PENSA COME SE TU NON DOVESSI MORIRE MAI "G.Almirante
Il padre (1890-1964), attore, direttore di scena di Eleonora Duse e di
Ruggero Ruggeri e poi regista del cinema muto, apparteneva ad una
famiglia di attori e di patrioti, nota dalla prima metà del secolo
XIX, con ascendenti appartenenti all'alta nobiltà di Napoli (gli
Almirante, duchi di Cerza Piccola dal 1691). Il primo Almirante a
darsi alle scene fu il nonno di Mario, Pasquale (1799-1863), attore e
patriota. Uno dei figli di Pasquale, Nunzio (1837-1906), anch'egli
attore e patriota, fu il padre del citato Mario, di Giacomo
(1875-1944), di Ernesto (1877-1964) e di Luigi (1886-1963), tutti
attori famosi, specialmente Luigi, considerato uno dei migliori attori
italiani. Alla stessa famiglia apparteneva la diva del cinema muto
Italia Almirante Manzini (1890-1941), figlia di un altro attore e
patriota figlio di Pasquale Almirante, Michele, e dunque cugina di
Mario, il quale diresse molte delle pellicole da lei interpretate.
Giorgio Almirante, nato a Salsomaggiore per caso ("Sono nato
dietro le quinte di un palcoscenico; non importa di quale città. Una
settimana prima, sarei nato altrove; una settimana dopo, mi
battezzarono altrove", scrisse egli nella sua "Autobiografia
di un 'fucilatore'", p. 15), visse i suoi primi cinque anni
seguendo la famiglia da una città all'altra nelle quali i suoi
parenti calcavano le scene; poi gli Almirante si stabilirono a Torino,
dove egli frequentò la scuola elementare "L. Fontana" e il
ginnasio-liceo "Gioberti". Successivamente si trasferì con
la famiglia (nel 1926 era nato suo fratello Luigi) a Roma, dove fu
studente universitario di lettere e cronista praticante (dal dicembre
1932) presso Il Tevere, quotidiano fascista diretto da Telesio
Interlandi, dove lavorò fino al 25 luglio 1943. Fin dagli anni di
scuola nutrì due forti vocazioni, al giornalismo e all'insegnamento;
non, invece, alla politica: come gran parte dei giovani della sua
generazione militò nelle organizzazioni giovanili fasciste, ma
durante il regime non andò oltre la carica di fiduciario del GUF
della facoltà di lettere dell'università di Roma. Allievo di
Giovanni Gentile all'università, nell'aprile 1934 partecipò alla
prima edizione dei Littoriali della cultura e dell'arte, a Firenze;
essendo stato selezionato nei pre-Littoriali del GUF di Roma per il
convegno di critica cinematografica, a Firenze si classificò quinto
in tale competizione. Nell'aprile 1935 partecipò ai secondi
Littoriali, che si svolsero a Roma; era stato selezionato ancora per
il convegno di critica cinematografica, e inoltre per il concorso di
giornalismo, ma non entrò nelle classifiche dei vincitori.
Conseguite la laurea in lettere (a Roma, nel 1937, con una tesi sulla
fortuna di Dante nel Settecento italiano) e l'abilitazione
all'insegnamento di materie classiche nelle scuole medie e nei licei,
entrò nel giornalismo professionale nel 1938, dopo sei anni di
praticantato gratuito: essendosi guadagnato la fiducia di Interlandi
fu da lui nominato caporedattore del Tevere e, poco dopo, anche
segretario di redazione della nuova rivista La Difesa della razza (la
quale, diretta anch'essa da Interlandi, iniziò le pubblicazioni
nell'agosto 1938). Quasi cinquant'anni dopo, avrebbe ammesso di essere
stato allora razzista e antisemita in buona fede e per motivi politici
(come molti giornalisti italiani poi passati all'antifascismo); la
collaborazione alla Difesa della razza fu, di tutta la sua vita,
l'unica esperienza che sconfessò completamente, pur conservando un
ottimo ricordo di Interlandi. È noto che
Almirante, durante la RSI, salvò dalla deportazione in Germania un
suo amico ebreo e la famiglia di questo, nascondendoli nella
foresteria del ministero della Cultura popolare a Salò.
Il 10 giugno 1940, giorno della dichiarazione di guerra, Almirante,
essendo stato richiamato alle armi come sottotenente di complemento di
fanteria, comandava un plotone in vedetta sulla costa sarda, nella
zona di Santa Teresa di Gallura (Sassari). Egli capì presto che il
suo reparto sarebbe rimasto in Sardegna e non avrebbe partecipato alle
operazioni di guerra; si offrì allora volontario per il fronte
dell'Africa settentrionale, e a tal fine si fece nominare
corrispondente di guerra. Assegnato alla 1ª divisione libica camicie
nere "23 Marzo", raggiunse Bengasi alla fine dello stesso
mese di giugno. Su quel fronte ebbe il battesimo del fuoco (a Sollum,
il 13 settembre 1940) e visse le alterne fasi della guerra fino a
tutto il 1941, ottenendo la croce di guerra al valor militare.
Tornò
poi a Roma e riprese il suo posto di caporedattore del Tevere.
La mattina del 26 luglio 1943, subito dopo la caduta di Mussolini,
Almirante si recò alla tipografia e poi alla redazione del Tevere,
portando all'occhiello della giacca il distintivo del PNF; ma dovette
lasciare il posto, avendo scoperto che nella notte i suoi colleghi
erano diventati antifascisti e suoi nemici personali, e il direttore
Interlandi era stato arrestato come "fascista pericoloso"
(egli, invece, rimaneva libero perché classificato dal nuovo governo
tra quelli poco meno pericolosi). Ai primi di agosto Almirante rispose
ad una nuova chiamata alle armi, come tenente, presentandosi a
Frosinone presso il deposito dell'81° fanteria, il suo vecchio
reggimento di prima nomina. Là fu sorpreso, l'8 settembre, dalla
notizia dell'armistizio; il giorno dopo, trovandosi a comandare
provvisoriamente una compagnia distaccata, fu abbandonato da superiori
e sottoposti e preso dai Tedeschi, dai quali ottenne di arrendersi con
l'onore delle armi e di essere lasciato libero; raggiunse poi il
colonnello comandante l'ormai dissolto reggimento, ottenne da lui (il
10 settembre) una formale licenza e tornò a Roma a piedi. Dopo il
discorso di Mussolini alla radio di Monaco (18 settembre) e quello del
maresciallo Graziani al teatro Adriano di Roma (1° ottobre), compì
senza esitare la sua scelta di campo: andò alla caserma della 120ª
legione della MVSN e si arruolò nella costituenda Guardia nazionale
repubblicana con il grado di capomanipolo.
