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Auto 3 |
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| L'avventura della "33" |
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| ALLA
FINE CI SCAPPÒ IL MONDIALE Sembrava che l'Alfa Romeo non volesse saperne delle corse Sport. Invece, a fine anni Sessanta, ecco spuntare un prototipo, sviluppato dall'Autodelta di Chiti, che venne persino prodotto, in pochi esemplari, in una bella versione stradale disegnata da Scaglione. Dapprima brillò solo nella sua classe. Poi, cresciuta in cilindri e cilindrata, si aggiudicò due titoli iridati. L'Alfa Romeo "33" esordì sulla pista "Junior" di Monza sabato 7 gennaio 1967. Un debutto col "botto": il collaudatore Teodoro Zeccoli mise due ruote sul ghiaccio a bordò pista, andò dritto e si esibì in un looping perfetto, fortunatamente senza gravi conseguenze, almeno per lui. La "33" era nata per sostituire la "TZ" e da essa derivò un modello stradale che fu prodotto, dal novembre 1967 al marzo 1969, in soli diciotto esemplari, a volte molto diversi uno dall'altro. Quello ritratto in queste pagine (del Museo Alfa di Arese), per esempio, è l'ultimo con i doppi fari e il primo col tergicristallo infulcrato in basso. Come sulle vetture da corsa, il motore otto cilindri a V di 2 litri era abbinato a un cambio a sei marce, entrambi alloggiati dietro l'abitacolo. Il curriculum sportivo della "33" si arricchì subito di vittorie prestigiose: alla 24 Ore di Daytona del 1968 tre esemplari si piazzarono ai primi tre posti nella classe due litri Prototipi. Da qui la denominazione "Daytona" delle prime trenta "33/2" costruite dall'Autodelta in versione coupé e roadster per le gare della categoria. Per la Targa Florio, sempre del 1968, il motore venne portato a 2,5 litri per contrastare più efficacemente le Porsche "3000". Dopo il salto nella classe "tre litri", avvenuto nel '69, l'evoluzione dell'8 cilindri proseguì anche nella prima parte degli anni Settanta, sempre contrassegnata da importanti successi in campo internazionale. Ma il trofeo più ambito, la conquista del Campionato mondiale Marche arrivò solo nel '75, con la "33 TT 12", che aveva fatto il suo debutto un paio d'anni prima e nella cui sigla "TT" indicava il telaio tubolare e "12" il numero dei cilindri (contrapposti). La potenza era di 500 CV a 11.500 giri e la velocità di punta di 330 km/h. Venne poi la "SC 12" (a telaio scatolato), con la quale nel 1977, l'Alfa conquistò il secondo titolo iridato, e, infine, la versione turbo con motore di 2,1 litri (640 CV a 11.000 giri/min) in grado di superare i 350 chilometri l'ora. |
Parata nella storia. Nella foto, una "33/2 Daytona" del 1969 seguita da una "33 Stradale" del 1968 e da una "33 SC 12" del 1976-'77.
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Di corsa su strada. La "Stradale" deriva strettamente dalle prime versioni da competizione. La potenza è di 230 CV a 8800 giri. Può toccare i 260 km/h.
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Persino accogliente. Imbottiture dei sedili e finiture fanno capire che l'abitacolo è quello della versione da strada. Tra gli strumenti, manca il tachimetro. |
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A bordo per correre. Evidente l'impostazione corsaiola dell'interno della "33/2 Daytona". Un solo sedile, affiancato da centraline e altri servizi. |
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Sul filo dei trecento. La "33/2 Daytona" nella versione con coda tronca. A Le Mans, con il cofano allungato, la due litri arrivava a toccare i 300 km/h.
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Tutto come allora. Il sedile di questa "33 SC 12" (telaio 014) è ancora quello che Arturo Merzario utilizzò nel vittorioso Campionato mondiale Marche del 1977.
