Militaria 13


Corpi Militari d'élite

 


Il "Tuscania"
oggi


Attualmente il 1° Reggimento Carabinieri Paracadustisti "Tuscania" conta un organico di circa 500 uomini tutti volontari suddivisi tra Ufficiali, Ispettori, Appuntati e Carabinieri.


Come scendere da un muro di 4 metri senza farsi male. Questo ostacolo fa parte del
"percorso di guerra" presente alla palestra "Lustrissimi" di Livorno.


Una delle torri di Ardimento della palestra "Lustrissimi" di Livorno. 

Il Reparto, che fino al 15 marzo 2002 era alle dipendenze della Brigata Paracadutisti "Folgore" dell'Esercito ed è ora inquadrato dalla 2a Brigata Mobile dei Carabinieri, è articolato in:

  • Comandante e Comando di Reggimento, per le funzioni di Comando, coordinamento e controllo;

  • Reparto addestrativo, per l'attività di selezione e formazione del personale da immetttere, al conseguimento del brevetto di paracadutista, nei ranghi operativi;

  • Compagnia Comando e Servizi, per il supporto logistico;

  • Battaglione Carabinieri Paracadutisti "Eluet el Asel", articolato su tre compagnie, per l'assolvimento dei compiti istituzionali: la 1^ e la 2^ Compagnia Carabinieri Paracadutisti,  e la 3^ Compagnia Carabinieri Paracadutisti su VCC-1, dotata peraltro anche degli stessi mezzi ruotati (in prevalenza i VM-90) che equipaggiano la 1^ e la 2^ Compagnia.


Subito dopo l'elisbarco in posizione difensiva

Iter formativo

Gli aspiranti al 1° Reggimento. (Ufficiali, Ispettori, Appuntati e Carabinieri) al termine di preventiva selezione finalizzata ad accertare la loro attitudine per il particolare impiego, vengono ammessi alla frequenza di un corso formativo effettuato in Livorno della durata di circa nove mesi comprendente:

  • addestramento individuale e di squadra;

  • corso di paracadutismo e conseguimento del relativo brevetto;

  • addestramento di pattuglia e di plotone;

  • addestramento all'impiego di armi e materiali speciali;


Pattuglia in addestramento al combattimento in centro urbano 

Al termine del corso ed una volta superate le prove finali il militare transita nel Battaglione operativo dove continua a svolgere attività addestrative di mantenimento ed ulteriore specializzazione nel settore:

  • aviolancistico;

  •  
    • di impiego e tiro con armi individuali e di reparto;

    • di impiego materiali speciali ed esplodenti;

    • di utilizzo di particolari tecniche di combattimento


  • Addestramento alle tecniche di irruzione . Si noti l'ultimo carabiniere a destra armato di fucile a pompa
    Franchi Spas 12 calibro 12, mentre il resto del gruppo è armato di mitragliette H&K MP5 calibro 9,
    l'arma preferita dai corpi speciali.


    Pronti ad entrare in azione

    Solitamente il Comando Generale dell'Arma ricorre all'intervento del "Tuscania" per compiti di istituto quando è necessario avvalersi di capacità specifiche, ad esempio per operare in zone impervie dove l'addestramento dei paracadutisti assicura quella mobilità che spesso manca agli elementi dell'Arma Territoriale. Calabria a e Sardegna sono gli scenari che hanno visto sovente operare i baschi amaranto del "Tuscania" ma anche in altre zone ad alta densità criminale, come la Campania e la Puglia, sono state teatro di brillanti operazioni.  


    Due operatori del Tuscania durante una battuta nella zona di Platì in Aspromonte:
    l'operatore di destra è armato con un fucile Spas15 cal.12

    Il 1° Reggimento ha anche una funzione addestrativa e propedeutica per il personale destinato ad altri reparti dei Carabinieri: il Reparto Addestramento del "Tuscania" è infatti responsabile della preparazione del personale dell'Arma che si candida per entrare negli Squadroni Eliportati Carabinieri Cacciatori di Calabria e Sardegna, reparti specializzati nella lotta alla criminalità in ambienti impervi e nel contrasto dei sequestri di persona.


