Auto 2



Alfa Romeo "Soffio di Satana"


 

INDUCEVA IN TENTAZIONE

Non seppe resisterle neppure Gabriele D'Annunzio, che ne volle una per sé. All'epoca fu un primo tentativo di addomesticare il vento, con soluzioni aerodinamiche. Dei quattro costruiti, questo è l'unico esemplare rimasto.

La "Soffio di Satana" fu realizzata in una manciata di esemplari, tutti carrozzati Touring sul telaio lungo della "6C 2300 Turismo". Sono 3 quelli di cui si hanno notizie sicure; un quarto, probabilmente il prototipo, fu esposto al Salone di Torino del 1934.

L'estroso appellativo "Soffio di Satana" non fu coniato da D'Annunzio, ma da Felice Bianchi Anderloni, patron della Carrozzeria Touring, mentre D'Annunzio chiese solo di tenere in considerazione i colori che lui amava tanto: il giallo, il blu e l'amaranto.

La carrozzeria è in alluminio a quattro porte senza montante centrale, le ruote sono a raggi, il paraurti anteriore "a nastro", quello posteriore "a profilo alare". La "Soffio di Satana" fu una della prime vetture con forti accenti aerodinamici nel frontale (con calandra avvolgente) e nelle linee della coda lunga e sfuggente, priva di baule.

Il motore è il nuovo sei cilindri in linea realizzato da Vittorio Jano nel 1934: un doppio albero a camme in testa di 2309 cm³ con sette supporti di banco e una potenza di 68 CV a 4400 giri al minuto. Gli interni sono sontuosi, con tavolini in radica di noce e luci di cortesia con cornici d'argento; un anello alla destra del posto guida comanda la tendina d'oscuramento del lunotto.

La macchina è dotata di dispositivo di ruota libera, la guida è a destra e i pedali sono invertiti: l'acceleratore è al centro e il freno a destra. Terza e quarta sono sincronizzate, mentre nei rapporti più bassi è indispensabile la "doppietta"; una volta abituati alla disposizione dei pedali ci si accorge che, nonostante le dimensioni, la vettura è discretamente maneggevole e la tenuta di strada in rettilineo è buona, mentre in curva evidenzia un rollio accentuato.

 

Motore 6 cilindri in linea - Cilindrata 2309 cm³ - Alesaggio 70 mm - Corsa 100 mm - Potenza 68 CV a 4400 giri/min - Rapporto di compressione 6,5:1 - Carburatore Solex a doppio corpo verticale.
Trasmissione Motore anteriore longitudinale, trazione posteriore - Cambio a quattro velocità, 3ª e 4ª sincronizzate - Comando a leva centrale - Pneumatici 6.00-18.
Corpo vettura Berlina tre luci e quattro porte - Telaio a longheroni e traverse in lamiera di acciaio - Sospensioni anteriori e posteriori ad assale rigido, balestre longitudinali semiellittiche - Freni a tamburo - Sterzo con vite senza fine e ruota elicoidale.
Dimensioni e peso Passo 3213 mm - Carreggiata anteriore 1430 mm - Carreggiata posteriore 1430 mm - Lunghezza 4210 mm - Larghezza 1675 mm - Peso (solo autotelaio) 910 kg.
Prestazioni Velocità massima 120 km/h - Consumo medio 15 litri/100 km.
 

Diavolo d'una macchina. Questa sontuosa berlina a tre luci appartiene al periodo in cui la Carrozzeria Touring sperimentò forme sostanzialmente nuove: padiglione arrotondato e sfuggente, parafanghi ovoidali, paraurti (posteriore) a profilo alare. Stilemi riuniti nella "Soffio di Satana", per la quale la Casa milanese aveva, in un primo tempo, previsto di avviare una produzione in serie.

 

 

Salotto blu. Gli interni, in pelle della stessa tinta della carrozzeria, sono improntati al massimo confort. Inedita per l'epoca la sagomatura a poltroncine singole della seduta dei sedili posteriori, come pure la presenza dei braccioli sui pannelli porta.

 

 

 

Sei cilindri e un bicchierino. Il classico bialbero Alfa Romeo a 6 cilindri in linea (2309 cm³). Il carburatore è un Solex a doppio corpo verticale con filtro della benzina a bicchierino di vetro (in basso al centro nella foto).

