ha ammazzati. Cambia poco anche quando si processa chi li ha ammazzati. Clemenza per piccole iene e sciacalli in divisa. Le nostre vittime restano senza giustizia.

Anni grigi, anni azzurri, anni di piombo,

io volevo soltanto conoscere il mondo,

anni rossi di sangue, bianchi d’ipocrisia,

ma per noi senza macchia di codardia,

anni neri di lutti che non voglio scordare,

anni duri e vigliacchi che non devon tornare,

anni tristi di fiori sbocciati sull’asfalto,

anni allegri di un Canto che si levò alto

dalle piazze lucenti di mille mani aperte,

dai bivacchi fraterni nelle nostre riserve,

era un canto gioioso di freschi pensieri,

era il canto di cuori non più prigionieri,

era un canto feroce che s’alzava a fiammate

da canne brunite e bottiglie lanciate,

ma sciacalli in divisa e le iene di ieri

non eran nemici di cui andare fieri.

 

rit. Anni grigi, anni di piombo,

brandelli d’epitafio,

noi vivemmo

anni di piombo, anni azzurri

Anni grigi, anni azzurri, anni di piombo,

e non sono riuscito a conoscere il mondo,

una guerra bastarda nata senza vittoria

ma la lotta fu bella e non senza gloria,

anni folli di corse incontro al destino,

di ragazzi al macello per un nuovo mattino;

e svanì quel mattino ma è durato abbastanza

a consacrare in armi la fratellanza,

a capire e volere, imparare ad osare,

a spezzare catene e combattere il male;

anni candidi e persi nella memoria,

soffocati nel sangue di chi non fece storia,

anni esuli e persi sotto cieli lontani,

anni uguali in eterno, fine pena mai,

anni sepolti e persi tra sbarre e cancelli,

anni vivi, anni azzurri per pochi ribelli.

 rit.

 


Dalla sbarra degli imputati

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Dalla sbarra degli imputati signor giudice voglio parlare,

non leggerò comunicati, non mi sono mai pentito io;

sono un uomo di poche parole e so già che non potrete capire,

ma lo stesso io voglio parlare e adesso voi mi dovete ascoltare;

io vengo da lontano, da molto lontano, dalle profondità del tempo,

dalla soglia del valore oltre il confine del disprezzo,

sono nato dal passato, sono figlio del sacrificio,

ho lottato nel presente perché il futuro potesse ancóra essere

 

rit. La mia idea, la mia idea è il profumo, è la bellezza,

la mia idea, la mia idea è l’alba ed è il tramonto,

dalla sbarra degli imputati la mia idea voglio lanciare,

duro pegno di lotta e sacrificio per chi la vorrà accettare

Ho vissuto la speranza, il mio cuore l’ha pompata,

le mie vene l’hanno accolta, la mia mano l’ha impugnata;

non ho avuto paura se non di fallire

anche se non ho ancóra l’età per morire,

non ho mai risopettato, no! le regole del gioco,

non m’importa di cosa sono accusato,

non m’importa se dopo sarò condanato,

non m’importa del tuo disprezzo,

della tua legge e della tua morale;

ho lottato e lottato in questi anni,

non mi avete piegato, non mi avete spezzato,

non mi avete zittito, no!

non mi avete mai comprato.

 

rit.

Perché nella mia lotta c’è l’odio, perché nella mia lotta c’è il sangue,

perché nella mia lotta c’è l’onore, la fedeltà e tanto amore:

sì, l’amore per quello che è stato, la speranza per ciò che sarà,

il disprezzo sacro e bello per la tua meschinità.

 


Ballata dell’immigrato

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Vieni, vieni, clandestino, trasferisciti a Torino,

vieni, vieni a lavorare qui da noi,

vieni a vendere eroina, refurtiva e cocaina,

vieni a fare qualche piccola rapina

in questa città civile, tollerante ed accogliente

perché qui nessuno ti dirà mai niente,

troverai chi ti protegge dai rigori della legge,

la giustizia è un baraccone che non regge.

L’italiano rapinato si difende ed è arrestato

tanto qui ha sempre ragione l’immigrato,

tutti i pregiudicati, i peggiori ricercati

qui da noi son solo poveri immigrati.

A casa loro! A casa loro! A casa loro! A casa loro!