    Carabinieri Cacciatori 

    Prima di ottenere il basco rosso (più chiaro rispetto a quello amaranto delle aviotruppe), distintivo della specialità, i "Cacciatori" transitano da Livorno dove frequentano un corso di 40 giorni presso il reggimento, centrato su materie come topografia, tecnica di elisbarco, ardimento, trasmissioni, addestramento al combattimento e al tiro, impiego di mezzi ed apparecchiature speciali.


    Schieramento dopo una recente esercitazione.


    A giudicare dai volti non deve essere stata una passeggiata




    Sequenza della sfilata all'interno della Caserma Vannucci in occasione della
    Festa della Brigata "Folgore" del 2002 

    Oltre alle citate attività operative ed addestrative, occorre ricordare il prestigioso compito di difesa delle nostre Ambasciate in quei paesi in cui i rischi legati all'attività diplomatica sono più elevati: questa attività, iniziata negli anni '80 con l'incarico di difendere il personale dell'Ambasciata di Beirut in Libano, si è evoluta nel tempo fino ad arrivare ad un ragguardevole numero di Ambasciate di competenza: Albania (Tirana), Serbia (Belgrado), Colombia (Bogotà), Algeria (Algeri), Costa D'Avorio (Abidjan), Israele (Gerusalemme), Iraq (Bagdad), Afghanistan (Kabul), Pakistan (suddivisi in due aliquote una all'ambasciata di Islamabad e l'altra al consolato di Carachi.


    Operatori del Tuscania in servizio di scorta presso l'Ambasciata d'Italia a Tirana in Albania.

 



GUARDIA DI FINANZA

AT-P.I.
ANTITERRORISMO PRONTO IMPIEGO


L' Antiterrorismo Pronto Impiego (AT-P.I.), fondato nel 1983, rappresenta la componente per operazioni speciali della Guardia di Finanza, nonchè la naturale evoluzione dei nuclei S.V.AT.P.I. (Scorta Valori Antiterrorismo Pronto Impiego), creati nel 1977 al fine di contrastare le azioni delle Brigate Rosse ai danni dei furgoni porta valori della Banca d' Italia. Gli S.V.AT.P.I. saranno in seguito impiegati quali nuclei scorta per diverse personalità di spicco, tra le quali l' allora Ministro delle Finanze (il quale, secondo confessioni giunte da un terrorista, sarebbe stato al centro di un piano di rapimento fallito proprio a causa della presenza degli operatori). L' odierno AT-P.I. è prevalentemente impiegato quale supporto alle operazioni dei reparti territoriali, dispiegando ad esempio squadre di tiratori scelti nel corso di operazioni volte al sequesto di sostanze stupefacenti o nuclei tattici per compiti ad elevato rischio. Le compagnie che compongono il reparto possono inoltre essere dispiegate quali unità antisommossa in gravi situazioni di minaccia per l' ordine pubblico. Gli uomini dell' AT-P.I. vengono inoltre impiegati nel servizio scorta per il Ministro dell'Economia.

L' AT-P.I. è attivamente impegnato nella lotta al contrabbando in Puglia e risulta addestrato nella liberazione di ostaggi, anche se difficilmente verrebbe effettivamente impiegato in casi di " hostage taking ", essendo questa funzione prevalentemente delegata al N.O.C.S. della Polizia di Stato ed al G.I.S. dell' Arma dei Carabinieri, forti di una maggiore esperienza in tale ambito. Il reparto è inoltre impiegato all' interno dei maggiori aeroporti nazionali con compiti di antiterrorismo, nell' ambito del "Piano Leonardo", il quale stabilisce la tutela degli aeroporti nazionali (tanto civili quanto militari).

STRUTTURA

L' AT-P.I. risulta essere articolato in compagnie, le quali sono composte da squadre di sette elementi, anche se la consistenza di queste ultime può variare a seconda delle esigenze operative cui far fronte. Aliquote di tiratori scelti sono sempre pronte all' intervento onde supportare le attività d' istituto.



