Animali 5


CANE DELLA PRATERIA

   
 
foto (ZOMPI)

a cura di Valeria Ricevuto

 
sole1979luna@yahoo.it
 
 

Classe: Mammiferi
Ordine: Roditori
Famiglia: Sciuridi
Genere: Cynomis
Specie:  Cynomis Ludovicianus

Il cane della prateria, viene chiamato così per il suo verso molto simile all’abbaiare di un cane, proviene dall'Ovest degli Stati Uniti e alcuni range del Canada e del Messico. Predilige le pianure erbose ma puo vivere anche in zone desertiche, collinose e montuose generalmente dal clima asciutto. La sua tana è costituita da un intricato sistema di cunicoli e gallerie, dove sono presenti stanze selezionate in base alle esigenze: parto, feci, piccoli, cibo.
Le galleria possono essere profonde fino a 5 metri e lunghe più di 50 metri.
Il cane della prateria è un animale sociale e gregario, normalmente un solo maschio maturo con cinque sei femmine piu la prole forma una famiglia. Quindi i cani della prateria soffrono di solitudine se lasciati soli per molto tempo. Essendo dotati di un ottimo spirito gregario cercheranno sempre di affezionarsi ai loro nuovi compagni umani.
Solo il Cynomis Ludovicianus (il cane della prateria dalla coda nera) è legale detenerlo le altre specie sono illegali e per chi le detiene vi sono multe salatissime.

Il cane della prateria è un animale che ha bisogno del contatto dei suoi simili. Il maschio e la femmina si scambiano anche effusioni da veri amanti, famoso il loro bacio. Con gli umani, se viene acquistato da piccolo, stabilisce un fortissimo legame affettivo, preso da adulto legherà anche con i proprietari ma ci vorranno anche un paio di mesi affiche abbia una grande fiducia.

La dieta naturale dei cani della prateria è fatta di  radici, funghi, fieno, foglie erba piccolissimi insettini e fiori. E’ difficile trovare in commercio un alimento specifico per cani della prateria soprattutto al sud italia. Tendono molto ad ingrassare e quindi a diventare obesi. La cosa più importante è che tutto contenga molte fibre.
Il giusto alimento per un cane della prateria giornalmente deve avere:
  • Fieno al 80%
  • 2 cucchiai di pellettato per cani della prateria
  • una pezzo  di carota o  della fagiolina 
  • una fetta di mela o pera 
  • della lattughina

a volte preferisco le verdure cotte piuttosto che fresche.

I cani della prateria bevono molto poco perchè traggono il liquido necessario dal cibo (non dal pellettato che al contrario provoca molta sete).

Maschi e femmine esteriormente sono uguali tranne che per i genitali esterni. La caratteristica principale che permette di distinguere maschi e femmine è la distanza che c’è tra l’ano e l’apertura genitale. Nel maschio è il doppio rispetto alla femmina.

I cani della prateria raggiungono la maturità sessuale all’età di 1-2 anni (in cattivita). Vanno in calore una volta all’anno, tra gennaio e marzo. I maschi diventano aggressivi sia con la femmina che a volte con i proprietari. Si puo riconoscere una femmina gravida da un piccolo cerchietto di pelo bianco  che viene a crearsi attorno i capezzoli. La riproduzione in cattività è piuttosto difficile. La gravidanza dura 30-35 giorni, con un numero medio di 3 piccoli. I piccoli vengono allevati in comune da tutte, nascono nudi e con gli occhi chiusi; aprono gli occhi dopo circa 35 giorni. Usciranno dalla tana intorno alla sesta settimana di vita.

 

PECORA DELLE MONTAGNE ROCCIOSE (BIGHORN)


La mia modesta conoscenza
Ho allevato una coppia fornita da uno appassionato che era già alla quinta generazione. Infatti le dimensioni erano sensibilmente inferiori a quelle della scheda sotto indicata. Non ho avuto fortuna con questa coppia. Non si sono riprodotti e dopo 2/3 anni si ammalarono senza alcuna possibilità di cura.