Vieni pure a rapinare, a spacciare, a violentare,

qui nessuno te la farà mai pagare,

ti proteggon magistrati, sindacati e polizia,

l’espulsione non si sa che cosa sia,

vieni pure ad ubriacarti, a far danni, a far baldoria,

ogni anno c’è una nuova sanatoria,

c’è una schiera di assessori, volontari e alti prelati,

tutti in coro a benedire gli immigrati;

le rapine triplicate, i furti quintuplicati,

ma non è colpa dei poveri immigrati,

se a ogni angolo si spaccia, rassicura il questore:
"non esiste un problema immigrazione".

Vengono vengono qui per lavorare,

vengono perché non hanno niente da mangiare,

o da rubare, da rapinare, da violentare, o per spacciare.

A casa loro!

 


SILENT NIGHT Viking

Silent night, Solstice Night
All is calm, all is bright
Nature slumbers in forest and glen
Till in Springtime She wakens again
Sleeping spirits grow strong!
Sleeping spirits grow strong!

Silent night, Solstice night
Silver moon shining bright
Snowfall blankets the slumbering Earth
Yule fires welcome the Sun's rebirth
Hark, the Light is reborn!
Hark, the Light is reborn!

Silent night, Solstice night
Quiet rest till the Light
Turning ever the rolling Wheel
Brings the winter to comfort and heal
Rest your spirit in peace!
Rest your spirit in peace!

La notte silenziosa, la notte tutta di solstice è calma, tutto è slumbers luminosi della natura in foresta e glen lavorare in springtime che lei gli alcoolici ancora di sonno dei wakens si sviluppano forti! Gli alcoolici di sonno si sviluppano forti! La notte silenziosa, luna dell'argento di notte di solstice che lucida gli snowfall luminosi ricopre dei fuochi slumbering di Yule della terra accoglie favorevolmente il rebirth del sun dà ascolto, la luce è reborn! Dà ascolto, la luce è reborn! Notte silenziosa, il resto di quiet di notte di solstice finchè la luce che gira mai la rotella di rolling porta l'inverno a comodità e guar il resto il vostro spirito nella pace! Riposi il vostro spirito nella pace!

 


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   LUCE

Settimo Sigillo


Luce chiede il viandante
per seguire il cammino
Luce chiede la donna
per gli occhi dei suo bambino

Luce chiede il pastore
per guidare il suo gregge
Luce chiede il mugnaio
per far girare il mulino.

Luce chiede anche il Sole
per poter splendere in cielo
Luce chiede la Luna
luce ammantata da un velo
Luce chiede chi é solo
Luce di pace e calore,
Luce chiede chi vive
luce che scacci il dolore.

Luce chiede ogni uomo contro la tenebra nera
Luce di lampo e di tuono, luce di un uomo che spera
Le notti non hanno più stelle in queste giornate d'inverno
ormai sono spente anche quelle e il fuoco c'é solo all'inferno

Ma adesso che il buio é più nero e nera e la nostra paura
noi stiamo cercando un sentiero sul monte chiamato avventura
La nostra avventura é la storia di chi mai fermarsi dovrà
Iddio ci ha promesso la gloria e l'alba alla fine sarà.

 


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 CANTO DI BRETAGNA

Settimo Sigillo


E' la luna il tuo pallido sole quando avanzi nella boscaglia
ripensando al lavoro dei campi nella tua fattoria di Bretagna.
Ti ricordi tua moglie e i bambini che giocavano sempre sull'aia
e al tramonto coi cielo arrossato ti ricordi del tempo passato.

Non é più quel tempo oramai che la Loira cantava di pace, ora scorre arrossata di sangue,

Ora dormi tra i rovi e i ginepri col rosario che ti adorna il collo
mentre qui é ancora bella la mattina a Parigi ghigna già la ghigliottina.
Non é più la voce dei tuoi galli che ti sveglia appena prima dell'aurora
ora é il canto delle civette che nel bosco tu stai ad ascoltar.

Scoppiata e la Rivoluzione di uguaglianza e fraternità che la Francia distrugge

Soffia il vento dell'inverno mentre brucia la campagna
più nessuno ormai ti aspetta là nei campi di Bretagna
La chiesetta é stata chiusa ed il prete incarcerato
e anche tu non puoi volere che la fede sia reato.
Non é più quel tempo oramai che la Loira pregava il Signore ora scorre arrossata di sangue (2)

 


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ALBANIA

Settimo Sigillo


Ho ascoltato radio e televisione, ho letto libri e giornali ma soltanto con questa canzone ho sentito il nome "Albania"..

Che la gente abbia poca memoria é una cosa che ormai non sorprende ma così si é annientata la storia di una terra di uomini fieri.

