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Auto 5 |
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L' IRI vende (a prezzo molto buono, praticamente gratis) l' Alfa alla Fiat e qui nasce il primo modello a trazione anteriore : la 164 |
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Autodelta Squadra Corse
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Le competizioni ALFA
ROMEO
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Alfa Romeo Camion e Autobus
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Gli inizi "1910-1914"
Il Portello nel 1910
Era il 24 giugno del 1910 quando alcuni imprenditori, rilevando la filiale italiana della francese Darracq, con officine al Portello, nell'immediata periferia di Milano, fondarono l'ALFA, la Anonima Lombarda Fabbrica Automobili.Siamo in piena "Belle époque", Guglielmo Marconi riceve il premio Nobel per la fisica, le concorrenti Fiat e Lancia hanno, rispettivamente, undici e quattro anni, e la sfida della nuova Azienda comincia subito con un successo: la 24 HP. Interamente
progettata da Giuseppe Merosi e da altri tecnici italiani, la 24
HP si fa apprezzare per la meccanica, per le prestazioni e per
il piacere di guida, caratteristiche che diventeranno simboli
del Marchio. Il motore di 4084 centimetri cubi eroga 42 cavalli
e permette di superare i 100 chilometri l'ora,una velocità
notevole per l'epoca. L'anno seguente, all'esordio sportivo, sta
per vincere la Targa Florio, ma deve ritirarsi per un banale
incidente: il pilota è accecato da uno spruzzo di fango. Il
modello viene prodotto in oltre 200 autotelai che, secondo
l'abitudine dell'epoca, sono affidati ai carrozzieri per
l'allestimento definitivo. Nascono,così, la Spider, la Corsa a
due posti, la Limousine a sette posti e la Torpedo, che sarà
usata anche dal Comando supremo dell'Esercito, durante il primo
conflitto mondiale.Nel 1913 l'Alfa commercializza la 40-60
HP.Con il motore da sei litri e 70 cavalli, la 40-60 HP arriva
seconda assoluta nella famosa corsa in salita Parma-Poggio di
Berceto. L'anno seguente Merosi "firma" la prima Grand
Prix Alfa, con la quale il pilota Giuseppe Campari percorre il
chilometro lanciato a oltre 147 chilometri orari.Sono due dei
successi sportivi che contribuiranno a far nascere la leggenda
dell'Alfa Romeo e andranno a formare un palmarès che oggi
comprende oltre cento allori: dai 5 Campionati Mondiali alle 11
Mille Miglia, dalle 4 "24 Ore di Le Mans" al
Campionato Turismo Tedesco DTM. Nasce il Quadrifoglio |
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Lo
scoppio della Grande Guerra accentua le difficoltà finanziarie
dell'Azienda, che il 2 dicembre 1915 viene rilevata
dall'ingegnere Nicola Romeo.Nello stabilimento del Portello, da
lui subito adeguato alle esigenze belliche, si producono
motocompressori, munizioni, lanciafiamme e motori per
aeroplani.Con la pace è necessaria una nuova riconversione, che
si rivela lunga e difficile.Questa volta,dalle officine escono
trivelle,trattori e materiale ferroviario.Soltanto nel 1920
nasce la Torpedo 20-30 HP ES, prima vettura con la nuova ragione
sociale: Alfa Romeo. Proprio guidando uno di questi esemplari,
il ventiduenne Enzo Ferrari arriva secondo alla Targa Florio. In
quegli anni l'Italia,come altri Paesi europei,attraversa una
crisi politica, sociale ed economica. Giorni di tensione per
l'occupazione della fabbriche, la moneta si svaluta: il dollaro,
quotato poco più di cinque lire nel 1914, sei anni dopo è
salito a quasi 30. Nel 1921, crolla la Banca Nazionale di
Sconto, che è il principale azionista dell'Alfa Romeo e di
altre aziende. Deve intervenire il Governo, fondando l'Istituto
per la sovvenzione sui lavori industriali.Nel 1923 l'Azienda
presenta il modello RL che riscuote notevole successo e,
condotto da Ugo Sivocci, conquista la prima delle dieci vittorie
nella Targa Florio (oltre che il secondo e il quarto
posto).Nella stessa gara, per la prima volta compare sul cofano
il quadrifoglio, da allora simbolo delle vetture sportive della
Casa, mentre al circuito del Savio,
Il
motore di due litri eroga 140 cavalli, che salgono a 155 l'anno
dopo e a 175 nel 1930. Sul circuito di Cremona la vettura
raggiunge i 225 chilometri orari e per cinque anni miete allori
