Militaria 15



MARINA MILITARE ITALIANA

COM.SUB.IN.

Il Comando Subacquei ed Incursori del
"COMSUBIN"

Forgiati da un durissimo addestramento, subacquei e incursori del COMSUBIN sono un nucleo formidabile di difesa e offesa.
Ottenere il massimo danno per il nemico impiegando il minor potenziale offensivo: questo è sempre stato il filo conduttore delle azioni degli incursori della Marina Militare Italiana. Già nella prima guerra mondiale gli antesignani dei reparti d'assalto della Marina si rendono celebri per alcune azioni spettacolari, come ad esempio l'affondamento della corazzata austriaca Viribus Unitis.
Organizzati nel 1935, i reparti d'assalto iniziano subito a sviluppare il materiale a loro necessario, anche se un'interruzione delle ricerche dal 1937 al 1939 compromette parte degli sforzi fatti e fa perdere un pò del vantaggio temporale che è stato acquisito.
Durante il secondo conflitto mondiale gli incursori si avvalgono di mezzi speciali come i siluri pilotati a lenta corsa, meglio noti come "maiali", mezzi biposto la cui prua è costituita da una carica esplosiva sganciabile da 300 Kg, che viene fissata alla chiglia del bersaglio. I mezzi di superficie sono costituiti dai motoscafi esplosivi, natanti sottili e veloci che vengono lanciati contro il naviglio nemico mentre il pilota salta in acqua pochi istanti prima dell'urto. Apposite cariche esplosive, denominate "mignatte", sono rimorchiate da nuotatori subacquei e fissate allo scafo, mentre i "bauletti" sono applicati alle alette di rollio. Per portare gli incursori sul luogo dell'azione si impiegano sottomarini, in particolare il glorioso Scirè, cacciatorpedinieri, e natanti di vario genere. Le azioni più famose risalgono al 1941. Il 25 marzo sei motoscafi esplosivi attaccano la baia di Suda causando l'affondamento dell'incrociatore britannico York e di una petroliera; il 10 settembre Gibilterra viene forzata dai "maiali" trasportati dallo Scirè, che riescono a minare due navi in rada e a colpire una cisterna alla fonda nel porto; infine, il 19 dicembre nel porto di Alessandria le corazzate Valiant e Queen Elisabeth sono danneggiate dagli incursori, che affondano anche una petroliera. Purtroppo non tutte le missioni sono coronate dallo stesso successo e molti incursori pagano con la vita il loro coraggio e ardimento.
Dopo la guerra la specialità è mantenuta in uno stato di semiclandestinità, utilizzando e riparando le vecchie attrezzature, fino a quando non viene ricostituito il reparto che prende il nome di Raggruppamento Subacquei e Incursori con sede al forte del Varignano, vicino a La Spezia. Il primo corso incursori si tiene nell'anno 1952.

  L'ORDINAMENTO DEL COMSUBIN
Il COMando SUBacquei e INcursori si suddivide in tre gruppi operativi: il Gruppo Operativo Incursori (GOI), il Gruppo Operativo Subacqueo (GOS) e il Gruppo Navale Speciale (GNS). Accanto a essi operano un Centro Ricerche e Studi e un Gruppo Scuole incaricato della formazione del personale. Il reparto è posto sotto il comando di un ammiraglio di divisione.
Il Gruppo Scuole rifornisce di personale sia i reparti del COMSUBIN, GOI e GOS, sia altri reparti della Marina e delle Forze Armate. Il gruppo è suddiviso in tre specialità: Scuola Subacquei, Scuola Incursori e Scuola Marinai Difesa Base. La Scuola Subacquei è l'unico ente militare italiano abilitato a rilasciare il brevetto di operatore subacqueo militare, così come il CEAPAR di Pisa è l'unico ente che può rilasciare il brevetto di paracadutista militare. Questa dualità si riscontra ulteriormente nel fatto che il CEAPAR brevetta gli incursori del COMSUBIN, mentre la Scuola Subacquei brevetta i parà del 9° Reggimento d'Assalto Paracadutisti COL MOSCHIN dopo un corso di due mesi e mezzo. La scuola prepara anche, con un corso di un mese, gli OSSALC (operatori servizi di sicurezza abilitati al lavoro in carena) che si trovano a bordo delle maggiori unità della Marina. I due corsi più impegnativi sono quelli per i sommozzatori e i palombari.
La Scuola Incursori è destinata a forgiare gli uomini candidati al GOI. La durezza dell'addestramento provoca un'altissimo numero di defezioni tra le reclute, anche se tutto il personale incursore è volontario; quelli che non ce la fanno transitano nelle altre categorie della Marina. La durata del corso è di dieci mesi circa e gli allievi passano in rassegna tutte le possibili specialità. Il brevetto di paracadutista militare è un requisito vincolante per il conseguimento del brevetto di incursore e viene ottenuto, come detto, presso il Centro Addestramento Paracadutisti di Pisa. L'uso delle armi automatiche e dell'esplosivo, l'acquisizione delle tecniche del combattimento terrestre, come il colpo di mano, rappresentano uno degli aspetti dell'istruzione. La parte più specificatamente marinara prevede l'abilitazione all'uso di autorespiratori ad aria, miscela e ossigeno, un'intensa pratica di nuoto subacqueo e in superficie, la condotta dei mezzi d'assalto. Le tecniche di combattimento all'arma bianca e a mani nude e il corso di roccia completano il quadro dei corsi pratici, cui si aggiungono lezioni teoriche su argomenti quali la navigazione e le tattiche.
Terminato il corso e conseguito il brevetto, il personale transita nei reparti operativi dove, affiancato ai colleghi più anziani, inizia il lavoro dal vivo, partecipando a operazioni simulate di incursione sul territorio nazionale.
Trascorsi circa due anni dal suo arrivo al Varignano l'incursore diventa finalmente operativo. Dati i tempi addestrativi estremamente lunghi rispetto ad altre specializzazioni, l'età media degli incursori si aggira intorno ai trent'anni.
La Scuola Incursori prepara anche, con un corso di due mesi e mezzo, gli uomini destinati ai nuclei DOA (demolitori ostacoli antisbarco) del Reggimento San Marco. Infine, il Gruppo Scuole ha il compito di addestrare i marinai destinati al servizio difesa delle istallazioni a terra della Marina Militare Italiana; il corso dura un mese (uno in più per quelli che diventeranno graduati). Circa 1.600 allievi, suddivisi nei circa venti corsi che vi si svolgono ogni anno, passano attraverso al Gruppo Scuole del COMSUBIN.