SELEZIONE E ADDESTRAMENTO

Alle selezioni per il corso possono partecipare (su base volontaria) i militi della Guardia di Finanza provenienti dai ruoli Finanzieri e Sottufficiali (gli ufficiali non più dal 1998). Fin dal loro ingresso nel Corpo, presso i reparti d'istruzione, vengono segnalati alla frequenza della specializzazione quei militari che particolarmente vengono ritenuti idonei all'incarico. Nella quiete della rocca di Orvieto (Tr) si erge un'imponente struttura militare denominata Centro Addestramento di Specializzazione. L'edificio, di era fascista (è stata la sede dell'Accademia Femminile di Educazione Fisica del Fascio), è dotato di tutte le strutture idonee per un addestramento completo dei militari, palestre, piscina, poligoni, pareti di roccia e torre di ardimento.

Gli aspiranti AT-P.I., nel corso del periodo di 2 mesi e mezzo circa, verranno istruiti nelle seguenti discipline:

-Difesa Personale e Arti Marziali
-Tiro di Polizia e Dinamico
-Azioni Particolari ed Ardimento (liberazione di ostaggi di tipo militare e di polizia, irruzione in caseggiati)
-Scorte di Sicurezza (1° livello)
-Tecniche di Guerriglia ed Antiguerriglia
-Tecniche di Polizia
-Difesa N.B.C.


Al termine dell'addestramento, i militari giudicati idonei, verranno avviati ai reparti Pronto Impiego ed ivi impiegati prevalentemente, quale primo incarico, nel controllo del territorio e nella difesa di obiettivi sensibili. La specializzazione conseguita ha una durata di 6 anni, allo scadere dei quali, gli stessi, previo loro gradimento, avranno la possibilità di protrarla a seguito di un ulteriore periodo di riqualificazione presso il Centro. Annualmente, inoltre, vengono richiamati al Centro intere aliquote per un periodo di aggiornamento. Mensilmente inoltre è prevista un'attività addestrativa e di aggiornamento al tiro presso i reparti (obbligo di sparare un discreto quantitativo di munizioni pro capite con tutte le armi in dotazione). In un secondo momento, a seconda dell'impegno dei singoli reparti sul territorio e delle esigenze operative, vengono avviate aliquote di AT-P.I. presso il Centro per la frequenza di un corso specialistico dedicato alle Scorte di Sicurezza ad alto rischio (sempre su base volontaria). Il corso prevede un'intensa fase addestrativa (40 gg.), che oltre all'apprendimento delle più moderne tecniche di scorta e tutela, comprende una specializzazione nelle seguenti tecniche operative:

-Tiro dinamico di polizia
-Tecnica di guida operativa veloce e di auto blindate (della durata di quindici gg. e comprendente guida difensiva ed offensiva)
-Arti marziali e difesa personale

Il sequestro di un carico di sigarette al termine di un' operazione anticontrabbando condotta dagli uomini della G. di F.. L' operatore AT-P.I. è armato con un fucile a pompa/semiautomatico Franchi SPAS (foto © Gamma)

Vista la delicatezza dei compiti che sarà chiamato a svolgere, un militare dell' AT-P.I. necessita di continue sedute di addestramento e/o aggiornamento. Vengono tenute sessioni di tiro settimanali con tutte le armi in dotazione al reparto, mentre ci si addestra mensilmente con bombe a mano e flashbang.

 



Per ciò che concerne i servizi di ordine pubblico, il reparto fa uso del consueto equipaggiamento il quale comprende caschi, scudi e sfolla gente. Tra gli automezzi in dotazione figurano Alfa Romeo 156 munite di terminale di bordo e navigatore G.P.S. (Global Positioning System), BMW 330i e 740i, AR 156, furgoni Fiat Ducato per ordine pubblico, furgoni blindati OM55, nonchè veicoli off-road quali Mitsubishi Pajero blindati, Land Rover, e Rover Discovery.

ATTIVITA' OPERATIVE NOTE


L' AT-P.I. risulta essere stato impiegato all' estero in Albania quale protezione per i reparti di mare della Guardia di Finanza dispiegati nell' ambito della missione CAM-SEA. Nel corso del Governo Amato, straordinariamente, l' unità è stata assegnata quale scorta per il Presidente del Consiglio, sotto specifica richiesta dello stesso (un decreto del Ministero dell' Interno prevede che questa sia affidata al N.O.C.S. o al G.I.S.). I Baschi Verdi hanno inoltre preso parte a vaste operazioni antimafia svolte in Sicilia nelle campagne del palermitano.