su allori. Fra tutti, nel 1925, il primo Campionato
Automobilistico del Mondo con Gastone Brilli Peri.Comincia un
felice periodo contrassegnato da grandi innovazioni tecniche e
da vittorie sportive. Da un lato, alcuni modelli dalla tecnica
superba, progettati dall'inesauribile Jano: la 6C 1500,la 6C
1750 SS, la 6C 1750 GS,la 8C 2300 (con la quale Campari trionferà
a Monza nel 1931),la 2900 Tipo A e Tipo B che eroga addirittura
220 cavalli; dall'altro le prodezze di piloti come Antonio
Ascari, Gastone Brilli Peri, Giuseppe Campari, Enzo Ferrari e
Achille Varzi. Un ricordo a sé merita Tazio Nuvolari, idolo
delle folle assiepate ai bordi delle polverose strade
dell'epoca. E non a caso: sette vittorie nel '32 (e 13 quattro
anni dopo); i record di velocità sul chilometro e sul miglio
lanciato sulla Firenze-Mare nel '35 a 336 km/h con l'Alfa
Bimotore;la coppa Vanderbilt a New York nel '36; gli
entusiasmanti duelli con Achille Varzi, il nemico-amico di
sempre. Come quello, forse romanzato, nella Mille Miglia del
1930, quando a fari spenti Nuvolari insegue e supera
l'avversario partito cinque minuti prima.Le indicazioni tecniche
e pratiche emerse dalle corse vengono trasferite sulla
produzione di serie. Nel '27 nasce la 6C 1500, con motore a sei
cilindri in linea: un successo anche commerciale,ottenuto da un
sapiente cocktail di potenza, leggerezza, equilibrio generale e
frenata.Con l'aumento della cilindrata, nel 1929 il modello
cambia nome e diventa 6C 1750.In quattro anni se ne costruiscono
2259: un record! Nella seconda metà degli anni Venti,infatti,la
produzione Alfa supera di poco le mille auto l'anno, mentre
quella totale italiana si aggira sulle 15 mila vetture. |
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Ancora una volta, però, fattori esterni all'Azienda -e in particolare la crisi economica mondiale, avviata dal crollo della Borsa di Wall Street nel '29- incrinano l'espansione dell'Alfa che, nel 1933, passa sotto il controllo dell'Iri, l'Istituto per la Ricostruzione Industriale, nato da poco proprio per aiutare le aziende in crisi. Nel '34, comunque, le sue vetture da corsa, affidate alla Scuderia Ferrari, vincono più gare di tutte quelle delle altre Case. Nel '36 l'attività sportiva fa addirittura passare in secondo piano la produzione di serie. Due anni dopo, nasce la 8C 2900 B Lungo, che nella carrozzeria Touring, è l'Alfa più rappresentativa del periodo: il cofano imponente è simbolo di eleganza e di una potenza che affascinano. A confermare la tradizione che vede le auto destinate al mercato identiche nella meccanica e nei motori alle vincitrici delle competizioni, il modello conquista i primi tre posti alla Mille Miglia.
1750 NUVOLARI campione mille miglia dal 1935 al 1938 Nel frattempo, l'IRI indirizza la produzione verso i motori aeronautici e i veicoli industriali. Già nel '26, l'Azienda aveva cominciato a fabbricare -su licenza dell'inglese Bristol- motori stellari a nove cilindri per gli aerei. Negli anni Trenta, poi, nascono motori potenti e affidabili, richiesti anche all'estero. Merito degli avanzati materiali utilizzati, come la Duralfa, una lega leggera di alluminio usata per costruire eliche, pistoni, teste cilindri e altri componenti. Nel '39 nasce il 135, un 18 cilindri a doppia stella, che con quasi 2000 HP è il più potente propulsore dell'epoca. Altri motori conquistano tredici record mondiali di velocità, altezza e distanza. La produzione aeronautica raggiunge quasi l'80 per cento del fatturato annuo e per soddisfare le crescenti richieste,sul finire del decennio si costruisce uno stabilimento a Pomigliano D'Arco (Napoli).Il Marchio Alfa è apprezzato anche nei veicoli industriali. Il primo autocarro, il Bussing 50, è del 1931. Nel '35, il T85G vince un concorso internazionale per camion a gassogeno sul percorso Roma-Bruxelles-Parigi. Il modello 500, poi, nella versione autocarro trasporta 110 quintali, mentre come autobus è apprezzato per la linea, la comodità offerta ai passeggeri e la velocità di 68 chilometri orari. In una parola, sono mezzi affidabili anche in condizioni difficili, tanto che durante la campagna d'Etiopia l'Azienda fornisce all'Esercito Italiano oltre 2000 veicoli.