Albania piccola patria, nessuno più parla di te e mentre l'ombra di Staiin ti distrugge
il nostro aiuto si chiama silenzio.

 

Albania...

lo vorrei spezzare questa muta complicità, io vorrei gridare la tua ansia di libertà io vorrei parlare dell'antica povertà che il regime ha mutato in miseria.


Nel silenzio che copre il tuo dramma c'é la storia di chi mai si arrese griderò queste vite ignorate
che han beffato la morte ogni giorno

Albania piccola patria, nessuno più parla di te
e mentre l'ombra di Stalin ti distrugge
il nostro aiuto si chiama silenzio.

 

Albania...

Canterò il comunismo tiranno,
griderò la speranza mai spenta
la promessa che ancora risuona,
Albania rivedrai libertà.
Canterò il comunismo tiranno,
griderò la speranza mai spenta
la promessa che ancora risuona,
Albania rivedrai libertà.

 

 


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LA DAMA DI FAIEL

Settimo Sigillo


Oggi canto per farmi coraggio
ché il mio cuore io voi consolare
troppo dolce é già il mese di maggio
che dal duolo potrei delirare.
Ahimé dal paese selvaggio
il mio signore non può tornare
ma già sento il mio cuore più saggio
quando di lui io posso parlare.

Rit. Quando grideranno: Resa! Dio, aiuta i pellegrini
perché io da timore son presa
ché felloni sono i Saracini.

Passerà questo mese di maggio
e anche gli anni potranno passare
da gran tempo egli é in pellegrinaggio
voglia il Cielo che possa tornare.
Non mi curo dei mio lignaggio
e nessun modo voglio trovare
di concludere altro maritaggio
folle chi me n'oserà parlare.

Rit...

lo saprò a lungo perseverare ché l'omaggio egli un di m'ha donato
e la brezza che sento spirare vien di là, dal paese assediato.
Verso lui che non cesso d'amare volgo il viso mio accorato
e mi sembra poterlo toccare coi mio corpo di grigio ammantato.

Rit...

Ahimé, triste, ché fui desolata quando non lo potei accompagnare
mi lasciò la sua veste crociata perché io la potessi baciare.
Sul mio petto la tengo abbracciata quando amor mi fa penare
stretta sulla mia pelle infuocata, che gli affanni miei possa calmare.

 


 

IL VECCHIO ALLA TAVERNA

Settimo Sigillo

 


Inverni sopra inverni
nel buio della notte
Inverni sopra inverni
l'alba non sorgerà
Il vento che qui soffia
è il freddo sella morte
aiutaci straniero
che l'alba non sorgerà
Il vecchio alla taverna
attacacto alla bottiglia
narrava di leggende
sussurrava di libertà
e con gli occhi bagnati
di rabbia e di dolore
parlava della guerra
che gli ha spezzato il cuore.

Ma infine al suo racconto
quel vecchio alla taverna
guardava i nostri occhi
gridava "Libertà"
Ma infine al suo racconto
quel vecchio alla taverna
guardava i nostri occhi
gridava "Libertà"

E poi ricominciava
la sua storia di sempre
la storia della bestia
con la bandiera rossa.

Un orso distruttore
che corre per il mondo
le sue prede ferite
schiacciate da un artiglio
Canta dall'Asia rossa
del sangue dei ribelli
Vietnam Cambogia, Afghanistan
là muoiono fratelli
Ricorda dell'Europa
il muro di vergogna
la fede calpestata
di popoli fedeli.

E infine al suo racconto
quel vecchio alla taverna
guardava i nostri occhi,
gridava "Libertà!".

Risvegliati fratello
risvegliati straniero
la tua pregjiera è sacra
la lotta è già vittoria
Risvegliati fratello
risvegliati straniero
la tua preghiera è sacra
la lotta è già vittoria.

 


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 UN PEZZO DI PARADISO

Settimo Sigillo

Se cammini al tramonto
sulla sabbia dorata
ed ascolti il suono
dell'acqua del mare ,
se contempli il silenzio,
che ricopre il ghiacciaio
tra montagne maestose
sotto il cielo più puro,
R. Allora, davvero, apri gli occhi ed il cuore,
 perché tu hai già visto un pezzo di Paradiso

Se ricordi foreste
attraversate dal fiume
se hai veduto la vita
rigogliosa dei bosco
Se hai sentito il profumo
dell'aria pulita
mentre un soffice vento
ti accarezza le dita
Rit...

