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Comunismo 8 |
| ELENCO DELLE FOIBE NOTE Foibe di Basovizza (il Pozzo della Miniera) e Monrupino Uniche rimaste in territorio italiano, oggi monumenti nazionali. Vi finirono infoibati i triestini, rastrellati dalla Guardia del Popolo titina nei giorni di occupazione, e precisamente tra il 2 ed il 5 maggio. Inoltre vennero infoibati 97 finanzieri, soldati italiani, tedeschi ma anche 10 neozelandesi. Si calcola che nel Pozzo vi furono 500 m3 di salme di infoibati.Tra le 2000 e le 2500 persone trovarono la morte a Basovizza. Foiba di Scadaicina Sulla strada di Fiume. Impossibili gli accertamenti. Foiba di Podubbo Non e stato possibile, per difficolta', il recupero."Il Piccolo" del 5/12/1945 riferisce che coloro che si sono calati nella profondita' di 190 metri,hanno individuato cinque corpi (tra cui quello di una donna completamente nuda) non identificabili a causa della decomposizione. Foiba di Drenchia Secondo Diego De Castro vi sarebbero cadaveri di donne, ragazzi e partigiani dell'Osoppo. Abisso di Semich Un'ispezione del 1944 accerto' che i partigiani di Tito, nel settembre precedente, avevano precipitato nell'abisso di Semich (presso Lanischie), profondo 190 metri, un centinaio di sventurati: soldati italiani e civili, uomini e donne, quasi tutti prima seviziati e ancora vivi. Impossibile sapere il numero di quelli che furono gettati a guerra finita, durante l'orrendo 1945 e dopo. Questa e' stata una delle tante foibe carsiche trovate adatte, con approvazione dei superiori, dai cosiddetti "tribunali popolari", per consumare varie nefandezze. La foiba ingoio indistintamente chiunque avesse sentimenti italiani, avesse sostenuto cariche o fosse semplicemente oggetto di sospetti e di rancori. Per giorni e giorni la gente aveva sentito urla strazianti provenire dall'abisso, le grida dei rimasti in vita, sia perche' trattenuti dagli spuntoni di roccia, sia perche' impazziti dalla disperazione. Prolungava l'atroce agonia con sollievo, l'acqua stillante. Il prato conservo per mesi le impronte degli autocarri arrivati qua, grevi del loro carico umano, imbarcato senza ritorno..." (Testimonianza di Mons. Parentin - da "La Voce Giuliana" del 16/12/1980). Foibe di Opicina, di Campagna e di Corgnale Vennero infoibate circa duecento persone e tra queste figurano una donna ed un bambino, rei di essere moglie e figlio di un carabiniere. Foibe di Sesana e Orle Nel 1946 sono stati recuperati corpi infoibati. Foiba di Casserova Sulla strada di Fiume, tra Obrovo e Golazzo. Sono stati precipitati tedeschi, uomini e donne italiani, sloveni, molti ancora vivi, poi dopo aver gettato benzina e bombe a mano, l'imboccatura veniva fatta saltare. Difficilissimi i recuperi. Abisso di Semez Il 7 maggio 1944 vengono individuati resti umani corrispondenti a ottanta - cento persone. Nel 1945 fu ancora "usato". Foiba di Gropada Sono recuperate cinque salme. Il 12 maggio 1945 furono fatte precipitare nel bosco di Gropada trentaquattro persone, previa svestizione e colpo di rivoltella alla nuca. Tra le ultime: Dora Ciok, Rodolfo Zuliani, Alberto Marega, Angelo Bisazzi, Luigi Zerial e Domenico Mari..." Foiba di Villa Orizi Nel mese di maggio del 1945, gli abitanti del circondario videro lunghe file di prigionieri, alcuni dei quali recitavano il Padre Nostro, scortati da partigiani armati di mitra, essere condotte verso la voragine. Le testimonianze sono concordi nell'indicare in circa duecento i