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"Signori
giù il cappello"disse
Henry Ford al passaggio
Alfa Romeo 8c Monza (1933) Vincitrice della MIlle Miglia Al traguardo sono presenti 5 Alfa Romeo 8c Monza nei Primi 5 posti! |
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«L'Alfa Romeo non è una semplice fabbrica di automobili: le sue auto sono qualche cosa di più che automobili costruite in maniera convenzionale. Ci sono molte marche di automobili, e tra esse l'Alfa occupa un posto a parte. E' una specie di malattia, l'entusiasmo per un mezzo di trasporto. E' un modo di vivere, un modo tutto particolare di concepire un veicolo a motore. Qualcosa che resiste alle definizioni. I suoi elementi sono come quei tratti irrazionali dello spirito umano che non possono essere spiegati con una terminologia logica. Si tratta di sensazioni, di passione, tutte cose che hanno a che fare più col cuore che con il cervello. Naturalmente alcuni di questi elementi sono semplicemente meccanici, e pertanto sono abbastanza facili da identificare. Sono concetti che nascono dall'attività delle corse, nelle quali l'eccellenza è indispensabile»
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I nuovi ambiziosi progammi dell'Azienda vengono sconvolti dallo scoppio della seconda guerra mondiale, il 10 giugno del 1940. L'Alfa deve riconvertire la produzione alle commesse militari e i suoi stabilimenti vengono bombardati più volte. Nonostante tutto, l'Azienda mantiene alto il livello tecnologico. Nel '42,per esempio, un trimotore italiano SM75 spinto da motori Alfa 128, vola per 20 mila chilometri, sino a Tokyo e ritorno. Dopo il bombardamento alleato del 20 ottobre 1944, però, nel complesso del Portello cessa ogni attività.
Alfetta 158 Campione del Mondo di F1 nel 1950 e nel 1951 La pace arriva nella primavera seguente, ma i primi mesi di lavoro sono difficili. Manca tutto: officine, materiali, componenti. Non potendo fabbricare altro, gli ottomila dipendenti del Portello costruiscono cucine elettriche, mobili metallici, infissi e saracinesche.L'attività automobilistica riprende soltanto nel '46, facendo gareggiare le 158 salvate dalle macerie e tornando a costruire le 6C 2500 d'anteguerra.Poi, arrivano le versioni dall'innovativo cambio al volante, che piacciono tanto ai Vip dell'epoca: da Rita Hayworth a Tyron Power, da Ranieri di Monaco a re Faruk d'Egitto. L'allestimento Super Sport Villa d'Este, nella carrozzeria Touring (1949), ne fa la più bella vettura di quegli anni (deve il nome alla vittoria conseguita nell'omonimo concorso d'eleganza per design d'auto).L'anno dopo, l'Alfa Romeo presenta il modello che rilancia le sorti dell'Azienda: la 1900, progettata da Orazio Satta Puliga. E' una berlina a quattro porte e cinque posti, la prima vettura del Biscione a carrozzeria autoportante.
Alfa 190 Adotta un motore a quattro cilindri in linea di 1884 centimetri cubi da 90 cavalli e raggiunge i 150 chilometri l'ora, che diventano 190 nelle 1900 Super e Super Sprint.Ne verranno costruiti circa 20 mila esemplari. Anche con questo modello l'Alfa Romeo miete successi sportivi. Tanto che, secondo un fortunato slogan, la 1900 diventerà "la macchina da famiglia che vince le corse". Ma,soprattutto, con questo modello è stato introdotto nella storia dell'automobilismo un nuovo concetto di vettura: la berlina ad alte prestazioni per uso quotidiano.Sulle piste dei Gran Premi, l'Alfa 158 (da tutti all'epoca soprannominata "Alfetta" per le sue dimensioni ridotte) ha la supremazia assoluta e nel 1950, con Nino Farina, conquista il Campionato del Mondo.L'anno dopo, Juan Manuel Fangio vince il Campionato del Mondo di F1 con la 159, un bolide entrato nella leggenda. Esteriormente quasi identica alla 158, adotta il più potente motore 1500 mai costruito: 425 cavalli, oltre 300 chilometri orari. Subito dopo, l'Alfa si ritira dai Gran Premi. Continua, invece, a gareggiare nelle competizioni Sport e presenta la "1900 Disco Volante", dalla forma lenticolare, capace di raggiungere i 225 chilometri l'ora. |
Gli anni della GiuliettaSono gli anni della guerra fredda, alla quale De Gasperi, Adenauer e Schuman oppongono il sogno di un'Europa unita. In Italia è, soprattutto, l'inizio del boom economico. Nel '49 circolava un'auto ogni 96 abitanti, ma già una ogni 28 persone nel '58 e una ogni 11 nel '63. In un quinquennio,il prodotto interno lordo del Paese cresce del 6,3 per cento. |
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| Nel '54 esordisce la Giulietta Sprint, coupè capostipite di molti modelli di successo: è la 1300 cc più desiderata dell'epoca e sarà venduta in quasi 28 mila esemplari.L'anno dopo vengono presentate la versione Spider, una delle più belle automobili a carrozzeria aperta di tutti i tempi, e la berlina: 53 cavalli e 140 chilometri l'ora di velocità massima.In questa categoria, non c'è niente di meglio sul mercato: il modello sintetizza lo stile, la personalità e la raffinatezza meccanica tipiche del Marchio e diventa uno status symbol. Per una decina d'anni le Giulietta manterranno inalterato il proprio fascino, ampliando il mercato dell'Alfa Romeo dalle decine di migliaia di unità alle centinaia di migliaia. La numero 100 mila esce dalle linee di montaggio del Portello nel febbraio del 1961, presente l'attrice Giulietta Masina in veste di madrina.Un'altra vettura importante di quel periodo è la 2000: alla versione berlina del '58, dalle linee squadrate, si affiancano la Spider e il CoupéL'anno seguente, per mantenere adeguati volumi produttivi, comincia la fabbricazione (su licenza Renault) dell'utilitaria Dauphine.A Pomigliano d'Arco, intanto, si continuano a produrre veicoli industriali e motori diesel Saviem. Nasce Romeo, veicolo commerciale per molteplici impieghi. |