Poco dopo incontrò a Roma "l'uomo al quale (dovette) la massima
parte di (sé), la (sua) vita stessa" (Autobiografia di un
"fucilatore", p. 109): Fernando Mezzasoma, ministro della
Cultura popolare della Repubblica sociale italiana. Mezzasoma convinse
Almirante a farsi smobilitare dalla GNR per seguirlo come
collaboratore esterno al ministero, i cui uffici erano adesso
ripartiti tra Roma, Salò (dove risiedeva il ministro), Venezia e
Milano. Dopo pochi giorni di lavoro a Venezia, Almirante passò alla
sede di Salò. Il suo primo incarico fu la direzione del servizio
intercettazioni radio, servizio particolarmente importante perché
fonte di informazioni anche per gli altri ministeri della Repubblica.
Poi, il 5 maggio 1944, Mezzasoma lo nominò capo di gabinetto del
ministro della Cultura popolare. In tale qualità Almirante sostituì
spesso Mezzasoma nei quotidiani rapporti da Mussolini, per il quale
svolse anche missioni particolarmente delicate (l'occultamento di
documenti relativi ad un progetto di legge, sollecitato dal governo
tedesco e respinto da Mussolini, legge con cui la persecuzione
antisemita sarebbe stata estesa a cittadini non considerati ebrei
prima dell'8 settembre; la tenuta di rapporti diretti e segreti con
ambienti italiani della Venezia Tridentina e della Venezia Giulia,
annesse di fatto alla Germania ma rivendicate dalla RSI; la diffusione
per radio contro la volontà dei Tedeschi, il 21 febbraio 1945, di un
comunicato relativo alla sostituzione del ministro dell'Interno e del
sottosegretario alla Marina della RSI).
La sua attività di funzionario ministeriale fu interrotta tra il
novembre 1944 e il gennaio 1945 dalla
sua partecipazione, come tenente
comandante il reparto del ministero della Cultura popolare nella
brigata nera autonoma ministeriale, alla campagna antipartigiana di
val d'Ossola, durante la quale però egli e i suoi uomini non ebbero
mai occasione di partecipare a combattimenti. (Nel 1971, a torto, le
sinistre avrebbero accusato Almirante, segretario del MSI, di essere
stato un "fucilatore", non per immaginari episodi della
campagna di val d'Ossola ma per avere "firmato" - sic - un
bando datato dalla prefettura di Grosseto il 17 maggio 1944,
comminante la fucilazione ai militari e civili unitisi alle bande
partigiane, i quali non si fossero costituiti entro il 25 maggio 1944.
In realtà Almirante aveva semplicemente trasmesso alle prefetture il
testo di quel bando, giustamente detto "del perdono", poiché
estendeva una precedente amnistia ai militari sbandati che, in virtù
di un precedente decreto, avrebbero dovuto essere fucilati anche prima
del 25 maggio.)
Il 25 aprile 1945 Almirante, che aveva seguito Mussolini e il ministro
Mezzasoma a Milano, rimase in servizio per tutta la giornata
lavorativa; poi, avendogli Mezzasoma vietato di seguirlo nel viaggio
fatale con Mussolini verso la Valtellina (Mezzasoma, con altri
ministri della RSI, sarebbe stato fucilato dai partigiani a Dongo il
28 aprile), entrò in clandestinità e vi rimase per un anno e mezzo,
prima a Milano con l'aiuto del suo amico ebreo che egli aveva salvato
dalla deportazione, poi a Torino. Nel settembre 1946 riprese il suo
vero nome e tornò a Roma, dove intraprese un'intensa attività
politica, partecipando alla fondazione (12 novembre 1946) di uno dei
molti piccoli gruppi di reduci fascisti repubblicani, il Movimento
italiano di unità sociale (MIUS), e alle riunioni preliminari alla
fusione del suo e di vari altri gruppi della stessa area in un vero
partito politico.
Il 26 dicembre 1946 Almirante partecipò alla riunione costitutiva del
Movimento sociale italiano (MSI), che si svolse a Roma nello studio
dell'assicuratore Arturo Michelini. Almirante ufficialmente non fu,
come spesso si dice, il primo segretario nazionale del MSI (segretario
della prima giunta esecutiva del partito fu Giacinto Trevisonno); ma
fin dalla fondazione del partito ne fu il dirigente di maggior
rilievo, ricoprendo la carica di responsabile della segreteria
organizzativa. Egli ricordò così la propria ascesa alla guida del
MSI: "... gli amici che il 26 dicembre 1946 come segretario del
partito scelsero proprio me, se per avventura non sbagliarono, non
sbagliarono perché, istintivamente, non scelsero in me l'uomo
politico ma l'uomo libero. Ero tra i più giovani, non avevo vincoli
tassativi con un passato personale, perché la mia carriera politica
in regime fascista non si era spinta più in là del Guf-Lettere di
Roma, non avevo legami di ambiente, non avevo impegni professionali
assorbenti perché, abbandonate le poco lucrose rappresentanze
commerciali, mi arrangiavo quale professore in Lettere, sia presso un
istituto privato sia attraverso qualche ripetizione che davo (latino e
greco) nei locali stessi del partito, non disponendo di un ufficio e
neanche di una dimora che mi permettesse di ricevere"
(Autobiografia di un "fucilatore", pp. 162-163).