Se il GOI è l'anima offensiva del COMSUBIN, il Gruppo Operativo Subacqueo ne è invece l'anima difensiva. Infatti uno dei compiti istituzionali dell'unità è quello di difendere le navi e le basi della Marina Militare dagli attacchi di operatori subacquei e sabotatori nemici. Oltre a questi compiti, i sommozzatori e palombari del GOS sono impegnati in attività di contromisure mine, nel brillamento di ordigni inesplosi, in missioni di ricerca, localizzazione e recupero, in attività di lavoro subacqueo e in missioni di soccorso e salvataggio agli equipaggi dei sommergibili in difficoltà.


Incursori del COMSUBIN della Marina Militare fuoriescono dall'acqua dopo un avvicinamento occulto.

Gli uomini del GOS rappresentano buona parte della capacità subacquea della Marina Militare e le loro operazioni si suddividono in operazioni subacquee convenzionali e avanzate. Le prime vedono l'impiego di autorespiratori e scafandri, mentre le operazioni avanzate prevedono l'uso di apparecchiature ausiliarie, come capsule di immersione e minisommergibili, con tecniche particolari quali le immersioni in "saturazione". Qui entra in scena il Gruppo Navale Speciale, composto da tre navi appoggio(Anteo, Cavezzale e Proteo) e da due motoscafi appoggio subacquei (Marino e Pedretti). L'Anteo è la nave tecnicamente più avanzata in questo settore: dispone tra l'altro di una campana di soccorso, di un minisommergibile in grado di operare fino a 600 metri di profondità e di una serie di camere di decompressione. I subacquei del COMSUBIN svolgono sovente addestramento congiunto con gli specialisti del settore dei vari paesi della NATO, con cui hanno uno scambio continuo e proficuo di esperienze.


Il lavoro particolare che il COMSUBIN è chiamato a svolgere, per quanto riguarda sia gli incursori sia i subacquei, fa si che anche oggi l'attrezzatura sia ideata e messa a punto dagli stessi uomini che la impiegano, assistiti da ufficiali tecnici, così come negli anni trenta dalle mani di giovani ufficiali di allora vedevano la luce i primi autorespiratori, il "maiale" e le altre attrezzature utilizzate durante il secondo conflitto mondiale. Tale compito è assegnato al Centro Studi che si articola in quattro sezioni: armi ed esplosivi; materiali e mezzi d'incursione; sperimentazione di materiali subacquei; fisiopatologia subacquea. Quest'ultima sezione, una delle poche esistenti in Italia, mantiene i contatti con con i più importanti centri di ricerca statunitensi ed europei.

IMPIEGO OPERATIVO E CENTRI ADDESTRATIVI
Avvicinarsi all'obiettivo nottetempo, in silenzio perfetto, dopo aver nuotato, scalato o essersi lanciati con il paracadute, superare i sistemi di sorveglianza, sistemare le cariche di demolizione adatte nei punti più appropriati in modo da causare il massimo danno, abbandonare le armi pesanti dopo averle rese inservibili per agevolare il ripiegamento e disimpegnarsi cercando di non farsi catturare dal nemico: ecco uno dei consueti profili di missione degli incursori. Le difficoltà sono notevoli e diventano ancora maggiori quando si tratta di raggiungere nuovamente il territorio amico, come hanno provato sulla loro pelle i predecessori degli uomini del COMSUBIN. In cambio di tutto ciò, poche lire di indennità a fine mese, parte delle quali si volatilizzano quando si lascia per un qualsiasi motivo la vita operativa, ma soprattutto il sapere di essere tra i migliori specialisti al mondo in questo genere di azione.


