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Comunismo 2 |
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Dimenticare l'essenza del comunismo
significa principalmente chiudere gli occhi davanti alla verità. Il
muro di silenzio e di omertà costruito intorno a questa diabolica e
distruttiva ideologia è ormai crollato. I crimini perpetrati sotto i simboli di falce e martello si sono rivelati i più mostruosi e i più numerosi della storia dell'umanità. |
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| Mosca - Nella notte fra il 24 e il 25 febbraio del 1956, il leader sovietico Nikita Krushev denunciava agli attoniti partecipanti al ventesimo congresso del Pcus gli orrori del regime staliniano. Krushev dovette armarsi di grande coraggio: il congresso era nettamente diviso fra stalinisti e riformisti, e perciò il leader sovietico scelse l'ultima notte di lavori, dopo che le cariche nel comitato centrale erano state già assegnate, per lanciare quella che fu poi definita una "bomba". Nessuno sapeva fin dove sarebbero volati i frammenti di quella bomba, né poteva immaginare che pochi mesi dopo, in ottobre, lo stesso Krushev avrebbe schiacciato con i carri armati l'Ungheria riformista. Nella sala del congresso, 1426 deputati e cinquantacinque rappresentanti dei 'partiti fratelli' dell'est ascoltarono esterrefatti, in un silenzio di tomba rotto solo da qualche grido di indignazione, l'elenco degli orrori del regime staliniano. Molti accusarono malori, alcuni svennero e furono portati via in barella. Un congressista interruppe a un certo punto Krushev per chiedere: «Perché non lo avete ammazzato, quel figlio di puttana?». Il leader sovietico replicò aspramente: «Chi lo chiede?». Dai deputati non venne alcuna risposta. «Chi è stato?», insistette. E mentre il silenzio si prolungava, Krushev affermò in tono calmo: «Ora capite perché non lo abbiamo ammazzato». |
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“La follia è molto rara nei singoli individui. Nei gruppi, nei partiti, nei popoli, nelle epoche essa è la regola.” Friedrich Nietzsche |
il leader comunista cubano da sempre amato da tutte le generazioni.
Tratto dal Il Libro Nero del Comunismo
Di buona famiglia, nasce a Buenos Aires nel 1928, Ernesto Guevara De La Serna detto "CHE". Appassionato di viaggi in motocicletta, gira in lungo e in largo per l'America Latina, conosce luoghi e realtà diverse. E' affetto da asma cronica, ma ciò non gli impedisce di laurearsi in medicina agli inizi degli anni '50. In Guatemala viene a conoscenza delle precarie condizioni di fame e miseria delle popolazioni sottoposte al Regime di Dittatura Comunista di Jacobo Arbenz. A causa dei forti interessi economici degli Stati Uniti in Guatemala, viene inviato un contingente militare statunitense a rovesciare il dittatore. Comincia così un odio smisurato da parte del "CHE" verso gli Stati Uniti. In una notte del 1955, Guevara incontra in Messico un giovane avvocato cubano in esilio che si prepara a rientrare a Cuba, Fidel Castro. Subito entrano in sintonia, condividendo gli ideali, il culto dei "guerriglieri" e la volontà di espropriare il dittatore Batista dal territorio cubano. Il CHE sbarcherà a Cuba insieme a Fidel e altri guerriglieri in esilio. Nel 1956, auto nominandosi comandante di una colonna di partigiani, si fa notare per la sua crudeltà e determinazione. Un ragazzo non ancora ventenne, un guerrigliero della sua unità, rubò per fame un pezzo di pane ad un compagno. Senza processo o interrogatorio, Guevara lo fece legare ad un palo e giustiziare mediante fucilazione. Nel 1958 riporta la prima "vittoria" sui miliziani del regime di Batista a SANTA CLARA. Un treno carico d'armi viene intercettato e bloccato dalla sua unità armata, facendo prigionieri una cinquantina di soldati; in seguito a questa operazione, il dittatore Batista fugge sconfitto e Guevara fu nominato "procuratore" (boia) della prigione della CABANA. La popolazione cubana era in festa, non sapevano che i successori di Batista avrebbero portato molto più morti e disperazione che la speranza di una vita migliore! L'ufficio in cui esercita Guevara, diventa teatro di torture e omicidi tra i più efferati. Secondo alcune stime, sarebbero stati uccisi oltre 20.000 persone, per lo più ex compagni d'armi che si rifiutavano di obbedire e che si conservavano, al contrario del "CHE", democratici e non violenti. Nel 1960 il "pacifista" GUEVARA, istituisce un "campo di concentramento" sulla penisola di GUANAHA, dove trovarono la morte oltre 50.000 persone colpevoli soltanto di non condividere i suoi ideali di "PACE E FRATELLANZA"!! Ma non sarà il solo campo, altri ne sorgeranno come a Santiago di Las Vegas dove c'è il campo Arco Iris, nel sud est dell'isola sorge il campo Nueva Vida, nella zona di Palos si istituisce il campo Capitolo, quest'ultimo è un campo speciale per bambini sotto i 10 anni! Se una persona si era resa colpevole di reato a sfondo politico veniva arrestata insieme a tutta la famiglia. La maggior parte degli internati veniva lasciata con indosso le sole mutande, le celle non erano mai pulite, si lasciavano a marcire per anni nei propri escrementi in attesa di fucilazione o torture indicibili.Successivamente gli fu conferito l'incarico di Ministro dell'Industria e presidente del BANCO NACIONAL, la Banca centrale di Cuba. Guevara non perde tempo a mettere in pratica il suo"modello sovietico". Elogia l'odio per le proprietà e per lo "sporco" denaro ma sceglie di abitare in una grande e lussuosa casa colonica in un quartiere residenziale a l'AVANA. Impone la povertà forzata alla popolazione mentre lui vive nel lusso più abominevole in cui si possa trovare un COMUNISTA. Pratica sport impensabili per l'economia di Cuba, sia allora che oggi. La vita "comoda" e l'ozio ammorbidiscono il guerrigliero Guevara; mette su qualche chilo e passa il tempo tra un party e le gare di tiro a volo, ma non disdegna la caccia grossa e la pesca d'altura. In omaggio a Lenin, chiama il suo primogenito Vladimir. Nel suo testamento, da buon allievo della scuola Maoista-Leninista del Terrore, scrive: "AMO L'ODIO, BISOGNA CREARE
L'ODIO E L'INTOLLERANZA TRA GLI UOMINI, PERCHE' QUESTO RENDE GLI UOMINI
Queste parole non vengono da Heinrich Himmler, il fondatore e ideatore delle SS germaniche, bensì dall'uomo che per oltre 30 anni è stato falsamente mitizzato come simbolo di pace e uguaglianza, di amore per il prossimo e di fratellanza. Guevara si adopera a diffondere sistematicamente la guerriglia in giro per il mondo, il suo motto: "Creare due, tre, mille Vietnam!" Nel 1963 è in Algeria dove si unisce a Dèsirè Kabila, un marxista, grande sterminatore di popolazioni civili. Il suo continuo desiderio di diffusione per la lotta armata, lo porta del 1967 in Bolivia dove si allea col Partito Comunista Boliviano ma non riceve alcun appoggio da parte della popolazione locale, nessuno di loro si unisce alla sua unità di guerriglieri.
Isolato e braccato, Ernesto Guevara De La Serna detto "CHE", venne catturato dai miliziani locali boliviani e giustiziato il 9 ottobre 1967. Molti lati di questa vicenda non furono mai chiariti come non si saprà mai quali responsabilità ha avuto Fidel Castro nella morte del "CHE".