Nei primi mesi del 1947 Almirante organizzò le prime uscite pubbliche
del MSI. Il 15 giugno si costituì il comitato centrale del partito,
che elesse subito una nuova giunta esecutiva, di cui Almirante fu
segretario. Nel settembre-ottobre dello stesso anno egli condusse a
Roma la difficilissima campagna del MSI per le elezioni comunali del
12 ottobre: tutti i suoi trenta comizi furono violentemente interrotti
dagli avversari, e l'ultimo, tenuto il 10 ottobre in piazza Colonna,
finì in una vera battaglia di piazza; per il discorso pronunciato in
tale occasione Almirante fu accusato di apologia del fascismo e
deferito il 3 novembre 1947, quale "elemento pericoloso
all'esercizio delle libertà democratiche", alla commissione
provinciale di Roma per l'assegnamento al confino di polizia, che gli
comminò un anno di confino. Egli partì quindi per Salerno, ma
all'arrivo nella questura di quella città gli fu comunicato che la
pena, inflittagli per salvare la faccia al governo, gli era stata
condonata; fu comunque privato dell'incarico dell'insegnamento. Grazie
al suo impegno, il 12 ottobre il MSI aveva ottenuto a Roma la sua
prima affermazione elettorale: 24.903 voti (pari al 4 per cento) e tre
consiglieri comunali eletti, i quali risultarono determinanti per
l'elezione di un sindaco non comunista.
Nel 1948 Almirante condusse la campagna del MSI per le elezioni
politiche del 18 aprile compiendo, come avrebbe poi fatto in tutte le
sue successive campagne elettorali politiche, un viaggio di propaganda
in tutte le circoscrizioni, e affrontando notevoli rischi (in Toscana
poté parlare liberamente in un solo capoluogo di provincia su nove,
Lucca). Il MSI ottenne il 2 per cento dei voti ed entrò in Parlamento
con sei deputati (tra i quali Almirante, eletto nel collegio unico
nazionale e nella circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con
15.501 voti di preferenza) e un senatore. Almirante - che in quella
prima fase della storia del MSI rappresentava l'anima "di
sinistra" del partito, il reducismo "puro e duro" della
RSI, sostenitore della continuità ideale con il fascismo repubblicano
- fu confermato segretario del MSI dopo i primi due congressi
nazionali del partito (Napoli, giugno 1948; Roma, giugno-luglio 1949),
trovando una sintesi ideologica tra "socializzatori" e
"corporativisti". L'equilibrio tra le due componenti del
partito si ruppe nel dicembre 1949. Il 15 gennaio 1950 Almirante
risultò in minoranza nel comitato centrale, che elesse una nuova
direzione nazionale, la quale nominò segretario del MSI il moderato
Augusto De Marsanich.
Almirante collaborò lealmente con De Marsanich, approvandone
sostanzialmente la politica estera e quella interna (accettazione
dell'alleanza dell'Italia con gli USA e alleanza del MSI con i
monarchici nelle elezioni amministrative). Nel 1952 non fu confermato
nella direzione nazionale del MSI dopo il III congresso nazionale
(L'Aquila, luglio), ma entrò nel comitato direttivo del nuovo
quotidiano di area missina - non ancora organo ufficiale del partito -
Il Secolo d'Italia (fondato nel maggio 1952), e dall'11 ottobre 1953
fu condirettore del giornale insieme a Franz Turchi e a Filippo Anfuso.
Rieletto brillantemente deputato nelle elezioni politiche del 7 giugno
1953 (con 51.923 voti di preferenza nella circoscrizione di
Roma-Viterbo-Latina-Frosinone), nella II legislatura (1953-58) fu
vicepresidente del gruppo parlamentare del MSI alla Camera. Al IV
congresso nazionale del MSI (Viareggio, gennaio 1954) sostenne la
mozione della direzione nazionale; dopo il congresso egli entrò nella
direzione nazionale e nell'esecutivo nazionale, nuovo organo ristretto
assistente il segretario nazionale.
Il 10 ottobre 1954 a De Marsanich, dimissionario, succedette come
segretario nazionale del MSI Arturo Michelini, con il quale Almirante
collaborò fino all'insuccesso del partito nelle elezioni
amministrative del maggio 1956; dimessosi dall'esecutivo nazionale, in
vista del V congresso nazionale del MSI Almirante si pronunciò
apertamente contro la segreteria Michelini, chiedendo la rinuncia a
nuove intese di destra in favore di un "rilancio sociale"
del MSI e di un "ritorno alle origini". Egli si presentò
dunque al V congresso (Milano, novembre 1956) con una sua nuova
corrente. Dopo che il congresso fu vinto di stretta misura da
Michelini (315 voti contro 308), Almirante convinse molti dei propri
amici a non uscire dal partito, ma a proseguire con lui la battaglia
politica dentro il MSI, rinunciando ad entrare nella direzione
nazionale per riaffermare la loro scelta di opposizione. Nei mesi
successivi, la maggioranza e la minoranza del partito raggiunsero un
accordo che il comitato centrale ratificò nel luglio 1957 eleggendo
alla direzione alcuni esponenti della minoranza, tra i quali
Almirante, che tornò a far parte anche dell'esecutivo nazionale.
Rieletto deputato della circoscrizione di
Roma-Viterbo-Latina-Frosinone nelle elezioni politiche del 25 maggio
1958 con 49.828 voti di preferenza, sostenne la politica di
inserimento nel sistema democratico portata avanti da Michelini e aderì
alla mozione del segretario per il VI congresso nazionale del MSI, che
avrebbe dovuto tenersi a Genova nel luglio 1960; ma i drammatici fatti
di Genova, che impedirono lo svoglimento del congresso, e la caduta
del governo Tambroni riportarono il MSI ad un ruolo di opposizione
radicale.
Nelle elezioni politiche del 28 aprile 1963 Almirante fu rieletto
deputato della circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con
46.597 voti di preferenza. Al VII congresso nazionale del MSI (Roma,
agosto 1963) si contrappose fortemente a Michelini, fino ad
abbandonare i lavori del congresso con la sua corrente, non
partecipando nemmeno alle votazioni finali. In quel momento, molti
davano per certa l'uscita dal MSI di Almirante e dei suoi seguaci, i
quali però, ancora una volta, ritennero che le ragioni dell'unità
del partito dovessero prevalere sulla loro opposizione a Michelini.
Tra le conseguenze della rottura dei rapporti tra la segreteria e la
corrente almirantiana vi fu anche il cambiamento di proprietà del
Secolo d'Italia: dopo che il giornale, ancora indipendente e diretto
dal triumvirato Turchi-Anfuso-Almirante, era stato privato dei
finanziamenti di partito di cui godeva, la sua società editrice fu
rilevata da Michelini a nome del MSI, e dal 3 agosto 1963 il Secolo
d'Italia divenne ufficialmente "quotidiano del MSI", con lo
stesso Michelini direttore.