Il Gruppo Operativo Incursori, i cui uomini indossano il caratteristico basco verde contraddistinto da un fregio con pugnale e ancora incrociati e la dicitura "Arditi Incursori", comprende un'aliquota logistica, che si occupa della manutenzione e della messa a punto del materiale da impiegare in azione, e il Gruppo Incursori vero e propio, che inquadra gli uomini preposti all'azione. Tutto il gruppo è formato da personale in possesso del brevetto da incursore; quelli che si occupano del settore logistico sono uomini che per motivi di età o di integrità fisica, (l'attività operativa presenta non pochi rischi) non sono più, almeno sulla carta, in grado di compiere tutte le azioni che si richiedono a un incursore.
Numeri ovviamente non se ne fanno, ma il Gruppo Incursori non dovrebbe superare i duecento uomini. Sebbene tutti siano addestrati a ricoprire ogni possibile ruolo in un'azione, è ovvio che all'interno del reparto si cerca di sfruttare le inclinazioni naturali di ogni singolo individuo per migliorare ancora, se possibile, il livello del gruppo: ecco, quindi, che gli elementi che si distinguono nell'arrampicata diventano rocciatori guida, quelli particolarmente dotati nel tiro impiegano le armi di precisione, e così via.
Le zone addestrative di cui si servono gli incursori del COMSUBIN sono varie, così come di vario tipo possono essere gli obiettivi. Infatti, l'unica costante di questi ultimi è che devono interssare la guerra marittima, definizione che abbraccia naviglio di vario tipo, infrastrutture portuali, centri di trasmissione, di ascolto, radar marittimi, difese costiere, eccetera. La posizione geografica della sede del COMSUBIN è ideale per l'addestramento, dato che si trova all'ingresso della base navale di La Spezia, mentre per l'attacco alle navi gli incursori dispongono di un vecchio incrociatore ancorato difronte alla loro base, il che non significa che non compiano qualche missione addestrativa contro qualcuna delle navi alla fonda. Per l'addestramento a fuoco gli incursori dispongono di quattro poligoni nei dintorni della base, cui si aggiunge il poligono della Palmaria per le attività subacquee. Per quanto riguarda le tecniche di incursione e il movimento sul terreno vengono sfruttati gli stessi poligoni, ma l'attività più remunerativa è quella che porta gli uomini fuori sede, durante le esercitazioni che interessano in pratica tutti gli obiettivi di interesse esistenti sul territorio nazionale. Va infine ricordato che un ristretto nucleo di uomini appartenenti al COMSUBIN è stato, per un certo periodo di tempo, a disposizione del ministero degli interni con compiti antiterrorismo.

Fare un elenco delle armi del Gruppo Incursori è un'impresa ardua, si per la vastità del parco armi a disposizione, sia perchè molte non sono note. Le armi individuali si suddividono in pistole e pistole mitragliatrici (Beretta 92S, M-12, H&K MP-5, Colt M-3 A1), molte delle quali silenziate, fucili di vari calibri sia automatici(Beretta SCS 70/90, AR-70 SC, H&K G-3), sia di precisione (H&K G-3 e Mauser
SP-66), accanto a queste vi sono armi speciali, come le pistole subacquee (H&K P-11) e fucili a pompa (Franchi SPAS-15). Le armi di squadra comprendono mitragliatrici (MG 42/59 e FN MINIMI), lanciagranate (H&K da 40 mm) e lanciarazzi controcarro (RL-83 Blindicide). Una vasta gamma di bombe a mano, sia offensive sia difensive, e le cariche esplosive confezionate dagli incursori stessi completano la dotazione nota. I mezzi di infiltrazione sono di vario tipo e vanno dagli elicotteri, messi a disposizione dalla Marina, ai gommoni, alle canoe; autorespiratori ad aria e a ossigeno servono per le operazioni subacquee degli incursori, mentre il lancio mediante paracadute-ala da grandi altezze in modalità HAHO, cioè con apertura in quota, rappresenta l'opzione aerea più silenziosa.
L'arma principale in dotazione al reparto sono però gli uomini stessi, addestrati ad operare autonomamente senza contare su nessun appoggio logistico. L'intensità dell'addestramento porta ogni incursore a sparare in un anno da 30.000 a 40.000 colpi di piccolo calibro con le varie armi in dotazione, tutti colpi veri dato che l'addestramento si svolge esclusivamente con munizionamento da guerra e con cariche esplosive reali. La precisione dei movimenti e la sincronizzazione delle azioni, richieste in caso di intervento reale, non potrebbero infatti essere raggiunte in addestramento con l'uso di colpi simulati: la tensione e l'attenzione di un individuo sono infatti assolute solo se la situazione di rischio è il più simile possibile alla realtà.
L'unità base degli incursori è la squadra, definita nell'ambiente con la parola anglosassone "team". La consistenza del team può variare da un minimo di due persone (la coppia è l'unità inscindibile) a un massimo di dieci-dodici uomini, a seconda della missione. Va sottolineato come, contrariamente ai subacquei, gli incursori svolgano raramente addestramento congiunto con forze similari degli altri paesi NATO.

