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Musica Militaria 1-6 |
Testi Musica Militaria - Inni & Patriottici |
Dio onnipotente ed eterno a Te, cui danno gloria i cieli, i monti ed il mare, noi Artiglieri da Montagna eleviamo i cuori. Tu hai scelto nei tempi antichi la montagna, naturale palestra di virtù umane ed oasi perenne di religiosi silenzi, per dare a gli uomini i Tuoi comandamenti e nella pienezza dei tempi hai voluto proclamare al mondo la Tua legge di AMORE dal colle delle beatitudini.
Signore Gesù Cristo, Tu hai detto un giorno che nessuno ama il proprio fratello più di colui che dà la vita; i nostri Artiglieri da Montagna hanno accolto la Tua voce ed hanno seguito il Tuo esempio.
Sulle montagne, nei deserti, nelle steppe nevose dove il DOVERE li ha chiamati, essi hanno sacrificato, come hai fatto Tu un giorno sul monte Calvario, la loro vita per noi; noi oggi Ti preghiamo per loro.
Nel Tuo paradiso, dove non agiva la tormenta, accogli in pace i loro spiriti immortali!
A noi che li ricordiamo quaggiù dona la grazia di godere, anche per il loro generoso sacrificio, una lunga pace e di lavorare concordi per la serenità delle nostre case e per la dignità della nostra Italia.
Così sia.
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China su fronte si se sezzidu pesa ch'es passende sa Brigata Tattaresa. Boh! Boh! E cun sa manu sinna sa mezzus gioventude de Saldigna. Semus istiga Da sa trincea Ruiu su coro Sa fide nostra |
Non ridere, o mio conducente, ma ascolta questa mia preghiera.
Accarezzami spesso e parlami, imparerò così a conoscere la tua voce, ti vorrò bene e lavorerò più tranquillo.
Tienimi sempre pulito! Un giorno ho sentito dire dal Capitano che "Un buon governo vale metà razione". È vero: quando ho gli occhi, la pelle, gli zoccoli puliti, mi sento meglio, mangio con maggiore appetito e lavoro con più lena.
Quando sono in scuderia lasciami legato lungo, specie di notte, affinchè io possa giacere e riposare. Va bene che sono capace di dormire anche stando in piedi ma, credimi, riposo e dormo meglio quando sono sdraiato.
Se quando mi metti il basto e ne stringi le cinghie divento irrequieto, non credere che lo faccia per cattiveria, ma è perchè soffro il solletico; abbi quindi pazienza, non trattarmi male e mettimi il basto e regolane le cinghie con delicatezza.
Quando andiamo in discesa ed io vado più adagio di te, pensa che lo faccio perchè voglio ben vedere dove metto i piedi; non incitarmi quindi a procedere più celermente, ma allungami il pettorale e accorcia la braga affinchè il carico non mi penda sul collo e mi spinga a cadere.
E quando in salita io vado più in fretta non mi trattenere con strattonate e non ti attaccare alla coda perchè io ho bisogno di essere libero nei movimenti per meglio superare i tratti più ripidi e più difficili del percorso. Accorciami il pettorale ed allunga la braga in modo che il carico non mi vada sulle reni procurandomi ferite e piaghe.
Se io inciampo, abbi pazienza, sorreggimi ed aiutami. Se lungo le rotabili passano quelle macchinacce che con il loro rumore mi fanno tanta paura, non tirarmi per le redini per non farmi innervosire. Accarezzami invece, parlami e vedrai che rimarrò tranquillo.
Quando rientriamo in caserma o nell'accampamento non abbandonarmi subito anche se sei stanco, ma pensa che anch'io ho lavorato e sono più stanco di te. Se sono sudato, strofinami subito con un pò di paglia; per te sarà una fatica ben lieve e basterà ad evitarmi dolori reumatici, tossi e coliche. Fammi bere spesso acqua fresca e pulita, se bevo troppo in fretta distaccami pure dall'acqua perchè mi farebbe male, ma non agire con imprecazioni e con strattonate. Lascia poi che io torni a bere quando voglio, perchè l'acqua non mi ubriaca e mi fa bene.
Quando poi sei di guardia-scuderia non dimenticare di passare la biada al setaccio per togliere polvere e terra; mi eviterai così riscaldamenti e dolori viscerali.