 

 


Alfa Romeo "6C 2500 SS Villa d'Este"

 

 

 

C'È EUFORIA NELL'ARIA

Coppi vince il "Giro" e il "Tour", la radio trasmette "Amore baciami", in Italia circolano mezzo milione di auto. C'è voglia di recuperare gli anni persi della guerra. Al Portello la produzione riprende: i telai, vecchi ma vestiti con lusso sfacciato dai migliori carrozzieri, interpretano al meglio l'ansia di ripresa che pervade il Paese.

Quando nella carrozzeria Touring di Milano nasce l'Alfa Romeo "6C 2500 SS Villa D'Este" l'Italia, appena uscita dal tunnel della guerra, si proietta verso il miracolo economico. C'è molta euforia nell'aria: per le strade circolano 450.000 vetture, una ogni cento abitanti, Fausto Coppi vince il Giro d'Italia e il Tour de France e Clemente Biondetti trionfa sia alla Mille Miglia che alla Targa Florio. In questo clima l'Alfa Romeo chiede ai migliori carrozzieri, Touring, Pinin Farina e Castagna, di rinnovare un prodotto ormai obsoleto.

Partendo dal telaio della "6C 2300 B" e dall'ottimo motore a tre carburatori del 1939, l'ingegner Carlo Felice Bianchi Anderloni disegna la leggendaria "Villa d'Este", caratterizzata da una linea slanciata e da un frontale filante, su cui spiccano i quattro fari grintosi e la classica mascherina Alfa Romeo.

Per migliorare l'abitabilità, si ricava una nicchia dietro gli ampi e comodi sedili in pelle, accentuando la bombatura del tetto e del lunotto. Sul cruscotto, la strumentazione si intona ai colori della pomelleria e dell'interno, il volante a razze leggere è di disegno piacevole e moderno.

Dal 1949 al 1952 furono costruiti 36 esemplari di "Villa d'Este", ognuno diverso dall'altro per soddisfare il gusto dei proprietari. La vettura presentata in questo servizio  fu costruita nel 1951 e gareggiò al Rally di Montecarlo nel 1952: nonostante un violento urto contro un albero, arrivò al 108 esimo posto, guidata da Ferrari e Bonino.

La  "Villa d'Este" è molto impegnativa da guidare: nonostante la carrozzeria in alluminio, questa coupé risulta comunque pesante (1600 kg) e il motore a 6 cilindri in linea di 2.4 litri da 110 CV a 4800 giri/min non è certo sufficiente a renderla briosa; inoltre il retrotreno a ruote indipendenti può creare qualche problema sui fondi stradali irregolari.

Poco importa: la "Villa d'Este" va guidata in souplesse, come merita un'auto da concorso di eleganza di mezzo secolo fa.  "La frizione è un po' sottodimensionata, ma i freni sono ottimi. Per i ricambi nessun problema, c'è Sant'Afra (Afra è un noto ricambista del milanese)". Il punto debole della "Villa d'Este"? "Il progetto datato, direi: l'auto è nata vecchia. E poi la mole, davvero eccessiva."

 

Motore Sei cilindri in linea - Cilindrata 2443 cm³ - Alessaggio 72 mm - Corsa 100 mm - Rapporto di compressione 8:1 - Potenza 110 CV a 4800 giri/min - Distribuzione a due assi a camme in testa - Alimentazione con tre carburatori monocorpo orizzontali.
Trasmissione Trazione postriore - Cambio a 4 marce, leva al volante.
Corpo vettura Coupé 2 posti - Telaio a longheroni e traverse saldate - Sospensioni anteriori indipendenti, molle elicoidali - Sospensioni posteriori indipendenti con barre di torsione longitudinali - Sterzo a vite senza fine e ruota elicoidale - Freni a tamburo con comando idraulico - Serbatoio carburante 80 litri - Pneumatici 6.50-17.
Dimensioni e peso Passo 2700 mm - Carreggiata anteriore 1450 mm - Carreggiata posteriore 1470 mm - Peso a secco 1400 kg.
Prestazioni

 

Velocità 170 km/h.