 


I "Marò" del Reggimento
"San Marco"


L'evoluzione della situazione internazionale e la conseguente ristrutturazione degli strumenti militari dell'occidente, hanno evidenziato l'urgente necessità di poter disporre di forze mobili, flessibili, dotate di buona autosufficienza tattica e logistica e di elevata professionalità per fronteggiare i rischi derivanti dall'alta instabilità del mondo post-bipolare.
Le forze anfibie risultano essere in grado, per le proprie caratteristiche costitutive e strutturali, di conciliare meglio di altre le professionalità militari tradizionali con quelle necessarie nelle missioni di peace support.
La capacità, propria delle forze navali e delle relative componenti di proiezione anfibia, di permanere a lungo in prossimità delle aree di crisi e di conflitto senza venirne direttamente coinvolte sino al momento desiderato, le rende uno strumento di pressione politica oltre che di intervento militare, ed amplia enormemente la flessibilità di impiego dell'intero strumento con la duttile possibilità di adeguarsi a situazioni mutevoli con grande flessibilità

È per tali motivi che la componente anfibia della Marina Militare, incentrata sul Battaglione San Marco, costituisce uno degli elementi di punta dell'intero strumento militare del nostro Paese.

LA RINASCITA DEL DOPOGUERRA
Il moderno San Marco nasce il 1° gennaio 1965 per la volontà della nostra Marina di poter schierare un piccolo strumento anfibio in grado di portare l'offesa lungo la fascia costiera nemica, effettuando colpi di mano anfibi in appoggio ad aperazioni più complesse o per la conquista a tempo determinato di obiettivi ed aree di interesse operativo.
Inizialmente il battaglione comprendeva due compagnie d'assalto complete e quelle comando ed armi di sostegno ridotte; venne dislocato a Taranto e successivamente a Brindisi, inquadrato nella 3° Divisione Navale.
Nel 1980 il reparto subisce una nuova ristrutturazione tesa a garantirne la completa autonomia logistica ed addestrativa ed a esaltarne le capacità operative in campo anfibio.
Il nuovo organico sale da 330 a 800 uomini, ordinati su tre gruppi ben distinti: Operativo, Scuole e Logistico.
Il Gruppo Operativo, forte di 350 uomini è comandato da un capitano di corvetta, era l'espressione della prontezza operativa dell'unità. Strutturato come un gruppo tattico anfibio precostituito, si articolava su reparto comando, una compagnia d'assalto ed una compagnia armi con mortai e cannoni senza rinculo, poi parzialmente rimpiazzati dai missili Milan. Il Gruppo Logistico consentiva di svincolare l'elemento operativo dalle incombenze territoriali, logistiche ed amministrative.
Il Gruppo Scuole garantiva l'addestramento basico ed avanzato del personale di truppa (fino alla fine degli anni ottanta costituito da militari di leva) e quello specialistico per i quadri. Con questa organizzazione il battaglione affronta l'emergenza "Libano 2" che vedrà impegnati costantemente circa 300 uomini per 18 mesi.
Il crescente ruolo delle forze di intervento nella mutata situazione geostrategica e l'urgente necessità di incrementare il numero dei reparti proiettabili fuori del territorio nazionale renderanno però questa conformazione numericamente insufficiente.
Già dalla seconda metà degli anni ottanta il comando del battaglione viene affidato ad un capitano di vascello, mentre un capitano di fregata è posto a capo del Gruppo Operativo: sono i segnali più appariscenti di una crescita dimensionale inizialmente lenta (si debbono potenziare le strutture addestrative senza che l'incremento numerico vada a detrimento della qualità dei reparti), poi sempre più rapida. Dal 1993-94 il Gruppo Operativo si arricchisce di una seconda compagnia assalto, che porta il totale dell'elemento proiettabile a 600 unità.
Nel 1995 il battaglione diviene Raggruppamento Anfibio San Marco, mentre il Gruppo Operativo assume a sua volta la denominazione di Battaglione San Marco, ormai su tre compagnie assalto.
Dal 1° Ottobre 1999 il Battaglione S. Marco, già denominato Raggruppamento Anfibio (GRUPANF), ha assunto la denominazione "Forza da Sbarco della Marina Militare" (MARIFORSBARC). Il nuovo elemento d'organizzazione, che trae origine dalla ristrutturazione di GRUPANF, identifica un raggruppamento organico composto dal Reggimento operatico "San Marco", dal Reggimento logistico di supporto formativo "Carlotto" e dal Gruppo Mezzi da Sbarco (fino ad allora dipendente dalla Terza Divisione Navale).
 


IL SAN MARCO OGGI

 

Il Raggruppamento Anfibio San Marco ha oggi una forza di circa 2.000 uomini e dipende, al pari delle navi da trasporto e sbarco (LPD), dalla 3° Divisione Navale di Brindisi.
Comandato al momento ancora da un ca pitano di vascello, il Raggruppamento si compone di Reparto Comando, Gruppo Scuole, Gruppo Logistico, Sezione Medica e Battaglione San Marco che, con i suoi circa 1.000 elementi, è l'anima operativa dell'unità.
Il reparto comando si occupa delle normali mansioni di pianificazione addestrativa ed operativa.
Il Gruppo Scuole cura la formazione del personale, dall'addestramento dei militari di truppa (sempre meno la leva, ormai relegata a compiti di supporto), ai corsi specialistici per i quadri. Ha una forza di circa 6-700 uomini.

