Musica Militaria 1-2


Testi   Musica   Militaria     -    Inni   &   Patriottici


Oh Gorizia tu sia maledetta

La mattina del cinque di agosto

si muovevano le truppe italiane,

per Gorizia e le terra lontane,

e dolente ognun si partì

 

Sotto l'acqua che cadeva al rovescio

grandinavano le palle nemiche.

Su quei monti, gran valle e colline,

si moriva dicendo così:

 

"O Gorizia, tu sei maledetta

per ogni cuore che sente coscienza.

Dolorosa ci fu la partenza,

e ritorno per molti non fu.

 

O vigliacchi che voi ve ne state

con le mogli sui letti di lana!

Schernitori di noi carne umana,

maledetti sarete un dì.

 

Voi chiamate il Campo d'Onore

questa terra da là dai confini...

Qui si muore gridando "Assassini!",

questa terra c'insegna a punir'.

 

Cara moglie, che tu non mi senti,

raccomando ai compagni vicini

di tenermi da conto ai bambini,

che io muoio col tuo nome nel cuor."

 

Traditori signori ufficiali

Che la guerra l'averte voluta

Schernitori di carne venduta

Questa guerra ci insegna così


La Licenza

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Trenta mesi che faccio il soldato

una letterina mi vedo arrivar.

Sarà forse la mia morosa

che si trova sul letto ammala'

 

A rapporto signor capitano,

se in licenza mi vuole manda'

La licenza l'hai bell'è firmata,

basta che torni da bravo solda'

 

Glielo giuro, signor capitano,

che mi ritorno da bravo solda'

Quando arrivo vicino al paese

campane a morto sentivo sonar.

 

Quando fui vicino alla chiesa

un funerale vedevo passar!

Sarà forse la mia morosa,

che ho lasciata sul letto ammala'.

 

Portantina che porti quel morto,

per favore fermatevi un po'

Se da viva non l'ho mai baciata

ora ch'è morta la voglio baciar.

 

L'ho baciata che l'era ancor calda,

la sapeva di rose e di fior!


Monte Cauriol

Tra le rocce, il vento e la neve

siam costretti la notte a vegliar,

il nemico crudele e rabbioso,

lui tenta sempre il mio petto a colpi.

 

Il suo sangue l'ha dato all'Italia,

il suo spirito ai faischi del vin.

Faremo fare un gran passaporto

o vivo o morto dovrà ritornar.

 

Genitori piangete piangete,

se vostro figlio non dovesse tornar.

Vostro figlio è morto da eroe

sull'alte cime del Monte Cauriol.

 


SULLE BALZE DEL TRENTINO
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Sulle balze, sulle balze del Trentino
Hanno messo, hanno messo una bandiera:
L'hanno messa, l'hanno messa gialla e nera
Noi vogliamo, noi vogliamo il Tricolor
 
Andiamo in gondola,
Andiamo in gondola,
Andiamo in gondola
A cospirar!
 
Sotto il ponte, sotto il ponte di Rialto
è passata, è passata una barchetta...
O Trieste, o Trieste benedetta,
Ti verremo, ti verremo a liberar!
 
Andiamo in gondola, ecc.
 
Colla corda, colla corda d'Oberdan
Strozzare noi saprem l'impiccatore:
O Trieste, o Trieste del mio cuore,
Ti verremo, ti verremo a liberare
 
Andiamo in gondola, ecc.

Il 29 luglio
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Il 29 luglio
quando il grano è maturato
trum-lallà
larallalà,
 
è nata una bambina
con una rosa in mano,
è nata una bambina
con una rosa in mano.
 
Non era paesana
e nemmeno cittadina
trum-lallà
larallalà,
 
è nata in un boschetto
vicino alla marina,
è nata in un boschetto
vicino alla marina.
 
Vicino alla marina 
dove è più bello stare
trum-lallà
larallalà,
 
si vedon le barchette
a navigar sul mare,
si vedono le barchette
a navigar sul mare.
 
A navigar sul mare 
ci voglion le barchette
trum-lallà
larallalà,
 
per fa l'amor di sera
ci vuol le ragazzette,
per far l'amor di sera
di vuol le ragazzette.
 
