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"6C 2500 Limousine" Stabilimenti Farina 1949
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| UNA
SPORTIVA IN ABITO LUNGO Con una carrozzeria limousine e un passo di ben 3250 mm non è granché agile. Il motore però è quello delle Alfa Romeo che corrono: lo stesso sei cilindri in linea bialbero che equipaggia, per esempio, la "Freccia d'Oro". Con 90 cavalli, permette di toccare i 130 all'ora. La vettura è stata restaurata in più riprese a caro prezzo. Oggi la "6C" percorre circa 1000 km all'anno, quasi esclusivamente per partecipare ai raduni. D'altronde, è piuttosto impegnativa da guidare, soprattutto nel traffico, per via della lunghezza e della pesantezza dello sterzo; inoltre il guidatore deve vedersela con una posizione "impossibile" e obbligata, con un volante enorme, una lunghissima leva del cambio al volante e il calore emanato dal motore. Per quanto riguarda i ricambi, la parte motoristica non presenta problemi, mentre per la carrozzeria tutto va ricostruito ex novo. Fuori dal centro abitato la "6C" sembra a suo agio e nonostante la mole si dimostra abbastanza vivace e con una buona tenuta di strada. I freni, pur riuscendo a fermare la limousine entro spazi accettabili, non consentono ripetute frenate di una certa intensità. Non è certo una "Giulietta Sprint" o una "1900", ma si capisce subito che ha lo stesso sangue nelle vene.
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| C'è anche
il divisorio. L'abitacolo con gli strapuntini in posizione d'uso. L'alzacristalli
sullo schienale del divano anteriore aziona il divisorio.
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| Il posto
dell'autista. La limousine degli Stabilimenti Farina è nata per
essere guidata dall'autista, non dall'agiato proprietario; per questo il
confort del pilota e l'ergonomia del posto guida non sono state tenute in
grande considerazione. Lo strumento aggiunto sotto il cruscotto è un
termometro dell'acqua.
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Alfa Romeo "6C 2500 SS Cabriolet" Touring
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SI RICOMINCIA
DA QUATTRO Nell'immediato dopoguerra la carrozzeria Touring introdusse i quattro fari. Il nostro autotelaio, tipo "SS" n. 915527, fu consegnato dall'Alfa Romeo alla Touring il 9 giugno 1945. Era un residuo di magazzino venuto pronto quasi due anni prima, il 31 agosto 1943, ma mai utilizzato a causa della guerra. La cabriolet presenta elementi stilistici chiaramente riferibili alla fine degli anni Trenta, con parafanghi anteriori forteIl nostro autotelaio, tipo "SS" n. 915527, fu consegnato dall'Alfa Romeo alla Touring il 9 giugno 1945. Era un residuo di magazzino venuto pronto quasi due anni prima, il 31 agosto 1943, ma mai utilizzato a causa della guerra. La cabriolet presenta elementi stilistici chiaramente riferibili alla fine degli anni Trenta, con parafanghi anteriori fortemente disegnati che interrompono bruscamente la loro linea per lasciar spazio alle portiere. |
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| "Frenati dal
vento". La guida della "6C 2500 SS" non
comporta particolari difficoltà, anche perché a capote abbassata
i vortici d'aria che si creano all'interno dell'abitacolo non
incoraggiano ad accelerare
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| ACCONTENTARSI DELLA
BELLEZZA Era la più spinta della "6C 2500", ma oggi quel temperamento sportivo è un ricordo del passato. Meglio godere della sonorità del motore ad andatura turistica, quando la brezza a capote aperta non infastidisce e i freni mantengono una certa efficacia. Una cabriolet Touring "6C 2500 Super Sport" è una rarità: la carrozzeria milanese infatti su questo telaio realizzava soprattutto coupé, mentre la versione aperta fu data in appannaggio quasi esclusivo alla Pinin Farina. Di questo esemplare colpiscono innanzitutto le linee imponenti e il motore monumentale. Sembra, stando al volante, di essere più capitani sulla plancia di una nave che piloti di una vettura. Il motore è elastico e brillante, mentre il cambio è piuttosto ruvido da manovrare. In quarta la nostra "6C 2500 SS", incedendo sugli enormi pneumatici 5,50x18, prende velocità facilmente, ma è meglio non esagerare e restare sui 110 (dimentichiamoci i 165/170 km/h promessi dalla Casa), anche perché i freni denunciano qualche pecca. Le soddisfazioni maggiori, più che dalla guida, vengono dagli sguardi ammirati della gente che si incrocia. |
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| Geometria infida.
L'autotelaio della "6C 2500" montava il discusso ponte
pendolare Porsche: molto costoso da produrre, esso evidenziava
inoltre problemi di tenuta nella guida al limite.
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| A
Milano piaceva chiusa. Furono in particolar modo due i
carrozzieri che vestirono gli autotelai "6C 2500
SS", Pinin Farina e Touring. Quest'ultimo allestì
soprattutto coupé, mentre "Pinin" si esercitò
sulle cabriolet.
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| Note
eleganti. L'elegante postazione di guida rivela una
grande cura dei particolari. Al centro della plancia,
l'autoradio inserita su richiesta del cliente.
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| Vistosa
per festeggiare. Il committente svizzero volle dalla
Touring una cabriolet che non passasse inosservata per
festeggiare la fine della guerra. Il risultato fu una
vettura dalle linee gradevoli, anche se non proprio
innovative.