Tra i servizi di scorta effettuati dal reparto, vanno ricordati quelli a beneficio di personalità politiche israeliane, svolti in tandem con gli operatori israeliani dello Shabak (ex Shin Beth, il controspionaggio interno) e del Mossad. Importanti anche i dispiegamenti operativi all' estero, quali quello sul Danubio (come squadra di sicurezza delle unità navali della G. di F.) e con il contingente italiano in Kosovo.



 


Lo Squadrone Eliportato
Carabinieri Cacciatori



Negli ultimi anni lo Stato ha cercato in tutti i modi di snidare l'Anonima sequestri calabrese dalla sua roccaforte: l'Aspromonte, un'area dove nessuno può arrivare senza essere avvistato dalle vedette dell'organizzazione criminale.
Inutili le grandi battute effettuate con l'ausilio di unità cinofile ed elicotteri: quando i militi scoprivano un rifugio o una prigione dell'Anonima puntualmente lo trovavano "freddo" perché gli occupanti erano già avvisati da ore del loro arrivo.
Ma anche solo muoversi in queste zone è problematico: l'Aspromonte è un dedalo impenetrabile di alte cime e scoscesi canaloni, strette vallate e impervie pareti; su tutto regna una folta e selvaggia vegetazione che rende difficili, se non impossibili, le operazioni via terra. Qui basta un telo mimetico e qualche frasca per trasformare un semplice anfratto in un rifugio invisibile.
D'altronde, già arrivare nelle zone più interne è problematico, in quanto si devono attraversare paesi in cui parte della popolazione parteggia per i criminali e ostacola l'operato delle Forze dell'ordine; un episodio per tutti: nell'autunno del 1991 a Platì un gruppo di ragazzini ha preso a sassate un elicottero dei Carabinieri che stava solo atterrando in uno spiazzo della periferia del paese...
E quelli che vorrebbero collaborare non possono farlo perché qui la legge dell'omertà è spietata e non perdona: come si fa a sapere se nella cantina di un'abitazione è nascosto un latitante o se l'auto dei ricercati è passata da quella strada anche solo cinque minuti prima?
In Calabria, dunque, gli operatori delle Forze dell'ordine hanno conosciuto quel frustrante senso di impotenza che, venti anni addietro, avevano imparato i Marines americani che combattevano nell'intricata giungla vietnamita perlustrando viliaggi la cui popolazione sosteneva i Viet Cong.
In Aspromonte, per cogliere in flagrante i criminali, è necessario arrivare senza essere stati avvistati, magari calandosi da un elicottero, per poi infiltrarsi nel territorio senza far rilevare la propria presenza: piccoli nuclei che, non lasciando tracce, rimarranno a perlustrare una zona anche per diversi giorni dormendo all'addiaccio e cibandosi solo di razioni di emergenza