Le ragazzette belle
l'amor non lo san fare
trum-lallà
larallalà,
 
e noi da bravi Alpini
glielo faremo fare,
e noi da bravi Alpini
glielo faremo fare.
 
Glielo faremo fare,
glielo farem sentire,
trum-lallà
larallalà,
 
stasera dopo cena
prima d'andà a dormire,
stasera dopo cena
prima d'andà a dormire.

SUL PONTE DI BASSANO
Eccole che le riva
ste bele moscardine,
son fresche verdoline,
color non le ghe n'à.
 
Colori no ghe n'avemo
e gnanca non ghe'n serchemo,
ma un canto noi faremo
al ponte di Bassan.
 
Sul ponte di Bassano
là ci darem la mano,
noi ci darem la mano,
ed un bacin d'amor.
 
Per un bacin d'amore
successer tanti guai...
Non lo credevo mai,
doverti abbandonar.
 
Doverti abbandonare,
volerti tanto bene!
E' un giro di catene,
che m'incatena il cor!
 
Che m'incatena il core
sarà la mia morosa
a Maggio la va sposa
e mi vo fa el soldà.
 
E mi farò il soldato
nel mio reggimento.
Non partirò contento
se non t'avrò sposà.
 
Che m'incatena il core!
Che m'incatena a vita!
Ohimè che son tradita
per un bacin d'amor!

VINASSA, VINASSA
Là nella valle c'è un'osteria
l'è allegria, l'è allegria, 
Là nella valle c'è un'osteria
l'è allegria di noi Alpin.
 
E se son pallida dei miei colori...
 
Là sopra i monti c'è un punto nero
l'è il cimitero, l'è il cimitero
Là sopra i monti c'è un punto nero
è il cimitero di noi Alpin.
 
E se son pallida dei miei colori...
 
Là in mezzo al mare c'è una biondina
l'è la rovina, l'è la rovina, 
Là in mezzo al mare c'è una biondina
l'è la rovina di noi Alpin.
 
E se son pallida dei miei colori...
 
Là sul Cervino c'è una colonna
è la Madonna, è la Madonna
là sul Cervino c'è una colonna
è la Madonna di noi alpin!
 
E se son pallida dei miei colori...

O ANGIOLINA, BELA ANGIOLINA
O Angiolina, bela Angiolina,
innamorato io son di te,
innamorato dall'altra sera
quando venni a balar con te.
 
E la s'ha messo la veste rossa
ed il corsetto di raso blu,
e le scarpette con le rosette,
fatte apposta per ben ballar.

LA RIVISTA DELL’ARMAMENTO
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E il cappello
che noi portiamo,
quello é l'ombrello ,di noi Alpin.
 
Ritornello:
Cara biondina capricciosa,
garibaldina, trullallà;
tu sei la stella di noi soldà.
 
E le giberne
che noi portiamo,
son porta cicche di noi Alpin.
 
Ritornello:
Cara biondina...
 
E lo zaino
che noi portiamo,
quello è l'armadio di noi Alpin.
 
Ritornello: 
Cara biondina...
 
E la gavetta
che noi portiamo,
è la cucina , di noi Alpin.
 
Ritornello: 
Cara biondina...
 
E la borraccia
che noi portiamo,
è la cantina di noi Alpin.
 
Ritornello: 
Cara biondina...
 
E le scarpette
che noi portiamo,
son le barchette di noi Alpin.
 
Ritornello: 
Cara biondina...
 
E il fucile
che noi portiamo,
è la difesa di noi Alpin.
 
Ritornello: 
Cara biondina...
 
E le stellette
che noi portiamo,
son disciplina di noi Alpin.
 
Ritornello: 
Cara biondina...
 
La penna nera
che noi portiamo,
è la bandiera di noi Alpin.
 
Ritornello: 
Cara biondina...
 
E il pistocco
che noi portiamo,
è il paga-debit di noi Alpin.
 
Ritornello: 
Cara biondina...