La pecora della Montagne Rocciose o Bighorn, che significa in inglese grosso corno, abita solo nei luoghi delle montagne rocciose, dove riesce a sopravvivere grazie alla sua straordinaria agilità. I maschi misurano circa un metro e ottanta di lunghezza, più una dozzina di centimetri di coda. Pesano attorno ai 175 chili, di cui 25 per le sole corna che misurano attorno ai settanta centimetri di lunghezza. La distanza tra le punta delle corna è di 50 centimetri, mentre alla base si toccano. Il peso delle femmine è invece di circa 140 chili. Esso ha un corpo tozzo, con testa grossa. Ha un mantello molto morbido, ma non presenta lanugine. La lunghezza dei peli non supera i 5 centimetri con un colore grigio-bruno. Le femmine e gli agnelli si radunano in branchi, mentre i maschi vivono da soli o tutt'al più in piccoli gruppi, tranne che nella stagione degli amori dove raggiungono le femmine. A giugno o luglio, le femmine partoriscono di solito un solo piccolo, raramente due. Questo animale è un abile arrampicatore, che al primo segnale di allarme si rifugia sulle alture e se gli sembra che il pericolo sia vicino emette un particolare suono nasale, che rappresenta un segnale di fuga per i compagni.

ASINO


La mia modesta conoscenza
Animale molto intelligente, interessatissimo ad avere amicizia dell'uomo. Ho avuto un soggetto di razza Sarda che mi fu regalato per l'acquisto di un cavallo. Era già molto avanti con l'età, e mi fu detto che sarebbe vissuta altri 8-9 anni, e che era incinta. Non erano esatte nessuna, dato che ha vissuto ancora 16 anni, e non ha mai partorito nessun cucciolo, a meno che non abbia partorito, magari morto, e i predatori, volpe, cani randagi, numerosissimi qui, abbiano catturato il cucciolo. Viveva allo stato brado, insieme ad alcuni cavalli, e tutte le ricerche fatte sul terreno non hanno dato tracce di questo evento. Eppure anche altri esperti mi assicuravano un parto imminente. Non saprò mai cosa è veramente accaduto. La "Valentina detta Tina" (il suo nome) aveva lavorato moltissimo, tanto che la schiena era enormemente schiacciata a mezza luna, certamente per enormi carichi trasportati. Era pure marchiata a fuoco con la "S" di sarda in ben tre punti della testa, sul naso e ai lati delle guance. Quando arrivavo, magari ancora lontano, iniziava a ragliare, ed era contenta di vedere me e altri. Con lei viveva anche un cavallo maschio, ma non si sono mai accoppiati, non saprei se dipendeva da lei o da lui. Ho solo notato che quando lui si avvicinava, lei lo scacciava in maniera poco convincente, con le zampe posteriori.


Asino - Equus asinus domesticus
Specie Equine
Generalità e origini dell'asino

- Classe Mammiferi
- Ordine Perissodattili
- Famiglia Equidi
- Genere Equus
- Specie asinus domesticus