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| Telaio
in scatola. La carrozzeria e gli organi meccanici della "33 SC
12" sono simili a quelli della versione a traliccio tubolare
("TT 12") del 1975.
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| Simbiosi
perfetta. Nel 1977, Arturo Merzario vinse quattro delle otto gare
valide per il titolo iridato. Eccolo alla guida della "33 SC 12"
sulla nostra pista di Vairano.
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| Dall'album
del mondiale. Merzario in azione a Monza. Nel 1977 la "33 SC
12" (con il pilota comasco e Vittorio Brambilla) vinse tutte le prove
iridate in calendario.
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Alfa Romeo "1750" e "2000" |
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BENVENUTO NEL CLUB DEGLI ALFISTI Negli anni Settanta, le berline dell'Alfa Romeo erano tra le auto più veloci e maneggevoli. L'ideale per chi, in Italia e all'estero, si aspettava dalla sua macchina sicurezza e piacere di guida, a costo di chiudere un occhio (a volte anche due) sulle finiture. In pochi anni, le "1750" e le "2000" sono però scomparse dalla circolazione, messe fuori gioco dalla ruggine e da uno sfruttamento a volte esasperato. Il risultato è che questi modelli, molto diffusi ai loro tempi, oggi sono relativamente rari. Trovare, per esempio, un ottimo esemplare di "1750" è più difficile che imbattersi in una bella Lamborghini. La gamma comprende tre varianti: "1750" prima serie, "1750" seconda serie e "2000", tutte praticamente con la stessa carrozzeria. All'epoca, qualche critica venne indirizzata a una certa mancanza di personalità, soprattutto paragonando la "1750" alla "Giulia" che l'aveva preceduta. A distanza di trent'anni, invece, anche le "1750" e "2000" rivelano un carattere deciso e, soprattutto, una sobria eleganza, determinata dal profilo pulito della fiancata e dall'equilibrio delle linee disegnate da Bertone. La "1750" (prodotta in 101.883 esemplari) fu presentata nel 1968 e venne ritoccata circa un anno più tardi, per il "model year" 1970, dando vita a quella che gli alfisti identificano come seconda serie. Le differenze più evidenti tra le due versioni riguardano i fanalini anteriori (spostati dal paraurti agli angoli della carrozzeria), i ripetitori di direzione laterali, la targhetta di identificazione posteriore, i pedali del freno e della frizione (incernierati in alto nella seconda serie) e il volante, che fu dotato di corona in legno. Più radicali furono
le modifiche apportate alla "2000", presentata nel 1971 e
rimasta in produzione sino al 1977, per una "tiratura" totale di
89.840 esemplari. Si riconosce a colpo d'occhio dalla "1750" per
i quattro fari di uguale diametro, i nuovi cerchi e i gruppi ottici
ridisegnati. Ma diversi sono pure volante, cruscotto, sedili e
tappezzeria. L'aumento della cilindrata a due litri permise di guadagnare
18 CV (da 132 a 150 SAE, sempre a 5500 giri/min) e di migliorare coppia e
elasticità di marcia. |
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(Tra parentesi le caratteristiche della "2000")
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Brillanti su strada. Al confronto con le concorrenti dell'epoca, le Alfa Romeo "1750" e "2000" erano veloci e divertenti da guidare.
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| I
fanalini fanno la spia. Un'Alfa Romeo "1750" della prima
serie, riconoscibile anche per i fanalini anteriori ancora sul paraurti.
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| Segno
di riconoscimento. Il volante con corona in materiale plastico
contraddistingue la prima serie. Sulla seconda si passò al legno.
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| Secondo
tradizione. Il motore a corsa lunga di 1779 cm3 rappresenta
l'evoluzione di quelli della "Giulietta" e della
"Giulia".
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| Comodi
anche dietro. I sedili posteriori della "1750" prima serie
sono piuttosto confortevoli e hanno una buona abitabilità.