  
LO SQUADRONE ELIPORTATO CACCIATORI


Per operare in questo modo è necessario avere una perfetta conoscenza delle tecniche anti-guerriglia che si può acquisire solo attraverso uno specifico addestramento militare; nelle nostre Forze dell'ordine non esisteva un reparto simile (i GIS dei Carabinieri e i NOCS della Polizia di Stato sono reparti anti-terrorismo) e così il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri nel luglio del 1991 ha deciso di costituire lo Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori.
Il reparto è composto da un centinaio di militari in SPE (Servizio Permanente Effettivo) tra Ufficiali, Sottufficiali e Carabinieri con un'età media di venticinque anni: questi sono tutti volontari che hanno superato delle severissime selezioni mediche e psico-fisiche.
L'addestramento degli allievi Cacciatori dura circa sei settimane e viene svolto presso il 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti Tuscania. L'iter è praticamente identico a quello che devono sostenere quelli del Tuscania: tattiche di aerocooperazione con gli elicotteri (elisbarco, calata con fune), nozioni per orientarsi e spostarsi su terreni impervi e impraticabili senza lasciare tracce e, infine, tutte le più avanzate tecniche anti-guerriglia e quelle di sopravvivenza in territorio ostile.
Nell'iter addestrativo dell'allievo Cacciatore non è compreso il conseguimento del brevetto militare di paracadutista, e questa è l'unica differenza tra il Carabiniere del 1° Rgt. Tuscania e quello dello Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori.
L'abbigliamento rileva la "stretta parentela" tra i due reparti: entrambi indossano la stessa tuta mimetica con la quale i Cacciatori portano un basco rosso che, durante le operazioni, viene sostituito da un berretto mimetico. Naturalmente nel vestiario è compreso un casco 0. P. (Ordine Pubblico) in Kevlar e giubbotti antiproiettile.
Anche l'arsenaie dello Squadrone Cacciatori è molto simile a quello del Tuscania: pistola Beretta modello 92 SB cal, 9 mm. Parabellum, la compatta pistola-mitragliatrice M-12 S, il fucile di precisione Heckler & Kock G3/SG-1 cal. 7,62 NATO (la versione per tiratori scelti dotata di mirino telescopico Zeiss 1,5 x 6 o del visore a intensificazione di luce, il fucile calibro 12 a pompa SPAS 15 della Franchi (un'arma a canna liscia ideale per il combattimento ravvicinato) con in dotazione diverso munizionamento.
Non mancano i visori personali dell'ultima generazione e i sistemi di posizionamento satellitari personali che sono indispensabili in una zona dove non esistono punti di riferimento e di cui la cartografia esistente è alquanto carente.
Naturalmente il reparto ha in dotazione più di venti automezzi fuoristrada di diversa mole che possono spostarsi anche sui terreni più impervi.
Gli appartenenti allo Squadrone non percepiscono nessuna particolare indennità di servizio e rimarranno al reparto per tre anni, trascorsi i quali potranno essere trasferiti ad altre sedi e incarichi graditi o, su richiesta, permanere
nell'impiego.


CACCIATORI IN  AZIONE


Per vedere come operano questi uomini siamo venuti in Calabria, e più precisamente a Vibo Valentia; sul locale sedime aeroportuale militare ha sede da diversi anni l'8° Nucleo Elicotteri Carabinieri e un Nucleo cinofili, e qui è stata costruita la nuova caserma che ospita lo Squadrone Cacciatori. Questa non è una coincidenza: gli elicotteri, infatti, devono assicurare l'aeromobilità ai Cacciatori trasportandoli ogni giorno nei punti più inaccessibili dell'Aspromonte. Per questo ultimamente l'8° Nucleo è stato potenziato con l'assegnazione di altri aeromobili e di nuovi piloti e specialisti per la manutenzione.
" Da quando è stato costituito lo Squadrone Eliportato - ci conferma il Capitano Pilota Alfonso Izzo, comandante dell'Elinucleo - l'attività volativa si è intensificata notevolmente; gran parte delle missioni vengono svolte a favore dei Cacciatori: pensi che in un mese abbiamo trasportato ben novecento unità, un vero record per un Nucleo Elicotteri Carabinieri". Adesso sul piazzale di volo ci raggiunge il comandante dello Squadrone, il Capitano Claudio D'Angelo: "Oggi parteciperete a un'esercitazione; così non sarete esposti a rischi inutili: in Aspromonte non si sa mai a cosa si va incontro...".
Arrivano i Cacciatori che parteciperanno a questa operazione: sono circa una dozzina e prendono posto sui due elicotteri: un Agusta-Bell AB 412, su cui saliamo anche noi, e un Agusta-Bell AB 205; dopo qualche minuto i due aeromobili decollano e si avviano verso l'Aspromonte. Durante il volo gli uomini sono in silenzio: probabilmente stanno ripetendo mentalmente le istruzioni ricevute durante il briefing di preparazione della missione.
Ci indicano su una carta topografica a 25.000 il punto dove atterreremo; è incredibile come l'esperto pilota dell'8° Nucleo Elicotteri Carabinieri riesca a orientarsi in un simile territorio senza consultare le mappe, ma solo riconoscendo particolari del terreno: una roccia dalla strana forma, una radura, l'ansa di un fiume.
In cuffia ci spiegano che le missioni possono essere principalmente di due tipi: in un primo caso, più frequente, l'elicottero ha solo il compito di depositare i dodici uomini che costituiscono il POA (Punto di Osservazione e Allarme) in un determinato punto del territorio per poi andarli a riprendere, anche dopo diversi giorni, al termine dell'operazione. Qui la squadra, senza lasciare traccia del suo passaggio, provvederà a "bonificare" una limitata area in cui verranno ricercati segni della presenza dei criminali, oppure aspetterà immobile nel buio il passaggio dei criminali che vanno a controllare l'ostaggio.
L'infiltrazione in territorio "ostile" deve avvenire evitando l'avvistamento da parte delle vedette dell'Anonima sequestri e, in aree più sensibili, si preferisce sbarcare le squadre di notte quando tutti dormono.
Invece, quando si ricerca un determinato obiettivo, si organizza un'operazione con più squadre per supportare i militari a terra: così i piloti potranno indicare dall'alto i sentieri e l'aeromobile potrà fare da "ponte radio" tra le squadre che operano in diverse vallate.
In un territorio come l' Aspromonte l'aerocooperazione viene spinta al massimo: per percorrere via terra un tratto lungo solo poche centinaia di metri, ma particolarmente impervio e con la vegetazione molto fitta, possono essere necessarie anche diverse ore; in queste situazioni l'elicottero può recuperare la squadra per trasportarla in un paio di minuti dall'altra parte del canalone o del vallone.
Eccoci sul punto, e atterriamo in una piccola radura: si aprono i portelloni e subito i Cacciatori svaniscono nella vegetazione; con noi rimangono un Ufficiale e un Carabiniere, mentre gli elicotteri spariscono rapidamente all'orizzonte.
Entriamo anche noi nella boscaglia, così fitta che il sole filtra a stento tra i rami: solo il cinguettio degli uccelli, il ronzare degli insetti e il rumore dei nostri passi: ma solo dei nostri, perché i militi che ci accompagnano si muovono evitando di calpestare arbusti o di mettere i piedi nel fango.
All'improvviso sentiamo alcuni spari e, dopo pochi minuti, spunta dal nulla un Carabiniere: "Abbiamo fermato un sospetto"; ci guida verso una radura dove troviamo altri due militi con un contadino armato di fucile che sta mostrando i documenti: è un vero cacciatore o quegli spari erano un avvertimento per segnalare la nostra presenza in zona?