In occasione dell'VIII congresso nazionale (Pescara, giugno 1965), le
alleanze interne del MSI cambiarono: Michelini concluse all'ultimo
momento con Almirante un accordo che non fu accettato da Pino Romualdi,
tradizionale alleato di Michelini. A sua volta Almirante fu
abbandonato da molti suoi seguaci, contrari all'intesa con il
segretario. La lista Michelini-Almirante vinse largamente il congresso
(428 voti contro 159 andati alla lista di Romualdi); Almirante tornò
a far parte della direzione nazionale del MSI.
Nel corso delle legislature III (1958-63) e IV (1963-68) Almirante si
distinse nelle battaglie ostruzionistiche in Parlamento contro
l'attuazione dell'ordinamento regionale dello Stato: dalla battaglia
contro l'istituzione della regione Friuli-Venezia Giulia (il 3 luglio
1962 egli pronunciò alla Camera, in proposito, un discorso di sette
ore e 50 minuti) a quella contro la legge elettorale regionale, che fu
combattuta alla Camera da MSI, PDIUM e PLI nell'ottobre 1967, e della
quale Almirante fu il maggiore protagonista per numero e durata di
interventi. Tali prove, come quelle da lui date nelle stesse
legislature e in altre in discorsi contro la legge Scelba sul divieto
della ricostituzione del Partito fascista (nel 1952 Almirante,
introducendo la pratica dell'ostruzionismo nel Parlamento
repubblicano, aveva parlato quattro ore ogni mattina per un mese alla
commissione Affari interni della Camera), contro la riforma elettorale
maggioritaria di De Gasperi (altra battaglia ostruzionistica nella I
legislatura), in difesa dell'italianità di Trieste e dell'Alto Adige
(il 16 gennaio 1971 pronunciò alla Camera un discorso di nove ore e
un quarto - il più lungo della sua vita parlamentare, e il più lungo
mai pronunciato fino a quel momento nel Parlamento italiano - contro
il disegno di legge costituzionale che, modificando lo statuto del
Trentino-Alto Adige, tendeva a privilegiare la popolazione altoatesina
di lingua tedesca), contro la nazionalizzazione dell'energia elettrica
e contro la riforma della scuola media, lo fecero riconoscere come uno
dei migliori oratori del Parlamento italiano.
Nelle elezioni politiche del 19 maggio 1968 Almirante fu rieletto
deputato della circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con
54.200 voti di preferenza. Apertasi il 5 giugno seguente la V
legislatura, egli fu eletto presidente del gruppo parlamentare del MSI
alla Camera.
Il 15 giugno 1969 morì Michelini, segretario nazionale del MSI da
quindici anni. Di fronte al problema della successione alla guida di
un partito in grave crisi (nelle elezioni politiche del 1968 era sceso
al 4,5 per cento dei voti, suo minimo storico ad eccezione del
risultato del 1948), il gruppo dirigente del MSI trovò una soluzione
unitaria: il 29 giugno 1969 Almirante fu eletto segretario nazionale
del MSI all'unanimità, per acclamazione, dalla nuova direzione
nazionale appena eletta dal comitato centrale. Ridivenuto segretario
dopo diciannove anni, egli lasciò la presidenza del gruppo
parlamentare alla Camera (3 luglio); ed ebbe la soddisfazione di
prendere il controllo, come editore, del suo vecchio giornale, il
Secolo d'Italia.
La seconda segreteria Almirante mirò fin dall'inizio all'unità delle
destre, trattando a tal fine con i monarchici del PDIUM e con
indipendenti di centro-destra. Nelle elezioni regionali del 7 giugno
1970 il MSI ebbe una discreta ripresa, ottenendo nelle regioni a
statuto ordinario il 5,3 per cento dei voti. Almirante - confermato
segretario all'unanimità dal IX congresso nazionale del MSI (Roma,
novembre 1970), in cui lanciò le parole d'ordine "alternativa al
sistema" e "destra nazionale" e propose la formazione
di un "Fronte articolato anticomunista" con altre forze
politiche (che fu poi la Destra nazionale) - portò il suo partito ad
eccellenti risultati nelle elezioni regionali siciliane e
amministrative del 13 giugno 1971: il 16,3 per cento dei voti in
Sicilia e il 16,2 per cento a Roma, dove il segretario nazionale si
era candidato al consiglio comunale come capolista.
Nel febbraio 1972, in vista delle elezioni politiche anticipate, il
PDIUM decise di allearsi con il MSI nella costituenda Destra
nazionale. Per le elezioni politiche del 7 maggio 1972 il MSI e il
PDIUM presentarono, sotto il simbolo del primo partito, liste comuni e
particolarmente forti, nelle quali figuravano indipendenti di
prestigio, ufficiali di tutti i gradi, funzionari di polizia e, per la
prima volta, reduci di entrambe le parti che avevano combattuto la
guerra civile del 1943-45 (volontari della RSI, ex combattenti
regolari del "regno del Sud" e partigiani monarchici).
Ventidue anni prima della fondazione del Polo per le libertà, fu
quello il primo tentativo di costituire uno schieramento di
centro-destra che superasse le divisioni della guerra civile. Il 7
maggio la Destra nazionale ottenne l'8,7 per cento dei voti, 56 seggi
alla Camera e 26 seggi al Senato: un successo che parve storico.
Almirante fu rieletto deputato nelle due circoscrizioni in cui si era
candidato come capolista: in quella di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone
con 218.642 voti di preferenza e in quella di Milano-Pavia con 59.235
voti di preferenza; optò per Roma. Nel luglio seguente il PDIUM
decise di confluire definitivamente nel MSI, che nel primo giorno del
suo X congresso nazionale (Roma, 18-21 gennaio 1973) adottò la nuova
denominazione MSI-Destra nazionale. Il 22 gennaio 1973 la nuova
direzione nazionale elesse per acclamazione Almirante segretario
nazionale del MSI-DN.