SOLDATO IGNOTO

(INNO AL SOLDATO IGNOTO D'ITALIA)

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La gloria era un abisso,
che si stendeva dallo Stelvio al mare,
ma l'occhio ardente e fisso
non si distolse e si dovea passare.
E la chiodata scarpa che passava
tritò l'impervio Carso a roccia a roccia;
pigiò nel Piave sacro che arrossava
sangue nemico tratto a goccia a goccia!
 
Soldato ignoto, e tu: perduto fra i meandri del destino!
mucchio senza piastrino, eroe senza medaglia,
il nome tuo non esisteva più.
Finita la battaglia, fu chiesto inutilmente:
nessun per te poteva dir : presente!
 
Il Piave era una diga
file d'elmetti e siepi di fucili,
zappe e chitarre e tutti quanti in riga.
No, generale, i fanti non son vili:
la Morte li afferrò tra le sue branche,
li strinse a mille nelle ossute braccia,
li rese irriconoscibili fantasmi
ne disperse fin l'ultima traccia.
 
Soldato ignoto, e tu disperso tra i meandri del Destino!
Muto senza piastrino, eroe senza medaglia,
il nome tuo non esisteva più.
Finita la battaglia fu chiesto inutilmente
ma tra i morti intetti ricercherò l'assente.
 
Il Carso era una prora, 
prora d'Italia volta all'avvenire,
immersa nell'aurora,
con il motto in cima vincere o morire!
E intorno a quella prora si moriva,
mentre alla nave arrise la vittoria
e il nome di ogni fante che periva
passava all'albo bronzeo della storia!
 
Soldato ignoto, e tu: ritorna dai meandri del destino!
brilla il tuo bel piastrino, fregiato della  palma:
tu sei l'eroe che non morrà mai più!
E solo la tua salma, che volta ad oriente,
da Roma può rispondere: presente!

I DISPIASI' D'NOI AUTRI POVRI ALPIN
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A la matin bonora a 'n fan alvè
a 'n mando 'n piassa d'armi a fè istrussion
a 'n fan marcè a 'n avanti e poi 'n darè
a noj autri povri alpin fan mal i pè. 
 
Tà-tatatà-tatatà- tatà-tatà-tatà
Sai nen perchè 'm fan mal ij pè
sai nen perchè sai nen ma l'è
a  s'marcia mal a 'smarcia mal sui marciapè.
 
Al dì dla cinquina a 'n fan strilè
a 'n dan coi pover sold par piè d'fumè
ades poi che ij toscan a son chersù
noj autri povri alpin  a 'n fan ste giù.
 
Tà-tatatà....
 
A la festa del Reggimento rancio special    
a 'n dan la pasta suita con su l'formai
a 'n dan coi salamin ch'an fan ste mal
e noi marcoma visita a l'indoman.
 
Tà-tatatà....
 
Patacin patacian che vita da can sensa pan:
regimento che rovina: sempre, sempre disciplina!
la gavetta e 'l gavettin, la giberna e 'l gibernin
la rivista del bottin, la rivista del bottin,
la gavetta e 'l gavettin, la giberna e 'l gibernin
la rivista del bottin, la rivista del bottin
 
E con quaranta lire al mese
si fan le spese, si fan le spese
e con quaranta lire al mese
si fan le spese, si fan le spese del battaglion.

GUARDA LA LUNA
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Guarda la luna, come la camina:
e la scavalca i monti, come noialtri alpin:
 
Ohi, si si cara mamma no! senza alpini come farò!
 
Guarda le stelle, come sono belle:
somiglian le sorelle di noialtri alpin:
 
Ohi, si si cara mamma no! senza alpini come farò!
 
Guarda il sole, come splende in cielo:
la lunga penna nera si riscalderà:
 
Ohi, si si cara mamma no! senza alpini come farò!
 
Guarda la neve, come scende lieve:
la lunga penna nera la si imbiancherà:
 
Ohi, si si cara mamma no! senza alpini come farò!

SUL RIFUGIO
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Sul rifugio, bianco di neve
una luce pallida appar:
sarà Marisa che pallida viene 
il suo babbo a ritrovar,
sarà Marisa che pallida viene 
il suo babbo a ritrovar.
 