Il Gruppo Logistico provvede a tutte le imcombenze logistiche ed amministrative in sede, liberando l'aliquota operativa dall'incombenza di fornire personale per servizi di guardia, cucine, mense, circoli, magazzini, ecc. Inoltre provvede alle acquisizioni di materiali ed integra, quando necessario, gli elementi logistici del battaglione, dei quali il Gruppo costituisce il "fratello maggiore". Conta attualmente circa 350 uomini.
Il Battaglione San Marco esprime la forza operativa dell'omonimo Raggruppamento. Oltre al comandante (capitano di vascello) ed al suo vice, si compone di ufficio segreteria, reparto comando e servizi, tre compagnie d'assalto ed una compagnia armi.
Il reparto comando e servizi ha le dimensioni di una grossa compagnia rinforzata dovendo assicurare, oltre all'esercizio dell'azione di comando, il supporto logistico di aderenza in operazioni, per garantire al battaglione una piena autonomia per limitati periodi di tempo.
Oltre agli ufficiali dello staff lo compongono vari elementi:

·  Fire Support Coordination Centre: dirige e coordina i supporti di fuoco, con la squadra tiro, squadra collegamento tiri contro costa, squadra FAC (per la collaborazione con l'Aeronautica), nuclei osservazione tiro contro costa (per la direzione dei tiro navale) ed Air Liason Officer, incaricato della pianificazione dell'attività aerea di interesse. 

·  Plotone Recon/DOA (forze speciali), attualmente su due squadre di Demolitori Ostacoli Antisbarco di 9 uomini, incaricati della bonifica delle spiagge di sbarco da ordigni ed ostacoli, e due squadre di 8 subacquei incursori per la ricognizione in profondità e limitate operazioni speciali. Brevettati presso il CONSUBIN, questi operatori dispongono di armi ed equipaggiamenti propi delle forze speciali. Tra gli "utensili" a disposizione segnaliamo le pistole mitragliatrici MP-5 silenziate e vari tipi di fucili di precisione, dal McMillan in calibro 12,7 mm agli Accuracy .338 Lapua Magnum e .308 silenziato. Per operazioni subacquee il plotone forze speciali impiega respiratori ad ossigeno e vari tipi di mute e battelli pneumatici. 

·  Plotone logistico, in grado di assicurare al battaglione l'indispensabile rifornimento di viveri, carburante e munizioni. Gestisce le scorte di pronto impiego. 

·  Reparto trasmissioni, che garantisce con una quindicina di specialisti i collegamenti con i comandi superiori e le unità dipendenti. Dispone anche di terminali satellitari. 

·  Sezione sanità, che provvede alle normali esigenze mediche del reparto e fornisce in operazione i nuclei di primo soccorso per la stabilizzazione ed evacuazione dei feriti.

·  Compagnia trasporti, cui fanno capo i conduttori ed i piloti del reparto, comprensiva anche delle squadre recuperi, riparazioni, rifornimento e ricambi.

LE COMPAGNIE D'ASSALTO
Le tre compagnie d'assalto inquadrano ognuna un plotone comando e servizi (con le squadre comando, servizi, esploratori e due squadre pionieri), tre plotoni d'assalto ed un plotone armi a tiro teso.
I plotoni d'assalto hanno un organico complessivo di 37 uomini e sono costituiti da comandante, operatore radio, tre squadre fucilieri di 8 uomini ed una squadra armi leggere di 11.
Comandate da un sottufficiale, spesso anche un capo di 3° classe, le squadre forniscono complessivamente un notevole potenziale di fuoco. Quelle d'assalto schierano, accanto ai fucili Beretta SC-70/90, una miragliatrice leggera Minimi ed uno o due lanciagranate da 40 mm M-203, agganciati sotto la canna dei fucili. Completano le dotazioni bombe a mano e da fucile Mecar e, se la missione lo richiede, lanciarazzi controcarro di produzione spagnola C-90. Per operazioni in ambiente urbano o durante le missioni dei nuclei ispettivi, i fucili possono essere rimpiazzati dalle pistole mitragliatrici H&K MP-5, spesso utilizzate anche dai quadri.
La squadra armi leggere fornisce il supporto di due classiche ma sempre valide mitragliatrici bivalenti MG-42/59 e di altrettanti lanciarazzi controcarro Panzerfaust 3, un'arma di notevole potenza, impiegabile sia contro bersagli corazzati che contro fortificazioni campali, anche a partire da luoghi chiusi.

Il piccolo plotone armi a tiro teso conta solo 21 elementi, ossia, oltre a comandante e radiofonista, una squadra mitragliatrici pesanti di 6 uomini con 2 Browning da 12,7 mm ed una squadra controcarro, i cui 13 componenti possono schierare un massimo di 4 posti tiro Milan oppure, in alternativa, un mix di questi e di Panzerfaust 3. Per particolari necessita è ancora possibile impiegare anche un paio di cannoni senza rinculo da 106 mm, un'arma certo obsoleta nel ruolo anticarro, ma ancora relativamente valida in alcune particolari situazioni operative.
La compagnia armi comprende, oltre al plotone comando, un plotone mortai pesanti su 3 armi da 120 mm, un plotone mortai medi con quattro mortai da 81 ed un plotone missili su tre squadre Milan (di due armi ciascuna) ed una squadra Stinger per la difesa contraerea alle quote più basse, con due lanciatori.
Le compagnie d'assalto non dispongono di mezzi di trasporto organici, ma possono attingere ad un serbatoio di veicoli e di conduttori presente nella compagnia trasporti del reparto comando di battaglione. In tal modo, secondo le necessità della missione, è possibile operare in veste motorizzata, con autocarri leggeri Iveco VM-90, o meccanizzata, con VCC-1 oppure con i cingolati anfibi LVTP-7.
 