L'asino domestico discenderebbe, secondo vari Autori, dal selvatico africano (Equus asinus africanus) il cui mantello è fondamentalmente fulvo e grigio. Gli asini selvatici vivono in branchi non molto numerosi e si dice che siano guidati da una vecchia asina, anziché da uno stallone, come, generalmente, avviene nei cavalli selvatici. L'asino selvatico vive in località povere di vegetazione, desertiche e pietrose, grazie la sua grande sobrietà e resistenza, che gli consentono anche periodiche migrazioni, se si rendono necessarie per la scarsa disponibilità foraggera.
Oltre che lungo le coste dell'Africa orientale-settentrionale, vive ed ha vissuto nella Siria, in Mesopotamia, nell'Afghanistan, nella Persia, nella Russia asiatica meridionale, nel Tibet, nella Mongolia, ecc. Alcuni Autori ritengono che dall'Equus asinus africanus siano originate due sottospecie. L'una quasi estinta, di taglia minore e cioè di m 1,15 al garrese, con striscia scura in corrispondenza della linea dorso-lombare e con una linea trasversale pure scura alle spalle e formante, con la prima, la cosiddetta linea crociata o croce di Sant'Andrea. l'altra - Equus asinus taeniopus - di taglia maggiore, cioè di m 1,25 al garrese, priva quasi sempre della lista crociata, si è originata lungo la zona costiera africana del mar Rosso ed anche dell'Ogaden ed in Dancalia.
L'asino sarebbe stato addomesticato per la prima volta in Numidia. In Europa la specie fu conosciuta tardi e, cioè, nel Neolitico. I suoi resti fossili vi compaiono solo alla fine dell'epoca del bronzo e dell'epoca del ferro.Il mulo, quale prodotto dell'incrocio tra il cavallo e l'asino e la cui raffigurazione compare sui bassorilievi assiri, sembra che sia stato prodotto, la prima volta, nell'Occidente asiatico e precisamente nell'Asia Minore, in epoca immediatamente successiva all'immigrazione mongola.
In Asia si hanno specie equini affini all'asino e, cioè, l'Ermione (Equus hermionus) e l'Onagro (Equus onage).

 

RATTO DOMESTICO


La mia modesta conoscenza
Animale biologicamente come noi, sono noti infatti gli esperimenti di medicinali utilizzati dai ricercatori usando come cavia il ratto. In città è certamente pericoloso per contagi vivendo nelle fogne, ma in campagna è un animale pulito che si può tranquillamente frequentare, a parte la sua abitudine di rosicchiare tutto o quasi, in particolare fili elettrici di un motore causando enormi danni. Purtroppo tocca a lui sacrificarsi per dare in pasto ai rettili allevati che vogliono solo esche vive.


Il ratto domestico che s trova in commercio appartiene alla specie Rattus Norvegicus, differente dal ratto selvatico (Rattus Rattus) per le dimensioni maggiori, per muso e orecchie più tondeggianti, e certamente per l'indole più amichevole e tranquilla. Nonostante la triste fama che lo accompagna, il ratto può essere un fantastico animale domestico: è estremamente intelligente e fedele, tanto che impara a riconoscere il suo nome, può essere addestrato ad eseguire esercizi di agility come i cani, ama la compagnia delle persone e si affeziona al suo padrone. Inoltre, non è vero che il ratto è un animale sporco: si lava come e più di un gatto, e se viene tenuto bene il suo odore, anche nei maschi, è molto meno fastidioso di quello - per esempio - dei topi.

I ratti hanno un tasso di riproduzione altissimo. Le femmine vanno in calore per tutto l’anno, ogni 4 o 5 giorni, per alcune ore. Il calore si manifesta tramite una strana “danza delle orecchie” che vengono agitate moltissimo e attraverso un atteggiamento eccitato e iperattivo. La gestazione dura mediamente 22 giorni e mezzo, e l’allattamento 3 settimane abbondanti. L’estro post-partum è fertile. Il numero di piccoli per ogni cucciolata è di 8-12 in media, ma in realtà possono andare da 2 a 24. I rattini diventano sessualmente fertili verso le 5 settimane, ovvero al termine dello svezzamento. 

 

CONIGLIO DOMESTICO


La mia modesta conoscenza
Simpatico animale nelle sue varie razze. Non sono mai stato interessato ad allevarlo, soprattutto per la vita breve che ha.


