L'evoluzione della situazione internazionale e la conseguente
ristrutturazione degli strumenti militari dell'occidente, hanno
evidenziato l'urgente necessità di poter disporre di forze
mobili, flessibili, dotate di buona autosufficienza tattica e
logistica e di elevata professionalità per fronteggiare i rischi
derivanti dall'alta instabilità del mondo post-bipolare.
Le forze anfibie risultano essere in grado, per le proprie
caratteristiche costitutive e strutturali, di conciliare meglio di
altre le professionalità militari tradizionali con quelle
necessarie nelle missioni di peace support.
La capacità, propria delle forze navali e delle relative
componenti di proiezione anfibia, di permanere a lungo in
prossimità delle aree di crisi e di conflitto senza venirne
direttamente coinvolte sino al momento desiderato, le rende uno
strumento di pressione politica oltre che di intervento militare,
ed amplia enormemente la flessibilità di impiego dell'intero
strumento con la duttile possibilità di adeguarsi a situazioni
mutevoli con grande flessibilità
È per tali motivi che la componente
anfibia della Marina Militare, incentrata sul Battaglione San
Marco, costituisce uno degli elementi di punta dell'intero
strumento militare del nostro Paese.


LA RINASCITA DEL DOPOGUERRA
Il moderno San Marco nasce il 1° gennaio 1965 per la volontà
della nostra Marina di poter schierare un piccolo strumento
anfibio in grado di portare l'offesa lungo la fascia costiera
nemica, effettuando colpi di mano anfibi in appoggio ad aperazioni
più complesse o per la conquista a tempo determinato di obiettivi
ed aree di interesse operativo.
Inizialmente il battaglione comprendeva due compagnie d'assalto
complete e quelle comando ed armi di sostegno ridotte; venne
dislocato a Taranto e successivamente a Brindisi, inquadrato nella
3° Divisione Navale.
Nel 1980 il reparto subisce una nuova ristrutturazione tesa a
garantirne la completa autonomia logistica ed addestrativa ed a
esaltarne le capacità operative in campo anfibio.
Il nuovo organico sale da 330 a 800 uomini, ordinati su tre gruppi
ben distinti: Operativo, Scuole e Logistico.
Il Gruppo Operativo, forte di 350 uomini è comandato da un
capitano di corvetta, era l'espressione della prontezza operativa
dell'unità. Strutturato come un gruppo tattico anfibio
precostituito, si articolava su reparto comando, una compagnia
d'assalto ed una compagnia armi con mortai e cannoni senza
rinculo, poi parzialmente rimpiazzati dai missili Milan. Il Gruppo
Logistico consentiva di svincolare l'elemento operativo dalle
incombenze territoriali, logistiche ed amministrative.
Il Gruppo Scuole garantiva l'addestramento basico ed avanzato del
personale di truppa (fino alla fine degli anni ottanta costituito
da militari di leva) e quello specialistico per i quadri. Con
questa organizzazione il battaglione affronta l'emergenza
"Libano 2" che vedrà impegnati costantemente circa 300
uomini per 18 mesi.
Il crescente ruolo delle forze di intervento nella mutata
situazione geostrategica e l'urgente necessità di incrementare il
numero dei reparti proiettabili fuori del territorio nazionale
renderanno però questa conformazione numericamente insufficiente.
Già dalla seconda metà degli anni ottanta il comando del
battaglione viene affidato ad un capitano di vascello, mentre un
capitano di fregata è posto a capo del Gruppo Operativo: sono i
segnali più appariscenti di una crescita dimensionale
inizialmente lenta (si debbono potenziare le strutture
addestrative senza che l'incremento numerico vada a detrimento
della qualità dei reparti), poi sempre più rapida. Dal 1993-94
il Gruppo Operativo si arricchisce di una seconda compagnia
assalto, che porta il totale dell'elemento proiettabile a 600 unità.
Nel 1995 il battaglione diviene Raggruppamento Anfibio San Marco,
mentre il Gruppo Operativo assume a sua volta la denominazione di
Battaglione San Marco, ormai su tre compagnie assalto.
Dal 1° Ottobre 1999 il Battaglione S. Marco, già denominato
Raggruppamento Anfibio (GRUPANF), ha assunto la denominazione
"Forza da Sbarco della Marina Militare" (MARIFORSBARC).
Il nuovo elemento d'organizzazione, che trae origine dalla
ristrutturazione di GRUPANF, identifica un raggruppamento organico
composto dal Reggimento operatico "San Marco", dal
Reggimento logistico di supporto formativo "Carlotto" e
dal Gruppo Mezzi da Sbarco (fino ad allora dipendente dalla Terza
Divisione Navale).