LE MISSIONI E L'ADDESTRAMENTO
Il Battaglione San Marco è uno strumento operativo caratterizzato da alta flessibilità di impiego e grande mobilità, esaltata in particolare dal concorso degli elicotteri della Marina, e dalla capacità di proiettare a terra in breve tempo un considerevole potenziale operativo.
La gamma di missioni che può essere assegnata al reparto è molto ampia, spaziando dal colpo di mano anfibio alla conquista, limitata nel tempo e nello spazio, di un determinato obiettivo, dall'aggressivo assalto anfibio a preludio dell'immissione nel teatro operativo di altre forze alla complessa operazione interalleata, come parte di una forza internazionale da sbarco di grandi dimensioni.
Il colpo di mano anfibio, di norma condotto con forze di modesta entità, è un'azione offensiva breve, di particolare violenza e basata sulla sorpresa. Ne costituiscono obiettivi preferenziali posti comando, centri radar e delle trasmissioni, postazioni missilistiche, depositi logistici, ecc. Prevede l'inserimento con battelli e/o elicotteri preceduto dall'azione dei recon. Ogni qualvolta sia possibile contempla il concorso del fuoco aereo e navale.
Le azioni anfibie più complesse, sia condotte isolatamente che in concorso con unità alleate, impegnano solitamente l'intero battaglione e si estrinsecano con la conquista di un obiettivo a seguito di sbarco su litorale controllato dall'avversario.
Sono precedute dall'inserimento di forze avanzate (nuclei recon), che debbono creare la necessaria cornice informativa e di sicurezza ed eventualmente da azioni a livello commando per neutralizzare postazioni o strutture che ostacolino lo sbarco. Seguono una o piu ondate d'assalto, su battelli, elicotteri e o cingolati anfibi, ed altre dotate di mezzi pesanti.
Si concludono con il reimbarco o con il congiungimento con altre forze amiche, o altrimenti proseguono nel tempo e nello spazio, nel quadro di una missione internazionale.
A questi compiti di tipo classico si affiancano sempre più quelli derivanti dalle missioni di peace support in senso lato: sostegno umanitario, interposizione tra belligeranti (peace keeping), interventi armati tesi a rendere esecutivi accordi e risoluzioni che mirano a far cessare una situazione di belligeranza (peace enforcing).
Di grande attualita, visto l'elevato numero di connazionali o comunque di cittadini occidentali residenti per motivi di lavoro in paesi a richio di disordini ed instabilità interna, sono infine le missioni di evacuazione NEO (non-combatant evacuation operation), generalmente condotte in un ambiente potenzialmente ostile.
Per affrontare un così ampio ventaglio di esigenze tattiche il battaglione deve disporre di un potenziale umano di prim'ordine.
Da diversi anni, ormai, i militari di leva sono presenti in numero molto limitato nell'unità operativa, relegati a compiti di supporto.
Le compagnie operative sono costituite completamente di volontari. Inizialmente erano gli L2 e gli L3, personale a ferma prolungata di due o tre anni. Oggi, con le nuove norme sul volontariato, sono presenti i V3, volontari a ferma breve di tre anni che, al termine, possono transitare in servizio permanente effettivo.
Dopo un breve periodo trascorso presso il MARICENTRO di Taranto, dove ricevono una prima formazione militare che si conclude con il giuramento, i volontari affluiscono al Raggruppamento e vengono inquadrati in una compagnia del Gruppo Scuole, con sede nell'isola di Pedagne, presso Brindisi.
Qui frequentano un corso di abilitazione di 4 settimane, in cui dovranno dare prova di possedere elevate attitudini e capacità psico-fisiche. L'addestramento tende infatti ad evidenziare al massimo il comportamento dei soggetti alla ricerca delle necessarie doti di resitenza, determinazione e motivazione.
Se supera la severa selezione iniziale il volontario frequenta, sempre al Gruppo Scuole, un corso di specializzazione di 12 settimane che, sulla base delle attitudini manifestate, delle aspirazioni del singolo e delle necessità organiche, assegna la specializzazione (assaltatore, pioniere, missilista, esploratore, ecc.).
Al termine il frequentatore deve aver raggiunto determinati standard addestrativi specifici di ogni incarico, da accertarsi con una serie di prove finali di selezione.
A titolo di esempio quelle per un fuciliere prevedono, tra l'altro, tiro mirato notturno e diurno con l'arma individuale e di reparto contro vari tipi di bersagli, voga, marcia in assetto di combattimento su lunghe distanze, salita in parete rocciosa e discesa in corda doppia, esplosione ravvicinata di cariche di varia entità.
Il tasso di selezione è elevato e gli elementi ritenuti inadatti vengono allontanati. Forte volontà, ottima forma fisica, particolare equilibrio anche in situazioni di stress fisico ed emotivo e giusta motivazione sono le chiavi del successo.
Da questo momento il volontario può indossare il basco nero delle truppe anfibie della Marina e frequentare un ulteriore corso integrativo di 8 settimane, in cui approfondisce la propria preparazione, ormai inserita nel contesto di squadre e plotoni ed orientata alla specificità delle operazioni anfibie.
Grande cura è posta nell'esecuzione di attività non convenzionali, nel combattimento negli abitati e nelle operazioni notturne, che saranno poi la naturale cornice delle missioni del Battaglione. Superato quest'ultimo scoglio il volontario diviene operativo, acquisisce la qualifica di incursore fuciliere di marina e viene assegnato al Battaglione, dove approfondirà ulteriormente la propria professionalità nel quadro del nutrito calendario addestrativo del reparto.
La recente disposizione che permette ai fucilieri di marina di fregiarsi del distintivo di specialità degli incursori, un tempo appannaggio esclusivo degli arditi incursori del C0MSUBIN, da un lato gratifica i volontati al termine di una sequenza addestrativa lunga ed impegnativa, dall'altro permette di superare le restrizioni normative che restringono a pionieri ed incursori l'uso degli esplosivi. Al Verignano, però, qualcuno nicchia....
Naturalmente anche la formazione dei quadri è molto approfondita. I sottufficiali, di norma provenienti dallo stesso Raggruppamento, frequentano al Gruppo Scuole un corso di qualificazione anfibia di 24 settimane che assegna loro la qualifica di pattugliatore anfibio (il relativo distintivo è uguale a quello di pattugliatore scelto dell'esercito, ma su sfondo azzurro). Gli ufficiali, appartenenti sia al ruolo normale che a quello speciale, sono assegnati al reparto su domanda, ed acquisiscono la specialità anfibia.
Per il ruolo normale l'iter è molto lungo. Inizia dopo l'accademia e comprende un periodo di tirocinio su nave anfibia, l'imbarco in veste di ufficiale di rotta, la qualificazione su radio comunicazioni e telecomunicazioni e, finalmente, la frequenza del corso di qualificazione anfibia di 24 settimane.
Data la breve permanenza nel grado, i STV comandano di norma i plotoni d'assalto, mentre i plotoni più specialistici sono assegnati ad ufficiali del ruolo speciale o a sottufficiali anziani.
Nel corso della carriera l'ufficiale comanderà poi una compagnia e potrà transitare dal Battaglione ad altri reparti del Raggruppamento per ricoprire incarichi nei diversi servizi del Gruppo Logistico.
Al solo ruolo normale è destinata la frequenza, nel grado di tenente di vascello, di un corso di specializzazione alle operazioni anfibie della durata di un anno che si tiene a Quantico (Virginia), presso la scuola dei Marines statunitensi.
Non va infine dimenticato che diversi ufficiali e sottufficiali sono in possesso del brevetto di incursore conseguito al Verignano ed hanno maturato una precedente esperienza operativa presso il COMSUBIN.
 