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La sprint di Ieri ( 1955) GIULIETTA SPRINT |
Presentata al Salone di Torino il 20 aprile del 1954, segnò l'inizio della produzione in un nuovo settore, quello delle medie cilindrate ma con prestazioni elevate. La Giulietta Sprint divenne ben presto uno dei prodotti emblematici del Made in Italy. |
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Nel 1961 viene inaugurato il nuovo stabilimento Alfa Romeo di Arese. La prima vettura prodotta è la Giulia, venduta in oltre un milione di esemplari nelle varie versioni. |
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Accordo con Renault
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Storia
dell' Progetti per una piccola Alfa Romeo prima dell’Alfasud Molte
persone credono che l’Alfasud sia stata la prima Alfa Romeo
di categoria inferiore a quelle che oggi sono chiamate
automobili di classe media.
Il
secondo tentativo di disegnare una piccola Alfa Romeo prima
dell’Alfasud fu la Tipo 103. Per raggiungere quote di
mercato consistenti in un segmento in rapida crescita, fu
pianificata una vettura di segmento inferiore alla Giulietta.
Nel 1960 un primo prototipo venne completato. Aveva un motore
trasversale di 1000 cc a quattro cilindri in linea con il
classico schema Alfa Romeo bialbero a camme in testa. L’auto
era equipaggiata con un cambio a quattro marce. Il progetto Alfasud Sette anni più tardi l’ingegner Giuseppe Luraghi intravide la possibilità di costruire una piccola auto capace di realizzare grandi volumi di vendita. La Tipo 13-61 e la Tipo 103 furono, però, destinate all’oblìo a causa di un tacito accordo tra Fiat e Alfa Romeo con il quale l’Alfa si impegnava a non costruire automobili di segmento inferiore a quello di Giulietta e Giulia, e la Fiat, d’altra parte, prometteva di non cimentarsi nella costruzione di auto sportive o berline dalle elevate prestazioni.
Giuseppe
Luraghi decise, però, ugualmente di costruire una piccola
Alfa Romeo e le cose procedettero in maniera molto rapida.
Egli convinse il governo italiano a fornire un supporto
economico, il quale accettò ma pose la condizione di
costruire la nuova vettura nel sud del Paese per consentire di
arginare l’emigrazione di giovani che, non vedendo davanti a
sé stessi alcuna prospettiva concreta di futuro, si
spostavano massicciamente verso il più ricco e
industrializzato Nord Italia. La nuova automobile, pertanto,
non sarebbe stata costruita né a Milano né nelle aree
circostanti. L’Alfa Romeo optò velocemente per lo
stabilimento Alfa Romeo Avio di Pomigliano d’Arco, vicino a
Napoli. Su questa vecchia area di proprietà dell’Alfa iniziò
la costruzione di un nuovo insediamento industriale per dar
vita al progetto denominato Alfasud. La pista di atterraggio
dell’Alfa Romeo Avio fu sostituita da una pista di collaudo
per veicoli. 240 ettari e 300 bilioni di lire furono messi a
disposizione dell’Alfa Romeo. Altri 60 bilioni di lire
furono erogati per lo sviluppo della vettura. Il 6% fu reso
immediatamente disponibile dal governo, un successivo 44%
arrivò poco più tardi.Gli eventi si svilupparono
rapidamente. L’Alfa Romeo si ritrovò a dover selezionare
15.000 operai per la nuova fabbrica a fronte di 130.000
richieste di assunzione. Ma i lavoratori del meridione non
erano sufficientemente specializzati, pertanto l’Alfa Romeo
dovette convincere parecchi operai del nord a spostarsi a
Pomigliano d’Arco. Gli imprenditori dovevano creare le
condizioni migliori per il nuovo contesto che si era venuto a
determinare. Nello stesso momento la dirigenza della Fiat si
infuriò contro l’idea Alfasud. La Fiat vide una rottura
all’accordo stabilito e cercò con ogni mezzo di fermare il
progetto, immaginando perfino un furto di documenti da parte
dell’Alfa Romeo. Numerosi dipendenti Fiat furono sospettati
di tradimento e la Fiat provò a ritardare la produzione
dell’Alfasud prospettando i rischi del piano Con i suoi 27 tecnici specializzati (in parte reclutati dalla Fiat, in parte dall’Alfa Romeo) Rudolf Hruska, l’ingegnere designato al progetto fin dall’inizio, entrò nella fase cruciale dell’opera. Con un attento piano di sviluppo, Hruska, inaspettatamente, riuscì a mantenere i costi del progetto a 276 bilioni di lire: oltre il 10% meno dei preventivati 300 bilioni. Durante il lavoro, l’ingegnere fu costretto a mostrare continuamente ai vertici del ministero delle finanze italiano le evoluzioni del progetto. Alla
fine, il lavoro di sviluppo si concluse in 48 mesi, che non
sono da considerarsi tanti per la progettazione di un’auto
completamente nuova (basti pensare alla Citroën DS).