Il coniglio domestico, è quello che volgarmente è definito coniglio "da carne", anche se può essere un ottimo animale domestico tanto quanto il coniglio nano.
Il coniglio nano è infatti una derivazione di quello domestico, il quale è molto socievole, più resistente e affettuoso tanto quanto se non di più del suo "cugino" più piccolo.
La taglia di un coniglio domestico varia secondo la razza, in teoria ha una media che oscilla da 1,5kg fino a taglie maggiori che raggiungono i 5kg. Caso a parte sono i conigli giganti, abbastanza rari, che raggiungono anche 8/10kg.

 

CAPRIOLO


La mia modesta conoscenza
Un bellissimo animale recentemente ripopolato in zone collinari, forse anche troppo causando danni notevoli alle coltivazioni. Nella mia zona scende ormai anche in pianura, alle porte della città.


La ridotta dimensione del corpo e la piccola testa consentono al capriolo di muoversi agilmente nel sottobosco. La lunghezza testa-corpo è di 95-135 cm e, alla spalla, è alto circa 60-85 cm. Il peso è compreso tra i 15 e i 36 kg. I maschi sono provvisti di corna (palchi) che cadono durante l’autunno e ricrescono in inverno, e possono avere sino a 3 punte Una particolarità del capriolo è l’assenza della coda (al massimo è presente un ciuffo di peli nella femmina). Il mantello (pelliccia) è marrone-rossastro in estate e vira verso il grigio in inverno. E’ possibile distinguere i due sessi, in qualsiasi stagione, osservando la macchia bianca (specchio perianale) posta posteriormente: il maschio, infatti, presenta uno specchio a forma di fagiolo, mentre quello della femmina è a forma di cuore. I piccoli, nei primi due mesi, hanno il mantello marrone a macchie bianche.

Il capriolo è un animale poco sociale, solitario e territoriale e, nel periodo invernale, s’aggrega in piccoli gruppi. Il maschio s’avvia alla fase territoriale all’inizio della primavera marcando con i propri odori il suolo, gli arbusti e i rami, cercando così di intimorire eventuali rivali; questa fase termina in estate con il periodo degli amori, durante il quale il maschio s’accoppia con tutte le femmine che attraversano il suo territorio. Esso insegue la femmina sino al momento dell’accoppiamento. La fecondazione a luogo a luglio e, successivamente ad un iniziale sviluppo dell’uovo fecondato, si verifica un’interruzione della crescita, per riprendere a gennaio: quest’evoluzione permette ai piccoli di nascere nella tarda primavera-inizio estate, che è il periodo pi ù favorevole per la disponibilità di cibo e per le condizioni climatiche. La femmina diventa territoriale in prossimità del parto. Spesso nascono 2 piccoli (1-3) che, per le prime settimane di vita, non emettono alcun odore o suono e rimangono immobili, alzandosi solo per essere allattati. Il mantello marrone a macchie bianche, la completa immobilità, l’assenza di odore e la mancanza quasi totale di vocalizzazioni sono una strategia contro i predatori (strategia antipredatoria), che permette al caprioletto di sopravvivere alle prime e critiche settimane. E’ fondamentale ricordare che, nonostante la tentazione possa essere forte, non dobbiamo mai toccare un piccolo capriolo, perché se la madre percepisce il nostro odore sul figlio lo abbandona. Nel periodo invernale si creano dei piccoli gruppi (3-5 individui) costituiti dalla femmina con prole, dal maschio adulto e/o giovane e dalla femmina “sottile” (ossia che non ha ancora partorito). Il capriolo (come ad esempio il cervo, il daino, lo stambecco ed il camoscio) è un ruminante: ossia mastica e deglutisce una prima volta il vegetale, e lo digerisce parzialmente, poi il cibo ritorna alla bocca dove è nuovamente masticato ed infine lo mangia definitivamente. Esso predilige cibi ricchi e digeribili (germogli, tenere erbe, frutti di bosco).