 |
IL SAN MARCO OGGI
|
 |
Il Raggruppamento Anfibio San Marco ha
oggi una forza di circa 2.000 uomini e dipende, al pari delle navi
da trasporto e sbarco (LPD), dalla 3° Divisione Navale di
Brindisi.
Comandato al momento ancora da un ca pitano di vascello, il
Raggruppamento si compone di Reparto Comando, Gruppo Scuole,
Gruppo Logistico, Sezione Medica e Battaglione San Marco che, con
i suoi circa 1.000 elementi, è l'anima operativa dell'unità.
Il reparto comando si occupa delle normali mansioni di
pianificazione addestrativa ed operativa.
Il Gruppo Scuole cura la formazione del personale,
dall'addestramento dei militari di truppa (sempre meno la leva,
ormai relegata a compiti di supporto), ai corsi specialistici per
i quadri. Ha una forza di circa 6-700 uomini.

Il
Gruppo Logistico provvede a tutte le imcombenze logistiche ed
amministrative in sede, liberando l'aliquota operativa
dall'incombenza di fornire personale per servizi di guardia,
cucine, mense, circoli, magazzini, ecc. Inoltre provvede alle
acquisizioni di materiali ed integra, quando necessario, gli
elementi logistici del battaglione, dei quali il Gruppo
costituisce il "fratello maggiore". Conta attualmente
circa 350 uomini.
Il Battaglione San Marco esprime la forza operativa dell'omonimo
Raggruppamento. Oltre al comandante (capitano di vascello) ed al
suo vice, si compone di ufficio segreteria, reparto comando e
servizi, tre compagnie d'assalto ed una compagnia armi.
Il reparto comando e servizi ha le dimensioni di una grossa
compagnia rinforzata dovendo assicurare, oltre all'esercizio
dell'azione di comando, il supporto logistico di aderenza in
operazioni, per garantire al battaglione una piena autonomia per
limitati periodi di tempo.
Oltre agli ufficiali dello staff lo compongono vari elementi:
·
Fire Support Coordination Centre: dirige e coordina i
supporti di fuoco, con la squadra tiro, squadra collegamento tiri
contro costa, squadra FAC (per la collaborazione con
l'Aeronautica), nuclei osservazione tiro contro costa (per la
direzione dei tiro navale) ed Air Liason Officer, incaricato della
pianificazione dell'attività aerea di interesse.
·
Plotone Recon/DOA (forze speciali), attualmente su due
squadre di Demolitori Ostacoli Antisbarco di 9 uomini, incaricati
della bonifica delle spiagge di sbarco da ordigni ed ostacoli, e
due squadre di 8 subacquei incursori per la ricognizione in
profondità e limitate operazioni speciali. Brevettati presso il
CONSUBIN, questi operatori dispongono di armi ed equipaggiamenti
propi delle forze speciali. Tra gli "utensili" a
disposizione segnaliamo le pistole mitragliatrici MP-5 silenziate
e vari tipi di fucili di precisione, dal McMillan in calibro 12,7
mm agli Accuracy .338 Lapua Magnum e .308 silenziato. Per
operazioni subacquee il plotone forze speciali impiega respiratori
ad ossigeno e vari tipi di mute e battelli pneumatici.
·
Plotone logistico, in grado di assicurare al battaglione
l'indispensabile rifornimento di viveri, carburante e munizioni.
Gestisce le scorte di pronto impiego.
·
Reparto trasmissioni, che garantisce con una quindicina di
specialisti i collegamenti con i comandi superiori e le unità
dipendenti. Dispone anche di terminali satellitari.
·
Sezione sanità, che provvede alle normali esigenze mediche
del reparto e fornisce in operazione i nuclei di primo soccorso
per la stabilizzazione ed evacuazione dei feriti.
·
Compagnia trasporti, cui fanno capo i conduttori ed i
piloti del reparto, comprensiva anche delle squadre recuperi,
riparazioni, rifornimento e ricambi.

LE COMPAGNIE D'ASSALTO
Le tre compagnie d'assalto inquadrano ognuna un plotone comando e
servizi (con le squadre comando, servizi, esploratori e due
squadre pionieri), tre plotoni d'assalto ed un plotone armi a tiro
teso.