Tutto
cominciò dall’ufficio di Hruska a Milano, al quale
collaboravano solo altre due perone. Successivamente, dopo la
rapida conclusione della fase iniziale, al progetto furono
assegnate numerose altre persone.
Stabilimento Alfasud Pomigliano d' Arco Sul
finire del 1967 lo sviluppo del motore fu terminato e il 10
luglio del 1968 iniziarono i test. Il corpo vettura fu
ultimato in settembre e Rudolf Hruska potè compiere il primo
test completo giorno 1 novembre. Contemporaneamente, a
Pomigliano d’Arco nasceva la nuova fabbrica. Il primo
veicolo completato lasciò l’Italia per essere testato in
ogni condizione: dal freddo del circolo polare artico alle
torride temperature del continente africano. Dopo numerose
difficoltà (come la raccolta dei pomodori, tipica attività
che impegnava i lavoratori destinati ad entrare nelle linee di
produzione del nuovo insediamento industriale) che
rallentarono il processo di completamento, il 29 aprile 1968
fu inaugurato lo stabilimento di Pomigliano d’Arco.
L’Alfasud fu presentata al pubblico al Salone
dell’Automobile di Torino del 1971, ma il 1° aprile del
1972, con la produzione in serie della prima vettura, gravi
problemi si manifestarono in tutta la loro interezza.
Scioperi, conflitti sindacali e ritardi di vario genere
interruppero ripetutamente la produzione determinando una
qualità quasi
L’immagine dell’Alfa Romeo rischiava di affondare. Ogni Alfasud ultimata era peggiore della precedente. Il problema più grande era causato dalla ruggine che si manifestava diffusamente in tempi brevissimi. Si iniziò a prospettare una situazione simile a quella che affliggeva le BMW di allora (e altre auto di segmento superiore) che evidenziavano gravi carenze a causa della scarsa qualità delle lamiere provenienti dalla Russia.
Le
speranze di Rudolf Hruska si rivelarono apocalittiche; la
produzione fu interrotta più volte per via degli scioperi.
Una volta, un addetto alla verniciatura si rifiutò di
continuare a lavorare per via delle condizioni
igienico-sanitarie. Così le carrozzerie rimaste ad asciugare
furono subito attaccate dalla salsedine portata dal mare
vicino. Furono 700 gli scioperi che interessarono la
produzione. Per arginare il problema della ruggine si pensò
di riempire tutte le cavità della carrozzeria con una
speciale schiuma sintetica. Il risultato fu disastroso. Dopo
un certo periodo di tempo l’acqua entrava nelle strutture
trattate con la particolare schiuma che formava così una
sostanza spugnosa che agevolava ancor di più la formazione
della ruggine. Un concessionario tedesco rilevò il distacco
del parabrezza già su alcune vetture trasportate sulle
bisarche a causa di un’errata saldatura. Questo era solo uno
dei più gravi problemi che affliggevano le prime Alfasud ed
era ancora una volta imputabile ai metodi di lavoro
approssimativi degli operai di Pomigliano d’Arco.