Se tu fissi negli occhi
l'uomo povero e solo
e ti sembra che lui
possa darti qualcosa
Se hai incontrato miseria
e ne hai avuto pietà
Se di fronte all'abisso
non distogli lo sguardo

Se hai veduto una donna
che diventa una madre
e hai capito che la vita
e la grandezza più grande
Se hai guardato un bambino
mentre cerca sua madre
e la sua debolezza
che é la forza più forte

Se hai speso la vita
senza calcoli o inganni
Se con forza hai giocato
la partita col mondo
Se hai creduto davvero
che potevi esser santo
se hai lottato ogni giorno
contro noia e tristezza

Vivi con coraggio
la tua piena libertà
cosa importa ogni cosa
se non per l'eternità
Ricorda ogni volta
che combatti te stesso
il silenzio dei ghiacciaio
e la musica dei mare

 


 

Altaforte

Renato Colella

"Mi piace quando vedo che il signore è il primo all'assalto a cavallo,
armato, senza tema, che ai suoi infonde ardire così, con gagliardo valore"
(Bertran de Born)

Bertran de Born era nato a Salagnac [Périgord] nel 1140. Qui fu Signore del castello di Altaforte (Hautefort) ai confini tra Limosino e Perigordino.Fu implicato in contese feudali e guerreggiò contro Enrico II Plantageneto.
Finì la vita da monaco, nell'abazia cistercense di Dalon [Dordogne], nel 1215.

Restano di lui una quarantina di componimenti, scaglionati nel decennio 1181-1196. Un quinto sono canti d'amore, il resto robusti sirventesi politici, pieni di ardore bellicoso.

Dante Alighieri ne da un giudizio controverso: nel "Convivio" ne elogia la liberalità, nell'"Eloquenza del volgare" lo ricorda come tra i più illustri "cantore delle armi", e finisce nella "Divina Commedia" per condannarlo come fomentatore di discordie (Inferno, canto 28).
Petrarca imitò una sua canzone di discolpa amorosa.
Ezra Pound gli dedicò la "Sestina Altaforte" per riabilitarlo dalla condanna di Dante. E' da questa poesia che è tratta la canzone di Renato Colella.

All’inferno la pace che il nostro sud appesta.
Tu, cane bastardo, vieni e canta, oggi è festa.
In vita sol quando s’incrociano le spade
e se il vento gonfia il drappo di chi cade,
se i bianchi fior si fan vermigli di sangue,
allora il mio cuor pazzo d’amore,
di gioia la noia distrugge nel sol.

Il sole si leva ad est rosso sangue
ma luce non da a chi in pace langue
ed amo nel buio veder le sue lance
trafiggere il sonno, parlare a chi piange,
la sua virtù sfida da sola le tenebre
e allora il mio cuor pazzo d’amore,
di gioia la noia distrugge nel sol..

Nel caldo d’estate io sì sono capace
di ridere se piogge mi uccidono la pace,
se fulmini feroci si scaricano in terra,
se il tuono mi narra di una vecchia guerra,
se i venti in ciel spazzan le nuvole cariche
allora il mio cuor pazzo d’amore,
di gioia la noia distrugge nel sol.

Conceda l’inferno al mio cuor di sentire
rumori di spade, cavalli nitrire,
ai miei occhi il vedere in pazza partita
due petti ferrati contendersi la vita
e voglio morir baciando un’ora di guerra
e allora il mio cuor pazzo d’amore,
di gioia la noia distrugge nel sol.

Non amo quell’uomo che teme battaglia,
che contro i miei versi per uso si scaglia,
che resta li fermo in pace a marcire
lontano da dove virtù non sa morire.
Di troie così la morte sì mi consola
e allora il mio cuor pazzo d’amore,
di gioia la noia distrugge nel sol.

Adios Altaforte, risuoni di canti,
memorie di sangue e morte di santi.
Ricordi di urla e di glorie in battaglia,
di odio e ingiustizia verso chi sbaglia
e pensi a me Wotan il dio della guerra
e allora il mio cuor pazzo d’amore,
di gioia la noia distrugge nel sol.

All’inferno la pace che il nostro sud appesta.
Tu, cane bastardo, vieni e canta,
oggi è festa.

 


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SESTINA ALTAFORTE Ezra Pound

 
Loquitur: En Bertrans de Born.
Dante Alighieri mise quest'uomo nell'inferno perché era un seminatore di discordia.
Eccovi! Giudicate! Scavando l'ho tratto fuori nuovamente?