I plotoni d'assalto hanno un organico complessivo di 37 uomini e
sono costituiti da comandante, operatore radio, tre squadre
fucilieri di 8 uomini ed una squadra armi leggere di 11.
Comandate da un sottufficiale, spesso anche un capo di 3° classe,
le squadre forniscono complessivamente un notevole potenziale di
fuoco. Quelle d'assalto schierano, accanto ai fucili Beretta
SC-70/90, una miragliatrice leggera Minimi ed uno o due
lanciagranate da 40 mm M-203, agganciati sotto la canna dei
fucili. Completano le dotazioni bombe a mano e da fucile Mecar e,
se la missione lo richiede, lanciarazzi controcarro di produzione
spagnola C-90. Per operazioni in ambiente urbano o durante le
missioni dei nuclei ispettivi, i fucili possono essere rimpiazzati
dalle pistole mitragliatrici H&K MP-5, spesso utilizzate anche
dai quadri.
La squadra armi leggere fornisce il supporto di due classiche ma
sempre valide mitragliatrici bivalenti MG-42/59 e di altrettanti
lanciarazzi controcarro Panzerfaust 3, un'arma di notevole
potenza, impiegabile sia contro bersagli corazzati che contro
fortificazioni campali, anche a partire da luoghi chiusi.

Il piccolo plotone armi a tiro teso conta
solo 21 elementi, ossia, oltre a comandante e radiofonista, una
squadra mitragliatrici pesanti di 6 uomini con 2 Browning da 12,7
mm ed una squadra controcarro, i cui 13 componenti possono
schierare un massimo di 4 posti tiro Milan oppure, in alternativa,
un mix di questi e di Panzerfaust 3. Per particolari necessita è
ancora possibile impiegare anche un paio di cannoni senza rinculo
da 106 mm, un'arma certo obsoleta nel ruolo anticarro, ma ancora
relativamente valida in alcune particolari situazioni operative.
La compagnia armi comprende, oltre al plotone comando, un plotone
mortai pesanti su 3 armi da 120 mm, un plotone mortai medi con
quattro mortai da 81 ed un plotone missili su tre squadre Milan
(di due armi ciascuna) ed una squadra Stinger per la difesa
contraerea alle quote più basse, con due lanciatori.
Le compagnie d'assalto non dispongono di mezzi di trasporto
organici, ma possono attingere ad un serbatoio di veicoli e di
conduttori presente nella compagnia trasporti del reparto comando
di battaglione. In tal modo, secondo le necessità della missione,
è possibile operare in veste motorizzata, con autocarri leggeri
Iveco VM-90, o meccanizzata, con VCC-1 oppure con i cingolati
anfibi LVTP-7.

LE MISSIONI E L'ADDESTRAMENTO
Il Battaglione San Marco è uno strumento operativo caratterizzato
da alta flessibilità di impiego e grande mobilità, esaltata in
particolare dal concorso degli elicotteri della Marina, e dalla
capacità di proiettare a terra in breve tempo un considerevole
potenziale operativo.
La gamma di missioni che può essere assegnata al reparto è molto
ampia, spaziando dal colpo di mano anfibio alla conquista,
limitata nel tempo e nello spazio, di un determinato obiettivo,
dall'aggressivo assalto anfibio a preludio dell'immissione nel
teatro operativo di altre forze alla complessa operazione
interalleata, come parte di una forza internazionale da sbarco di
grandi dimensioni.
Il colpo di mano anfibio, di norma condotto con forze di modesta
entità, è un'azione offensiva breve, di particolare violenza e
basata sulla sorpresa. Ne costituiscono obiettivi preferenziali
posti comando, centri radar e delle trasmissioni, postazioni
missilistiche, depositi logistici, ecc. Prevede l'inserimento con
battelli e/o elicotteri preceduto dall'azione dei recon. Ogni
qualvolta sia possibile contempla il concorso del fuoco aereo e
navale.
Le azioni anfibie più complesse, sia condotte isolatamente che in
concorso con unità alleate, impegnano solitamente l'intero
battaglione e si estrinsecano con la conquista di un obiettivo a
seguito di sbarco su litorale controllato dall'avversario.
Sono precedute dall'inserimento di forze avanzate (nuclei recon),
che debbono creare la necessaria cornice informativa e di
sicurezza ed eventualmente da azioni a livello commando per
neutralizzare postazioni o strutture che ostacolino lo sbarco.
Seguono una o piu ondate d'assalto, su battelli, elicotteri e o
cingolati anfibi, ed altre dotate di mezzi pesanti.