Il successo della Destra nazionale non determinò svolte nella
politica italiana, ma fece intensificare la già dura campagna contro
Almirante e il suo partito che le forze dell'"arco
costituzionale" conducevano con ogni mezzo dal 1971, precisamente
dai giorni seguenti la grande avanzata missina nelle elezioni
siciliane e amministrative del 13 giugno di quell'anno (il 21 giugno
1971 era iniziata la faziosa campagna giornalistica sull'Almirante
"fucilatore" del 1944, alla quale il diffamato rispose per
vie legali pur sapendo di non poter ottenere piena soddisfazione dai
tribunali della Repubblica): il 28 giugno 1972 la procura della
Repubblica di Milano chiese alla Camera l'autorizzazione a procedere
contro il segretario nazionale del MSI per il reato di ricostituzione
del disciolto Partito fascista. Al leader di un partito di opposizione
che non raggiungeva il 10 per cento dei voti veniva addebitata tutta
la responsabilità politica, e addirittura quella penale, di fenomeni
che sconvolgevano l'Italia: la violenza politica (in grandissima parte
di sinistra e rivolta contro militanti e sedi della destra) e il
terrorismo. Negli anni seguenti la tensione aumentò sempre più, ed
esclusivamente a danno del MSI-DN, che fu il partito più colpito
dalla violenza e dal terrorismo: dal 1970 al 1983 ebbe venti morti, di
cui ben tredici a Roma. Il 24 maggio 1973 la Camera concesse, con 484
voti contro 60, l'autorizzazione a procedere contro Almirante per quel
reato politico e anzi ideologico; ma l'inchiesta sulla presunta
ricostituzione del PNF, trasferita alla procura della Repubblica di
Roma per competenza territoriale ed estesa dal luglio 1975 a tutto il
gruppo dirigente missino del periodo 1969-72, non fu mai portata a
termine.
Il MSI-DN, minacciato di scioglimento, deluso dalle elezioni regionali
friulano-giuliane e trentino-altoatesine del 1973 (in cui mantenne
appena le posizioni delle elezioni politiche del 1972), si affiancò
alla DC nella campagna antidivorzista per il referendum del maggio
1974, non solo per calcolo politico ma anche per coerenza con le
propria identità di partito, se non cattolico, di cattolici (già nel
1970 si era opposto all'approvazione della legge sul divorzio,
adeguandosi Almirante alle posizioni del partito nonostante la propria
anomala situazione familiare: separato dalla prima moglie, Gabriella
Magnatti, dalla quale aveva avuto la figlia Rita, aveva contratto un
matrimonio religioso "di coscienza" con donna Assunta
Stramandinoli vedova De Medici); ma con la DC condivise soltanto la
sconfitta in quel referendum e, ancora isolato e assediato, scese al
6,4 per cento dei voti nelle elezioni regionali del 15 giugno 1975.
Nel 1975-76 Almirante provò a rilanciare il suo partito con
un'iniziativa che doveva rappresentare una nuova fase dell'operazione
Destra nazionale: la "Costituente di destra per la libertà",
organizzazione esterna e alleata, fondata il 22 novembre 1975. Ma
nelle elezioni politiche del 20 giugno 1976 il MSI-DN subì un
ulteriore calo, ottenendo il 6,1 per cento dei voti, 35 seggi alla
Camera e 15 seggi al Senato (Almirante fu rieletto deputato nella
circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con 123.331 voti di
preferenza). Dopo le elezioni Almirante fu duramente contestato
all'interno del partito da una nuova corrente moderata,
"Democrazia nazionale", che comprendeva gran parte dei
monarchici e degli indipendenti confluiti nella Destra nazionale e
nella Costituente di destra, ma anche alcuni storici dirigenti
missini. Alla vigilia dell'XI congresso nazionale del MSI-DN, dove
avrebbe dovuto avvenire il confronto decisivo tra Almirante e
"Democrazia nazionale", questa corrente mise in atto una
scissione che per ampiezza - a livello di classe dirigente, non di
base - non aveva precedenti nella storia dei partiti italiani del
periodo repubblicano: il 21 dicembre 1976 uscirono dal MSI-DN 25
parlamentari su 49; gli scissionisti fondarono poi il partito di
Democrazia nazionale.
Nel gennaio 1977 si svolse l'XI congresso nazionale del MSI-DN.
Almirante ottenne che il congresso riformasse lo statuto del partito
in senso "presidenzialista" - affidando direttamente al
congresso nazionale l'elezione del segretario nazionale, che
precedentemente era sempre stata di competenza della direzione
nazionale o del comitato centrale - e, a conclusione del congresso, fu
confermato segretario dall'assemblea dei delegati, con 1125 voti su
1423 votanti. La lista almirantiana "Unità nella chiarezza"
ottenne 941 voti e 188 seggi nel comitato centrale, contro i 315 voti
e 63 seggi di "Linea futura" (Pino Rauti) e i 144 voti e 29
seggi di "Destra popolare". Estesasi la scissione
all'organizzazione giovanile del partito, il Fronte della gioventù,
Almirante commissariò questa organizzazione,
e
il 7 giugno 1977 nominò egli stesso il nuovo segretario del Fronte
nella persona di Gianfranco Fini, allora venticinquenne, che già si
era guadagnato la sua fiducia.
Le elezioni regionali e amministrative del 1978 diedero risultati
negativi al MSI-DN, ma d'altra parte dimostrarono che Democrazia
nazionale era quasi priva di base elettorale. Il 25 giugno 1978
Almirante fu eletto al consiglio comunale di Trieste, dove partecipò
con il gruppo consiliare missino alla battaglia contro il trattato di
Osimo. Nel corso della campagna elettorale giuliana un esponente di
Democrazia nazionale lo aveva accusato, senza prove, di
favoreggiamento personale nei confronti di un presunto responsabile
della strage di Peteano (avvenuta nel 1972); l'accusa, pur smentita
dal senatore di Democrazia nazionale sulle cui confidenze avrebbe
dovuto basarsi, portò ad una lunga inchiesta, al cui termine
Almirante fu rinviato a giudizio con altri (6 agosto 1986), ma
amnistiato (17 febbraio 1987) prima dell'inizio del processo. (Questo
fu l'unico coinvolgimento di Almirante in un'inchiesta su fatti di
terrorismo; in un altro caso egli, avendo avuto notizia nel luglio
1974 dei preparativi di un attentato ad un obiettivo ferroviario, ne
informò subito le autorità.)