Durante l’evoluzione dell’Alfasud i metodi di produzione non furono mai validamente sviluppati. Fino al 1984, ultimo anno di produzione, l’Alfasud si rivelò un disastro commerciale sia per il governo italiano che elargiva 50.000 lire per ogni vettura venduta, sia per l’Alfa Romeo. Nonostante tutti questi inconvenienti, l’Alfasud è ancora un’ottima auto dagli innovativi contenuti tecnologici. Confrontata con le concorrenti era una delle automobili meglio equipaggiate. L’Alfa Romeo introdusse il cambio a cinque marce nella dotazione di serie molto prima che questo comparisse sulle concorrenti europee. |
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Alfa Romeo Alfasud-Bimotore Ti
Il preparatore di questo modello davvero originale è il celebre Gian Franco Mantovani Wainer ben noto a tutti gli estimatori di Alfasud nonchè della velocità.. Una macchina senza dubbio originale e innovativa derivata dalla prima serie della Ti e che montava due propulsori; uno anteriore legato all'avantreno ed uno posteriore legato al retrotreno che assicuravano una trazione integrale in un epoca in cui le 4x4 non erano molto diffuse. Secondo lo stesso Mantovani la Bimotore era particolarmente indicata per la Targa Florio oltre che per il Rally Safari d'Africa;qui avrebbe dato filo da torcere alle indistruttibili Escort, Saab, Datsun e Peugeot. La presenza di due motori consentiva accelerazioni brucianti 0/100 in 8,2 secondi. Secondo alcune prove su strada l'auto in partenza dà l'impressione di "sollevarsi" sia anteriormente che posteriormente; unico difetto è la notevole rumorosità. La Bimotore fu protagonista poi di diverse situazioni; fu infatti chiesto dal politecnico di Genova al signor Mantovani il modello per studiarne le caratteristiche. Mentre la foto a lato si riferisce a quando la Bimotore aprì una gara automobilistica a Cortina D'AmpezzoIL DESIGN La linea della Bimotore è rimasta quasi completamente quella della ti serie 1 se non per alcuni particolari. La carrozzeria 3 porte rosso Alfa ospita le scritte bianche "Alfasud Wainer Bimotore" oltre a due linee dello stesso colore che attraversano la parte superiore dell'auto. Lo spoiler posteriore rimane distintivo del modello d'origine mentre quello anteriore non più in tinta ma nero è caratteristica della Wainer. La grande differenza dal modello base sta nelle prese d'aria laterali nere destinate a alimentare e raffreddare il secondo motore per la cui presenza si sono dovuti sacrificare i sedili posteriori. Infatti osservando l'auto anche dall'esterno è facilmente visibile il cassone scomponibile che ospita il propulsore. LA MECCANICA Il modello preparato monta 2 motori boxer a quattro cilindri ciascuno. Ognuno di essi ha la cilindrata di 1186 cc, la potenza di 79 cavalli ed è dotato di un proprio carburatore a doppio corpo, un cambio ed una frizione; risulterebbe infatti difficile, pur utilizzando un unico comando, avere un solo cambio e una sola frizione per due motori così "distanti". Per ovvie necessità il posteriore è raffreddato da due radiatori con elettroventole a termostato poste vicino alle prese d'aria laterali. Comunque è possibile anche azionare un solo motore alla volta ma per la marcia entrambi devono girare. L'ALLESTIMENTO
La posizione di guida è la stessa del modello d'origine
quindi con marcati caratteri sportivi, la strumentazione
appare ricca ed elegante e presenta la particolarità di
essere doppia per conoscere sempre le condizione di entrambi i
propulsori. Tra i due sedili sono collocati su una plancia due
bottoni per "selezionare" i motori che una volta
girata la chiave si accenderanno. |
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Alfa Romeo Alfasud
ALFASUD "serie 1" 72/79
Il primo modello di Alfasud, con la sua accattivante linea, fu presentato per la prima volta nel novembre 71 al Salone di Torino ed in seguito ufficialmente nello stabilimento di Pomigliano d'Arco, mentre le consegne iniziarono nel giugno 72. La celebre berlina Alfa Romeo segnò un epoca e probabilmente ha ispirato di recente vetture come la Seat Leon. E' semplice distinguere la prima serie dalle altre Alfasud; I paraurti metallici semplici sono il distintivo di un'epoca e si differenziano da quelli in plastica nera (come nella Super e nella serie 2) e da quelli muniti di rostri (come nella ti, 5 Marce e nella L), la fanaleria posteriore la distingue dalla seconda serie dove subirà un evidente restyling, le racchette dei tergicristalli sono inizialmente cromate. Nel 1974 queste ultime sono prodotte in nero opaco. LA MECCANICA Il modello è equipaggiato unicamente con il motore boxer 1.2 da 63 cavalli, e con un cambio manuale a quattro rapporti. I freni sono tutti a disco e non servoassistiti e la massa a vuoto è di 830 kg. Nel giugno del 73 è introdotto il servofreno. Nel 74 il carburatore viene modificato permettendo il ricircolo della benzina. L'ALLESTIMENTO Dispone di un allestimento interessante che presenta tra le altre cose un efficiente sistema di ventilazione. Il "pavimento" è ricoperto in gomma. Nel giugno 73 il modello viene aggiornato nell'allestimento con lunotto termico a richiesta, mentre a novembre il clacson viene sostituito da trombe. A richiesta: contagiri, accendisigari e appoggiatesta. Nel dicembre 74 si opta per la guida elasticizzata che riduce notevolmente le vibrazioni del volante. |
