Animali 1


 

CORONELLA AUSTRIACA (colubro liscio)


La mia modesta conoscenza
Ho incontrato poche volte questo soggetto nei boschi e anche vicino casa - è timido e tende a fuggire, solo una volta voleva aggredire probabilmente perché stava partorendo o comunque aveva qualcosa da difendere.
Non ho nessuna esperienza in cattività.


Descrizione - Adulti fino a circa 60 cm, coda inclusa, occasionalmente oltre 80 cm. Serpente moderatamente piccolo con corpo cilindrico, collo e testa poco definiti, muso abbastanza appuntito. Occhi piccoli con pupilla rotonda; squame lisce. Colorazione variabile, di solito grigiastra, brunastra, rosata o anche rossastra, talvolta più intensa dorsolateralmente conferendo spesso l'effetto di due vaghe striature longitudinali. Sul dorso sono spesso presenti punti o macchiette scure più evidenti nella regione del collo (dove spesso vi sono due piccole striature scure) che frequentemente formano irregolari barre trasversali o sono disposte in due linee. Quasi sempre è presente una striatura che dal fianco del collo attraversa l'occhio e termina alla narice, talvolta vi è anche una vaga "briglia" sul muso. Il ventre di solito è piuttosto scuro: rosso, arancione, grigio, nerastro, generalmente con qualche punteggiatura o macchiettatura. Di solito 19 file di squame dorsali a metà tronco.

Abitudini - Si trova dal livello del mare fino a oltre 1800 m nella parte meridionale del suo areale, dove tende a essere montana. Serpente diurno e piuttosto riservato che risiede in vari ambienti soleggiati e aridi. In Inghilterra è confinato alle brughiere sabbiose ma lo si trova anche alla base delle siepi, lungo i limiti dei boschi, nei boschi luminosi, sui pendii cespugliosi, sui terrapieni ecc. Nel meridione si osserva in zone più aperte spesso con poca vegetazione sparsa, come ghiareti, dirupi, mucchi di pietre dove trova rifugio nelle crepe. Si trova anche, ma raramente, in habitat umidi. Piuttosto lento nei movimenti, morde immediatamente quando viene manipolato e scarica il contenuto fetido delle ghiandole anali. Sembra essere intelligente (per quanto lo possa essere un serpente). Si nutre prevalentemente di lucertole (spesso costituiscono il 70% della sua dieta) specialmente lacertidi fino alla grandezza di un Ramarro di medie dimensioni (Lacerta viridis) e anche orbettini (Anguis). Il resto della dieta comprende piccoli serpenti (anche giovani vipere), pieni 11 mammiferi e loro prole e qualche insetto. Le prede più grandi vengono strette tra le spire. "Partorisce" da 2 a 15 giovani completamente sviluppati, che raggiungono la maturità sessuale in circa 4 anni.

Variabilità - Considerevoli variazioni nel disegno caratteristico. Gli animali dell'Italia meridionale e della Sicilia hanno spesso parti dorsali uniformi.

Inghilterra meridionale, Francia, penisola iberica settentrionale, a oriente fino alla Scandinavia meridionale e all'ex URSS, a sud fino all'Italia e alla Grecia. Anche in Asia Minore settentrionale fino all'Iran settentrionale
 


RAMARRO


La mia modesta conoscenza
Ho visto spesso stupendi esemplari - nessuna esperienza in cattività.


Il nome scientifico di questo animale ("lucertola verde" in latino) ben si adatta alla splendida colorazione tipica dei maschi: dorso verde brillante, ventre giallo, gola azzurra. La femmina è di un verde leggermente più smorto, con due o quattro striature chiare bordate da macchioline nere, e non possiede la macchia azzurra sulla gola.
Questa macchia rappresenta per i ramarri un inequivocabile segnale di virilità e la sua vista può scatenare violente aggressioni tra i maschi. I ramarri sono infatti animali territoriali, e, in particolare nel periodo riproduttivo, i maschi stabiliscono il possesso di determinate aree, i cui confini vengono regolati mediante lotte ritualizzate, in cui ciascun animale afferra l'altro per la mandibola, tirando poi con tutte le proprie forze; il più debole si rende presto conto della propria inferiorità e lascia la presa, agitando le zampe anteriori in segno di sottomissione e ritornando rapidamente al proprio rifugio.
Il nido è una piccola buca scavata dalla femmina nel terreno, in cui vengono deposte in genere una ventina di uova dal guscio membranoso. Non esistono cure parentali.
 