  IL FUTURO
Congelata per il momento la possibilità di costituire con l'Esercito una Brigata Anfibia Interforze, ufficialmente per insufficiente capacità di trasporto delle navi anfibie, in realtà per persistenti ed insoluti contrasti tra le due forze armate, la Marina si è trovata a dover comunque potenziare il proprio strumento operativo anfibio, per fronteggiare le crescenti esigenze nazionali ed internazionali.
Ricordiamo a tal proposito la costituzione dell'EUROMARFOR, la forza navale non permanente costituita da Francia, Italia, Spagna e Portogallo, che contempla una componente anfibia, ed i recentissimi accordi di collaborazione con la Spagna.
Questi ultimi prevedono la creazione di una forza anfibia congiunta a livello brigata, denominata SIAF (Spanish Italian Amphibious Force), il comando della quale dovrà essere retto alternativamente dal comandante della 3° Divisione Navale italiana o da quello del Gruppo Delta della marina spagnola.
Il cuore operativo della forza sarà costituito dalla SILF (Spanish Italian Landing Force), una task force da sbarco imperniata su due gruppi tattici a livello battaglione forniti dai due paesi.
Il suo comando sarà affidato alternativamente al comandante del raggruppamento anfibio italiano o al vice-comandante del Tercio de Armada, la brigata anfibia iberica.
Intensi contatti sono in corso tra le forze anfibie dei due paesi, che stanno portando allo scambio di ufficiali nei comandi ed all'inizio di una intensa collaborazione addestrativa.
Non c'è praticamente esercitazione maggiore delle truppe anfibie iberiche che non veda il coinvolgimento di unità del San Marco o manovra di questo che non riceva la partecipazione di almeno una compagnia di Infanteria de Marina.
Le necessità derivanti da questo accordo imporranno, di fatto, l'innalzamento del livello ordinativo del Raggruppamento San Marco.
Destinato a concorrere, su base paritetica, alla costituzione di reparti misti ed a fornire, a rotazione, il comandante della SILF, il Raggruppamento, pur mantenendo tale denominazione, assumerà nel 1999 rango di brigata e verrà comandato da un contrammiraglio, che potrà disporre di un proprio sfaff potenziato con cui contribuire alla costituzione del comando della task force anfibia.
Adeguato potenziamento stanno ricevendo i nuclei trasmissioni, sia di Raggruppamento che di Battaglione, che hanno già ricevuto apparati che per portata e caratteristiche aprono nuovi interessanti scenari e possibilità di impiego.
Dal potenziato comando di raggruppamento dipenderanno due reparti maggiori a livello reggimento, entrambi su due battaglioni.
Il Reggimento San Marco sarà l'elemento operativo che vedrà la luce in seguito all'ennesimo potenziamento dell'attuale omonimo battaglione.
Il secondo reggimento, il "Carlotto", raggrupperà il Battaglione Scuo1e ed il Battaglione Logistico, ottenuti per trasformazione ed ampliamento dei Gruppi odierni.
Il Reggimento San Marco potrà contare su un battaglione logistico in grado di fornire il sostegno avanzato alle unità operative. Il potenziamento di questa componente, oggi presente a livello di compagnia rinforzata nel reparto comando del battaglione, consentirà una libertà d'azione ed una autosufficienza ancora sconosciute.
Infine anche il battaglione anfibio, prima ragion d'essere del reggimento e dell'intero raggruppamento, verrà ampliato fino ad un totale di 1200 uomini.
Verrà costituita una ulteriore compagnia, denominata CON, Compagnia Operazioni Navali, forte di 150-200 uomini, che raggrupperà gli elementi destinati a prestar servizio a bordo delle navi o in incarichi operativi particolari. Ricordiamo ad esempio i distaccamenti imbarcati su molte unità della flotta in funzione di difesa vicina o i nuclei ispettivi incaricati di rendere esecutive le disposizioni internazionali di embargo.

