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Comunismo 3 |
UCCIDETE TUTTI I PRETI! Alcuni Religiosi massacrati dai "valorosi" PARTIGIANI nelle "radiose giornate" Tratto da "IL GIORNALE" del 14 novembre 1996
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Quando la Morte arriva cantando: "BANDIERA ROSSA". |
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Le "eroiche" imprese della "Brigata Garibaldi" tratta da "Il Triangolo della Morte" Ed. Mursia, di Giorgio e Paolo Pisanò "Nil admirari, nimium
ne crede colori... Questa storia ripercorre una delle tante eroiche imprese della Brigata Partigiana per eccellenza: "La Brigata Garibaldi" ovvero il nucleo partigiano che ha combattuto con tenacia e sprezzo del pericolo per la libertà e la democrazia. Ines Gozzi, una bella ventiquattrenne di Castelnuovo Rangone (MO), è una studentessa universitaria, laureanda in lettere. Conoscendo la lingua tedesca è diventata l'nterprete del locale Comando Germanico. Ciò ha significato la salvezza del paese quando i partigiani hanno ucciso due soldati tedeschi nella zona e questi volevano distruggere l'abitato. E' stata proprio Ines Gozzi a interporsi e a battersi perchè la rappresaglia fosse evitata. Così, da quel giorno, tutti gli abitanti di Castelnuovo Rangone lo sanno e gliene sono grati. Ma tutti sanno anche che la ragazza è fidanzata con un ufficiale della Guardia Nazionale Repubblicana e questa è una colpa imperdonabile agli occhi dei "partigiani assassini -salvatori della patria- ed eroi coraggiosi pluridecorati"! La notte del 21 gennaio 1945 una squadra di partigiani della brigata "Garibaldi" fa irruzione in casa Gozzi prelevando Ines e suo padre. I due vengono portati in un casolare in aperta campagna e qui, davanti al genitore legato, la ragazza subisce le più atroci sevizie e le violenze più indicibili da tutti i "coraggiosi" componenti dell' "onorata" Brigata Garibaldi. I partigiani garibaldini ubriachi la posseggono a turno, la picchiano, gli sputano addosso, le tagliano le unghie fino alla carne, gli spengono dei mozziconi di sigaretta negli occhi, poi le urinano addosso. Tutto questo orrore davanti al padre legato, costretto ad assistere al martirio di quell'unica figlia nell'impotenza e nella consapevolezza che non ne sarebbero usciti vivi. Dopo essersi accaniti contro la povera Ines, i partigiani infieriscono su quel padre che oramai non si rendeva più conto di cosa stesse accadendo tanto era il dolore che gli avevano provocato quei porci stramaledetti! All'alba del 22 gennaio 1945, dopo la lunga notte di baldoria, i "coraggiosi partigiani garibaldini" finiscono padre e figlia con numerosi colpi di pistola alla testa. Verranno ritrovati e riesumati alcuni giorni dopo. Il corpo della ragazza è tanto straziato, tanto sfigurato da dover essere nascosto agli occhi della madre. Sui muri di Castelnuovo Rangone qualcuno scrive: "Bestie, avete ucciso la nostra salvatrice". Nessuno sarà incriminato per questo orrendo duplice delitto nè tantomeno la famigerata ed onorata "Brigata Partigiana Garibaldi" che con sprezzo del pericolo ha liberato l'Italia dal nazifascismo!
Il fatto sarà classificato ed archiviato
come "coraggiosa azione di guerra". |
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Quando la Morte arriva cantando: "BANDIERA ROSSA". |
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il sonno della ragione genera mostri Questa Storia non è un romanzo, è un Fatto di Cronaca realmente accaduto. Sorpresi nel sonno, avvelenati, torturati ed infine tagliati a pezzi. Fu questo il tragico destino di ben dodici giovani Carabinieri, catturati dai partigiani alle Cave dei Predil, nell'alto Friuli.