BARBAGIANNI


La mia modesta conoscenza
Molte volte ho avuto occasione di vederlo di notte e il suo volo silenzioso con il suo colore bianco è qualcosa di meraviglioso.


Nome scientifico: Tyto Alba
Ordine: Strigiformi
Famiglia: Titonidi
Altezza: 35 cm
Peso: circa 350 gr.
Il barbagianni o allocco comune, vive negli anfratti rocciosi, nei vecchi edifici, e nei campanili. E' un uccello sedentario. Solitamente i giovani si spostano molto dal luogo di nascita, ma una volta trovato il loro territorio non lo abbandonao più. I suoi movimenti sono più lenti rispetto agli altri uccelli notturni, ma non ha difficoltà a mettersi in fuga al primo rumore. Il barbagianni si nutre di grossi insetti, talpe, ratti e piccoli uccelli che cattura durante le sua caccia notturna. Il periodo riproduttivo, generalmente va da aprile a maggio e da luglio a ottobre, la covata comprende da 2 a 9 uova, deposte con intervallo di 2 o 3 giorni, la femmina le cova per 35 giorni circa mentre il maschio provvede al cibo. Dopo la schiusa entrambi i partner provvedono alla crescita dei piccoli che prima di volare passono in media 10 o 12 settimane. Il corpo del barbagianni è caratterizzato da due dischi facciali di colore argenteo che formano un cuore sul volto.

CIVETTA


La mia modesta conoscenza
Altro bellissimo soggetto che si può vedere di notte,
e purtroppo anche sentire con il suo canto notturno che non permette di riposare.


Nome scientifico: Athene Noctua
Ordine: Strigiformi
Famiglia: Strigidi
La civetta è un animale che si muove di notte e di giorno. Ama sonnecchiare al sole e in caso di pioggia dispiega le ali e si lascia bagnare dall'acqua. Caccia solitamente di notte. In volo è riconoscibile per la caratteristica andatura ondulata e per le corte ali arrotondate. Si alimenta con animali, quali uccellini, ratti, talpe e altri piccoli mammiferi, ma cattura anche grossi insetti, ragni, lucertole e rane. Le civette, come i gufi non hanno gozzo: le parti indigeste degli animali, quali i peli, le piccole ossa, vengono compressi nello stomaco e in seguito rigurgitati. L'epoca della riproduzione ha luogo nei primi mesi dell'anno e viene preceduta da una sorta di corteggiamento. Le civette nidificano di preferenza nelle cavità degli alberi, come salici o vecchi alberi da frutto. La femmina cova le uova per un periodo di quattro settimane rimanendovi seduta sopra. L'incubazione delle uova comincia prima che la covata sia completata e così, quando nascono i primi piccoli, il maschio porta il nutrimento a loro e alla femmina che continua a covare le uova non ancora schiuse. Successivamente saranno invece ambedue i genitori a nutrire i piccoli della covata. I piccoli quando nascono sono ciechi e sordi, coperti di una peluria biancastra, ma nel giro di una settimana essi cominciano a vedere e a sentire. Le civette possono produrre suoni diversi. In genere emettono i loro "ku-vitt-kuvitt" o il lamentoso "kviun" ma anche grida acute e stridenti. Per il canto lamentoso, la civetta fu considerata un tempo un uccello presagio di morte e perseguitata ovunque si facesse vedere.

 

PAVONE


La mia modesta conoscenza
Ho avuto diversi soggetti ma nessuna amicizia è possibile anche se vivono intorno casa giorno e notte - il maschio nella stagione di amore è molto eccitato e tende a scacciare tutto e tutti e quando trova adulti o bambini che fuggono diventa molto irruente e rincorre cercando di ferire con i piedi che hanno ottime unghie, al contrario se viene affrontato allora è lui che fugge. Sono stati con me molti anni in libertà ed essendo questo posto molto popolato di volpi tutte le femmine finivano la vita quando covavano (covano a terra) fino al completo esaurimento di tutte le femmine. Una volta finite le femmine il maschio ha vissuto in libertà ancora per 1/2 anni, poi è sparito su una collina di fronte alla mia da una famiglia che aveva le femmine - non è mai più tornato anche se gode di buona salute.


Nome scientifico: Pavo Cristatus
Ordine: Galliformi
Famiglia: Fasianidi

I pavoni sono tra i galliformi più grossi. I maschi presentano le copritrici della coda allungate e vivamente colorate; esse si prolungano sopra la coda, composta da 20 penne che formano un lungo strascico. Il piumaggio è un misto di verde, bluastro, bianco, rosso. Attorno agli occhi vi è una zona nuda e sulla testa è presente una sorta di corona di penne. La femmina presenta un piumaggio più smorto: non ha le lunghe penne a strascico e ha la coda formata da 18 penne. Il pavone è originario dell'India, oggi è diffuso ovunque. Il pavone selvatico costruisce un nido in un folto cespuglio o anche in cavità di rami. Di solito depone tra le 3-5 uova che sono incubate per un periodo di circa 30 giorni. Nel maschio giovane lo strascico completa il suo sviluppo all'età di 3 anni.