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| Luci
alla ribalta. Sulla "2000", tra le altre cose, i gruppi
ottici posteriori furono ridisegnati, assumendo maggiori dimensioni.
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| Fondo
bianco. Gli interni rinnovati e la strumentazione a fondo bianco
caratterizzano la "2000". Diversa pure la disposizione degli
indicatori secondari.
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| Motore
potenziato. Il quattro cilindri della "2000" (1962 cm3) è
caratterizzato da una potenza notevole per l'epoca: 150 CV.
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Alfa Romeo "8C 2300 Spider Corsa" |
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PADRONA DELLA STRADA Si dava poca importanza, negli anni del boom economico, ai vecchi e inutili rottami. Anche se il "rottame" era un'Alfa Romeo "8C 2300 Spider Corsa" passo corto carrozzata Touring del 1931. Per molti anni dimenticata nell'angolo più remoto di un deposito, questa straordinaria vettura (nata per gare come la "Mille Miglia" e la "Targa Florio" e pilotata anche da Borzacchini, Nuvolari, Taruffi e Trossi) negli anni Sessanta è stata restaurata e si trova oggi nel museo storico della Casa milanese. Si tratta della trasformazione sportiva della "8C 2300" di serie, prodotta in diverse versioni dal 1931 al '34 e "vestita" anche da Castagna, Zagato e Pinin Farina. La "8C 2300
Spider Corsa" della nostra storia ha finiture in pelle e profili
cromati. Chiamata a continuare i successi sportivi della "6C
1750", ne riprese gli schemi costruttivi, a cominciare dal motore,
che aveva due cilindri in più, ma identiche misure di alesaggio e corsa
(65 e 88 mm). Otto cilindri in linea volevano dire notevole ingombro in
lunghezza, ma ciò non preoccupò Vittorio Jano: in una macchina da
competizione la questione era di importanza relativa; d'altra parte la
fusione di un V8 avrebbe sicuramente comportato difficoltà tecniche
maggiori. Restavano i problemi legati all'eccessiva lunghezza degli assi a
camme e dell'albero a gomiti: il progettista li risolse semplicemente
realizzando e accoppiando due monoblocchi di quattro cilindri. Grazie al
compressore a due lobi, il motore, già nella prima versione del 1931,
erogava 155 CV (l'anno dopo salirono a 165). Una potenza che, unita a un
peso di soli mille chilogrammi e a buoni freni, consentiva prestazioni
eccellenti anche in confronto a vetture di cilindrata molto superiore.
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Poco spazio alla fantasia. L'Alfa Romeo forniva autotelai completi di radiatore, cofano e parafiamma. Al carrozziere, in questo caso Touring, non rimaneva che "interpretare" parafanghi e coda.
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| Mille
miglia a centodieci. La "8C 2300 Spider Corsa" di
Borzacchini nel corso della Mille Miglia del 1932, vinta (davanti alla
vettura gemella di Trossi) alla media di 110 km/h.
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| Strumentazione
completa. La serie degli indicatori comprende, da sinistra, orologio,
contagiri, tachimetro (con contachilometri parziale) e indicatore livello
carburante. Al centro, il quadro elettrico con pulsante d'avviamento.
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| Eredità
da corsa. Lo schema meccanico ricalca quello della "6C 1750"
con assale rigido davanti e ponte rigido posteriore. la "8C 2300
Spider Corsa" vinse due edizioni della Mille Miglia: nel 1932 con
Borzacchini e nel '33 con Nuvolari.
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| Serbatoio
di coda. Si nota l'accenno di carenatura sopra le due ruote di scorta.
Il serbatoio ha una capacità di cento litri. Altri dodici litri di
carburante erano in una vaschetta anteriore.
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| Otto
cilindri generoso. Sovralimentato da un compressore a due lobi, l'otto
cilindri in linea, erogava 155 CV nella prima versione del 1931 e dieci in
più in quella successiva (1932-'34).