Si concludono con il reimbarco o con il congiungimento con altre
forze amiche, o altrimenti proseguono nel tempo e nello spazio,
nel quadro di una missione internazionale.
A questi compiti di tipo classico si affiancano sempre più quelli
derivanti dalle missioni di peace support in senso lato:
sostegno umanitario, interposizione tra belligeranti (peace
keeping), interventi armati tesi a rendere esecutivi accordi e
risoluzioni che mirano a far cessare una situazione di
belligeranza (peace enforcing).
Di grande attualita, visto l'elevato numero di connazionali o
comunque di cittadini occidentali residenti per motivi di lavoro
in paesi a richio di disordini ed instabilità interna, sono
infine le missioni di evacuazione NEO (non-combatant evacuation
operation), generalmente condotte in un ambiente potenzialmente
ostile.
Per affrontare un così ampio ventaglio di esigenze tattiche il
battaglione deve disporre di un potenziale umano di prim'ordine.
Da diversi anni, ormai, i militari di leva sono presenti in numero
molto limitato nell'unità operativa, relegati a compiti di
supporto.
Le compagnie operative sono costituite completamente di volontari.
Inizialmente erano gli L2 e gli L3, personale a ferma prolungata
di due o tre anni. Oggi, con le nuove norme sul volontariato, sono
presenti i V3, volontari a ferma breve di tre anni che, al
termine, possono transitare in servizio permanente effettivo.
Dopo un breve periodo trascorso presso il MARICENTRO di Taranto,
dove ricevono una prima formazione militare che si conclude con il
giuramento, i volontari affluiscono al Raggruppamento e vengono
inquadrati in una compagnia del Gruppo Scuole, con sede nell'isola
di Pedagne, presso Brindisi.
Qui frequentano un corso di abilitazione di 4 settimane, in cui
dovranno dare prova di possedere elevate attitudini e capacità
psico-fisiche. L'addestramento tende infatti ad evidenziare al
massimo il comportamento dei soggetti alla ricerca delle
necessarie doti di resitenza, determinazione e motivazione.
Se supera la severa selezione iniziale il volontario frequenta,
sempre al Gruppo Scuole, un corso di specializzazione di 12
settimane che, sulla base delle attitudini manifestate, delle
aspirazioni del singolo e delle necessità organiche, assegna la
specializzazione (assaltatore, pioniere, missilista, esploratore,
ecc.).
Al termine il frequentatore deve aver raggiunto determinati
standard addestrativi specifici di ogni incarico, da accertarsi
con una serie di prove finali di selezione.
A titolo di esempio quelle per un fuciliere prevedono, tra
l'altro, tiro mirato notturno e diurno con l'arma individuale e di
reparto contro vari tipi di bersagli, voga, marcia in assetto di
combattimento su lunghe distanze, salita in parete rocciosa e
discesa in corda doppia, esplosione ravvicinata di cariche di
varia entità.
Il tasso di selezione è elevato e gli elementi ritenuti inadatti
vengono allontanati. Forte volontà, ottima forma fisica,
particolare equilibrio anche in situazioni di stress fisico ed
emotivo e giusta motivazione sono le chiavi del successo.
Da questo momento il volontario può indossare il basco nero delle
truppe anfibie della Marina e frequentare un ulteriore corso
integrativo di 8 settimane, in cui approfondisce la propria
preparazione, ormai inserita nel contesto di squadre e plotoni ed
orientata alla specificità delle operazioni anfibie.
Grande cura è posta nell'esecuzione di attività non
convenzionali, nel combattimento negli abitati e nelle operazioni
notturne, che saranno poi la naturale cornice delle missioni del
Battaglione. Superato quest'ultimo scoglio il volontario diviene
operativo, acquisisce la qualifica di incursore fuciliere di
marina e viene assegnato al Battaglione, dove approfondirà
ulteriormente la propria professionalità nel quadro del nutrito
calendario addestrativo del reparto.
La recente disposizione che permette ai fucilieri di marina di
fregiarsi del distintivo di specialità degli incursori, un tempo
appannaggio esclusivo degli arditi incursori del C0MSUBIN, da un
lato gratifica i volontati al termine di una sequenza addestrativa
lunga ed impegnativa, dall'altro permette di superare le
restrizioni normative che restringono a pionieri ed incursori
l'uso degli esplosivi. Al Verignano, però, qualcuno nicchia....
Naturalmente anche la formazione dei quadri è molto approfondita.