Quest’animale si è adattato ad ambienti molto diversi in Europa (esclusi l’Irlanda e la Scandinavia del nord) e in Asia. Originariamente era un animale di foresta, che si è poi adattato anche alle ampie aree agricole, permettendo di distinguere il capriolo “di pianura” (che forma aggregazioni anche di un centinaio d’individui) da quello “di foresta” (che forma piccoli gruppi).

Talvolta, camminando nel bosco, si può avere l’impressione che un cane stia abbaiando. Si potrebbe in realtà trattare di un capriolo che, disturbato dalla nostra presenza o da un altro animale, emette un suono rauco simile all’abbaio di un cane.

 

TASSO


La mia modesta conoscenza
Alcuni anni fa lo vedevo spesso girare per i boschi, ma adesso è tanto che non lo vedo. Temo che sia notevolmente diminuito, se non quasi scomparso. Seppure non affatto amici vive in tane vicino alle volpi.


Questo Carnivoro presenta il corpo e il muso allungati e l'aspetto tozzo. La lunghezza testa-corpo varia tra i 60 e i 90 cm, mentre quella della coda varia tra i 15 e i 20 cm. La pelliccia è grigia sul dorso e nera sul ventre; la testa presenta delle inconfondibili strisce bianche e nere. I piedi presentano dei robusti artigli, che sulle zampe anteriori possono superare i 20 cm. I maschi adulti possono raggiungere il peso di 11-13 kg, mentre le femmine sono sensibilmente pi ù leggere. Il peso del tasso può variare durante l’anno anche di 2 kg, grazie al grasso accumulato nel periodo autunnale.

Il tasso, dopo aver trascorso l’intera giornata nella sua tana, inizia la sua attività al crepuscolo e la prolunga per tutta la notte. La sua area di attività (detta home range) dipende dalla disponibilità di cibo e dal numero di tassi presenti nella zona. In una sola notte questo Mustelide può percorrere anche 11 km. Durante l’inverno, quando le temperature sono particolarmente basse e la neve abbondante, il tasso cade in uno stato di torpore che si può protrarre anche per settimane.
Ogni tasso vive con il proprio nucleo familiare, e tutti insieme s’impegnano ad allontanare altre famiglie di tassi dal proprio territorio. Il periodo riproduttivo cade in primavera, e tra gennaio e marzo la femmina partorisce circa 3 piccoli. Come osservato in altre specie animali, il periodo tra l’accoppiamento e la nascita è suddiviso in una prima fase (6-10 mesi) durante la quale si ha uno sviluppo molto lento del feto, e un secondo periodo (2 mesi) durante il quale il feto completa velocemente la maturazione. Si ritiene che il tasso viva generalmente 4 anni, anche se qualche individuo ha eccezionalmente raggiunto i 16. Le abitudini alimentari del tasso variano con la stagione e con l’ambiente: si nutre principalmente di lombrichi, ciliegie, prugne, granturco e susine; talvolta, se disponibili, si alimenta di insetti, lumache, piccoli roditori, ricci, ghiande, noci e nocciole. Il tasso scava le proprie tane nelle foreste e nelle siepi (quelle scavate sui terreni coltivati sono spesso distrutte dall’uomo). Spesso la medesima tana è utilizzata sia per partorire sia per il letargo, mentre ne vengono utilizzate altre per il riposo diurno.

Questo variopinto Mustelide è distribuito dall’Irlanda al Giappone, attraverso l’Europa e l’Asia.

La presenza del tasso può essere anche rilevata dalla presenza di latrine. Esso, infatti, depone gli escrementi in piccole fosse, appositamente scavate, profonde sino a 15 cm.

 

PETTIROSSO


La mia modesta conoscenza
Molto bello. Negli ultimi anni lo incontrato raramente. Speriamo in bene.!