Ricordati che io capisco benissimo quando il conducente mi vuole bene o è cattivo. Se ha cura di me, sono contento quando mi è vicino e lavoro più volentieri; quando invece mi tratta male o mi fa dei dispetti, divento nervoso e posso essere costretto a tirar calci.
Allorchè starai per andare in congedo e dovrai passarmi in consegna al conducente della classe più giovane, spiegagli bene i miei pregi ed i miei difetti e raccomandagli come deve trattarmi. Mi risparmierai così un periodo di sofferenze e, al dispiacere di vederti andare via, non dovrò aggiungere anche quello di capitare in mano ad un conducente poco pratico e cattivo.
Sii sempre buono, comprensivo e paziente, pensando che anche noi muli siamo di carne ed ossa. E ricorda anche che migliaia di miei fratelli, per portare ai reparti armi e munizioni, viveri e mezzi, sono morti straziati dai proiettili e dalle bombe, travolti dalla tormenta o dalle valanghe, annegati nei torrenti e nel fango, esauriti dalle fatiche, dalla sete, dalla fame e dal gelo.
Ricordati, dunque, mio caro conducente, che come tu hai bisogno di me io non posso fare a meno di te. Dobbiamo quindi scambievolmente conoscerci, comprenderci e volerci bene per formare una coppia perfetta.
Solo così il buon Dio ci aiuterà e ci benedirà.
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Non
so ancora se vorrai darmi una mano, credo
almeno che mi comprenderai. È
strano che non ti abbia incontrato prima, ma
solo in un inferno come questo. Bene,
ho già detto tutto. L’offensiva
ci aspetta fra poco. Mio
Dio, non ho paura da
quando ho scoperto che sei vicino. Il
segnale!… bene, devo andare. Dimenticavo
di dirti che ti amo. Lo
scontro sarà orribile… Stanotte
chissà… Non
sono mai stato tuo amico, io
so, però… mi
aspetterai se arrivo da te? Guarda
come sto piangendo… Tardi
ti ho scoperto… Quanto
mi dispiace! Perdonami…
Devo andare. Buona
fortuna! Che strano… Senza paura vado alla morte.
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Benedici o Madonna, le
giovani e vecchie penne
nere vigili scolte
alle frontiere.
Benedici
o Madonna le
nostre madri, le
nostre spose e i
figli nostri lontani.
Benedici
o Madonna le
nostre baite, le
limpidi fonti ed il
mistero dei nostri monti.
Benedici
o Madonna, le
nostre montagne le
solinghe valli ed
i silenzi delle cime.
Veglia
o Madonna sul
tricolore, sui
nostri capi e
sulla nostra Italia.
Aiutaci
o Madonna nell’ora
del pericolo salva
le nostre anime donaci
la pace, la
nostra pace.
Così
sia.
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Solo col
cuore fedele con
le vele rotte
dall’uragano, in
preda ad ogni infido elemento vado,
portato dal vento, chissadove,
chissadove. Ed
ogni approdo è lontano ed
ogni fuoco si è spento ed
è vicina la notte. Signore,
delle sventure conosco
tutto l’umano tormento, tutto
il dolore dell’uomo. Ho
superato ogni prova ogni
sgomento. Ho
vinto ogni paura. Ho
stretto il cuore nel pugno E
vedo, senza un lamento in
questo viaggio che dura per
l’infinito squallore, verso
l’ignoto. Ho
messo tutto il coraggio, tutta
la Fede in
un voto e
vado con l’anima nuda. Solo
la fede mi muove ma
chissadove, chissadove… Come
un viandante sperduto Signore;
Ti ho chiesto conforto e
ancora chiedo il tuo aiuto per
il mio ultimo porto. Sono
stanco e
occorre che vada finché
la notte non cada. Io
non conosco riposo Io
non conosco riparo Ed
ho perduto - ogni cosa Ho
bevuto - ogni calice amaro e il mio amarissimo pianto. Ho
visto in faccia la morte che
sempre mi segue d’accanto con
il respiro suo lieve dal
giorno in cui sulla neve mi
ha dato una rosa di sangue. Sono
stanco e
occorre che vada, che
trovi l’ultimo lido prima
che venga la notte. Debbo
tentare il ritorno finch’è
giorno; finch’è
giorno. Ascolta
questo mio grido: Dammi,
o Signore, la strada!