All'inferno! la pace appesta tutto il nostro Sud.
Tu, cane bastardo, Papiols, vieni! Diamoci alla musica!
Io non ho vita tranne quando cozzano le spade.
Ma quando vedo stendardi d'oro, di vaio, violacei. opporsi
e i vasti campi sotto loro farsi vermigli
allora urla il mio cuore, quasi pazzo di gioia.

E io amo vedere il sole levarsi rosso sangue.
E guardo le sue lance per il buio cozzare di armi
e mi riempie il cuore di gioia
e mi empie la bocca di una forte musica
quando lo vedo così sdegnare e sfidare la pace,
la sua forza solitaria alle grandi tenebre opporsi

Nell'ardore dell'estate provo immensa gioia
quando le tempeste sulla terra ne uccidono la sporca pace
e i fulmini dal cielo nero sfolgorano vermigli
e i tuoni furiosamente ruggiscono a me la loro musica
e i venti ululano tra le pazze nuvole, nell'opporsi,
e per tutto il cielo lacerato le spade di Dio cozzano.

Conceda l'inferno di sentire presto il cozzo delle spade!
E i nitriti acuti dei destrieri che gioiscono nella battaglia,
petto chiodato opporsi a petto chiodato!
Meglio un'ora di battaglia che un anno di pace
con tavole opime, lazzi osceni, vino e lieve musica!
Ah! Non c'è vino che eguagli il vermiglio del sangue!

L'uomo che teme la guerra e s'accascia opponendosi
alle mie parole per la battaglia, non ha sangue vermiglio.
Adatto solo a marcire nella femminea pace
lungi da dove il valore ha vinto e le spade cozzano
per la morte di tal baldracche io gioisco;
sì, riempio tutta l'aria della mia musica.

Papiols, Papiols, alla musica!
Non c'è suono che eguagli l'opporsi di spade a spade,
né grido simile all'urlo di gioia in battaglia
quando gomiti e spade stillano sangue vermiglio
e le nostre cariche cozzano contro l'assalto del "Leopardo".
Maledica per sempre Iddio quelli che gridano "Pace"!

E che la musica delle spade vermigli li renda!
L'inferno conceda presto che di nuovo s'oda il cozzar delle spade!
L'inferno cancelli in nero per sempre il pensiero "Pace"!"

 


 

Nanni

  Marcello de Angelis

C'era un grande guerriero,
con lo sguardo sereno
che giocava con te .
Combatteva senz' armi,
era senza cavallo,
ma è lo stesso per te .

Ora è partito, ma ritornerà,
tornerà quando tu chiamerai .
Ora è partito, ma se lo vorrai
tornerà quando sogni da te .
Era forte, era grande,
ma non era cattivo,
lui correva con te.

C' è chi è cattivo e ha paura
di chi è troppo forte e paura non ha .
Nanni è partito a combattere chi
vuole un mondo dove il gioco non c' è .
Nanni è partito, ma ritornerà,
tornerà quando tu chiamerai .

L' orco lo fece prigioniero
e una porta per scappare lui non la trovò
e allora divenne un uccello
e attraverso le sbarre nel cielo volò.

Nanni è partito, ma ritornerà,
tornerà quando tu chiamerai .
Nanni è partito, ma se lo vorrai
tornerà quando sogni da te .

 


  LA VANDEANA   Settimo Sigillo

Ride la piazza ed urla al sangue che colora
il collo dei soldati fedeli alla corona
che sopra i ceppi hanno baciato il giglio dell'onore
col sorriso hanno gettato di sfida il guanto ancora

Siamo del Re ladri e cavalieri nella notte noi andiamo
il vento freddo del terrore no non ci potrà fermar
Se un bianco fiore nasce in mezzo a noi
L'oro che noi rubiamo con onore
dentro i nostri cuori splende
come il bel simbolo d'amore
che al trono ci legò

Spade della Vandea falci nella boscaglia
Baroni e contadini siam pronti alla battaglia
per vendicare chi tagliò il giglio
là sulla ghigliottina
per riabbracciare il sole di Francia
sulle nostre colline

Siamo del Re ladri e cavalieri nella notte noi andiamo
il vento freddo del terrore no non ci potrà fermar
Se un rosso fiore nasce in mezzo a noi
è il sangue di chi crede ancora
di chi combatte la rivoluzione
di uomini d'onor

In cieli devastati da giudici plebei
dall'odio degli uomini dal pianto degli eroi
nasce un bel fiore che i cavalieri portano sui mantelli
è il bianco giglio che ha profumato il campo dei ribelli