Rocciatori, nel nome di Trento
salutate il babbo per me
e salutate la bella bandiera 
degli eroi che vanno a morir,
e salutate la bella bandiera 
degli eroi che vanno a morir.
 
Lenta, lenta cade la neve 
sul rifugio a biancheggiar:
sembra una stella caduta dal cielo
e il rifugio diventa un fior,
sembra una stella caduta dal cielo
e il rifugio diventa un fior.

PASSA LA RONDA
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Appena giunti sul Monte Grappa,
là si sentivano le cannonate.
I nostri alpini son lì che battono
battaglione per battaglion.
 
Passa la ronda dei veci alpin:
e la risponde "fiaschi de vin"!
 
Nella notte nera nera, 
soffia il vento e la bufera!
soffia il vento e la bufera:
passa la ronda a vigilar
passa la ronda a vigilar.
 
Piano, piano, mio bell'alpino:
devi usare precauzione.
scendi abbasso nel burrone
che il nemico sta ad aspettar.
 
Spettiam, cantiam da baldi alpini,
un sol grido, un sol pensier:
prendi la mia borraccia, bevi nel mio bicchiere
insieme dobbiamo bere, insieme dobbiam morir!
 
Soffrir, morir, dovete voi nemici!
questa è l'ultima vostra ora:
dalle man dei veci alpini è difficile scappar!
dalle man dei veci alpini è difficile scappar!
è difficile scappar!

VA L'ALPIN
Va l'alpin su l'alte cime
passa e vola lo sciator
dorme sempre sulle cime
sogna mamma e casolar.
 
Tra le rocce e tra i burroni
sempre lesto è il suo cammin
quando va per la montagna
pensa sempre al suo destin.
 
Pensa sempre al suo destino
c'è il ghiacciaio da passar:
mentre va col cuor tranquillo
la valanga può cascar.
 
Pensa alpin la tua casetta
che la rivedrai ancor
la tua bella che ti aspetta
orgogliosa del tuo amor.

PREJERE DAL ALPIN
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Dal alt des nestris montagnis,
des cretis spizzadis, dai glazzons eternos,
dulà che nus àn metûs di uardie
e pai nestris paîs, nô alpins,
braurôs di fâ il nestri dovè,
Ti preìn, o Signôr!
Uarde lis nestris maris,
lis nestris feminis, i fis e i fradis lontans
e fâs ch'o podin jessi simpri dens di Te
e dal onùr dai nestris paîs.
Diu inmèns, che tu messedis il cîl e la tiere,
salvinus duc' pal amôr e pe fede ch'o vin in Te.
Salvinus de glace, de nêf,
de tormente e de valanghe,
fâs che il nestri pît si poi sigûr su la crete,
che nol sbrissi sui grebanos.
Fâs, Signôr, che lis armis ch'o vin in man
no vedin mai di dopralis cuintri altris fradis!
 
E Tu Madone, mari dal Signôr,
blancje plui de nêf,
tu che tu às viodût il martiri di tanc' alpins
muarz in uere,
Tu che tu às cognossût lis sperancis
tant dai vîs come dai muarz,
benedìs, Ti preìn Mari sante,
i bataglions alpins in servizi
e duc' i Grups in congjedo,
sgiernâz pal Friûl,
pa l'Italie e pal mont.
Amen.

LA PREGHIERA DELL'ALPINO
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Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai
su ogni balza delle Alpi ove la provvidenza
ci ha posto a baluardo fedele delle nostre
contrade, noi, purificati dal dovere
pericolosamente compiuto,
eleviamo a Te, o Signore che proteggi
le nostre mamme, le nostre spose,
i nostri figli e fratelli lontani e,
ci aiuti ad essere degni delle glorie
dei nostri avi.
Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi,
salva noi, armati come siamo di fede e di amore.
Salvaci dal gelo implacabile, dai vortici della
tormenta, dall'impeto della valanga,
fa che il nostro piede posi sicuro
sulle creste vertiginose, sulle ritte pareti,
oltre i crepacci insidiosi.
Rendi forti le nostre armi contro chiunque
minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera.
E Tu, Madre di Dio, candida più della neve,
Tu che hai conosciuto e raccolto
ogni sofferenza e ogni sacrificio
di tutti gli Alpini caduti;
Tu che conosci e raccogli ogni anelito
e ogni speranza,
di tutti gli Alpini vivi ed in armi,
Tu benedici e sorridi ai nostri battaglioni
e ai nostri gruppi.
Così sia. 