prigionieri eliminati. Foiba di Cernovizza (Pisino) Secondo voci degli abitanti del circondario le vittime sarebbero un centinaio. L'imboccatura della foiba, nell'autunno del 1945, e stata fatta franare. Foiba di Obrovo (Fiume) E' luogo di sepoltura di tanti fiumani, deportati senza ritorno. Foiba di Raspo (Cicceria) Usata come luogo di genocidio di italiani sia nel 1943 che nel 1945. Imprecisato il numero delle vittime. Foiba di Brestovizza Cosi narra la vicenda di una infoibata il "Giornale di Trieste" in data 14/08/1947: "...gli assassini l'avevano brutalmente malmenata, spezzandole le braccia prima di scaraventarla viva nella foiba. Per tre giorni, dicono i contadini, si sono sentite le urla della misera che giaceva ferita, in preda al terrore, sul fondo della grotta..". Foiba di Zavni (Foresta di Tarnova) Luogo di martirio dei carabinieri di Gorizia e di altre centinaia di sloveni oppositori del regime di Tito. Foiba di Gargaro o Podgomila (Gorizia) A due chilometri a nord-ovest di Gargaro, ad una curva sulla strada vi e' la scorciatoia per la frazione di Bijstej. A una trentina di metri sulla destra della scorciatoia vi e' una foiba. Vi furono gettate circa ottanta persone. Foiba di Vines Recuperate dal Maresciallo Harzarich dal 16/10/1943 al 25/10/1943 ottantaquattro salme di cuii cinquantuno riconosciute. In questa foiba, sul cui fondo scorre dell'acqua, gli assassinati dopo essere stati torturati, furono precipitati con una pietra legata con un filo di ferro alle mani. Furono poi lanciate delle bombe a mano nell'interno. Unico superstite, Giovanni Radeticchio, ha raccontato il fatto. Cava di Bauxite di Gallignana Recuperate dal 31 novembre 1943 all' 8 dicembre 1943 ventitre' salme di cui sei riconosciute. Foiba di Terli Recuperate nel novembre del 1943 ventiquattro salme, riconosciute. Foiba di Treghelizza Recuperate nel novembre del 1943 due salme, riconosciute. Foiba di Pucicchi Recuperate nel novembre del 1943 undici salme di cui quattro riconosciute. Foiba di Villa Surani Recuperate nel novembre del 1943 ventisei salme di cui ventuno riconosciute, tra le quali Norma Cossetto e suo padre Giuseppe. Foiba di Cregli Recuperate nel dicembre del 1943 otto salme, riconosciute. Foiba di Cernizza Recuperate nel dicembre del 1943 due salme, riconosciute. Foiba di Vescovado Scoperte sei salme di cui una identificata. Foiba di Costrena (Fiume) Luogo di martirio dei fiumani. L'imboccatura e stata fatta franare dagli slavi. Imprecisato il numero di vittime. Foiba del Montenero Vi furono gettate piu di 50 persone, secondo testimonianze degli abitanti del posto. In tutta la zona a cavallo della ferrovia che porta a Fiume le vittime della furia partigiana potrebbero essere state almeno 500, rastrellate da Villa del Nevoso e dintorni dopo l'8. settembre del 1943. La foiba venne riutilizzata nel 1945. Impossibili i recuperi. Altre foibe da cui non fu possibile eseguire il recupero nel periodo 1943 - 1945. Jurani, Gimino, Barbana, Rozzo, Iadruichi , San Salvaro, Abisso Bertarelli (Pinguente), Foiba di San Lorenzo di Basovizza, Foiba di Odolina (vicino Bacia, sulla strada per Matteria, nel fondo dei Marenzi), Castelnuovo d'Istria,Beca (nei pressi di Cosina), Cocevie (a 70 chilometri a sud-est da Lubiana), Cava di bauxite di Lindaro, Sepec (Rozzo) Le foibe di Capodistria Dichiarazioni rese da Leander Cunja, responsabile della Commissione di indagine sulle foibe del capodistriano, nominata dal Consiglio esecutivo dell'Assemblea