Il documento con il quale presentarono la
notizia i giornali locali dell'epoca. Dopo la sua morte, Fidel Castro
ricopriva la carica di massima autorità al governo di Cuba ancora vigente ai giorni
nostri. Di tutto questo orrore sopra descritto non si è mai saputo
niente di ufficiale fino alla grande fuga del popolo cubano del 1980. Milioni di cubani si riversarono nella locale
Ambasciata del Perù chiedendo asilo politico per la vita durissima
imposta loro dal Regime Dittatoriale Comunista. Castro concesse a solo 125.000
persone il permesso di lasciare l'isola, permesso dato solo a chi conveniva a lui... Fu concesso
l'asilo politico agli internati dei manicomi criminali, ai peggiori
individui, ai mutilati, ai delinquenti
comuni, ai poveri senza fissa dimora, ai barboni, a gente che Castro non
considerava esseri umani, a
gente a cui diceva di interessarsi molto! Castro approfittò della
situazione per liberarsi definitivamente di
questi rifiuti umani (diceva lui) scaricandoli alla tanto odiata
America. Oggi, tutto questo orrore
continua indisturbato, prima con il "CHE" e ora con Fidel. Le torture, i campi di
sterminio, le fughe in massa da CUBA, sono all'ordine del giorno! A Cuba si giustiziano con la fucilazione persone
indiziate di reato senza un regolare processo! E per quello che ne rimane, danno la caccia agli ex nazisti ancora in vita in giro per il mondo... Fra 20 anni, quando i camerati del Terzo Reich saranno tutti morti, daranno la caccia ai loro fantasmi!
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Il terrore dei Khmer Rossi
Salot Sar (1928 - 1998) l'aguzzino comunista meglio conosciuto col nome di Pol Pot. Dopo la sua morte, altri come lui hanno preso il suo posto: "Il terrore dei Khmer Rossi continua ancora". Seguendo alla lettera la teoria di Marx secondo cui i complessi urbani creano il plusvalore a danno della campagna, gli “intellettuali” della cerchia di Pol Pot diedero il via a una delle più terribili azioni criminali a memoria d’uomo. La Cambogia, serrando ermeticamente le frontiere, si escluse dal mondo diventando così un unico, grande campo di concentramento. Alcune
testimonianze di prigionieri scampati miracolosamente alla morte:
"Eravamo impietositi soprattutto dalla sorte di 50 bambini figli dei
deportati dopo il 17 aprile 1975. Quei bambini avevano rubato per fame.
Li avevano arrestati non per punirli ma per metterli a morte in un modo
molto crudele: Le guardie carcerarie li picchiavano o li prendevano
a calci fino a farli morire; ne facevano dei giocattoli viventi
attaccandoli per i piedi al tetto e, li appesi, li facevano dondolare,
poi a calci cercavano di riportarli alla posizione iniziale.
Vicino alla prigione c'era uno stagno, gli aguzzini vi gettavano i
piccoli prigionieri, li tenevano immersi premendoli con i piedi o li
schiacciavano con un grosso masso. Poi quando quei piccoli sventurati
venivano presi da convulsioni, li lasciavano emergere per poi rificcarli
subito in acqua, fino al sopraggiungere della morte. Noi prigionieri,
piangevamo di nascosto per la sorte di quei piccoli che avevano lasciato
questo mondo in una maniera così orribile". |
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Quando la Morte arriva cantando: "BANDIERA ROSSA". |