 

Raffinato gioco di legni e colori. La guida è a destra, con un bel volante a tre razze, sportiveggiante, che invita alla velocità. Sul cruscotto, in cui è inserita la radio, la pomelleria è in legno pregiato, perfettamente intonata anche al colore degli interni.

 

 

Bellezze nascoste. Le ruote, a raggi con gallettone, sono bellissime; peccato averle nascoste sotto grandi coppe cromate.

 

 

Espressione di velocità. Il cofano allungato esalta l'armonia e l'aerodinamica della "Villa d'Este". Come il tetto, anche il lunotto, soluzione davvero insolita, è bombato. Il potente motore da 110 CV consente alla coupé di toccare i 170 orari, una prestazione notevole per l'epoca. Oggi vale 130 milioni di lire (67.140 euro).

 

 


Alfa Romeo ''Giulia Spider'' 1963

 

 

"QUELLA VOGLIA ME LA SON TOLTA"


La macchina, del 1963, è praticamente conservata. Unici interventi, una revisione agli organi meccanici e una rinfrescata alla vernice, eseguita subito dopo l'acquisto.  Il motore 1600 ha 12 CV in più del 1300 e si sente, soprattutto nelle marce alte e nella prontezza di risposta. Poi i freni sono migliori, a tre ceppi, il cambio ha una quinta che consente al motore di risparmiare un bel pó di giri. A 120 all'ora, per esempio, la "1300" è a 5000 giri, la "1600" a soli 4000.

Col tempo e un pó d'esperienza alcuni difetti sono stati eliminati. Gli ammortizzatori originali Girling hanno lasciato il posto ai più moderni Koni, le molle ora sono più dure: "con due persone e i bagagli",  "l'auto oscillava un pò troppo e, sterzando, le ruote anteriori andavano a toccare il bordo dei parafanghi, scrostando la vernice.  La tenuta di strada, in pratica, è la stessa della "Giulietta Spider": sempre sicura, anche se in curva, soprattutto sullo sconnesso, ci si deve abituare a un ondeggiamento del retrotreno. 


Motore 4 cilindri in linea - Alesaggio 78 mm - Corsa 82 mm - Cilindrata 1570 cm3 - Potenza 92 CV a 6200 giri/min - Rapporto di compressione 9:1 - Distribuzione a due assi a camme in testa - Alimentazione con un carburatore verticale doppio corpo Solex 32 PAIA5.
Trasmissione Trazione posteriore - Frizione monodisco a secco - Cambio a 5 marce - Pneumatici Pirelli «Cinturato» o Michelin «X» 155-15.
Corpo vettura Sospensione ant. a ruote indipendenti, bracci trasversali, molla elicoidale, barra stabilizzatrice - Sospensione post. ad assale rigido, braccio longitudinale, molla elicoidale - Ammortizzatori idraulici telescopici - Freni a tamburo (ant. a disco dal 1964) - Sterzo a vite e rullo.
Dimensioni e peso Lunghezza 3900 mm - Larghezza 1540 mm - Passo 2250 mm - Carreggiata ant. 1292 mm - Carreggiata post. 1270 mm - Peso a secco 885 kg.
Prestazioni Velocità 171 km/h, consumo 8,8-11,5 litri/100 km.
 

DÀ SICUREZZA. Il "1600" da 92 CV si fa apprezzare per l'elasticità e la prontezza di risposta. Ciò, insieme a una buona tenuta di strada, rende la guida sempre divertente e sicura. Oggi questo modello di Alfa Romeo "Giulia Spider" anno 1962 vale sui 32 milioni.

 

 

SENZA STRISCIA. Gli interni della "Giulia Spider" ricalcano quelli della "Giulietta". Su questo esemplare manca la striscia di alluminio che ferma l'imbottitura del cruscotto alla base del parabrezza. Rispetto alla "1300" il volante è a tre razze e la strumentazione è diversa.

 

 

BATTESIMO IN PISTA. Presentata all'autodromo di Monza nel 1962 con la "Giulia TI", la "Giulia Spider" è stata costruita in 9250 esemplari, 400 dei quali con guida a destra. All'epoca una vettura come quella di queste immagini costava 1.884.000 lire ed era un sogno a occhi aperti….