 

POIANA


La mia modesta conoscenza
Qui da me è molto popolato e si vedono numerosi esemplari - bellissime le grandi discese in picchiata per catturare qualcosa che hanno visto dall'alto - il fischio che emettono è un richiamo e se rispondiamo con un fischio simile la cosa può durare molto mentre volteggiano in alto sopra la nostra testa (anche se non siamo S.Francesco).


Nome scientifico: Buteo Buteo
Ordine: Falconiformes
Famiglia: Accipitridae

La poiana è un uccello predatore diurno, carnivoro, di lunghezza approssimativa 50-60cm, apertura alare 125-145 cm.
Le armi sono costituite da un becco adunco e due forti zampe terminanti con lunghi artigli ricurvi.
Le ali sono larghe, la coda ampia e rotonda, il collo tozzo e robusto.
Caccia normalmente a vista, esplorando da grande altezza il territorio. Volteggia per ore descrivendo
ampi cerchi alla ricerca di una preda, pronta a lanciarsi in una fulminea picchiata allorché viene
individuata.
Il volo è silenzioso, il suo arrivo improvviso. La vittima, spesso, si accorge della sua presenza solo
quando ha gli artigli del falco piantati nella schiena.
Il becco, ricurvo e robusto, è un attrezzo perfetto che la natura le ha donato per lacerare e strappare
brandelli di carne.
Caccia piccoli mammiferi, roditori, conigli, coleotteri, lucertole, serpenti e piccoli uccelli.
Svolge un ruolo primario nel mantenimento dell'equilibrio dell'ecosistema naturale cibandosi anche
di carogne.
Frequenta montagne, colline, vallate, pianure, regioni boscose e ampi spazi coltivati.
Nidifica sui fianchi delle pareti rocciose e sugli alberi. 

 

FALCO GHEPPIO


La mia modesta conoscenza
Qui da me sono molto numerosi. Bellissimo il volo. Ama posarsi in gruppo trattenendosi molto tempo.


Tra i rapaci italiani il gheppio è uno dei più piccoli, appena 35 centimetri di lunghezza per 70-90 centimetri di apertura alare.Il gheppio è il falco più diffuso in Europa, Asia e vaste regioni africane. Ha colore bruno-rossiccio, macchie scure sul dorso, capo e coda grigio scuro. La coda termina in una fascia bianca, le sue parti inferiori si presentano di colore bianco sporco, le zampe gialle. Predilige gli spazi aperti con vegetazione bassa ove cacciare e luoghi sicuri ed elevati dove posarsi.
Si nutre di piccoli roditori, insetti vari, lucertole, piccoli serpenti ed uccelli, quali storni, passeri ed allodole. E' facile avvistarlo posato sui fili metallici al ciglio delle strade o durante una battuta di caccia. Osservando la coda si determina il sesso: nei maschi è grigia con una bandana nera all'estremità nelle femmine invece è di un colore bruno-rossastro più uniforme e striata di nero. Durante la riproduzione è il maschio a provvedere il procacciamento del cibo, mentre la compagna si prende cura di uova e piccoli. La preda viene lanciata vicono al nido e raccolta al volo dal partner. Il gheppio nidifica in vecchi nidi di corvi o gazze, su edifici o falesie. Depone in maggio 4-6 uova che si schiudono dopo circa un mese. Si nutre di piccoli mammiferi, ma anche di lucertole e insetti come coleotteri che caccia librandosi in cielo quasi immobile e gettandosi all'improvviso sulla preda.

 

BISCIA DAL COLLARE


La mia modesta conoscenza
Conosco dei posti dove si riproduce sempre - anche i piccoli nati da poco sono pronti a difendersi cercando di mordere, se molestati.