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Quando la Morte arriva cantando: "BANDIERA ROSSA". |
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("una storia di ordinaria follia partigiana") ![]() Norma Cossetto era una splendida ragazza di 24 anni di S. Domenico di Visinada, laureanda in lettere e filosofia presso l'Universita' di Padova. In quel periodo girava in bicicletta peri comuni dell'Istria per preparare il materiale per la sua tesidi laurea, che aveva per titolo "L'Istria Rossa" (Terra rossa per la bauxite). Il 25 settembre 1943 un gruppo di partigiani irruppe in casa Cossetto razziando ogni cosa. Il giorno successivo prelevarono Norma. Venne condotta prima nella ex caserma dei Carabinieri di Visignano dove i capibanda si divertirono a tormentarla, promettendole liberta' e mansioni direttive, se avesse accettato di collaborare e di aggregarsi alle loro imprese. Al netto rifiuto, la rinchiusero nella ex caserma della Guardia di Finanza a Parenzo assieme ad altri parenti, conoscenti ed amici tra i quali Eugenio Cossetto, Antonio Posar, Antonio Ferrarin, Ada Riosa ved. Mechis in Sciortino, Maria Valenti, Urnberto Zotter ed altri, tutti di San Domenico, Castellier, Ghedda, Villanova e Parenzo. Dopo una sosta di un paio di giorni, vennero tutti trasferiti durante la notte e trasportati con un carnion nella scuola di Antignana, dove Norma inizio' il suo vero martirio. Fissata ad un tavolo con alcune corde, venne violentata da diciassette aguzzini, ubriachi e esaltati, quindi gettata nuda nella foiba poco distante, sulla catasta degli altri cadaveri. Una signora di Antignana che abitava di fronte, sentendo dal primo pomeriggio gemiti e lamenti, verso sera, appena buio, oso' avvicinarsi. Vide la ragazza legata e la udi', distintamente, invocare la mamma e chiedere da bere per pieta' ... Il 13 ottobre 1943 a S. Domenico ritornarono i tedeschi i quali, su richiesta di Licia, sorella di Norma, catturarono alcuni partigiani che raccontarono la sua tragica fine e quella di suo padre. Il 10 dicembre 1943 i Vigili del fuoco di Pola, al comando del maresciallo Harzarich, ricuperarono la sua salma: era caduta supina, nuda, con le braccia legate con il filo di ferro, su un cumulo di altri cadaveri aggrovigliati; aveva ambedue i seni pugnalati ed altre parti del corpo sfregiate. Emanuele Cossetto, che identifico' la nipote Norma, riconobbe sul suo corpo varie ferite d'arme da taglio; altrettanto riscontro' sui cadaveri degli altri. Norma aveva le mani legate in avanti, mentre le altre vittime erano state legate dietro. Da prigionieri partigiani, presi in seguito da militari italiani istriani, si seppe che Norma, durante la prigionia venne violentata da molti. Un'altra deposizione aggiunge i seguenti particolari: "Cossetto Norma, rinchiusa da partigiani nella ex caserma dei Carabinieri di Antignana, fu fissata ad un tavolo con legature alle mani e ai piedi e violentata per tutta la notte da diciassette aguzzini. Venne poi gettata nella Foiba di Villa Surani." ... La salma di Norma fu composta nella piccola cappella mortuaria del cimitero di Castellier. Dei suoi diciassette torturatori, sei furono arrestati e obbligati a passare l'ultima notte della loro vita nella cappella mortuaria, per vegliare la salma, composta al centro, alla luce tremolante di due ceri, nel fetore acre della decomposizione di quel corpo che essi avevano seviziato sessantasette giorni prima, nell'attesa angosciosa della morte certa. Soli con la loro vittima, con il peso enorme dei loro rimorsi, tre impazzirono e all'alba caddero con gli altri, fucilati a colpi di mitra. |
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Quando la Morte arriva cantando: "BANDIERA ROSSA". |
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La Ferocia inaudita della Bestia umana Era una notte calda e umida a Bastiglia (MO) quando la sera del 27 aprile 1945 alcuni partigiani (Brigata Garibaldi) si introdussero nell'abitazione di Walter Ascari, lo derubarono, fecero razzia di carni e salumi; lo prelevarono e lo trasportarono in aperta campagna. Ascari non era fascista ma neanche comunista, era un benestante e questa era una grandissima colpa durante le "Radiose Giornate" quindi colpendo Walter Ascari avrebbero colpito lo "Stato Borghese". Giunti in località Montefiorino alcuni partigiani estrassero dei bastoni e cominciarono a colpire il malcapitato come dei forsennati; altri con l'ausilio di una canna di bambù lo seviziarono fino a rompergli l'ano e parte dell'intestino. Ma era ancora ben poca cosa, una fine orrenda attendeva il povero Walter Ascari. "A morte!" "A morte!" Urlavano gli assassini... Per la sua mattanza finale, i gloriosi e pluridecorati eroi garibaldini pensano a qualcosa di diverso dalla solita raffica di mitra... Qualcosa di speciale... Qualcosa che soltanto la loro mente perversa e assassina poteva immaginare, qualcosa che va aldilà dell'umana cattiveria. Lo appesero per i polsi ad un grosso ramo in modo che il corpo del moribondo fosse ben teso assicurandolo per i piedi al terreno con una corda. Poi, con una grossa sega da boscaiolo a quattro mani, lo tagliarono in due! Da vivo! Il suo corpo fu gettato in seguito in una porcilaia. Quando lo ritrovarono, ben poco era rimasto di quel pover'uomo. Queste storie maledette di partigiani assassini, li pubblico affinchè cada, dopo oltre 50 anni, il muro di omertà che ha avvolto la storia della repubblica, la storia dei falsi liberatori, la storia d'Italia. Parecchi ex partigiani sono ancora viventi, vale a dire che parecchi assassini sono ancora in libertà. Saranno vecchi, forse decrepiti, ma l'età non li ha migliorati di certo. Essi credono fermamente nei valori in cui credevano durante la guerra, non esiterebbero ad uccidere pur di soddisfare la loro cattiveria, perchè si tratta solo ed esclusivamente di cattiveria fine a se stessa, nient'altro. Ci sono ex partigiani, anzi io li definirei partigiani a tutti gli effetti, che ancora oggi intimoriscono le popolazioni locali dei luoghi dove si verificarono queste orrende vicende. Raccontati oggi, questi episodi terribili sembrano venire da un altro mondo, forse da un'altra galassia, tanto sono pieni di inspiegabile ferocia, di paurosi istinti animaleschi.