 

 

QUINTA DI POTENZA. La velocità massima di oltre 170 all'ora si raggiunge in quinta, marcia che manca alla sorellina "Giulietta". Un'altra miglioria evidente sta nei freni, più sicuri grazie a tamburi con tre ceppi: dal 1964 la "Giulia Spider" monta addirittura freni a disco anteriori.

 

 

ONDEGGIA UN PÓ. La tenuta di strada in curva è sempre notevole: certo bisogna abituarsi a un certo ondeggiamento del retrotreno, soprattutto a discreta velocità e su fondi sconnessi. Le cose migliorano con molle più dure, con pneumatici barra 70, con ammortizzatori Koni.

 

 

"GIULIA" E "GIULIETTA" PARI NON SONO. Le differenze esistono, non sono enormi ma con gli anni e con restauri poco attenti le carte si son mescolate parecchio. Sulla "Giulietta", per esempio, le cerniere del cofano sono in due pezzi separati, il volante è a due razze e non a tre, lo specchietto retrovisore non ha lo scatto antiabbagliante.

 

 


Alfa Romeo "Giulietta TI" e "Giulia TI Super"

 

 

PRONTI SI GIRA


Cosa c'è di meglio di una "storica" per avvicinarsi al mondo delle competizioni senza spendere follie? Per esempio, un'Alfa Romeo, sempre in "pole position" nei desideri. Sulla pista di Vairano, "Ruoteclassiche" ha provato una "Giulietta TI" del 1962 categoria Turismo Competizione e una "Giulia TI Super" del 1964 in allestimento Turismo di Serie.

La "Giulietta TI", più elaborata, è ovviamente anche più costosa. Si tratta di una vettura ideale per cominciare a correre. Il comportamento è sincero , ma occorre fare un po' d'attenzione ai freni a tamburo, che tendono a surriscaldarsi facilmente. Per risparmiarli bisogna premere il pedale una prima volta, e poi continuare con brevi colpi di freno per dare modo ai tamburi di raffreddarsi. La potenza del classico bialbero di 1.3 litri è di circa 95-98 CV (contro i 74 del motore di serie), con un regime di utilizzazione tra 5000 e 7500 giri. Il cambio è robusto, ma richiede la "doppietta", soprattutto scalando in seconda.

La "Giulia" ha sterzo diretto e frenata efficiente, garantita da quattro dischi. Il cambio è robusto e sopporta i maltrattamenti. Il motore di 1.6 litri ha una potenza di 112 CV e l'elasticità che gli deriva da essere praticamente di serie. Non gira molto in alto: 6500 giri, al massimo 7000 per brevi tratti. La velocità è nell'ordine dei 200 km/h, e dunque la frenata è abbastanza impegnativa. La tenuta di strada è buona, con un comportamento prevedibile grazie alla presenza del ponte rigido posteriore (presente anche sulla "Giulietta") che "avvisa" in anticipo rispetto a un retrotreno a ruote indipendenti.

 

Anni sessanta. Le due berline sportive dell'Alfa Romeo impegnate sulla pista di Vairano di Vidigulfo (Pavia).

 

 

Curve sincere. Per la facilità di guida e la sincerità con cui il ponte rigido posteriore avverte il pilota, la "Giulietta" è particolarmente indicata per chi vuole accostarsi alle gare per auto storiche.

 

 

Guida precisa. La "Giulia" ha un assetto basso e rigido, con un rollio modesto. Ciò consente un inserimento in curva molto preciso, che è forse il pregio più evidente della vettura.

 

 

Cuore generoso. Il quattro cilindri della "Giulietta TI": in versione Turismo Competizione la potenza passa dagli originari 74 CV a 95-98 CV.

 

 

Praticamente di serie. Il regolamento delle Turismo di Serie non consente l'elaborazione del motore, che può essere soltanto bilanciato. La potenza della "Giulia TI Super" è praticamente quella di serie: 112 CV.

 

 

Sicurezza, prima di tutto. Lo spoglio abitacolo della "Giulietta" è dotato, per regolamento, di sedile anatomico, rollbar di sicurezza ed estintore.