Ordine: Ophidia
Famiglia: Colubridae
Genere: Natrix
Specie: Natrix natrix
Nome comune: Biscia dal collare

Questa specie raggiunge mediamente i 120 cm di lunghezza, ma ci sono casi di esemplari che possono arrivare ai 200 cm. C’è dimorfismo sessuale in quanto le femmine sono più grandi dei maschi. In generale questo serpente è abbastanza grande, presenta pupilla rotonda, testa arrotondata e colorazione assai variabile. La maggior parte degli esemplari presenta posteriormente alla testa un collare di colore giallo bordato di nero. Il corpo è di colore verdastro, verde oliva-grigio o anche grigio metallico con delle macchiettature scure. La colorazione in ogni modo è molto variabile è può cambiare da regione a regione.
Habitat: la biscia dal collare è principalmente di abitudini diurne, frequenta aree umide anche se in Europa settentrionale è possibile trovarla in boschi completamente aridi, lungo le siepi e nei prati. È un’abile nuotatrice, caccia in acqua. Nel caso sia infastidita può fischiare e colpire con la bocca chiusa, raramente morde. Nel caso sia afferrata, scarica il contenuto fetido della ghiandola anale e può fingersi morta ribaltandosi sul dorso spalancando la bocca con la lingua penzolante. Principalmente si ciba di rane e rospi, ma nella sua dieta rientrano anche girini, pesci, tritoni, piccoli mammiferi e nidiacei.
Diffusione: presente in quasi tutta Europa; Scandinavia, Finlandia meridionale e Russia. E’ assente in alcune isole quali Irlanda, Baleari, Malta, Creta ed alcune Cicladi. Diffusa anche in Africa nordoccidentale, Asia orientale fino al Lago Baikal.

 

TESTUDO HERMANNI


La mia modesta conoscenza
Anche se è una specie rigorosamente protetta, ho avuto modo di conoscere molti esemplari, sia vivendo in una terrazza o giardino di città, oppure libera in campagna. Si riproduce facilmente.


La tartaruga Testudo Hermanni è la specie più comune di tutte le tartarughe del Mediterraneo, nonché l'unica vera Tartaruga Terrestre italiana. Vive prevalentemente al nordest della Spagna, al sud della Francia, al nordest dell'Italia e su alcune isole del Mediterraneo. E' un animale abbastanza robusto e può adattarsi in ambienti umidi o secchi, l'importante che siano caldi. E' docile, simpatica, non ha bisogno di cure particolarmente impegnative o costose. Non meraviglia quindi che per molti anni la tartaruga è stata considerata come una specie ideale di animale domestico. Le Testudo Hermanni hanno il carapace con macchie nere che vanno al giallo anche se la brillantezza e lucentezza del giallo può affievolirsi con l'età, verso una colorazione più grigia e striata. Si trovano in natura in una vasta varietà di habitat come boschi, boscaglia, pascoli e fattorie. La Testudo Hermanni è stata suddivisa in due sottospecie: la Testudo Hermanni Hermanni (sottospecie occidentale) e la Testudo Hermanni Boettgeri (sottospecie orientale) le cui differenze verranno trattate nella sezione anatomia. Durante l'ultimo secolo migliaia di queste tartarughe vennero strappate dal loro habitat dell'Europa sudorientale ed esportate nell'Europa nordoccidentale per fini commerciali. Questa popolarità sfortunatamente ha portato uno spopolamento dell'habitat perché gli esemplari venivano presi in libertà e non da allevamenti o in cattività e la sopravvivenza della specie non veniva tutelata in alcun modo. La maggior parte degli esemplari catturati morì in breve tempo non adattandosi al clima freddo e umido. A riparazione di questo scempio dieci anni fa la CEE introdusse specifiche leggi con il divieto di commercializzare questi animali non solo per tentare di risolvere il sopradetto problema ma anche per cercare di ripopolare alcune aree originali dove la Testudo Hermanni è quasi estinta.