Sanguina il Sacro Cuore sulla nostra bandiera
e nella notte inizia l'ultima mia preghiera
Vergine Santa salva la Francia dalla maledizione
rinasca il fiore della vittoria, controrivoluzione

Siamo del Re ladri e cavalieri nella notte noi andiamo
e il vento freddo del terrore no non ci potrà fermar
L'oro che noi rubiamo con onore
dentro i nostri cuori splende
come il bel simbolo d'amore
che al trono ci legò

 


 RIBELLI DI VANDEA   (La Vandeana) Contea

Ride la folla ed urla al sangue che colora
il collo dei soldati fedeli alla corona
che sopra i ceppi hanno baciato il giglio dell'onore
e sopra il viso hanno gettato di sfida il guanto ancora
Siamo dell’ascia ladri e cavalieri
nella notte noi andiamo
il vento freddo del terror non ci potrà fermar
Se un bianco fiore nasce in petto a noi
è sangue di chi crede ancora
come il bel simbolo d'amor
che altro non ci legò
Spade della Vandea falci della boscaglia
Baroni e contadini siam pronti alla battaglia
per vendicare chi tagliò il giglio
sopra le ghigliottine
per riabbracciare il sole d’Europa
dalle nostre colline
Siamo dell’ascia ladri e cavalieri
nella notte noi andiamo
il vento freddo del terror non ci potrà fermar
l'oro che noi rubiamo con onore
dentro il cuore splende ancora
come il bel simbolo d'amor
che al trono ci legò
I cieli devastati da giudici plebei
dall'odio degli uomini dal pianto degli dei
nasce un bel fiore che i cavalieri portano sui mantelli
è il bianco giglio che ha profumato il campo dei ribelli
Siamo dell’ascia ladri e cavalieri
nella notte noi andiamo
il vento freddo del terror non ci potrà fermar
Se un bianco fiore nasce in petto a noi
è sangue di chi crede ancora
di chi combatte i vincitori
di uomini d’onor

 


BARBAROSSA SUL KYFHAUSER Contea Audio
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Il prode Federico chiamato Barbarossa
si trova celato sul monte incantato
e lì non è mai morto, ma vive ancora adesso
nel castello fatato nel sonno si è adagiato
nel sonno si è adagiato
Lassù con se ha portato d’Europa lo splendore
ma lo ricorderanno nel tempo dell’onore
trono di Barbarossa tutt’è d’avorio bianco
un tavolo di marmo accoglie il capo stanco
accoglie il capo stanco
La sua barba di fuoco figlia del firmamento
cresce attraverso il tavolo su cui appoggia il mento
il capo scuote ed apre gli occhi color del mare
e dopo lungo tempo un bimbo fa chiamare
un bimbo fa chiamare.
Nel sonno dice al bimbo”Va’ fuori dal maniero
e guarda se attorno al monte volteggia un corvo nero”,
se il vecchio corvo nero lì vola senza affanni
dovrò quassù dormire ancora per cent’anni
ancora per cent’anni.
Ma se il cielo d’aprile splende sul mio maniero
se l’aquila vola, portatemi il destriero
e se pei monti udite i corni risuonare
portatemi la spada è tempo di tornare
è tempo di tornare.

 


 LA TEMPESTA Contea Audio
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Brucerò le lacrime lievi di canzoni
sbocciate nel rischio,
taglierò i rami stranieri
alle piante di sacro vischio.
La tempesta mi ha detto: "Rimani,
avrai Vino ed arcobaleni";
la tempesta ha spezzato le ali
a mille gufi dai ventri pieni.
Sarò fiero delle vostre ferite,
città bianche incendiate dal sonno,
sarò fiero della vostra rabbia,
verdi cieli imbronciati di giorno.
La tempesta ha promesso di offrirmi
mille scheletri dei miei nemici,
la tempesta ha giurato di darmi
solo un'ora in riposi felici.
Canterò la mia gioia di guerra
tra le ciglia che pace han sognato,
stringerò nel mio pugno la terra
che vent'anni di lotte mi ha dato.
La tempesta è venuta a invitarmi
ad un brindisi coi firmamento;
la tempesta è venuta a portarmi
un pugnale affilato nel vento.
La tempesta mi ha detto: "Rimani,
avrai freddo e compagni dispersi";
la tempesta mi ha detto: "Domani
la tua terra avrà cieli diversi".

(Pino Tosca - Carmine Asunis)

 


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