 

 

Motore sotto controllo. In gara, il contagiri è uno strumento indispensabile. Sulla "Giulietta" ne è stato montato uno di marca Jaeger.

 

 

Indicatori di serie. Sulla "Giulia" la strumentazione è quella di serie. Il volante, a tre razze, è caratteristico dell'epoca.

 

 

Confort da berlina. Gli interni della "Giulia" sono molto accoglienti. Non mancano, comunque, rollbar, sedile anatomico ed estintore. Molto corsaiolo il pedale forato dell'acceleratore.

 

 


Alfa Romeo "Alfetta" 1972-1975

 

 


A TRAZIONE POSTERIORE


Con una valutazione di soli tre milioni di lire per un esemplare in buono stato, l'Alfa Romeo "Alfetta" rappresenta un primo passo verso il collezionismo. Il difetto maggiore è la carrozzeria, facile preda della ruggine. Questo specifico tipo di problema rende difficile trovare un esemplare in ottime condizioni. Anche la reperibilità dei ricambi è limitata.

Nata nel 1972, l'Alfa Romeo "Alfetta" è stata una delle vetture più innovative uscite dalle linee di montaggio della Casa di Arese dal dopoguerra sino a quel momento. Destinataria di un'eredità pesante (il nome è quello della monoposto campione del mondo), presentava una serie di caratteristiche assolutamente inedite, come le sospensioni anteriori a barre di torsione e il ponte De Dion con incorporati cambio, frizione e differenziale. La carrozzeria, opera del Centro Stile Alfa, era compatta, moderna e molto gradevole, tanto che oggi, a distanza di quasi trant'anni, non sembra affatto invecchiata.

L'"Alfetta", carente dal punto di vista della qualità delle lamiere, è dotata di una meccanica molto efficiente. Il motore è affidabile e semplice da riparare, le sospensioni confortevoli, i freni efficaci. Le prestazioni sono addirittura migliori di certe "milleotto" dei giorni nostri e, a bordo, c'è spazio anche per quattro.

La prima serie, prodotta sino alla primavera del 1975, è anche la più rara. Omologabile Asi, può beneficiare di polizze assicurative a prezzo contenuto e può partecipare alle gare di regolarità. Dal 2002, i primi esemplari compiranno trent'anni e beneficeranno anche dell'esenzione dal pagamento del bollo. Peccato solo per i consumi elevati: se si preme sull'acceleratore, l'auto percorre 6-7 km con un litro.

 

Motore: anteriore quattro cilindri in linea, alesaggio x corsa 80x88,5 mm, cilindrata 1779 cm3, potenza 122 CV IGM a 5500 giri/min, rapporto di compressione 9,5:1, distribuzione a doppio albero a camme in testa comandato da catena, alimentazione con due carburatori a doppio corpo Weber 40 DCOE/32. Lubrificazione forzata, capacità del circuito 5,6 litri, filtro dell'aria a secco, raffreddamento a liquido. Impianto elettrico a 12V, alternatore da 35 A, batteria da 50 Ah.

 

Trasmissione: trazione posteriore, frizione monodisco a secco, cambio a 5 marce con comando a cloche, pneumatici 165 SR 14.

 

Corpo vettura: berlina quattro porte, 5 posti, sospensioni anteriori a ruote indipendenti con barra stabilizzatrice, sospensioni posteriori ad assale rigido (schema De Dion) con barra stabilizzatrice, ammortizzatori idraulici telescopici. Freni a disco con servofreno, sterzo a cremagliera, capacità serbatoio carburante 46 litri.

 

Dimensioni e peso: passo 2510 mm, carreggiata anteriore 1360 mm, carreggiata posteriore 1350 mm, lunghezza 4280 mm, larghezza 1620 mm, altezza 1430 mm, peso a vuoto 1060 kg.

 

Prestazioni: velocità 180 km/h, consumo medio 11,5 litri per 100 km.


Incollata all'asfalto.
La notevole tenuta di strada, una delle caratteristiche più apprezzate dell'Alfa Romeo "Alfetta", consente di percorrere le curve anche ad alta velocità.