 


LA CAMPAGNA DI RUSSIA

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Raccontaci, nonno

 

Il vecchio attizza la fiamma del camino
e aggiunge ceppi di cerro e faggio e carpino
tagliati a marzo nei boschi d'Appennino
e stagionati all'aria e al sole dell'estate.

 

Lo guardano ammirati i due bambini

la mano appoggiata ai suoi ginocchi.

Nonno raccontaci la tua Russia

chiede il piccino,

su, dai racconta, insiste la bambina.

 

Sussulta l'antico soldato e con lo sguardo

cerca il cappello con la penna nera

appeso al chiodo, con gli occhi lo accarezza.

 

Sì, la mia Russia, ... era un immenso prato

che attraversammo fino al fiume

in una estate della triste guerra

e sulla riva del grande Don ci accampammo.

 

Sull'altra sponda, si diceva, è appostato "il nemico";

ma io col cuore e con lo sguardo

mi volgevo indietro a cercar l'occidente,

e mi pareva di sentire, dolce, la voce di mia madre,

e, forte, quella di mio padre.

E mamma mi diceva:
Noi stiamo bene, e tu? Li fa freddo, lo so,

copriti e guardati dal fuoco delle armi.

Il babbo disponeva: quando ritornerai

ripareremo il tetto della casa,

dissoderemo il campo.

 

Poi venne il giorno di Natale

e il cappellano, dal grezzo altare

preparato dai suoi soldati

sollevò l'Ostia, verso l'immenso cielo della Russia.

 

...e una notte, quando la neve

era scesa a imbiancare la distesa immensa

e fuori dalla trincea il freddo

con i suoi aghi velenosi trafiggeva le mani e il viso

l'ordine arrivò:

bisogna ripiegare, i russi avanzano.

Da quel giorno sempre più stanchi laceri affamati,

puntando all'ovest, cercavamo l'Italia
e nel suo grembo il nostro piccolo paese

disteso nella valle o arroccato al monte.

 

Ogni tanto un alpino, un fante, un mulo

cedevano al candore della steppa,

inginocchiati e poi distesi dolcemente,

nella culla del riposo, senza più risveglio.

 

Di tanto intanto da una balca

spuntava la torretta del cingolato enorme

sferragliando con sinistro rumore

e il cannone cercava il nostro ammasso

scomposto informe e ondeggiante.

 

Un brivido maligno ci scuoteva

e quando la Katjuscia sibilava,

anch'io, supplicando sussurravo:

Madonna di San Marco,

adesso è giunta l'ora anche per me.

 

Al margine del prato tra il nevischio accecante

apparve allora l'isba. 

Sfiniti, congelati, disperati

sorreggendoci l'un l'altro entrammo.

La donna, simulacro di dolore e di abbandono,

con i bimbi, dai grandi occhi sgranati su di noi,

appesi al suo grembiule,

ci porgeva la ciotola del latte

e io sillabavo "spaziba".

 

E di nuovo uscimmo nel vento raggelante

nel buio infido della notte

le slitte stracolme di feriti

verso un approdo di sempre più tenue speranza.

 

Ora il nonno al riverbero del fuoco

vide che i due bambini dormivano

appoggiati alle ginocchia; come piume,

li sollevò, li pose sul lettino.

 

Buonanotte bambini; un giorno andrete

a vedere quel prato dove il nonno arrancava

nel crudo inverno della guerra

insieme a tanti amici, che ancora là riposano

fermati dal gelo del davai

...e troverete l'isba, ed entrerete

portando il mio saluto e un piccolo ricordo

per quel latte di vita

che la donna della steppa mi donò

sotto l'occhio gelido del carro d'acciaio

e il lancio delle Katjuscie.