Almeno
una volta vorrei tenere
fra le mie braccia, stretta
al mio povero cuore, la
piccola bimba, che ha nome della
Vittoria e
dirle, senza parole, che
son tornato da lei. Mille
pensieri ha l’anima deserta ed
un pensiero unico, un intenso desiderio
che tutti riassume: giungere
alfine, a quella porta aperta dove
la sposa veglia accanto al lume. E
accanto al fuoco che non si è mai spento accanto
al fuoco vivo del ritorno restare
un poco, sino al nuovo giorno. Poi,
rinfrancato dal suo amore immenso vivere
ancora per morir contento.
E
tu, Signore che vedi tutto
il dolore del mondo. Tu
che nel cuore profondo sai
penetrare i misteri, questa
preghiera tu ascolta e
questa grazia concedi: Dammi,
o Signore, la forza di
fare gli ultimi passi: Fa
che raggiunga la porta dove
mi aspetta la sposa che
ha tutto il pianto negli
occhi, tutto
lo schianto nel
cuore. Io
debbo dirle una cosa. Fammi
arrivare, o Signore, sull’uscio
della mia casa prima
che venga la notte, per
dirle solo, o Signore, ne
l’ultimo abbandono, che
ho tanto amato il
suo amore.
Per
esso ho vinto la morte ed
ho difeso gelosa, in
una lotta senza posa col
tempo e con la distanza, la
mia ultima speranza vivendo
come in un sogno la
vita che vorrei, dimentico
della mia sorte, di
quello che fui, di
quello che sono ma
fatto ancora più forte, nell’impossibile
oltranza per
il pensiero - di lei il
desiderio - di lei e
l’estremo bisogno del suo perdono.
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Benedici Signore, nel canto del Deserto e del Mare gli Italiani riuniti sopra la Quota lontana. Essi conobbero, prima del supremo mortale spasimo tormento insonne di attesa, sete, sozzura, fatica, fuoco. Seppero vicende disperate di battaglia, e talora indifesi al facile insulto straniero, squallore di libertà perduta. Perchè condotti non da vanità o bramosia di ventura ma da obbedienza alla Patria, benedici o Signore. Con tutti i Caduti d'Africa e del mondo, fratelli Soldati d'ogni sangue e bandiera, purificati nell'ultima fiammata.
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“Sapete cos’è un cappello alpino?”. È
il mio sudore che l’ha bagnato e
le lacrime che gli occhi piangevano e tu dicevi: “Nebbia
schifa”. Polvere
di strade, sole di estati, di
pioggia e fango di terre balorde, gli hanno dato il colore. Neve
e vento e freddo di notti infinite, pesi
di zaini e sacchi, colpi d’armi e impronte di sassi, gli
hanno dato la forma. Un
cappello così hanno messo sulle croci dei morti, sepolti
nella terra scura, lo
hanno baciato i moribondi come baciavano la mamma. L’han
tenuto come una bandiera. Lo
hanno portato sempre. Insegna
nel combattimento e guanciale per le notti. Vangelo
per i giuramenti e coppa per la sete. Amore
per il cuore e canzone di dolore. Per un Alpino il suo CAPPELLO è TUTTO.
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SONO la terra, i monti, i mari, il cielo e tutte le bellezze
della
natura che ci circondano, l’aria
che respiri il
sangue di chi è caduto nell’adempimento di un dovere o nel
raggiungimento
di un ideale, per
permetterti di vivere libero, la
zolla che copre i tuoi Morti, la
Fede, l’amore, il vibrante entusiasmo dei tuoi avi, la
fatica, l’affanno, la gioia di chi studia e di chi
produce
con la mente e col braccio, il
dolore, il sudore e la struggente nostalgia degli
emigranti, la
tua famiglia, la tua casa ed i tuoi affetti più cari, la
speranza, la vita dei tuoi figli
SONO
LA TUA BANDIERA, L’ITALIA LA TUA PATRIA
Ricordati
di me, onorami, rispettami e difendimi Ricordati
che al di sopra di ogni ideologia mi avrai sempre
unico
simbolo di concordia e di fratellanza, tra gli
Italiani Ricordati
che finché apparirò libera nelle tue strade tu
sarai
libero Fammi sventolare alle tue finestre, mostra
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Desfo el ninzolo che gavea cusìo per la nostra cucieta de nogara quando, tornando zo da l'Ortigara, te gavarìa ciamà solo marìo.