Il Pettirosso è un uccellino conosciutissimo di piccole dimensioni (circa 135 mm.) diffuso in tutta Europa, in Italia lo si vede e lo si sente spesso in inverno nei giardini, nei parchi ed in campagna, mentre rovista tra le foglie secche e i muschi in cerca di piccoli insetti. Non ha timore dell’uomo e accetta volentieri piccole mollichelle di pane, in campagna molte volte segue il contadino ,che vangando il terreno porta allo scoperto piccoli insetti.. La femmina ha il colore rosso del petto più pallido, i maschi sono territoriali e attaccano altri maschi se questi invadono il loro spazio vitale. Il nido viene costruito a terra ben nascosto tra un ciuffo d’erba o sotto un ceppo d’albero, vengono deposte 3-5 uova finemente punteggiate di rossastro la cova dura 12-15 giorni, i piccoli s’involano dopo 13-15 giorni.

 

GRACULA RELIGIOSA


La mia modesta conoscenza
Interessante animale che con la sua disposizione a giocare imitando i nostri suoni delle parole fa divertire anche noi. E' intelligente e riconosce perfettamente le persone, soprattutto chi lo accudisce. E' comunque molto dignitoso e non permette facilmente di essere toccato, se forzato da una mano aggredisce con l'unghia e il becco. Pochissime volte mi ha concesso di salire nella mano senza ferirmi. Ho allevato 2 soggetti, l'ultimo, "Meo" (il suo nome) ha vissuto per 20 anni.


Scheda tecnica della Gracula religiosa La Gracula religiosa, detta anche mainate o merlo indiano, appartiene alla famiglia degli sturnidi , di cui è uno dei più grossi rappresentanti ( 27-29 cm.). Differisce notevolmente dai suo affini per abitudini di vita, in quanto predilige le zone più ricche di alberi nella zona tropicale asiatica: dall’India, all’Indonesia, alla Malaesia. Ha piumaggio nero brillante, testa grossa, due caruncole gialle protese all’indietro ai lati del capo, becco robusto e coda corta . La sua alimentazione è basata più sui frutti carnosi che sugli insetti. Nidifica nei fori degli alberi, costruendo però un vero nido sul fondo della cavità; le uova sono azzurrine macchiate di bruno o rosa. Tenuta in cattività anche per la sua mansuetudine, è improvvisamente divenuta popolare per la straordinaria capacità di imitare i versi più disparati, compresa la voce umana. I sessi sono simili.

 

GERMANO REALE


La mia modesta conoscenza
Bello per i colori il maschio. Ho provato ad abituarlo a vivere qui, con la solita "tecnica" di tenerlo prigioniero un paio di mesi per farli conoscere il posto e familiarizzare con tutto e tutti, ma il giorno della liberazione se ne andato subito e per sempre. Alcuni esperti mi avevano suggerito di tagliare un poco le ali per evitarli di volare, ma sono contrario a queste forzature, e poi impedendoli di volare sarebbe certamente stato vittima di predatori.


Nome scientifico: Anas Platyrhynchos
Ordine: Anseriformi
Famiglia: Anatidi
Il germano reale è certamente l'anatra selvatica più conosciuta. C'è una diversità di piumaggio fra il maschio e la femmina. Il maschio ha un piumaggio con colori molto appariscenti: il capo verde scuro, il petto nocciola rossiccio, un sottile collarino bianco e becco giallino; la femmina ha invece colori poco appariscenti che servono per confonderla fra la vegetazione durante il periodo di cova. Ambedue i sessi hanno però un piccolo specchio azzurro sulle ali. Il germano reale si adatta ad una grande varietà di ambienti, infatti lo si incontra nei fossi, nei piccoli stagni dei parchi, nei laghi. Costruisce il nido isolato nel canneto o sotto i cespugli sulla riva. La covata consiste in dieci uova verdastre che vengono covate dalla femmina per un periodo di quattro settimane. Con il passare del tempo il nido viene tappezzato da un soffice piumino che la femmina si stacca dal ventre. Già il secondo giorno dopo la nascita i piccoli escono dal nido e subito nuotano, si tuffano e cercano cibo nell'acqua con estrema naturalezza. Cercano il cibo in superficie fra le alghe usando il becco come filtro, o in profondità dell' acqua.