Le sue generalità vengono trascritte e l'operazione continua. A stento riusciamo a stare dietro ai Carabinieri che salgono sulle rocce come stambecchi. Passano i minuti mentre l'Ufficiale impartisce ordini attraverso la radio.
All'improvviso una comunicazione concitata: è stata scoperta una prigione dell'Anonima sequestri. Il Tenente chiede subito le coordinate del punto che verranno rilevate mediante un apparato tascabile GPS satellitare.
Mentre ci dirigiamo verso il luogo l'Ufficiale comunica alla base l'accaduto; eccoci in una piccola radura: nella boscaglia circostante troviamo una piccola e bassa costruzione realizzata con legname vario e protetta con teli mimetici impermeabili e arbusti; vicino per terra bossoli di fucile calibro dodici: gli spari di prima erano proprio un
avvertimento.

Entriamo nella baracca e subito ci assale un puzzo nauseabondo; al centro un grosso palo piantato nel terreno con una pesante catena; attorno i resti di un pasto ormai in decomposizione. "Niente foto per favore - ci ammonisce il Tenente - adesso qui è tutto coperto dal segreto istruttorio".
Iniziano i rilievi mentre sentiamo il rombo di un elicottero sulle nostre teste; i militari indicano la posizione con uno specchietto da segnalazione e subito l'aeromobile è sulla verticale. La radura è troppo stretta e i rinforzi si calano con una fune dall'aeromobile fermo in hovering. Il Capitano D'Angelo ispeziona la baracca e poi relaziona via radio ai superiori, mentre noi veniamo ricondotti al punto di imbarco.
Risaliamo a malincuore sull'elicottero e dopo un pò siamo di nuovo a Vibo Valentia; finisce qui la nostra giornata nella Calabria dell'Anonima sequestri, in cui abbiamo avuto modo di constatare di persona come il binomio "elicottero-Cacciatore" si stia dimostrando vincente nella lotta alle organizzazioni criminali dedite al turpe sequestro di persona.
E grazie ai brillanti successi già riportati nei primi mesi di attività, lo Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori si avvia a entrare nel ristretto, prestigioso novero dei cosiddetti "reparti d'elite" delle Forze Armate italiane.