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La "Montreal" ha una linea forte e riuscita, opera di
Bertone, il motore è un V8 di 2,6 litri da 200 CV DIN in lega
leggera, il cambio è uno ZF invertito, in blocco col motore, le
sospensioni sono a ruote indipendenti davanti e ad assale rigido
dietro. I suoi punti deboli sono il rollio, eccessivo per una
granturismo, e la frenata, poco pronta e ancor meno potente. Il
pezzo forte è invece il motore, potente, elastico, e sportivo;
il cambio ha innesti rapidi, corti, precisi. Terreno ideale? I
percorsi veloci e le curve ampie.
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| CONDIZIONI
DELLA PROVA Peso della vettura durante le rilevazioni (pilota a bordo, apparecchiature di prova, carburante): kg 1420 (Alfa Romeo) VELOCITÁ MASSIMA Alfa Romeo: km/h 213,5 in V marcia RIPRESA 1 km con partenza da 40 km/h: Alfa Romeo: sec.36,7 (velocità d'uscita km/h 154,3) |
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CONDIZIONI
DELLA PROVA
ACCELERAZIONE
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| Debutto
in Canada. Disegnata da Bertone, fu presentata nel '67
all'esposizione universale di Montreal, in Canada (da qui il
nome). Fu venduta dal 1970.
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Sicura di sé. Vettura in leggero rollio ma stabile, cambio in terza: un pò di gas e siamo fuori dalla curva, quasi senza muovere il volante. L'esemplare della foto è uno dei primi con freni a disco. Lo specchietto esterno è stato imposto dalle norme di circolazione. Il valore di una "prima serie" è sui 4000 euro per le "freni a tamburo " e 3400 per le "freni a disco".
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| A ogni curva ancheggia. La
piacevolezza di guida viene limitata, nelle curve veloci, dalla cedevolezza del
ponte posteriore, che causa un coricamento eccessivo
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| Parente
stretta di "Giulietta". Il vano motore è simile a quello
della "Giulietta"; elemento di distinzione è il filtro
dell'aria, com il lungo cornetto d'aspirazione.
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| Solo
"Super". Nell'aprile del 1972 la gamma "Giulia"
venne unificata negli allestimenti esterni e interni: "Super
1,3" o "Super 1,6", cambiava solo il motore.
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Salva la faccia. Nel 1974 venne apportato l'ultimo ritocco stilistico alla "Giulia", che prese il nome di "Giulia Nuova Super". Il profondo restyling riguardò soprattutto il frontale, con una calandra, in plastica, ridisegnata, proiettori di uguale diametro, scudo Alfa Romeo di dimensioni più importanti e paraurti con lampeggiatori sottostanti. Il cofano del baule divenne liscio.
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| DUCE!
ALFISTA DELLA PRIM'ORA Benito Mussolini prese la patente tardi, ma si appassionò subito alle automobili. Soprattutto alle Alfa Romeo, delle quali acquistò (o ricevette in regalo) i modelli più famosi. Tra questi la "6C 1750" carrozzata Zagato al volante della quale conobbe Claretta Petacci. Domenica 24 aprile 1932: lungo la Via del Mare che collega Roma con Ostia Benito Mussolini, al volante di un'Alfa Romeo spider "6C 1750 Gran Turismo" rossa carrozzata Zagato, sorpassa una Lancia "Astura" sulla quale viaggiano i genitori, la sorella e il fidanzato della ventenne Claretta Petacci. Dopo un gioco di sorpassi con scambi di occhiate e di sorrisi inizia, complice un'Alfa Romeo, la storia d'amore più conosciuta e più tragica del Novecento.
Mussolini prese la patente nel 1922, a 39 anni,
e la sua prima vettura fu una Bianchi "Tipo
15" regalatagli con una sottoscrizione
voluta da Margherita Sarfatti, sua amante
dal 1918. Prima di quella per l'auto, era nata
nel futuro Duce la passione per gli aerei. Nel
1920 aveva preso il brevetto di pilota e per
tutta la vita farà sfoggio di abilità sia alla
cloche (celebre il suo "coup de théatre"
alla Conferenza di Stresa del 1934, dove arrivò
pilotando un idrovolante) sia al volante. All'uscita di ogni nuovo modello, partiva da Milano, per presentarlo in anteprima al Duce, il collaudatore dell'Alfa Guidotti. Con l'arrivo dell'impegno bellico Mussolini si spostò soltanto sulle "auto blu", all'epoca generalmente Lancia, per tornare infine al suo primo amore, l'Alfa Romeo, durante i 18 mesi della Repubblica Sociale Italiana.
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| In
cabriolet. Mussolini sull'Alfa "6C 2300"
decapottabile in visita ad alcune aziende lombarde. Due Alfa
"2300", però spider, entrarono a far parte del parco
auto privato del Duce, che già possedeva due "1500"
(una berlina e una scoperta) e quattro "1750", tra cui
una spider carrozzata Zagato, l'auto da lui preferita.
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| Al
volante. La "6C 1750" spider carrozzata Zagato
guidata da Mussolini (sul fondo, l'auto della
"Presidenziale", la polizia addetta alla protezione
del Duce).
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| Il
Duce e la "Tartaruga". Mussolini prova nel 1933
l'Alfa "P3" vincitrice del GP d'Italia dell'anno
precedente con Tazio Nuvolari (nella foto, col vestito chiaro).
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