El gera de tre teli: sora a quelo de drita de dovevi dormir ti; su quel de zanca, cussì bianco e belo, dovea per sempre starte arente mi e in quel de meso, metàrghe el putelo che sognavino aver squasi ogni dì.
Desso lo desfo. In quel de drita, un zorno i metarà a dormir soto la neve me poro pare, da la testa bianca. Povaro vecio!... Da quel dì, el va atorno tremando da la pena e da la freve senza parlare...
Sora a quel de zanca, a fin de otobre i metarà me mare. Povara vecia!... Da quel dì la speta credendo sempre che te torni indrìo, e la dise pian pian la coroneta pianzendo solo come lo sa Dio.
Povara vecia!... In quel de meso, invesse, co' tornerà la primavera bela e i prà xe verdi e 'l bel formento cresse, vogio che i meta mì, mì ne la cassa, perchè oramai, mi morirò putela.
Desfo el ninzolo che gavea cusìo per la nostra cucieta de nogara: lo desfo adasio co' la testa bassa pianzendo solo come lo sa Dio, o bell'Alpin restà su l'Ortigara!...
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Lascialo parlare, perchè nel suo passato ci sono tante cose vere.
Lascialo vincere nelle discussioni, perchè ha bisogno di sentirsi sicuro di sé.
Lascialo andare fra i suoi vecchi amici, perchè è li che si sente rivivere.
Lascialo raccontare storie già ripetute, perchè lui vuole vedere se stai alla sua compagnia.
Lascialo vivere fra le cose che ha amato, perchè soffre nel sentirsi spiantato dalla propria vita.
Lascialo gridare quando ha torto, perchè lui e i bambini hanno diritto alla comprensione.
Lascialo salire nell'auto di famiglia quando vai in vacanza, perchè l'anno prossimo avrai il rimorso se lui non ci sarà più.
Lascialo invecchiare con lo stesso paziente amore con cui lasci crescere i tuoi bambini, perchè tutto fa parte della natura.
Lascialo pregare come vuole, perchè l'anziano è uno che avverte l'ombra di Dio sulla strada che gli resta da percorrere.
Lascialo morire fra le braccia pietose, perchè l'amore dei fratelli sulla terra fa meglio presentire quello del Padre del Cielo.
Fà questo, o vergognati di essere uomo.
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Consacrada 'na targa: che festa! Adunata de mile scarponi, 'na valanga de canti, de soni, che fasea rintronar fin la festa.
Se Verona l'è bela ogni giorno, ancò tuta la brila, la slusa, no gh'è ansie e dolori che scusa co sti bocia, sti veci, d'intorno.
Se ghe fusse ci stamattina g'à la testa sgonfià de pensieri un'ociada a sti baldi artiglieri la fà più de la penicelina.
Gh'è ci ancò no se senta italian? Ci no spera un futuro glorioso? Ci no sia felice, orgoglioso de strucarve, alpini, la man?
Lassè pur che diga e che i fassa: in voialtri, noialtri speremo e le vostre canzoni cantemo che cantando, i dise, la passa.
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Nel funereo mattino se mai l'aria, irta di spilli, diacce lagrime distilli così ciancia, in cor, l'alpino:
"Lo splendor dell'alpi arcane dai poeti è celebrato che non hanno mai provato lo svernar sulle Tofane......
Perchè l'erma Dolomite se divina è come il mare guai per te se vuoi tentare le sue gelide salite!
Nostra gloria è il Castelletto ch'or la mina ha devastato: ma ti mette al cataletto sognatore innamorato.
Vedi là le Cinque Torri ferme, sopra il precipizio: ma vi lasci il pelo e il vizio, pellegrino, se v'accorsi!"
Nel funereo mattino quando l'aria, tutta diaccia, neve e pioggia venta in faccia così ciancia, in cor, l'alpino.
Ma..... di balzo sul Forame già s'inerpica e sorride se la Parca gli recide della vita l'aureo stame!
Dolce Italia! oggi si scherza, pure in mezzo alla tormenta, che c'investe, che ci sferza, ci mulina e ci addormenta.
Dormir no: ma risognare noi vogliam, sotto la neve il paterno focolare e la bianca umile pieve
e la trepida preghiera che la nostra infanzia apprese, alte andando nella sera le campane del paese,
dove - or muti ignoti eroi! - al Destin tendon gli orecchi i soavi nostri vecchi che sospirano per noi.....
O notturne cantilene lunghe tristi appassionate lontananti per serene solitudini stellate!