Il 21 febbraio 1979, in previsione dello scioglimento anticipato delle
Camere, la Camera dei deputati, su proposta della giunta per le
autorizzazioni a procedere, concesse una nuova autorizzazione a
procedere contro Almirante per il reato di ricostituzione del Partito
fascista, ma non la concesse contro gli altri deputati del MSI-DN e
quelli passati a Democrazia nazionale che erano accusati dello stesso
reato in concorso con il segretario missino. Almirante denunciò
allora le manovre politiche in atto dal 1971, anche in sede
giudiziaria, contro il suo partito; manovre che però non avevano e
non avrebbero raggiunto gli obiettivi sperati, così come non li
avrebbe raggiunti la scissione incoraggiata da ambienti della DC. Nel
giugno 1979 infatti avvenne la definitiva resa dei conti tra il MSI-DN
e Democrazia nazionale. Nelle elezioni politiche del 3 giugno la
formazione scissionista ebbe lo 0,6 per cento dei voti e scomparve dal
Parlamento, mentre il partito di Almirante ottenne il 5,3 per cento
dei voti, 31 seggi alla Camera e 13 seggi al Senato. Almirante,
candidatosi come capolista nelle circoscrizioni di
Roma-Viterbo-Latina-Frosinone, di Napoli-Caserta e di
Lecce-Brindisi-Taranto, fu eletto nella circoscrizione di Roma con
114.258 voti di preferenza, in quella di Napoli con 138.122 voti di
preferenza, e in quella di Lecce con 61.931 voti di preferenza; optò
per quest'ultima circoscrizione. Il 10 giugno, nelle prime elezioni
europee, il MSI-DN e Democrazia nazionale confermarono i risultati
delle elezioni politiche della settimana precedente; il primo, con il
5,4 per cento dei voti, mandò al Parlamento europeo quattro deputati
(tra i quali Almirante, eletto nella circoscrizione dell'Italia
nord-occidentale con 150.343 voti di preferenza e nella circoscrizione
dell'Italia meridionale con 519.479 voti di preferenza; optò per
questa). I deputati europei missini non si iscrissero a nessun gruppo;
non aveva infatti avuto altri eletti il cartello delle Destre europee
o "Eurodestra", promosso da Almirante nel 1978 con il Parti
des fources nouvelles francese e la spagnola Fuerza nueva come
"coagulazione delle forze coscienti della funzione di un'Europa
assisa tra il consesso dei continenti".
Il XII congresso nazionale del MSI-DN (Napoli, ottobre 1979) confermò
il segretario e la sua linea (con 807 voti contro 236 andati a Rauti);
in queste assise il partito adottò un programma per una nuova
repubblica presidenziale, contrapposta all'ormai trentennale
repubblica dei partiti (la proposta di una nuova costituzione, che fu
poi elaborata dall'onorevole Franco Franchi e presentata nel 1983,
prevedeva il presidenzialismo puro e un sistema corporativo ispirato a
quello fascista, ma coesistente con istituzioni democratiche).
Scioltasi Democrazia nazionale, il MSI-DN ottenne il 5,9 per cento dei
voti nelle elezioni regionali dell'8 giugno 1980, tornando al livello
del 1976;
nelle contemporanee elezioni comunali raggiunse il 22,3 per
cento a Napoli, dove era capolista il segretario nazionale. Nei primi
mesi del 1981 Almirante promosse una petizione popolare (che raccolse
oltre un milione di firme) per la reintroduzione della pena di morte e
partecipò alla campagna referendaria contro l'aborto. Il XIII
congresso nazionale del MSI-DN (Roma, febbraio 1982) lo rielesse
segretario con 737 voti contro 271 andati a Rauti.
Nelle elezioni politiche del 26 giugno 1983 il MSI-DN riportò un
successo inferiore solo a quello del 1972: il 6,8 per cento dei voti,
42 seggi alla Camera e 18 seggi al Senato. Almirante fu rieletto
deputato nella circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con
129.375 voti di preferenza e nella circoscrizione di Napoli-Caserta
con 193.075 voti di preferenza; optò per Napoli, dove avrebbe avuto
la conferma della sua popolarità nelle elezioni amministrative del 20
novembre successivo (il suo partito, con lui capolista, ottenne il
20,8 per cento dei voti nella città partenopea, mantenendo una forte
presenza nel consiglio comunale di questa). Iniziata la IX
legislatura, divenne presidente del Consiglio Bettino Craxi, che
sembrava intenzionato a favorire la "sghettizzazione", come
si disse, del MSI-DN. Ma il partito di Almirante, anche se non più
attaccato ossessivamente da tutti gli avversari, rimase
sostanzialmente isolato a destra; e se in un'importante occasione
sostenne di fatto il governo Craxi, permettendo nel febbraio 1985 la
conversione in legge del cosiddetto secondo decreto Berlusconi, lo
fece per una convergenza di interessi con alcune forze della
maggioranza (contro il monopolio televisivo di Stato).
Nello stesso periodo il MSI-DN - la cui politica estera era basata su
un europeismo di tipo gollista e su un atlantismo leale ma non servile
verso gli USA - beneficiò del clima favorevole in Occidente, anche a
causa dell'inasprimento della guerra fredda, a tutte le forze
fermamente anticomuniste: Almirante nell'ottobre 1983 compì un
viaggio ufficiale negli USA; nelle elezioni europee del 17 giugno 1984
il MSI-DN ottenne il 6,5 per cento dei voti e cinque deputati al
Parlamento europeo (tra i quali Almirante, rieletto nell'Italia
meridionale con 500.772 voti di preferenza), mentre in Francia il suo
alleato Front national, fondato e presieduto da Jean-Marie Le Pen,
arrivava al 10 per cento e a dieci seggi; poté quindi costituirsi nel
Parlamento europeo il gruppo delle Destre europee, al quale aderì
anche l'unico deputato del partito greco EPEN. (Come la Destra
nazionale del 1972, anche l'"Eurodestra" del 1984 sembrò
aprire al MSI prospettive che poi si sarebbero rivelate in gran parte
illusorie: lo sviluppo dell'internazionale di destra sarebbe stato
bloccato, negli anni successivi alla morte di Almirante, da divergenze
sempre più gravi tra partiti solo apparentemente affini.)
Nel luglio 1984 Almirante annunciò la propria intenzione di lasciare
la segreteria per ragioni di salute entro la fine dell'anno, in
occasione del prossimo congresso nazionale. Ma il partito gli
chiese
quasi all'unanimità di recedere da tale proposito, ed egli acconsentì
a rimanere in carica ancora per un biennio. Il XIV congresso nazionale
del MSI-DN (Roma, novembre-dicembre 1984) lo rielesse segretario per
acclamazione, ignorando la contrapposta candidatura di Tomaso Staiti.