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UNA SCIA DI SANGUE INFINITA Questo è l'elenco provvisorio dei religiosi massacrati barbaramente dai partigiani durante le "radiose giornate" DON GENNARO AMATO - Parroco di Locri (RC), ucciso nell'ottobre 1943 dai capi della repubblica comunista di Caulonia. DON ERNESTO BANDELLI - Parroco di Bria, ucciso dai partigiani slavi a Bria il30/4/45 DON VITTORIO BAREL - Economo del seminario di Vittorio Veneto, ucciso dai partigiani il 26/10/44 DON DUILIO BASTREGHI - Parroco di Cigliano e Capannone Pienza, ucciso la notte del 3/7/44 dai partigiani comunisti che lo avevano chiamato con un pretesto. DON CARLO BEGHE' - Parroco di Norvegigola (Apuania), sottoposto il 2/3/45 a finta fucilazione dai partigiani, che gli produsse una ferita mortale. DON FRANCESCO BONIFACIO - Curato di Villa gardossi (TS), catturato dai comunisti slavi ed infoibato l'11/9/46. DON LUIGI BORDET - Parroco di Hone (AO), ucciso il 5/3/46 perché aveva messo in guardia i parrocchiani dalle insidie comuniste. DON LUIGI BOVO - Parroco di Bertipaglia (PD), ucciso il 25/9/44 da un partigiano comunista. DON MIROSLAVO BULLESCHI - Parroco di Monpaderno (Diocesi di Parenzo e Pola), ucciso il 23/8/47 dai comunisti slavi. DON TULLIO CALCAGNO - Direttore di Crociata Italica, fucilato a Milano il 29/4/45 da partigiani comunisti. PADRE CRISOSTOMO CERAGIOLO - Cappellano militare decorato al V.M., prelevato il 19/5/44 da partigiani comunisti e ritrovato cadavere in una buca con le mani legate dietro la schiena. DON FERRUCCIO CRECCHI - Parroco di Levigliani (LU), fucilato all'arrivo delle truppe di colore grazie a false accuse dei comunisti locali. DON ANTONIO CURCIO - Cappellano dell'11° Btg. bersaglieri, ucciso il 7/8/41 a Dugaresa da comunisti croati. PADRE SIGISMONDO DAMIANI - Ex cappellano militare, ucciso dai comunisti slavi a S. Genesio di Macerata l'11/3/44. DON AURELIO DIAZ - Cappellano della Sezione Sanità della divisione Ferrara, fucilato a Belgrado nel gennaio 45 da partigiani titini. DON ADOLFO DOLFI - Canonico della Cattedrale di Volterra, sottoposto il 28/5/45 a torture tali che lo portarono alla morte l'8 ottobre successivo. DON GIUSEPPE DORFMANN - Fucilato nel bosco di Posina (VI) il 27/4/45 DON VINCENZO D'OVIDIO - Parroco di Poggio Umbricchio (TE), ucciso nel maggio 44 sotto accusa di filo fascismo. PADRE GIOVANNI FAUSTI - Superiore generale dei Gesuiti in Albania, fucilato il 5/3/46 insieme ad altri religiosi rimasti ignoti, solo perchè italiani. PADRE FERNANDO FERRAROTTI - Cappellano militare reduce dalla Russia, ucciso da partigiani comunisti nel giugno 44 a Champorcher (AO). DON GREGORIO FERRETTI - Parroco di Castelvecchio (TE), ucciso da partigiani comunisti slavi ed italiani nel maggio 44. DON SANTE FONTANA - Parroco di Comano (Pontremoli), ucciso dai partigiani il 16/1/45. DON GIUSEPPE GABANA - Della diocesi di Brescia, ucciso il 3/3/44 da un partigiano comunista. DON DOMENICO GIANNI - Cappellano militare in Jugoslavia, prelevato la sera del 21/4/45 dai comunisti e ucciso dopo tre giorni. DON GIUSEPPE LORENZELLI - Priore di Corvarola di Bagnone (Pontremoli), ucciso dai partigiani il 27/2/45 dopo essere stato obbligato A SCAVARSI LA FOSSA. DON FERNANDO MERLI - Missionario della Cattedrale di Foligno, ucciso il 21/2/44 presso Asissi, da comunisti slavi istigati da altri comunisti italiani. DON ANGELO MERLINI - Parroco di Flamenga
(Foligno), ucciso dagli stessi assassini il medesimo giorno,
presso Foligno. DON SEBASTIANO CAVIGLIA, parroco della GNR ucciso ad Asti il 27/4/45; DON GIUSEPPE AMATEIS,
parroco di Coassolo (TO), ucciso dai comunisti A COLPI D'ASCIA
il 15/3/44 per avere deplorato gli eccessi partigiani; DON LEANDRO SANGIORGI,
cappellano militare decorato al valore, ucciso dai partigiani a
Sordevolo Biellese (BI) il 30/4/45; DON STANISLAO BARTHUS
della congregazione di Cristo Re (Imperia), ucciso il 17/8/44
dai partigiani perché aveva, durante una predica, DEPLORATO GLI
ECCESSI PARTIGIANI; E MOLTI ALTRI ANCORA... |
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Quando la Morte arriva cantando: "BANDIERA ROSSA". |
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ARANCIA MECCANICA IN VAL PADANA L'alba insanguinata del 29 agosto 1944 ...una storia di Puro e Semplice Orrore!
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