 

 

Una nonna molto famosa. La vettura ha preso il nome dalle trionfali monoposto "158" e "159" dei primi anni '50, soprannominate appunto "Alfetta".

 

 

Ottime prestazioni. Il motore di 1779 cm3 eroga una potenza di 122 CV a 5500 giri. La velocità di punta è pari a oltre 180 km/h.

 

 

Tipicamente Alfa Romeo. Il posto di guida è razionale, con il volante rivestito in legno. Purtroppo non è previsto il servosterzo.

 

 

In quattro è meglio. I posti omologati sono cinque, ma sul divano posteriore si sta comodi solo in due. Il rivestimento dei sedili era in panno grigio o beige.

 

 

Ruggine nemica. La caratteristica linea dell'"Alfetta". I problemi maggiori vengono dalla debolezza della carrozzeria, vulnerabile alla ruggine.

 

 


COUPÉ ALL'ITALIANA

 


Sportive nelle prestazioni, ma con un abitacolo in grado di soddisfare le esigenze di una famiglia.

Guerra del Kippur, costo della benzina alle stelle, introduzione dei limiti di velocità. La metà degli anni Settanta non è stata certo un'epoca felice per gli appassionati delle auto sportive. Eppure, nonostante tutto, le "Alfetta GT"  videro la luce proprio in quel periodo ( nel 1974),  l'Alfa disegnata da Giugiaro, ma pensata anche per chi aveva famiglia. Fece discutere per la strumentazione divisa, con il solo contagiri sotto gli occhi del guidatore. Su strada, la coupé milanese è una spanna sopra le rivali, merito anche delle prestazioni del "1800" bialbero da 122 CV.

 

  "Alfetta GT"  (I° serie)
Anni di produzione 1974-76
Motore

4 cilindri in linea

Cilindrata cm3 1779
Alesaggio x corsa mm

80x88,5

Rapporto di compressione

9,5:1

Potenza CV/giri 122/5500
Distribuzione

2 alberi a camme in testa

Alimentazione 2 carburatori
Cambio 5 marce
Pneumatici

185/70 HR 14

Sospensioni anteriori

indipendenti

Sospensioni posteriori

ponte De Dion

Trazione posteriore
Freni

a disco

Sterzo a cremagliera
Lunghezza mm 4190
Larghezza mm 1660
Passo mm 2400
Altezza mm 1330
Peso a vuoto kg 1054
Consumo l/100 km 10,4
Velocità massima km/h 195
Prezzo lire (ottobre 1975)

5.006.000

 

CONDIZIONI DELLA PROVA
Temperatura 16°, umidità 50%, vento da 0 a 1,5 metri/secondo.
Peso delle vetture durante le rilevazioni (con pilota, apparecchiature di prova e carburante): "Alfetta" 1237 kg,

VELOCITÀ MASSIMA (in V marcia)
"Alfetta" 188,5 km/h


ACCELERAZIONE

1 km con partenza da fermo:
"Alfetta" 31,5 sec. (velocità d'uscita: 164,3 km/h)

 
Velocità in km/h Tempo in secondi  "Alfetta"
0 - 60 4,3
0 - 80 6,8
0 - 100 9,9
0 - 120 14,3
0 - 140 20,4
0 - 160 28,8


RIPRESA
1 km con partenza da 40 km/h:
"Alfetta" 37,8 sec. (velocità d'uscita: 147,5 km/h)


Caro Biscione. Davanti al castello di Vigoleno (PC). Nel 1975, la più costosa era la "Alfetta GT": oltre cinque milioni di lire.

 

Personalità spiccata. La linea della "Alfetta GT", disegnata da Giugiaro, si distingue per il muso spiovente e per il parabrezza e il lunotto molto inclinati. I cerchi in lega "millerighe" erano un optional.

 

 

Separati in plancia. Sulla coupé dell'Alfa Romeo la strumentazione è divisa in due blocchi: il contagiri è davanti al pilota; il tachimetro e gli altri indicatori sul cruscotto centrale.

 

Bialbero per eccellenza. Lo schema è quello classico dei motori Alfa di quegli anni: quattro cilindri in linea e distribuzione con due alberi a camme in testa. Potenza, 122 CV a 5500 giri/min.

 


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