 

SALAMANDRA


La mia modesta conoscenza


La salamandra pezzata
Nome della specie: Salamandra salamandra
Famiglia: Salamandridae
Classe: Anfibi
Ordine: Urodeli
La salamandra pezzata vive, anche se con diverse sottospecie, in quasi tutta Europa, lungo le coste dell’Algeria e della Tunisia e del vicino oriente. In Italia è presente su tutta la catena alpina e sugli Appennini. L’ambiente tipico in cui vivono è caratterizzato da ombra e umidità elevata ad una quota compresa tra il livello del mare e i 2’000 metri di altitudine. Sono molto territoriali e nel corso della loro vita si spostano di poco dal luogo d’elezione. Escono dai loro rifugi e cioè sotto pietre o tronchi solo nelle giornate molto umide o piovose.

Uno degli animaletti tra i più ammirati che si possono incontrare nei nostri boschi è senz’altro la salamandra che, con i suoi magnifici colori nero e giallo, attira subito l’attenzione. Quel suo buffo camminare ondeggiante ci fa sorridire e allora perché non cercare di conoscerla meglio così da rendere più duraturo il ricordo. Coloro che la incontrano spesso sono i cercatori di funghi e di castagne che soprattutto in autunno, dopo una giornata di pioggia, si recano nel sottobosco: la salamandra li attende tra le foglie umide. La salamandra pezzata ha un colore nero lucente con grandi macchie giallo brillanti. Sono ben evidenti gli agglomerati ghiandolari presenti dietro il capo. Questi colori così vistosi servono alla salamandra per segnalare ai predatori di essere un’animale particolare che non ha bisogno di occultarsi perché dotato un altro strumento di difesa: si tratta del liquido urticante che la sua pelle secerne di continuo e che ustiona le mucose della bocca di lupi, gatti selvatici, volpi e mustelidi che avessero l’ardire di addentarla. Questo liquido urticante ha fatto nascere su questa specie, per il resto assolutamente innocua, leggende prive di ogni fondamento, ma è in realtà un ottimo strumento di difesa: soltanto allo stato larvale infatti questa specie deve guardarsi dagli attacchi di pesci e biscie d’acqua. Le salamandre sono solitarie per gran parte dell’anno e i maschi adulti sono territoriali: si esibiscono in zone aperte e si affrontano con dimostrazioni di forza e veri e propri combattimenti ed inseguimenti. La specie, tipicamente europea, comprende 12 sottospecie, distinguibili tra loro in base alle dimensioni e alla livrea. Misura dai 12 ai 20 cm compresa la coda, a sezione tondeggiante (eccezionalmente raggiunge anche i 28 cm). La salamandra pezzata inizia a riprodursi dal quarto anno di vita. Fuori dal periodo riproduttivo si reca in acqua di rado. Al tempo degli accoppiamenti il maschio si dedica incessantemente alla ricerca delle femmine disponibili, aiutato dal suo formidabile olfatto. L’accoppiamento avviene con un vero e proprio abbraccio fra i due partner seguito dalla deposizione di una spermatofora (sacchetto contenente gli spermatozoi) che è raccolto nella cloaca della femmina, dopo di che la coppia si separa. La femmina può trattenere lo sperma per un certo periodo prima dell’ovulazione. Questo spiega in parte la lunga durata della gestazione fra la fecondazione in estate e la nascita delle larve nella primavera successiva. La salamandra è un animale viviparo e alla nascita le larve sono già piuttosto sviluppate. Sia l’accoppiamento sia la gestazione avviene all’esterno dell’acqua e dopo un periodo d’incubazione all’interno della madre, questa si reca verso uno specchio d’acqua dove depone le larve già formate (fino a 50-60 larve) che una volta abbandonate in acqua li rimarranno respirando con delle branchie esterne e solamente dopo che queste si saranno riassorbite i piccoli potranno uscire dalle pozze. Le branchie scompariranno con la metamorfosi che, a seconda della data di nascita, dura da 3 a 6 mesi. Le piccole Salamandre escono dall’acqua perfettamente formate e colorate. Le macchie gialle compaiono velocemente, a volte nel volgere di alcune decine di ore. La vita di questi simpatici animaletti è molto lunga e può arrivare a 20-25 anni. È facile incontrare salamandre durante un’acquazzone, di sera o nelle ore notturne. Nelle ore più calde del giorno essa si difende dall’essiccamento nascondendosi in fessure ombrose. La Salamandra è osservabile da primavera ad autunno inoltrato. Il suo areale di diffusione, soprattutto boschi di latifoglie. Pur essendo un anfibio resistente al freddo, in inverno la Salamandra pezzata si nasconde in fessure e anfratti sotto terra. Come tutti gli anfibi anche la Salamandra rischia di scomparire in molte zone a causa della progressiva antropizzazione. In pianura è praticamente estinta a causa soprattutto dei veleni usati in agricoltura, che in particolare incidono sulla specie nella sua fase larvale. Le salamandre, cui nell’antichità si attribuiva la facoltà di poter passare indenni attraverso il fuoco, sono animali inoffensivi e ovviamente privi di tale magica virtù.