O vigilie luminose fra le danze agili e strette, dove amor lanciò saette entro nuvole di rose!
Ansie prime, o primi baci, casta guancia imporporata, o sorrise albe fugaci sul tuo seno, o inobliata!
O partenza pel futuro, fermo il cuore, alacre il piede, quando un di battè il tamburo la risorta itala fede!
Ecco: in fondo all'ombra vana arde un tremulo bagliore: poesia pura e lontana che sei tu, magico fiore?
Sei la prima giovinezza? Sei la luce de' bei giorni? Caro amor, sei tu che torni colla tua lenta carezza?
Su, su alpini, occhio alle porte Non sa tregue lo straniero anche il sogno più leggero è fratello della morte
Con lungo ululo ferino solca l'aria la granata: ti s'avea dimenticata o fanfara del mattino!
Delle vergini Tofane chi ne insidia, oggi, il deserto? Su, coll'armi. A viso aperto proteggete l'Alpi arcane!
Chi al diruto Castelletto tenta l'ultima battaglia? fate voi del vostro petto folgorante invitta maglia!
Ah, crollante Austriaco impero! Delle ferme Cinque Torri sfida te l'erto maniero. Ma se al fier richiamo accorsi
balzerem sopra i graniti a sbarrarti ancor la via! Le selvagge Dolomiti sono in nostra signoria
O ferrata alpina schiera, sulle vette scintillanti leva tu, fra l'armi e i canti, la tua memore bandiera!
E se, tacite, le nevi questa diva Alpe fatale tutta avvolgan de' lor grevi infiniti tedi uguali
o che sotto la rapina infernal della tormenta la milizia, errante, senta che la morte s'avvicina
e di perse arcature orma, al mondo, non rimanga quando tuona sulle alture la precipite valanga
o se fresca meraviglia! torni sopra la trincera l'occhiazzurra primavera dalle lunghe umide ciglia
o ferrata alpina schiera, sulle vette scintillanti sempre tu, fra l'armi e i canti leva l'inclita bandiera!
Per le mute umili case dove il rombo della morte d'ombra gelida pervase trepidanti anime assorte,
per le navi che i furori dei pirati han silurate, per le chiese profumate dai nefandi imperatori,
per le stragi meditate ne' teutonici conviti, per le madri fulminate dagli aerei banditi,
per l'infanzia ch'ha smembrata la tedesca libertà, per la forca ch'ha levata l'apostolica pietà,
per l'Italia, che piangendo benedice il tuo coraggio, per la Gloria! che partendo hai giurata al tuo villaggio,
con fedele impeto puro gitta tu l'anima al fato: e fa degne del passato le giustizie del futuro.
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La giovinezza non è un periodo della vita, essa è uno stato dello spirito, un effetto della volontà, una qualità dell'immaginazione, un'intensità emotiva, una vittoria del coraggio sulla timidezza, del gusto dell'avventura sull'amore del conforto. Non si diventa vecchi per aver vissuto un certo numero di anni si diventa vecchi perché si è abbandonato il nostro ideale. Gli anni aggrinziscono la pelle, la rinuncia del nostro ideale aggrinzisce l'anima. Le preoccupazioni, le incertezze, i timori e i dispiaceri sono i nemici che lentamente ci fanno piegare verso la terra e diventare polvere prima della morte. Giovane è colui che si stupisce e si meraviglia, che domanda come un ragazzo insaziabile: e dopo? Che sfida gli avvenimenti e trova la gioia al gioco della vita. Voi siete così giovani come la vostra fede, così vecchi come la vostra incertezza, così giovani come la vostra fiducia in voi stessi, così giovani come la vostra speranza, così vecchi come il vostro scoramento. Voi resterete giovani fino a quando resterete ricettivi, ricettivi a ciò che è bello, buono e grande, ricettivi ai messaggi della natura, dell'uomo e dell'infinito. Se un giorno il vostro cuore dovesse essere morso dal pessimismo e corroso dal cinismo, possa Dio aver pietà della vostra anima di vecchi.
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Gli alpini
Sogni in grigio-verde, scarponi di gloria per una Patria da difendere. Montagne di ricordi, il Piave, l’amara Grecia, le impervie alpi e le ambe etiopi.
Oggi: missioni d’amore, penne nere color afganistan, armate di un sorriso, combattono
la battaglia della pace.
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