 

e direte: spaziba,

fratelli uomini, sorelle donne della Russia,

pace a voi dimoranti in questa casa;

spaziba, per il nostro nonno,

e pace a voi persone di onesta canta.

 


ALPINO DELLA JULIA Audio
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Alpino della Julia,
prendi le scarpe nuove,
quelle che porti ai piedi
nessuno più le vuole:
mancan le stringhe,
non ci son più le suole.
Chi le ha rubate?
Il fango dell'Albania.

 

O veci che si' morti
sui sassi delle Tofane,
ve par che semo stai
in gamba anca noialtri?
I ne ciamava i santi dell'Albania,
ma no xe vero,
semo soltanto i fioli vostri,
i fioi de le montagne de l'Italia.

 

Alpino della Julia,
tua madre aspetta ancora,
dicevi di tornare,
non sei tornato più:
lunga è la strada
che porta fin lassù.
Chi ti ha rubato?
La neve della steppa.

 

O veci che si' morti
sui sassi delle Tofane,
ve par che semo stai
in gamba anca noialtri?
La vostra strada
scambiata con la nostra
strada de casa,
semo per sempre i fioli vostri,
i fioi de le montagne de l'Italia.

 


ANDOUMA PROU

Inno del Battaglione “Ceva” - 1° Rgt. alpini -

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È spenta la bufera

è sceso il battaglione

al Colle di Nubiera

non romba più il cannone;

del Battaglione "Ceva"

Comando Compagnia,

la Prima, Quarta e Quinta

son tutti sulla via...

 

        Arma potente e forte

        sull'Alpi e sui confini

        fiera nappina bianca

        del "Primo" degli Alpini.

        È il Battaglione "Ceva"

        lo vedi ancor lassù,

        senti una voce, un grido:

        Andouma prou,

        andouma prou, andouma prou!

 

Giornate d'Albania

momenti di passione

ti scrivo mamma mia

domani c'è l'azione,

non trema il nostro cuore

il sangue è quello antico

sul campo dell'onore

non passerà il nemico...

 

        Quando tuona il cannone

        sul campo di battaglia

        canta la penna nera

        al suon della mitraglia.

        È una nappina bianca.

        È il "Ceva" e nulla più,

        un grido è dentro il cuore:

        Andouma prou,

        andouma prou, andouma prou!

 

Dal Bregu i Mat nevoso

Siam scesi in primavera.

Cantavano gli Alpini

ricordi di una sera:

nel mondo d'altre genti

cantavano con noi

come ombre onnipotenti

le file degli eroi.

 

        Nel cielo della Patria

        un dì ritorneremo

        nel nome degli Eroi

        sicuri vinceremo,

        più forte sarà il grido

        che salirà lassù

        fedeli al nostro Re:

        Andouma prou, andouma prou,
        andouma prou.

 


ANGERINN-A Audio
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Arigerinn-a a l'é andaita a fà l'erba,

a l'è andaita a mattin da bonura,

fresca e bèla cu a bucca ancu axierba,
a se canta i paxium du so cheu.

 

        O mei Pepin t'aspeitu a cà.

        Ti fai l'Arpin, ma a finirà.

        Ti sai ch'in baxiu mi te l'on daitu,

        cume u bumbaxin m'assesu u cheu.

 

Arigerinn-a ascascià in ti na fascia

suta in pérsegu tutu sciuriu,

mentre a canta a ciu bèla a gh'a lascia

che a puàira a nu taia za ciu.

 

        O mei Pepin t'aspeitu a cà.

        Ti fai l'Arpin, ma a finirà.

        Ti sai ch'in baxiu mi te l'on daitu,

        cume u bumbaxin m'assesu u cheu.

 

In peu d'oira vegniua da marinn-a,

a destaca ina sciura de pérsegu:

sciura béla, a gh'a ditu Arigerinn-a,

de lasciù ti l'hai vistu u Pepin.

 

        O mei Pepin t'aspeitu a cà.

        Ti fai l'Arpin, ma a finirà.

        Ti sai ch'in baxiu mi te l'on daitu,

        cume u bumbaxin m'assesu u cheu.

 

 


BELL’USELIN DEL BOSCH Audio
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Bell’uselin del bosch

per la campagna el vola.