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lIL DESIGN Il termine ti si deve probabilmente all'introduzione nel 1953 della sportiva 1900 T.I. costruita per correre nella categoria Turismo Internazionale. Si suppone quindi che la sigla si sia mantenuta negli anni per indicare i modelli più sportivi. L'Alfasud ti ebbe grande successo, ne furono fabbricate tre serie più alcune versioni limitate (come la tis e la tix) ed alcune interessanti preparazioni (come la Wainer bimotore). Si riconosce da vari elementi: per esempio i doppi fari anteriori rotondi che sono un elemento classico di tutte le ti, il paraurti cromato con rostri anteriori e posteriori (che comunque si differenzia da quello della L e 5m per i rostri più corti) , una piccola appendice aerodinamica anteriore in tinta ed uno spoiler nero posteriore ma sopratutto la carrozzeria due porte. Alcuni modelli presentano una targhetta nera sui montanti posteriori che reca la sigla ti (sicuramente la ti del 73 ne è priva); inoltre la sigla ti che appare sulla targhetta posteriore nel 1973, non è più presente in altri modelli. La mia ipotesi prevede che nel 77 con l'introduzione del 1.3 entrambi i modelli o forse solo la seconda motorizzazione, presentino la targhetta sui montanti ma non la sigla ti accanto ad "Alfasud" sul retro. LA MECCANICA La ti monta il boxer 1.2 68 cavalli alimentato da un carburatore a doppio corpo. Il cambio ha cinque rapporti e la velocità massima va oltre i 160 km/h. I freni sono a disco servoassistiti. Nel 1977 viene introdotta la ti equipaggiata con il motore 1.3 (1286 cc) da 76 cavalli della Sprint. L'ALLESTIMENTO L'interno si è aggiornato rispetto al modello base del 73; il volante a tre razze è regolabile, "Il pavimento" è in stoffa, mentre la strumentazione comprende l'indicatore di temperatura del liquido di raffreddamento e l'indicatore di pressione dell'olio motore. Posteriormente i passeggeri potevano usufruire di deflettori. ALFASUD L 74/76
IL DESIGN Alla fine del 1974 inizia la produzione della versione L "Lusso" che verrà distribuita solo nel gennaio del 75. Il modello è dotato di un allestimento superiore che presenta paraurti metallici con rostri gommati, profilo cromato alla base delle portiere e sul bordo del cofano posteriore e naturalmente sigla L stampata sul retro. In Inghilterra la L prendeva il nome di SE (Special Equipment). LA MECCANICA La Alfasud L monta il solito boxer 1.2 da 63 cavalli, mentre il peso ha raggiunto gli 865 kg a vuoto. Presentando le migliorie introdotte nel 73, il carburatore è migliorato con un sistema di recupero del carburante e lo sterzo è reso più confortevole diminuendo le fastidiose vibrazioni. L'ALLESTIMENTO La L ovviamente ha un allestimento superiore per l'epoca. Vantava infatti: volante con impugnatura maggiorata, plancia imbottita centralmente, poggiatesta anteriori, sedili e "pavimenti" coperti in stoffa, vano portaoggetti chiudibile, portacenere nei braccioli delle porte posteriori, lavavetro elettrico, controllo luminoso del riscaldamento e a richiesta: contagiri. |
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IL DESIGN Nel 1975 l'Alfa Romeo amplia la gamma introducendo la Giardinetta, una station wagon che segue le orme della Giulietta Promiscua e aprì la strada alla 33 SportWagon e la 156 SportWagon. Il disegno da familiare è ben riuscito anche se purtroppo il modello non ebbe molto successo tanto che venne messo da parte anzitempo. Le dimensioni aumentano, il peso raggiunge i 915 kg, la lunghezza supera i 3,890 m della berlina e la capacità di carico passa da 400 litri a 600/1300 a seconda che i sedili posteriori siano ribaltati. La funzionalità è stata molto curata dalla casa che ha provveduto ha dotarla di un piano di carico basso e privo di impedimenti. I paraurti sono cromati (in tutto simili alla berlina base). Dal 78 con l'uscita dell'Alfasud Super la linea viene adattata tra le altre cose con paraurti in plastica nera. LA MECCANICA La Giardinetta venne motorizzata inizialmente con il solito boxer 1.2 da 63 cavalli e 4 rapporti. Nel 76 viene sostituito il cambio con uno a cinque rapporti. Nel 78 il motore viene sostituito con il primo 1.3 (1286 cc) da 68 cavalli (già adottato dalla Super tipo 901F e dalla ti serie 1), sempre nello stesso anno viene utilizzato il nuovo 1.3 (1351 cc) da 71 cavalli ottenuto dalla Super tipo 901F2. L'ALLESTIMENTO La Giardinetta è equipaggiata come la L se si escludono gli appogiatesta anteriori. E' di serie il lunotto termico e il retrovisore sinistro mentre pannelli in legno ricoprono il bagagliaio |
