Mafia 2



Storie di mafia


Storia di ANRIZ, un notevole patrimonio "asportato"

C'era una volta,

un giovane orfanello che visse in orfanotrofio tutta la sua giovane età e conobbe l'angoscia della povertà e della miseria, imparando proprio qui il mestiere di tipografo. Poi a venti anni iniziò la sua carriera di imprenditore con il mestiere che aveva imparato e in un paio di decine di anni raggiunse dei risultati economici molto lusinghieri tanto da diventare un editore importante. Ebbe successo anche con l'attività cinematografica producendo alcuni importanti films.
Ebbe un figlio e l'azienda si ingrandì enormemente diventando una vera potenza economica.

Dal figlio ebbe alcuni nipoti, ma dopo pochi anni morì, forse per sua fortuna, evitando così di vedere la catastrofe che sarebbe accaduta dopo pochi anni.

Infatti dopo pochi anni la conduzione dell'azienda del figlio e del nipote portò ad indebitarsi per una somma di 65 miliardi di vecchie lire, somma importante ma largamente coperta dal patrimonio. Ma le "pressioni" esercitate dalle banche con il solito tipico sistema mafioso italiano, costrinse ad effettuare alcune "svendite" di veri gioielli economici, e poi in seguito fu decretata anche "amministrazione controllata" formulata da un tribunale.
Il nipote, insieme ad alcuni amministratori, conobbe anche il carcere per "bancarotta fraudolenta" (strano parametro usato dai tribunali con molte variazioni).

Seguirono anche fatti dolorosi sul piano umano, con la morte per infarto del figlio, e il suicidio di una sorella (del nipote), oltre al divorzio del nipote avvenuto nei giorni dell'arresto.

Fu così fatto "sparire" un patrimonio che alcuni "migliori" imprenditori della finanza italiana avevano acquistato per poche lire per poi rivendere il tutto dopo pochi mesi per 900 miliardi di vecchie lire.

Il nipote avendo scontato la pena del carcere, provò a cercare aiuto per iniziare una nuova attività, ma come solitamente avviene in questi casi, trovò tutte le porte chiuse, anche quelli che volevano aiutarlo si guardavano bene dal farlo perchè avrebbe significato andare contro il potere mafioso, rischiando ritorsioni di varia natura come usa la mafia.

Poi trovò una persona, un Uomo, un vero Uomo, un imprenditore facoltoso che concesse l'aiuto, quindi fregandosi di tutto l'apparato mafioso italiano, indirizzandolo anche per la nuova attività.

Un particolare che spiega molte cose è la richiesta fatta dal nipote, titolare dell'azienda, al curatore fallimentare per la restituzione di un quadro di nessun valore commerciale, ma soltanto valore affettivo raffigurando il nonno e presente in azienda per oltre 60 anni. Fu risposto che era necessaria la fattura!

Il nipote adesso ha una buona attività con un fatturato molto interessante.

LA LEGGE NON E' UGUALE PER TUTTI



 


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