Con queste assise iniziò la fase finale della seconda segreteria
Almirante, in cui tutte le cariche principali furono affidate ad
uomini della vecchia guardia e di tutte le correnti: Nino Tripodi
presidente del partito, Pino Romualdi presidente del comitato
centrale, Franco Servello vicesegretario vicario del partito, Pino
Rauti, Mirko Tremaglia e Raffaele Valensise vicesegretari, Alfredo
Pazzaglia capogruppo alla Camera, e capigruppo al Senato, in
successione, Araldo di Crollalanza, Michele Marchio e Cristoforo
Filetti. Almirante assunse personalmente la carica di direttore
politico del Secolo d'Italia.
Gli ultimi anni di Almirante segretario - che videro l'infruttuoso
tentativo di "sghettizzazione", ma anche conferme ufficiali,
da parte dello stesso Almirante, della tradizionale identità
ideologica del MSI (nei congressi XIII e XIV e in pubbliche
manifestazioni) - sono stati variamente interpretati. P. Ignazi li
definisce, insieme agli altri anni dal 1977 in poi, come periodo del
"cesarismo almirantiano". Tra i critici più severi furono
fin da allora i giovani intellettuali della "Nuova destra"
(movimento culturale ben noto ma privo di importanza politica), i
quali nei primi anni Ottante uscirono dal MSI-DN, o ne furono espulsi,
proprio per contrasti con la dirigenza
almirantiana, che essi
accusavano di rinunciare a fare veramente politica e di limitarsi ad
una sterile testimonianza di carattere nostalgico e alla
riproposizione di vecchie parole d'ordine ormai lontane dalla realtà
italiana (a cominciare dallo stesso termine "fascismo", che
pure i missini usavano riferendosi ad un movimento non identificato
con il regime, né contrapposto al sistema democratico); ma è
innegabile che l'assoluto isolamento del MSI-DN da tutti gli altri
partiti, accettato se non voluto da Almirante, fu la premessa alle
successive fortune della destra, dovute in gran parte ai nuovi
dirigenti che Almirante stesso aveva selezionato, e che - liberi da un
passato che biograficamente non apparteneva loro - avrebbero potuto
compiere quei passi ai quali mai fu disposta, soprattutto per ragioni
d'onore, la generazione dei combattenti della RSI e dei fondatori del
MSI. (Per quanto lo riguardava, Almirante aveva dichiarato in
Autobiografia di un "fucilatore", p. 139: "... non sono
mai stato disponibile, e non lo sarò mai, qualunque cosa accada e mi
accada, per coniugare il verbo "rinnegare"".)
Il 12 maggio 1985 il MSI-DN ottenne nelle elezioni regionali il 6,5
per cento dei voti (suo massimo storico in questo genere di
consultazioni) e riportò a Bolzano, nelle elezioni comunali, l'ultimo
clamoroso successo del periodo almirantiano, divenendo il primo
partito del capoluogo di quella provincia la cui italianità era
sempre stata difesa dai missini. Un altro buon risultato il MSI-DN
ottenne nelle elezioni regionali siciliane del giugno 1986.
Nell'agosto dello stesso anno il segretario
missino, colto da malore,
dovette essere ricoverato nella clinica romana di villa del Rosario;
alla fine dell'estate si diffuse la voce di un suo possibile ritiro
immediato dalla guida del partito, voce che egli smentì nel settembre
riprendendo l'attività politica in attesa di presentarsi
dimissionario al congresso che, previsto per l'estate del 1987, fu
rinviato alla fine del 1987 a causa dello scioglimento anticipato
delle Camere.
Nelle elezioni politiche del 14 giugno 1987, in occasione delle quali
Almirante condusse la sua ultima campagna elettorale, il MSI-DN scese
al 5,9 per cento dei voti, 35 seggi alla Camera e 16 seggi al Senato:
un insuccesso che concludeva un periodo di quattro anni assai
positivo, anche se i risultati particolareggiati confermavano il
radicamento del partito in ogni parte d'Italia. Almirante fu rieletto
deputato nella circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con
108.821 voti di preferenza e nella circoscrizione di Napoli-Caserta
con 87.669 voti di preferenza; optò ancora per Napoli.
Il 6 settembre successivo, in occasione della festa Tricolore di
Mirabello (Ferrara), Almirante
presentò
ufficiosamente come proprio "delfino" il trentacinquenne
Fini, il più giovane deputato del MSI-DN.
Almirante teneva moltissimo a che il suo successore fosse un suo uomo
di fiducia; ma il designato avrebbe potuto essere anche della sua
stessa generazione, e in questo caso sarebbe stato probabilmente il
vicesegretario vicario Servello. L'imprevista scelta in favore di Fini
fu da molti considerata, in quei mesi, un mero stratagemma di
Almirante per continuare a dirigere il partito, in qualità di
presidente, dopo avere lasciato la segreteria; sette anni dopo,
invece, tale scelta si sarebbe rivelata retrospettivamente una delle
più felici del fondatore della Destra nazionale, avendo liberato il
MSI-DN dall'ipoteca di un gruppo dirigente troppo anziano e dunque
troppo legato al passato per poter mai uscire dal ghetto politico
della destra radicale: né Servello né Rauti avrebbero potuto, nel
1994, fondare Alleanza nazionale e portarla in una coalizione di
centro-destra e nel governo della Repubblica. È certo che nel 1987
una tale prospettiva non era nemmeno intravista, e che Almirante non
prevedeva affatto la messa in discussione dell'identità tradizionale
del MSI; ma è altresì certo che egli riteneva necessario, per il
futuro del partito, un profondo rinnovamento condotto da dirigenti
giovani, formatisi nel dopoguerra.
Nello stesso settembre 1987, in preparazione del congresso della
successione, nel MSI-DN si costituirono sei correnti. Di queste, tre
appartenevano all'area almirantiana: "Destra in movimento"
(corrente formatasi per sostenere la candidatura Fini e condotta da
Giuseppe Tatarella), "Impegno unitario" (di Servello,
Pazzaglia e Valensise) e "Nuove prospettive" (di Tremaglia e
Marchio); le altre erano "Andare oltre" (di Rauti),
"Destra italiana" (facente riferimento a Romualdi e condotta
da Guido Lo Porto) e "Proposta Italia" (di Domenico Mennitti
e Tomaso Staiti; questa corrente, non identificabile con aree storiche
del partito, era la più critica, insieme a quella rautiana, verso il
segretario uscente). Per ovvie ragioni la maggioranza dei vecchi
notabili missini accolse con freddezza o aperta ostilità la
candidatura di Fini, che incontrava invece il favore di vari notabili
della generazione successiva (detta dei "quarantenni"),
perciò confluiti nella corrente "Destra in movimento".