La salamandra alpina nera (atra):
Una specie che si ritiene scomparsa dal Ticino è la salamandra alpina nera. È un anfibio urodelo tipico dei boschi di abete rosso e delle praterie alpine che può salire oltre i 2’100 metri di quota. È di colore nero e raggiunge i 16 cm di lunghezza anche se in media misura circa 11 cm; i due sessi sono simili. Questa salamandra, a differenza degli altri anfibi, si é resa totalmente indipendente dall’acqua ed è molto comune nel nord delle Alpi. In Ticino è stata avvistata ancora negli anni ottanta nella regione di Robiei. Si tratta di una specie ovovivipara: le femmine dopo una gestazione di due o tre anni, partoriscono due piccoli già metamorfosati, quindi del tutto simili all’adulto e svincolati dalla vita acquatica. Le salamandre nere non entrano mai in acqua e quindi anche la fecondazione avviene a terra. Gli accoppiamenti si svolgono in primavera con il suolo ancora parzialmente ricoperto da neve. È attiva prevalentemente di notte con clima umido e piovoso, anche se è possibile con la pioggia osservarla anche di giorno. Le ghiandole nella pelle della salamandra alpina secernono una sostanza tossica per gran parte dei potenziali predatori: nonostante ciò la specie è predata dai giovani marassi. È del tutto innocua per l’uomo e in natura può vivere più di 10 anni.

C’è un rettile che in greco è detto salamandra, ma in latino è detto stilio. Questo animale è simile ad una piccola lucertola, di colore mutevole. Salomone dice della salamandra : “Come lo stilio abitano nelle case dei re”. Dal momento che il fisiologo dice di esso che, se per disgrazia, donde che sia, cadesse su un camino di fuoco, o su una fornace di fuoco ardente, oppure in un incendio qualunque, il fuoco si spegnerebbe immediatamente. Salamandra è detta perché è valida contro gli incendi. Di questa, tra tutti gli animali velenosi, è grandissima la forza. Gli altri infatti colpiscono i singoli, questa uccide moltissimi allo stesso modo. Infatti se striscia su un albero, impregna di veleno tutti i frutti ed uccide tutti quelli che li mangiano. Se cade in un pozzo, la forza del suo velenouccide quelli che bevono. Questa contrastando gli incendi, sola tra gli animali, spegne gli incendi. Vive infatti, nel mezzo delle fiamme senza dolore e distruzione e, non solo non si brucia, ma anche estingue l’incendio.