I sottufficiali, di norma provenienti dallo stesso Raggruppamento,
frequentano al Gruppo Scuole un corso di qualificazione anfibia di
24 settimane che assegna loro la qualifica di pattugliatore
anfibio (il relativo distintivo è uguale a quello di
pattugliatore scelto dell'esercito, ma su sfondo azzurro). Gli
ufficiali, appartenenti sia al ruolo normale che a quello
speciale, sono assegnati al reparto su domanda, ed acquisiscono la
specialità anfibia.
Per il ruolo normale l'iter è molto lungo. Inizia dopo
l'accademia e comprende un periodo di tirocinio su nave anfibia,
l'imbarco in veste di ufficiale di rotta, la qualificazione su
radio comunicazioni e telecomunicazioni e, finalmente, la
frequenza del corso di qualificazione anfibia di 24 settimane.
Data la breve permanenza nel grado, i STV comandano di norma i
plotoni d'assalto, mentre i plotoni più specialistici sono
assegnati ad ufficiali del ruolo speciale o a sottufficiali
anziani.
Nel corso della carriera l'ufficiale comanderà poi una compagnia
e potrà transitare dal Battaglione ad altri reparti del
Raggruppamento per ricoprire incarichi nei diversi servizi del
Gruppo Logistico.
Al solo ruolo normale è destinata la frequenza, nel grado di
tenente di vascello, di un corso di specializzazione alle
operazioni anfibie della durata di un anno che si tiene a Quantico
(Virginia), presso la scuola dei Marines statunitensi.
Non va infine dimenticato che diversi ufficiali e sottufficiali
sono in possesso del brevetto di incursore conseguito al Verignano
ed hanno maturato una precedente esperienza operativa presso il
COMSUBIN.
IL FUTURO
Congelata per il momento la possibilità di costituire con
l'Esercito una Brigata Anfibia Interforze, ufficialmente per
insufficiente capacità di trasporto delle navi anfibie, in realtà
per persistenti ed insoluti contrasti tra le due forze armate, la
Marina si è trovata a dover comunque potenziare il proprio
strumento operativo anfibio, per fronteggiare le crescenti
esigenze nazionali ed internazionali.
Ricordiamo a tal proposito la costituzione dell'EUROMARFOR, la
forza navale non permanente costituita da Francia, Italia, Spagna
e Portogallo, che contempla una componente anfibia, ed i
recentissimi accordi di collaborazione con la Spagna.
Questi ultimi prevedono la creazione di una forza anfibia
congiunta a livello brigata, denominata SIAF (Spanish Italian
Amphibious Force), il comando della quale dovrà essere retto
alternativamente dal comandante della 3° Divisione Navale
italiana o da quello del Gruppo Delta della marina spagnola.
Il cuore operativo della forza sarà costituito dalla SILF (Spanish
Italian Landing Force), una task force da sbarco imperniata su due
gruppi tattici a livello battaglione forniti dai due paesi.
Il suo comando sarà affidato alternativamente al comandante del
raggruppamento anfibio italiano o al vice-comandante del Tercio de
Armada, la brigata anfibia iberica.
Intensi contatti sono in corso tra le forze anfibie dei due paesi,
che stanno portando allo scambio di ufficiali nei comandi ed
all'inizio di una intensa collaborazione addestrativa.
Non c'è praticamente esercitazione maggiore delle truppe anfibie
iberiche che non veda il coinvolgimento di unità del San Marco o
manovra di questo che non riceva la partecipazione di almeno una
compagnia di Infanteria de Marina.
Le necessità derivanti da questo accordo imporranno, di fatto,
l'innalzamento del livello ordinativo del Raggruppamento San
Marco.
Destinato a concorrere, su base paritetica, alla costituzione di
reparti misti ed a fornire, a rotazione, il comandante della SILF,
il Raggruppamento, pur mantenendo tale denominazione, assumerà
nel 1999 rango di brigata e verrà comandato da un
contrammiraglio, che potrà disporre di un proprio sfaff
potenziato con cui contribuire alla costituzione del comando della
task force anfibia.
Adeguato potenziamento stanno ricevendo i nuclei trasmissioni, sia
di Raggruppamento che di Battaglione, che hanno già ricevuto
apparati che per portata e caratteristiche aprono nuovi
interessanti scenari e possibilità di impiego.
Dal potenziato comando di raggruppamento dipenderanno due reparti
maggiori a livello reggimento, entrambi su due battaglioni.
Il Reggimento San Marco sarà l'elemento operativo che vedrà la
luce in seguito all'ennesimo potenziamento dell'attuale omonimo
battaglione.