Nella fase precongressuale il partito fu lacerato dalle più dure
polemiche dell'ultimo decennio, polemiche che non risparmiavano il
segretario uscente.
Il XV congresso nazionale del MSI-DN, che si aprì a Sorrento il 10
dicembre 1987, fu uno dei più combattuti della storia del partito. I
candidati alla successione di Almirante erano quattro: Fini (sostenuto
dal segretario uscente e dalle correnti "Destra in
movimento", "Destra italiana" e "Nuove
prospettive"), Rauti, Servello e Mennitti (sostenuti dalle loro
rispettive correnti). Dopo quattro giornate di intenso dibattito, al
quale partecipò lo stesso Almirante, nella notte fra il 13 e il 14
dicembre si procedette alle votazioni: Fini e Rauti, essendo risultati
i due candidati più votati, andarono al ballottaggio, e Fini divenne
segretario con i voti di tutta l'area almirantiana e della corrente
romualdiana (complessivamente 727 voti, contro 608 andati a Rauti).
Almirante, come disse Fini, era divenuto il "presidente
morale" del MSI-DN. Fu effettivamente eletto presidente del
partito il 24 gennaio 1988, per acclamazione, dalla maggioranza del
nuovo comitato centrale, riunito per la prima volta a Roma (erano per
lui le quattro correnti che avevano eletto Fini, le quali disponevano
di 168 seggi sui 280 del comitato). La presidenza di Almirante durò
soltanto quattro mesi, gli ultimi della sua vita, durante i quali le
sue condizioni di salute peggiorarono continuamente, costringendolo ad
un ricovero nella clinica di villa del Rosario ai primi di aprile, poi
ad un intervento chirurgico a Parigi il 19 dello stesso mese, infine
ad altri due ricoveri a villa del Rosario, il 7 e il 16 maggio; in
questa clinica egli morì il 22 maggio 1988. Essendo deceduto a Roma,
il 21 maggio, anche Pino Romualdi, che fin dalla fondazione del MSI
aveva condiviso con lui la lotta politica, Almirante e Romualdi
ricevettero in morte comuni onori nella sede centrale del partito, e
comuni esequie, il 24 maggio, nella chiesa di Sant'Agnese in Agone, in
piazza Navona, con grande concorso di popolo. Fini
onorò nel suo predecessore e maestro "un grande Italiano" e
"il leader della generazione che non si è arresa".
* Nessuna meraviglia per
Gianfranco Fini di A.N., 2/3 mesi prima dello "storico" viaggio in
Israele ha detto che il migliore statista del secolo scorso è stato
Benito Mussolini.
1994 - Silvio Berlusconi
salva l'Italia dal comunismo
Il pool di Mani Pulite toglie tutti i partiti ad eccezione del PCI
Le cose andarono proprio così - Mani Pulite
iniziò una vera e propria aggressione al mondo politico italiano e fece
sognare moltissimi, di ogni colore politico, perchè c'era veramente
necessità di fare pulizia per come avevano amministrato l'Italia. Ci
furono tanti arresti, molti suicidi, ma il pool andava avanti come un
carro armato rischiando di coinvolgere innocenti distinguendosi in
particolare il magistrato Antonio Di Pietro, che più tardi sarebbe
entrato in politica, fondando addirittura nuovi partiti, seguito da suoi
colleghi. Poi si fermarono, e a quel punto era rimasto in piedi solo il
PCI, oltre al MSI, e la cosa inizio a "puzzare". Nonostante il PCI fosse
coinvolto al pari di tutti gli altri partiti il pool rimase fermo, anche
dopo la drammatica deposizione di Bettino Craxi che fece nomi, cognomi,
orari, indirizzi, importi, coinvolgendo in pieno il PCI, nessuno
ascoltò.
Altri magistrati esterni al pool di altre procure provarono a continuare
l'opera ma ben presto non se ne seppe più niente.
Quindi con l'elezioni del 1994 ci sarebbe stato
solo il PCI in corsa in quanto l'altro rimasto, MSI, non aveva nessuna
possibilità di competere. Si sentivano già la vittoria in tasca, e molti
funzionari del PCI si incontravano con moltissime figure istituzionali e
prestigiose del mondo, militare, bancario, finanziario, industriale,
editoriale.......ma non riuscirono a prendere il potere appunto grazie a
Silvio Berlusconi.
Quanto è costato questo a Silvio Berlusconi?
90 processi, 2500 udienze, 500 magistrati
impegnati, 470 perquisizioni, episodi gravissimi come quelli avvenuti
nel 1994 con la violazione del segreto istruttorio sul Corriere della
Sera e nel 1996 con il caso Ariosto alla vigilia delle elezioni....
Questi episodi e molti altri ancora sono la dimostrazione di un uso
sconvolgente della giustizia volto a manipolare il quadro politico e ad
influire sui risultati elettorali.
Chi ha pagato le spese dei processi?
Se in 14 anni nonostante "l'impegno" di questi
magistrati non sono riusciti a trovare un bel niente significa
semplicemente 2 cose:
o sono scemi e incompetenti oppure non c'è niente da trovare!
Non si può fare a meno di pensare ai tanti
criminali scarcerati per decorrenza dei termini, molti addirittura
condannati con severe pene, causa che "non riescono a fare tutti i
processi" - e allora perchè buttare tempo e soldi? Come non pensare
anche ai molti errori fatti verso imputati innocenti? In diversi
casi si sono fatti fregare dai soliti "pentiti" o addirittura da
ragazzini contro padri e madri, perchè non avrebbero avuto un computer o
motorino o altro.
Infine ognuno di noi vede da sempre nel proprio
territorio enormi sprechi pubblici, simpatie verso alcuni "premiati" da
servizi e opere pubbliche, tenore di vita di alcuni amministratori
pubblici che fanno veri miracoli con i loro "misero" stipendio. A questi
chi ci pensa?
Il noto corridore Gino Bartali aveva ragione:
"è tutto da rifare!"