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IL DESIGN Come è accaduto per la ti anche in questo caso l'Alfasud eredita un nome glorioso, che fu utilizzato la prima volta per la 1900 C del 1951. L'idea era quella di effigiare la gamma con una coupè sportiva come era avvenuto in passato (per esempio con la Giulietta). Il design viene affidato a Giugiaro. Il modello non deve essere confuso con l'Alfetta GT (successivamente GTV) che in effetti può sembrare molto simile per certi aspetti. La carrozzeria è due porte, i doppi fari anteriori erano e sono ancora un distintivo di sportività. I paraurti sono cromati con protezione in plastica nera come nero è anche il montante centrale; il retrovisore sinistro è di serie. Nel 1978 l'introduzione dei nuovi motori dà l'occasione per introdurre delle piccole modifiche, per esempio gli indicatori di direzione laterali che passano da davanti (come nella berlina) a dietro le ruote anteriori. LA MECCANICA Dal 76 al 79 si possono trovare ben tre motorizzazioni per questo modello: il vecchio e nuovo 1.3 e il 1.5. L'Alfasud Sprint monta inizialmente il propulsore 1.3 (1286) da 87 CV SAE (76 CV)¹ che per la prima volta viene impiegato. La velocità raggiungibile è di 165 km/h. Nel 1978 vengono usate le due nuove motorizzazioni impiegate per la ti "serie 2" con la conseguente uscita di scena del vecchio 1.3. E' disponibile il 1.3 (1350) da 79 CV e il 1.5 da 85 CV che raggiunge i 170 |
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.IlIL DESIGN La 5M è disponibile dal Luglio del 76. Esteriormente è molto simile alla L. Caratteristiche: paraurti cromati con rostri gommati, profilo cromato alla base delle portiere e sul bordo del cofano posteriore proprio come la Lusso. Inoltre si può osservare sui montanti posteriori una targhetta nera che reca la scritta 5M. LA MECCANICA Il modello è equipaggiato sempre con il motore boxer 1.2 da 63 CV, ma le novità si notano nel cambio manuale a cinque velocità preso dalla ti, che dà qualcosa in più nelle prestazioni finali. L'ALLESTIMENTO L'allestimento è sempre ereditato dalla L: "pavimento" ricoperto usando tappetini di stoffa anziché gomma, contagiri, poggiatesta anteriori... |
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Con 1.017.387 unità, l'Alfasud (comprese ti, Sprint e Giardinetta) è una delle Alfa Romeo costruita nel maggior numero di esemplari. |
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I nuovi modelli Alfasud
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L'Alfasud Caimano venne presentata al pubblico contemporaneamente alla Berlina in occasione del 53° Salone dell'Automobile di Torino del 1971. Il disegno è di Giugiaro. Il pubblico rimase sorpreso dalle notevoli differenze estetiche dell'auto che pur condiveva il medesimo pianale dell'Alfasud. Sotto l'enorme parabrezza che si estendeva fino a tutta la parte superiore della vettura formando una sorta di cupola, trovavano posto due soli occupanti dinanzi ai quali si poneva un avveniristico cruscotto. L'accessibilità alla vettura si otteneva sollevando la cupola trasparente.
Il cruscotto alloggiava degli inediti strumenti di foggia
rettangolare. Si trattava di tachimetro, contagiri,
termometro acqua, manometro olio e indicatore livello
carburante. Sotto era posizionata una serie di spie
luminose. Il volante aveva due sole razze e somigliava a
quello delle Ford Escort dei primi anni Ottanta. Guidatore e
passeggero sedevano su sedili reclinabili. Se non brillava
il sole il confort era piuttosto buono. Per via dell'assenza
di un condizionatore d'aria le temperature nell'abitacolo
della Caimano potevano diventare insopportabili in presenza
di forte sole. Il motore era il boxer con potenza di 63 CV.
Giugiaro avrebbe voluto disegnare un cofano senza alcuna
piega, ma così non sarebbe stato possibile installare il
boxer Alfa. All'accensione delle luci fuoriuscivano i
priettori a scomparsa. Nella parte posteriore era ricavato
un piccolo vano bagagli.
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