comunale di Capodistria: "... Nel capodistriano vi sono centosedici cavita', delle ottantuno cavita' con entrata verticale abbiamo verificato che diciannove contenevano resti umani. Da dieci cavita' sono stati tratti cinquantacinque corpi umani che sono stati inviati all'Istituto di medicina legale di Lubiana. Nella zona si dice che sono finiti in foiba, provenienti dalla zona di S. Servolo, circa centoventi persone di etnia italiana e slovena, tra cui il parroco di S. Servola, Placido Sansi. I civili infoibati provenivano dalla terra di S. Dorligo della Valle. I capodistriani, infatti, venivano condotti, per essere deportati ed uccisi, nell'interno, verso Pinguente. Le foibe del capodistriano sono state usate nel dopoguerra come discariche di varie industrie, tra le quali un salumificio della zona .." CAUSA DI MORTE NELLE FOIBE Studio medico - legale eseguito su centoventuno infoibati, recuperati nel dopoguerra - R. Nicolini e U. Villasanta, sotto l'egida dell'Istituto di medicina legale e delle Assicurazioni dell'Universita' di Pisa. Direttore F. Domenici "... La causa mortis puo essere stata: 1. proiettili d'arma da fuoco, di solito sparati al cranio 2. precipitazione dall'alto con gli effetti che ne derivano:fratture multiple, commozione, shock traumatico grave, embolia ecc... 3. trauma da corpo contundente (bastone, calcio di fucile, bottiglie, ecc...) o acuminato con conseguente fratture 4. questi diversi momenti variamente combinati, sia come cause sovrapposte, sia come concorrenti. L'effetto, cioe la morte, non deve essere stato necessariamente immediato: e ammissibile anche che, nonostante ferite e traumi, la morte sia avvenuta a distanza di tempo o per sete o per fame " LE DISTRUZIONI A ZARA DOPO L' ENNESIMO
BOMBARDAMENTO ALLEATO RECUPERI DALLE FOIBE ISTRIANE NEL 1944 |
| L' ATTO FINALE DELLA
PULIZIA ETNICA - L' ESODO Zara (1943 - 44), Fiume (1945 - 1947), l'Istria (1945 - 47), Pola (1947), Zona B del Territorio Libero di Trieste (1953). Sono le tragiche tappe dell'esodo finale delle genti dell'Adriatico Orientale. Il 90% dei giuliano - dalmati preferi' l'esilio alla stella rossa slavo - comunista. In alcune zone l'esodo fu totale. La pulizia etnica venne cosi completata. Tra i 300 e i 350 mila istriani fiumani e dalmati dovettero abbandonare per sempre le loro terre. A confermare che la pulizia etnica e' continuata anche a guerra finita sono le affermazioni di Milovan Djilas, segretario del PCJ. In un' intervista di sei anni fa a un settimanale italiano, ammette senza giri di parole: "Nel 1946 io ed Edvard Kardelj andammo in Istria a organizzare la propaganda anti - italiana... bisognava indurre gli italiani ad andare via con pressioni di ogni tipo. Non dobbiamo dimenticare, in quest'ottica, gli esodi precedenti alla II. g.m. verificatisi in Dalmazia tra il 1918 ed il 1921, sconosciuti ai piu'. Dai 15 ai 18 mila dalmati, calcolando per difetto, sfollarono dalle citta' di Sebenico, Spalato, Ragusa, Curzola, Cattaro, ormai sotto amministrazione iugoslava dopo episodi di sangue e intimidazioni. Alcuni si rifugiarono a Zara, ma molti scelsero la via della Penisola. Solo Zara, infatti, riusci' a resistere alle pressioni slave e rimase ancora per venticinque anni il faro dell'italianita' in Dalmazia ![]() l'esodo dei polesani Riconoscimento eterno a
tutti i martiri che hanno lottato per l'italianita' delle terre
della sponda orientale dell'Adriatico |
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