Le TH conducono uno stile di vita molto attivo (malgrado l’apparenza o i luoghi comuni) quindi dobbiamo garantire loro un’area ampia e variegata dove possono essere libere di correre, nutrirsi, cacciare, scavare, arrampicarsi, prendere il sole, nascondersi e avere sempre a disposizione acqua potabile. Amano vagabondare ed esplorare e se gli è consentito tentano di uscire dal territorio in cui sono ospitate. Se tenete le vostre tarte in un giardino assicuratevi che la superficie a disposizione sia almeno di 10 mq. per esemplare, circondata da un recinto “inarrampicabile” alto circa 40 cm. e interrato circa 10 cm. sarebbe l’ideale se il vostro giardino fosse provvisto di vegetazione tipica della macchia mediterranea dove, per rendere più vario l’ambiente, potete mettere cumuli di sabbia, sassi o rocce. Le tartarughe dovranno avere spazi sicuri dove prendere il sole (che è fondamentale per la sintesi della vitamina D e quindi per la crescita del carapace), e spazi ombrosi dove ripararsi nelle ore più calde o nascondersi. A tal proposito può essere simpatico, nonché utile, costruire semplici rifugi, ben arieggiati, in legno, con il pavimento rialzato per evitare che diventi umidi, oppure riempito di foglie ben secche.Argomento indispensabile da tenere in considerazione per garantire una buona salute alle nostre tartarughe è l’alimentazione. Le TH sono prevalentemente vegetariane, la loro dieta deve essere ricca di fibre, sali minerali, vitamine e povera di grassi e proteine animali. In libertà prediligono i teneri germogli delle più svariate piante selvatiche, fiori, lumache, frutta selvatica e occasionalmente escrementi di altri animali. Gli esemplari che teniamo in giardino si possono alimentare variando fra la grande scelta di frutta e verdura disponibili, l’importante è che siano ben lavate per eliminare ogni traccia di pesticidi. Può essere una graziosa idea coltivare nel giardino delle piante di lattuga che saranno a disposizione delle tartarughe in modo “naturale” (evitiamo accuratamente di usare alcun tipo di pesticidi e concimi. Una dieta varia fornisce la quantità di vitamine sufficiente per il metabolismo delle testuggini, a meno che non ci siano dei problemi di salute o carenza di calcio, fondamentale per la sintesi della vitamina D.
Il letargo è un processo che alcuni animali attraversano per sopravvivere all’inverno: la temperatura scende così tanto che l’animale non può sopravvivere allo stato attivo. Così queste creature vanno incontro ad un “riposo invernale” e si “nutrono” grazie alle riserve di grasso del loro corpo che hanno accumulato durante i mesi caldi. Tutti i processi metabolici vengono rallentati, l’animale ha così bisogno di un bassissimo dispendio di energie.La temperatura ottimale durante questo questo periodo deve essere mantenuta tra i 5 e i 10 gradi. Una temperatura sotto i 2° potrebbe essere dannosa e sotto i 0° letale. Una temperatura sopra i 10° interromperebbe il letargo che, comunque, non deve superare le 20 settimane. Durante questo periodo la tartaruga perde, al mese, circa l'1% del suo peso iniziale. In libertà, alle latitudini naturali, la testuggine può rimanere in letargo anche solo 4 settimane.

 

RANA


La mia modesta conoscenza
Ho allevato alcuni esemplari senza avere particolare entusiasmo.


La famiglia dei ranidi è quella delle rane vere e proprie. Si tratta di anfibi provvisti di cintura scapolare di tipo firmisterno, cioè le due metà sono saldate estremità con estremità. Le vertebre sacrali hanno apofisi trasversali, generalmente cilindriche, che non sono prolungate, e le dita si presentano sprovviste della falange intercalare. Le specie del genere Rana, il più importante della famiglia, hanno pupilla orizzontale, lingua che si ribalta in avanti per catturare le prede, e denti sui vomeri. Solitamente il timpano è visibile. Le dita delle zampe anteriori sono sprovviste di palmatura, mentre generalmente quelle delle zampe posteriori sono abbondantemente palmate. Il genere vive nelle regioni temperate e calde di tutto il mondo, ad eccezione di gran parte dell'America tropicale e dell'Australia. Alcune specie, come la rana verde, sono anfibie e rimangono sempre in prossimità dell'acqua, mentre altre sono parzialmente arboricole o scavatrici. La rana verde o esculenta, denominata anche rana comune, è una rana acquatica di 12 centimetri di lunghezza, dal muso appuntito e dalle dita palmate. Il dorso è di colore verde smagliante talvolta cosparso di macchie nere, è ornato, ad ogni lato, da una piega ricca di ghiandole, di color bronzo. I fianchi sono macchiati di nero o di bruno scuro. Una livrea dorsale chiara, mediale, si estende dalla testa sino all'ano, ma manca in parecchi individui. Il ventre è bianco, punteggiato di nero e di grigio. Le cosce sono marmorizzate di nero su fondo giallo. Essa vive ai margini degli stagni e dei corsi d'acqua lenti e con vegetazione fitta. Al minimo segnale di pericolo si tuffa in acqua. Si nutre di prede voluminose come grossi insetti, piccoli roditori e giovani rane. L'accoppiamento è di tipo ascellare, vale a dire che il maschio tiene la femmina per le ascelle e ha luogo in giugno. Le uova vengono deposte in grossi ammassi sul fondo dell'acqua. L'ibernazione ha luogo nella melma dello stagno.

La specie è comune in Europa, ad eccezione della penisola iberica e della Norvegia. In Italia è diffusa ovunque.