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Heritage |
Si racconta che Henry Ford si togliesse il
cappello quando vedeva un’Alfa Romeo e che Enzo Ferrari, il giorno che
è riuscito a battere le auto del Biscione abbia pianto come un bambino.
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Il primo marchio 1910/1915
Il marchio Alfa Romeo è costituito da due simboli milanesi: Il serpente visconteo in campo azzurro (idea che venne a un giovan disegnatore dell’Ufficio Tecnico, osservando il biscione sulla torre del Filarete mentre aspettava il tram a Piazza Castello,) e la croce rossa in campo bianco, racchiusi in un cerchio metallico con le scritte ALFA (“Anonima Lombarda Fabbrica Automobili”) e MILANO separate da due nodi sabaudi. |
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Una rivista del 1910 « ALFA: la parola è tutto un programma, o, per meglio dire, la chiara spiegazione di un programma. Designa la prima lettera dell’alfabeto, è il simbolo del punto di partenza, di ciò che comincia, di una nuova vita che si sviluppa...» |
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ALFA ROMEO-MILANO è la nuova scritta presente nel marchio dopo l’acquisizione della fabbrica da parte di Nicola Romeo. |
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La prima vettura
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Targa Florio
La rivista Autocar esalta la “severa natura” del percorso con le sue 1500 curve in un giro di 180 chilometri, di cui solo 21 pianeggianti, da percorrere quattro volte. |
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Le affissioni del decennio
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Alfa Romeo Giulia Sprint Speciale |
| La
Giulia Sprint Speciale fu presentata al Salone di Ginevra nel 1963 e fu
giudicata dai tanti appassionati della Casa del Portello uno dei modelli
più riusciti. La carrozzeria disegnata da Bertone si ispira alla
Giulietta 1300 SS, con dei miglioramenti all'abitacolo, oltre al
padiglione spivente all'indietro, al lunotto posteriore e ai
caratteristici doppi fari rotondi.
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La meccanica Il motore quattro cilindri di 1600 cc, accoppiato al cambio cinque marce, una novità negli anni sessanta, erogava 112 CV con un ottimo incremento di coppia rispetto al motore della Giulietta. I miglioramenti riguardarono la ripresa e una maggiore dolcezza del motore nell'utilizzo urbano, pur mantenendo la velocità massima della Giulietta SS. |
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Prestazioni da grande sportiva La Giulia Sprint Speciale ad una linea esteticamente piacevole abbinava un temperamento sportivo; questo modello fu utilizzato in numerose gare sportive come antagonista delle celebri Porsche 956. La produzione è di circa 1400 unità, grazie al suo costo relativamente contentuto (L. 2.500.000). |
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ALFA ROMEO 2000 |
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| Classic Anno: 1961 Cilindrata: 2000 6 CIL |
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DESCRIZIONE: ALFA ROMEO 2000 BERLINA grigia, interno originale grigio,mai
restaurata, conservata in ottime condizioni. Grey, grey original interior,
never restored, maintained in original condition.
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ALFA ROMEO 75 EVOLUZIONE |
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Classic Anno: 1987 Cilindrata: 1762 |
DESCRIZIONE: ALFA ROMEO 75 EVOLUZIONE ch.n.ZAR162B1000059027 VETTURA ASSEGNATA AL PILOTA DI FORMULA 1 VITTORIO BRAMBILLA, SUCCESSIVAMENTE CEDUTA ALL'AUTODROMO DI MONZA E DESTINATA AL MEDICO DELLA FIA. ROSSA, INTERNO GRIGIO, PERFETTA. RED, GREY INTERIOR, ORIGINALLY ASSIGNED TO FORMULA 1 PILOT VITTORI BRAMBILLA,FURTHERLY GIVEN TO MONZA AUTODROME USED BY FIA MEDICIAN.PERFECT ORIGINAL CONDITON.
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ALFA ROMEO 2000 TOURING SPIDER 4 SEATER |
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| Classic Anno: 1959 Cilindrata: 2000 |
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