L'esperienza di questi ultimi anni ha dimostrato che queste esigenze sono ormai costanti e consolidate e rischiano di sottrarre alle unità operative una percentuale non indifferente di personale.
La CON non si articolerà in plotoni, ma direttamente in un numero elevato di squadre di 8-10 operatori agli ordini di un sottufficiale.
Novità in vista anche per le forze a capacità speciale del battaglione, che dovrebbero venire potenziate sino a raggiungere la consistenza di una compagnia ed essere poi accentrate nelle mani del comandante del Raggruppamento.
La COS, Compagnia Operazioni Speciali, dovrebbe riunire gli attuali Recon e DOA, le cui capacità verrebbero amalgamate sino a far raggiungere ai Demolitori una professionalità simile a quella dei Recon che, ricordiamo, sono incursori usciti dalle file del COMSUBIN. Un processo analogo ha avuto luogo da tempo negli Stati Uniti, dove gli UDT sono confluiti nelle file dei SEAL.
A rinforzare le sue file giungeranno gli esploratori, oggi distribuiti tra le compagnie d'assalto con compiti di esplorazione tattica ravvicinata, che verranno selezionati ed addestrati per svolgere compiti di più ampio respiro.
La componente per il controllo del supporto aereo resterà a livello reggimento, comprendendo un Direct Air Support Centre ed alcuni Tactical Air Control Party.
La compagnia Armi riceverà a breve alcuni sistemi controcarro pesanti TOW il cui arrivo prelude, probabilmente, alla ridistribuzione alle compagnie d'assalto di tutti i Milan in dotazione.
Accanto ai due reggimenti, uno operativo ed uno logistico-addestrativo, al comando ed alla Compagnia Operazioni Speciali, il nuovo Raggruppamento disporrà infine con ogni probabilità di due ulteriori pedine. La prima, assegnata organicamente, sarà costituita dal Gruppo Mezzi da Sbarco, oggi dipendente dalla 3° Divisione Navale.
I suoi mezzi da sbarco medi e leggeri MEN e MDN, attuale denominazione degli MTM ed MTP, operano da tempo a sostegno del San Marco, con il quale hanno legami operativi e personali strettissimi.
La recente acquisizione di 50 battelli a scafo rigido in vetroresina con motori fuori bordo da 80 o 90 HP ha accentuato ancor di più le caratteristiche tattiche del gruppo e non a caso i piloti di questi mezzi stanno ricevendo una preparazione militare e nautica molto approfondita che ha portato ad un tasso di selezione del 50% tra i candidati.
La seconda nuova pedina sarà costituita dal Nucleo Lotta Anfibia del 4° Gruppo Elicotteri, che verrà ulteriormente potenziato con l'ingresso in servizio di 4 EH-101 e che vedrà aumentare la propria autonomia nell'ambito della componente aerea della Marina. Pur non organicamente inserito nel Raggruppamento per ragioni di semplicità logistica, ne dipenderà però in pieno per l'impiego operativo.
Rinnovato nei mezzi e nei compiti e potenziato nelle strutture il Raggruppamento Anfibio, e nel suo ambito il Reggimento San Marco, daranno corpo e sostanza alla necessità di operare dal mare per il controllo dell'entroterra.