Il secondo reggimento, il "Carlotto", raggrupperà il
Battaglione Scuo1e ed il Battaglione Logistico, ottenuti per
trasformazione ed ampliamento dei Gruppi odierni.
Il Reggimento San Marco potrà contare su un battaglione logistico
in grado di fornire il sostegno avanzato alle unità operative. Il
potenziamento di questa componente, oggi presente a livello di
compagnia rinforzata nel reparto comando del battaglione,
consentirà una libertà d'azione ed una autosufficienza ancora
sconosciute.
Infine anche il battaglione anfibio, prima ragion d'essere del
reggimento e dell'intero raggruppamento, verrà ampliato fino ad
un totale di 1200 uomini.
Verrà costituita una ulteriore compagnia, denominata CON,
Compagnia Operazioni Navali, forte di 150-200 uomini, che
raggrupperà gli elementi destinati a prestar servizio a bordo
delle navi o in incarichi operativi particolari. Ricordiamo ad
esempio i distaccamenti imbarcati su molte unità della flotta in
funzione di difesa vicina o i nuclei ispettivi incaricati di
rendere esecutive le disposizioni internazionali di embargo.
L'esperienza di questi ultimi anni ha
dimostrato che queste esigenze sono ormai costanti e consolidate e
rischiano di sottrarre alle unità operative una percentuale non
indifferente di personale.
La CON non si articolerà in plotoni, ma direttamente in un numero
elevato di squadre di 8-10 operatori agli ordini di un
sottufficiale.
Novità in vista anche per le forze a capacità speciale del
battaglione, che dovrebbero venire potenziate sino a raggiungere
la consistenza di una compagnia ed essere poi accentrate nelle
mani del comandante del Raggruppamento.
La COS, Compagnia Operazioni Speciali, dovrebbe riunire gli
attuali Recon e DOA, le cui capacità verrebbero amalgamate sino a
far raggiungere ai Demolitori una professionalità simile a quella
dei Recon che, ricordiamo, sono incursori usciti dalle file del
COMSUBIN. Un processo analogo ha avuto luogo da tempo negli Stati
Uniti, dove gli UDT sono confluiti nelle file dei SEAL.
A rinforzare le sue file giungeranno gli esploratori, oggi
distribuiti tra le compagnie d'assalto con compiti di esplorazione
tattica ravvicinata, che verranno selezionati ed addestrati per
svolgere compiti di più ampio respiro.
La componente per il controllo del supporto aereo resterà a
livello reggimento, comprendendo un Direct Air Support Centre ed
alcuni Tactical Air Control Party.
La compagnia Armi riceverà a breve alcuni sistemi controcarro
pesanti TOW il cui arrivo prelude, probabilmente, alla
ridistribuzione alle compagnie d'assalto di tutti i Milan in
dotazione.
Accanto ai due reggimenti, uno operativo ed uno
logistico-addestrativo, al comando ed alla Compagnia Operazioni
Speciali, il nuovo Raggruppamento disporrà infine con ogni
probabilità di due ulteriori pedine. La prima, assegnata
organicamente, sarà costituita dal Gruppo Mezzi da Sbarco, oggi
dipendente dalla 3° Divisione Navale.
I suoi mezzi da sbarco medi e leggeri MEN e MDN, attuale
denominazione degli MTM ed MTP, operano da tempo a sostegno del
San Marco, con il quale hanno legami operativi e personali
strettissimi.
La recente acquisizione di 50 battelli a scafo rigido in
vetroresina con motori fuori bordo da 80 o 90 HP ha accentuato
ancor di più le caratteristiche tattiche del gruppo e non a caso
i piloti di questi mezzi stanno ricevendo una preparazione
militare e nautica molto approfondita che ha portato ad un tasso
di selezione del 50% tra i candidati.
La seconda nuova pedina sarà costituita dal Nucleo Lotta Anfibia
del 4° Gruppo Elicotteri, che verrà ulteriormente potenziato con
l'ingresso in servizio di 4 EH-101 e che vedrà aumentare la
propria autonomia nell'ambito della componente aerea della Marina.
Pur non organicamente inserito nel Raggruppamento per ragioni di
semplicità logistica, ne dipenderà però in pieno per l'impiego
operativo.
Rinnovato nei mezzi e nei compiti e potenziato nelle strutture il
Raggruppamento Anfibio, e nel suo ambito il Reggimento San Marco,
daranno corpo e sostanza alla necessità di operare dal mare per
il controllo dell'entroterra.
|