         Dove saràl volàa?

         Dove saràl volàa?

         A cà della soa bella.

        Cossa gh’avrai portàa,

cossa gh’avrai portàa?

         ’Na lettera sigillada.

         Se ghe saràa stàa su,

se ghe saràa stàa su?

         De maridà la bella.

         Mi sun maridada ier

e incoe m’son pentida.

 


LA COLLINA DELLA VITA Audio
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Sono qui in mezzo a voi

figlio anch'io della vostra Patria.

L'animo mio, per un momento,

ha gridato: "PRESENTE"!

 

Presente, per la pace dei popoli

Presente, per la dignità

Presente, per la democrazia

Presente, per l'uguaglianza.

 

Possa così questo vostro grido

attraversare ogni continente

portando la pace a tutti gli uomini.

 

Collina della vita e non della morte,

perchè grazie al vostro eroico gesto

si è dato e si darà per sempre

il vero senso della vita.

 

E per ogni cuore che batte

gridare con voi:

 

                       "PRESENTE"!

 


BREGIANIT Audio
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Quant che un mont s’incorone di glorie

dic e a ogni cùr il ricuarat al ven ciàr

chel “Calvari” va passat a la storie

e ogni piere devente un altar.

 

Bregianit da la creste tremende,

dal neval cussi candit e blanc’,

t’une lote che sa di ljende

tantis voltis bagnàt’ fin cul sanc’.

 

Su di te la metrae ciantave,

al tonave ’l mortar ’e il canon

e la muart ogni vite falzave;

Monte Grappa dal Val Natison.

 

Te tormente, te nef, te criure,

’erin pos, pur lotant cun valor,

se in te nòt e cuistavin l’alture,

tal doman, su chel mont erin lòr.

 

E la muart’ e falzave, falzave,

tal fevrar, viars i sedis dal mes,

sot li cretis de mont sanganade,

i restas si cuntavin sui dés.

 

Pur se il timp ogni ombre scancele

Saran dùrs di murì chei ricuàrs,

su chel mont ogni piere favele

e te gnot’ a rivivin i muàrs.

 

La Voiusse, li sot, te valade,

cjarezant il straplomp dal buròn

’e murmuje la storie passade,

il martiri dal “Val Natison”.

 


EL CAPORAL TROMBETA

Audio
non disponibile

 

Mi sun Cristina e fun la cusinera

tarocu ’l caporal dei trumbettier.

Sa l’è propri chiel el me amur,

l’unur dei superiur,

che cun ’l so strument

desvìa el regiment.

 

        Ohi, capural (ohi capural)

        dei trumbettier (dei trumbettier)

        ma forse se… (ma forse se…)

        …buta a suné… (ma forse se…)

 

La seira tuta sula ent la stansietta

mi cercu di ’ndurmime inutilment;

quand ch’i’ pensu al capural ’d trumbetta

ca suna la curnetta,

o che strument divin,

oh cume ’l suna bin…

 

        Ohi, capural (ohi capural)

        dei trumbettier (dei trumbettier)

        ma forse se… (ma forse se…)

        …buta a suné… (ma forse se…)

 

 


RICORDO DE UN VECIO Audio
non disponibile

 

Te si partio co' la pena nera,

dritta nel sole co' la pena nova

na nova pena che saveva ancora

de nuvole e vento;

come i to sogni.

 

        Te si partio par no tornar mai più.

 

Te mama povareta

cusio gaveva un Santo del Signore

de soto la giacheta

a l'altezza del core

come par dirte: torna.

 

        Te si partio par no tornar mai più.

 

Te si restà par tera

senza un sasso che te fassa da segno

cussi:

le man in croxe

poro Cristo de giasso

te si restà de fora

cola man

e le scarpe de vaca tute rote

zito, zito xe note

i Alpini dorme, se tu

dime, che nome ghetu?

Te ciamo soto voce,

piano pian,

come fasea to mama

quando la te ciamava

de bon'ora.

 

Con la speranza che te senti ancora,

te ciamo soto voce,

piano pian...

Alpino, vecio alpin...

Ecco:... silenzio.

 

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