Come nella grande tradizione
del C.L.N., anche
questo fatto sarà classificato ed archiviato come "coraggiosa
azione di guerra" e gli esecutori di questa orribile mattanza
rimarranno impuniti, anzi, premiati con medaglie al valore! |
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Quando la Morte arriva cantando: "BANDIERA ROSSA". |
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la barbarie oltre ogni limite Tratta da "Carità e Tormento" - memorie di una Crocerossina - di Antonia Setti Carraro - Mursia editore 1982Torino - primi di maggio
1945.
Nessun medico, nessun infermiere, nessuna
sorella cercò di fermarli. La
Ora gli urli della donna non avevano più
nulla di umano. Il triste corteo passò il cortile ...PIETA', PIETA' PER MIO FIGLIO!
Allora con un moto di stizza e di
Per ore nelle nostre orecchie
"MALEDETTI, MALEDETTI ASSASSINI" |
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Quando la Morte arriva cantando: "BANDIERA ROSSA". |
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Alcuni episodi di normale routine nell'Emilia partigiana Nel Modenese la "giustizia proletaria" fu esercitata con particolare ferocia contro le donne, fasciste o presunte tali. Oltre alle violenze consumate sulle malcapitate già destinate a morte, subito prima della loro soppressione, non furono pochi i casi di sevizie e violenze d'ogni sorta. Episodi di sequestro e di detenzione di prigioniere prelevate e tenute in vita fino all'inservibilità delle medesime come "oggetti sessuali" per i loro partigiani sequestratori, nella sola provincia di Modena, se ne contano circa duemila. E' noto il caso di Prima Stefanini Cattabriga e Paolina Cattabriga, di Cavezzo (MO) madre e figlia, quest'ultima di 15 anni, prelevate il 16 aprile 1945 dalla tristemente nota "banda di Cavezzo" il nucleo partigiano alle dirette dipendenze della Brigata Partigiana Garibaldi, e costrette ad un calvario di 12 giorni prima di ottenere la "grazia della morte". "Azione di guerra", naturalmente, così il C.L.N. commentò l'accaduto. Un altro membro della famiglia Cattabriga, Angiolino, fratello di Paolina, in seguito alle percosse, mutilazioni, bruciature in quasi l'80% del corpo da parte dei sanguinari partigiani, impazzì e morì nell'ospedale di Mirandola. Un altro caso conosciuto ( sono assai di più quelli di cui non se ne sa niente...) è quello di Rosalia Paltrinieri, di Medolla. Ella aveva il "torto" di essere la segretaria del Fascio femminile locale, nel quale si era impegnata prodigandosi e mettendosi a disposizione di tutti i suoi concittadini. Era convinta di non avere nulla da temere, perciò, nonostante nella zona si vociferava su quanto stessero combinando i partigiani, preferì rimanere al suo posto. Nonostante tutto, aveva fiducia nei propri simili... perchè aveva avuto la "sbadataggine" di considerare i partigiani appartenenti alla specie umana... Ma pagò per la sua "colpa": un gruppo di gappisti le invasero la casa, bastonarono a morte il marito così violentemente da fargli schizzare via il cervello dalla scatola cranica; poi la violentarono davanti ai suoi tre bambini. Alla fine, come da copione, le svaligiarono l'abitazione e la portarono con loro conducendola in un casolare in aperta campagna, dove nel frattempo era stata trascinata anche una certa Jolanda Pignatti. Qui, le due sventurate
ebbero modo di "espiare" ancora a lungo la "colpa" di essere
fasciste (violenze d'ogni genere) finchè furono costrette a
scavarsi la fossa. Ma Rosalia Paltrinieri, la morte se la
dovette proprio guadagnare: "non le fu fatta la grazia di un
colpo alla nuca". Venne legata
e fatta stendere viva nella fossa che lei stessa aveva scavato;
a questo punto i "coraggiosi partigiani patrioti" la ricoprirono
accuratamente di terra. Uno dei coraggiosi partecipanti
a questa "eroica azione di guerra", ebbe modo di vantarsene nei
giorni successivi, insistendo compiaciuto e soddisfatto sul
particolare che Rosalia Paltrinieri, mentre soffocava sotto le
palate di terra che le venivano gettate addosso, invocava ancora
i suoi bambini. |
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Quando la Morte arriva cantando: "BANDIERA ROSSA". |
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